Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
La domanda di AI conta, ma le previsioni contano ancora di più, perché definiscono le aspettative per i prossimi 12 mesi.
Osserva i margini e il flusso di cassa, non solo la crescita dei ricavi. L’AI può potenziare entrambi oppure metterli sotto pressione.
I veri vincitori mostrano una “prova d’uso” concreta, non solo un semplice “interesse” per la tecnologia.
L’intelligenza artificiale (AI) sta iniziando a sembrare meno il lancio di un prodotto e più come una bolletta mensile: tutti la vogliono, pochi sono entusiasti di pagarla, e il mercato adesso vuole capire chi sarà in grado di scaricarne i costi sugli altri.
Questa settimana tocca a quattro protagonisti della filiera dell’AI presentare i risultati: Advanced Micro Devices (chip), Alphabet (pubblicità e cloud), Amazon.com (cloud e retail), e Palantir Technologies (software per l’uso dell’AI nel mondo del lavoro).
Pensiamola come una staffetta dell’intelligenza artificiale. Palantir mostra quanto velocemente l’AI passi dalla demo all’uso reale. Advanced Micro Devices rivela se l’offerta hardware riesce a stare al passo. Alphabet e Amazon.com, invece, ci dicono se il cloud riesce a vendere l’AI su larga scala senza mettere in difficoltà i margini.
Il filo conduttore è semplice: il mercato non sta più prezzando l’entusiasmo per l’AI, ma i risultati concreti dell’AI. Ed è proprio per questo che questa settimana è particolarmente interessante per gli investitori di lungo periodo. Non si tratta di individuare un vincitore in un solo trimestre, ma di capire dove si trovano i colli di bottiglia: nella disponibilità di potenza di calcolo, nella domanda, oppure nella capacità di trasformare quella potenza in valore concreto.
Per Advanced Micro Devices, il punto non è tanto la parola “AI”, quanto le espressioni “volumi e mix”. Gli investitori cercano segnali che le GPU per data center (chip specializzati per elaborazioni complesse) continuino a crescere, e che eventuali limiti nell’offerta si stiano alleggerendo. Il secondo elemento da osservare è la redditività: i chip AI possono avere un valore elevato, ma le fasi iniziali spesso implicano costi maggiori, sconti e una gamma prodotti non ancora ben definita. Una storia di margini pulita indica che la crescita sta entrando in una fase più matura.
Per Alphabet, la grande domanda riguarda l’equilibrio. Le funzionalità AI possono migliorare la ricerca e la pubblicità, ma aumentano anche i costi computazionali. Gli investitori vorranno capire se l’AI riesce a sostenere la crescita della pubblicità senza erodere silenziosamente i margini. Un altro punto d’attenzione è Google Cloud: qui spesso si manifesta per prima la domanda di AI, poiché le aziende hanno bisogno di potenza di calcolo per addestrare e far funzionare i modelli. Il segnale più chiaro? Una crescita costante del cloud accompagnata da una redditività in miglioramento e da una spesa disciplinata.
Per Amazon.com, tutto ruota attorno ad Amazon Web Services (AWS), la divisione cloud dell’azienda. Gli investitori osserveranno se la crescita di AWS sta accelerando nuovamente con l’aumento dei carichi di lavoro AI, e se i margini riescono a tenere nonostante gli ingenti investimenti in data center e chip. Al di fuori del cloud, anche le operazioni retail restano importanti, perché finanziano l’espansione. Se i margini del settore retail rimangono solidi, il mercato tende a vedere la spesa per l’AI come una scelta strategica, non come un peso.
Per Palantir Technologies, l’attenzione sarà tutta sulla “prova di implementazione”. L’azienda vende software che aiuta le organizzazioni, spesso pubbliche o di grandi dimensioni, a usare dati e AI nelle operazioni quotidiane. Gli investitori guarderanno alla crescita commerciale, al ritmo con cui vengono firmati nuovi contratti e all’espansione dell’uso dopo i progetti iniziali. Un buon trimestre non si misura solo con più progetti pilota, ma con contratti più ampi, clienti ricorrenti e commenti chiari sul passaggio dell’AI da esperimento a strumento integrato nei processi aziendali.
In tutte e quattro le aziende, i numeri più importanti spesso non si trovano nel conto economico, ma nei commenti orientati al futuro.
Per prima cosa, è utile osservare se la direzione lega la domanda di AI ai comportamenti concreti dei clienti, non solo a parole di tendenza. I clienti stanno firmando contratti più lunghi, ampliando le implementazioni o estendendo l’uso dell’AI? Questi sono segnali molto più forti del semplice “interesse”.
In secondo luogo, va tenuto d’occhio il livello di investimenti in conto capitale. L’AI richiede infrastrutture, e queste infrastrutture richiedono liquidità. Il mercato, oggi, accetta livelli elevati di spesa se c’è un percorso credibile verso un ritorno, che sia attraverso ricavi più alti, margini migliori o entrambi. Quando gli investitori iniziano a preoccuparsi, spesso è perché la spesa cresce mentre la crescita rallenta.
Infine, è importante valutare la leva operativa in termini semplici: i profitti crescono più velocemente dei ricavi? Nelle prime fasi dell’AI, è normale che i costi superino i ricavi. Ma con il tempo, i vincitori sono quelli che dimostrano che ogni euro aggiuntivo di fatturato diventa meno costoso da servire.
Il primo rischio è quello di un “divario di aspettative”. Anche risultati positivi possono deludere se le previsioni non sono in linea con l’immaginazione del mercato. Un segnale d’allarme precoce è quando il management sottolinea le opportunità a lungo termine, ma appare prudente su capacità produttiva, prezzi o tempistiche dei clienti nel breve periodo.
Il secondo rischio riguarda la pressione sui margini legata ai costi dell’AI. Se le aziende evidenziano un aumento degli ammortamenti (il costo contabile dei data center), bollette energetiche più alte o maggiori spese per il personale, i margini potrebbero risentirne anche in presenza di ricavi in crescita. Un segnale precoce è un tono positivo sulla domanda accompagnato da previsioni sugli utili piatte o in calo.
Il terzo rischio è la concentrazione della domanda. Spesso l’interesse per l’AI arriva da un numero ristretto di grandi clienti. Se solo alcuni di questi rallentano gli ordini, l’intero trimestre potrebbe apparire più debole. Un segnale in questo senso è il passaggio da una “domanda ampia e diversificata” a “pochi progetti di grandi dimensioni”.
Investire nell’AI oggi assomiglia sempre meno al lancio di un’app e sempre più alla costruzione di un’autostrada: l’investimento iniziale è elevato, i benefici arrivano in modo irregolare, e il pubblico applaude solo quando il traffico inizia davvero a scorrere. I risultati di questa settimana rappresentano un aggiornamento sui lavori di questa autostrada. Advanced Micro Devices ci dirà se la corsia dell’hardware resta aperta. Alphabet e Amazon.com mostreranno se il cloud riesce ad espandersi rimanendo profittevole. Palantir Technologies ci farà capire se le aziende stanno davvero percorrendo la strada dell’AI, oppure se sono ancora ferme in concessionaria a parlare di quale auto comprare. Il mercato non chiede perfezione. Chiede una prova semplice: che la ‘bolletta dell’AI’ stia finanziando qualcosa di concreto, non solo promesse.
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