Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
Il trimestre appare complessivamente solido, ma la composizione conta: orologi e gioielli tengono, vini e alcolici premium arrancano.
La redditività appare migliore del previsto grazie a un controllo dei costi efficace, nonostante il momentum delle vendite rimanga incerto.
Il grande dibattito si sposta al 2026: le indicazioni del management restano caute, il vento contrario sul fronte valutario è significativo e il sentiment dei consumatori rimane fragile.
I guadagni nel lusso raramente arrivano con fragore. Si presentano in sfumature. LVMH non vende soltanto prodotti: vende fiducia, gusto e tempismo. Quando pubblica i risultati, gli investitori ascoltano non solo ciò che i numeri raccontano, ma anche ciò che la direzione sceglie di lasciare tra le righe. Questa volta, il messaggio è familiare: la domanda non crolla, ma non si infiamma. Alcune divisioni mostrano una tenuta convincente, altre sembrano ancora in attesa che la festa torni a riempirsi. Il punto è semplice: il lusso non grida. Sussurra. E i risultati di oggi sono proprio quel sussurro che il mercato tenta di interpretare, trasformandolo nel copione del 2026.
LVMH riporta i ricavi del quarto trimestre pari a 22,72 miliardi di euro, in calo del 5,1% anno su anno, leggermente sopra le stime di consenso di 22,59 miliardi di euro. La crescita organica dei ricavi è dell'1%, contro una stima di consenso Bloomberg di -0,42%.
Ma la vera storia si trova all'interno dei segmenti.
La moda e gli articoli in pelle, il gioiello della corona del gruppo, registrano vendite organiche in calo del 3%, sostanzialmente in linea con le aspettative. Gli orologi e i gioielli si distinguono con vendite organiche in aumento dell'8%, rispetto a una stima molto più bassa, mentre il retail selettivo cresce del 7%, anch'esso oltre le stime.
Anche i punti deboli sono chiari. Vini e alcolici premium subiscono un forte calo, con le vendite organiche che scendono del 9%. Profumi e cosmetici scivolano dell'1% rispetto alle aspettative di crescita.
Per gli investitori, il tema del “mix” è fondamentale. LVMH non è un’unica attività, ma un vero portafoglio di maison del lusso. Quando uno dei motori rallenta, la domanda diventa immediata: un’altra divisione può compensare? E, soprattutto, con quale impatto sui margini?
Se le vendite raccontano l’umore del mercato, sono i costi a tenere il volante. E su questo fronte, LVMH mostra disciplina. Gli analisti citati da Bloomberg rilevano un controllo dei costi particolarmente rigoroso, con utili sostenuti da spese operative più leggere del previsto. L’utile operativo ricorrente dell’intero anno è pari a 17,76 miliardi di euro, in calo del 9,3% su base annua, ma comunque superiore alla stima di consenso Bloomberg (17,15 miliardi). L’utile netto si attesta a 10,88 miliardi di euro, in diminuzione del 13%, ma leggermente sopra le attese. In termini semplici: il fatturato non corre, ma la redditività viene preservata meglio del previsto. Ed è qui che il mercato presta più attenzione. Il lusso sta attraversando una fase in cui viene premiata la qualità dell’esecuzione: quando la domanda è incerta, i gruppi che gestiscono in modo efficace costi, inventari e politiche di sconto riescono a mantenere il controllo anche sulla narrativa. Questo aiuta a spiegare perché la debolezza nel “lusso morbido” non equivalga necessariamente a “lusso in crisi”. Può semplicemente significare che il gruppo sta orientando le energie verso le divisioni con domanda più resiliente e in cui il potere del marchio continua a sostenere i prezzi.
Il trimestre è il retrovisore. Il prezzo delle azioni è il parabrezza. E sul breve periodo, la gestione mantiene un profilo prudente. Gli analisti parlano di indicazioni caute e di un contesto macro ancora fragile. Un punto, però, emerge con chiarezza: il management segnala un impatto valutario negativo stimato in 1 miliardo di euro sugli utili del 2026. I movimenti valutari possono sembrare tecnicismi, ma il meccanismo è semplice: LVMH vende in tutto il mondo e riporta in euro. Se le valute giocano contro, i profitti riportati possono apparire più deboli anche quando la domanda reale non cambia. Gli investitori guarderanno con attenzione anche alla geografia e al turismo. Il comunicato evidenzia un momentum regionale eterogeneo: Stati Uniti e Asia (escluso il Giappone) mostrano una lieve crescita organica, mentre Europa e Giappone risultano più morbidi. Resta poi il tema più sensibile: la Cina. Non perché debba necessariamente accelerare subito, ma perché il mercato usa la Cina come barometro di fiducia per l’intero comparto luxury. È per questo che il tono della dirigenza pesa quanto — e talvolta più di — qualsiasi cifra. Un dettaglio piccolo ma significativo: LVMH dichiara di aver investito 1 miliardo di euro per incrementare la propria partecipazione in Loro Piana, dal 85% al 94%, nella seconda metà del 2025. Non è una mossa da trimestrale: è un investimento di controllo, con orizzonte strategico di lungo periodo.
Il primo rischio è che la volatilità della domanda duri più a lungo di quanto gli investitori sperino, specialmente nella moda e negli articoli in pelle. Anche un risultato "sostanzialmente in linea" può sembrare deludente se il mercato si aspettava silenziosamente di più.
Il secondo rischio è il tasso di cambio. Un ostacolo valutario di 1 miliardo di euro non è un errore di arrotondamento. Se i movimenti valutari peggiorano, i risultati riportati possono apparire più deboli rispetto alle attività sottostanti.
Il terzo rischio è che gli investitori si concentrino eccessivamente sui segmenti più forti. La resilienza degli orologi e dei gioielli è utile, ma non può nascondere completamente la persistenza della debolezza nei vini e nei liquori se quel calo si rivela strutturale anziché ciclico.
I risultati di LVMH non rappresentano una storia di grande ritorno. Forniscono qualcosa di più utile: un quadro chiaro di dove la spesa nel lusso tiene e dove è ancora titubante.
Il trimestre mostra resilienza nel lusso duro e nel retail selettivo, debolezza nei vini e nei liquori e una gestione oculata dei costi. Questa combinazione mantiene intatto il caso a lungo termine, ma non elimina i problemi a breve termine. Le prospettive restano caute e l'impedimento valutario è reale.
Il lusso sussurra. Gli investitori vincono quando ascoltano attentamente, non quando chiedono un urlo. Nel 2026, il messaggio sembra così: la pazienza è ancora parte del prodotto.