Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Riassunto: nel 250esimo anniversario degli Stati Uniti, il mercato azionario americano si trova in un momento straordinario: più dominante a livello globale, più concentrato nei grandi nomi tecnologici e più esposto che mai alle opportunità e ai rischi dell'intelligenza artificiale. Questo articolo ripercorre 125 anni di storia di Wall Street, dalle ferrovie e U.S. Steel alle case automobilistiche, da IBM e GE alla bolla dot-com fino alle Magnifiche Sette, per capire cosa l'evoluzione della leadership di mercato possa insegnarci su bolle speculative, innovazione dirompente e potenziali vincitori dei prossimi 25 anni.
I mercati statunitensi hanno oggi un peso maggiore che in qualsiasi altro momento della storia recente, non solo per gli investitori americani ma per quelli di tutto il mondo. Le azioni USA rappresentano infatti oltre il 70% dell'indice MSCI World dei mercati sviluppati. Dopo la forte crescita degli ultimi anni, molti si chiedono se ci troviamo di fronte a una bolla alimentata dall'entusiasmo per l'intelligenza artificiale oppure all'inizio di una trasformazione tecnologica destinata a ridisegnare economia, società e mercati finanziari.
Una risposta definitiva non esiste. Tuttavia, nel 250esimo anniversario degli Stati Uniti vale la pena allargare l'orizzonte temporale e osservare come il mercato azionario sia cambiato nel corso dei decenni. Questa continua evoluzione rappresenta al tempo stesso una fonte di opportunità e un motivo di prudenza. Da un lato emergono nuove aziende capaci di conquistare posizioni dominanti; dall'altro, il mercato americano si trova oggi tra i più concentrati e più esigenti in termini di valutazioni della storia recente. Quando l'innovazione tecnologica è il principale motore della crescita, i ruoli di vincitori e perdenti possono cambiare più rapidamente di quanto si immagini. Per questo è importante evitare di dare per scontato che i rendimenti degli ultimi 25 anni si ripetano nei prossimi 25 e ricordare che i campioni di oggi potrebbero non essere quelli di domani.
Per mostrare come la leadership di mercato si trasformi nel tempo, analizziamo il mercato azionario statunitense attraverso una serie di istantanee distanziate di 25 anni. In ciascuna fase evidenziamo i settori, le società e i temi dominanti, partendo dal 1901 e arrivando fino a una riflessione prospettica sul 2051, insieme ai rendimenti registrati tra un periodo e l'altro. Va ricordato che il confronto tra epoche diverse presenta inevitabili limiti: in molti periodi storici, ad esempio, i dividendi hanno avuto un peso molto più rilevante di oggi nella determinazione dei rendimenti complessivi.
Tabella: 125 anni di S&P USA e prezzo dell’oro
La nostra serie di istantanee a intervalli di 25 anni, realizzata in occasione del 250esimo anniversario degli Stati Uniti, mostra come i grandi traguardi della storia americana abbiano spesso coinciso con momenti del tutto casuali per il mercato azionario, con poche eccezioni degne di nota. Il 2026 sarà ricordato come un vero punto di svolta per i mercati o soltanto come una tappa intermedia? Ci troviamo davanti a una fase di euforia destinata a ridimensionarsi oppure ai primi capitoli della rivoluzione dell'intelligenza artificiale e del suo impatto sui mercati finanziari? Sono interrogativi che accompagnano l'analisi del 2026 e il nostro esercizio prospettico sul 2051, dove le domande sono inevitabilmente più numerose delle risposte.
Grafico: le quattro grandi fasi rialziste. 125 anni di Dow Jones Industrial Average. Il Dow Jones Industrial Average è un indice tutt'altro che perfetto: comprende soltanto 30 società ed è ponderato in base al prezzo delle azioni anziché alla capitalizzazione di mercato. Nonostante questi limiti, resta uno dei riferimenti più significativi per osservare l'evoluzione della Borsa americana nell'arco di oltre un secolo. Nota: l'asse verticale è in scala logaritmica; i rendimenti non sono corretti per l'inflazione e non includono i dividendi, che in passato avevano un peso molto più rilevante rispetto a oggi. Dal 1901 si sono susseguiti quattro grandi mercati rialzisti e il celebre rally degli anni Venti è stato, sorprendentemente, il meno robusto dei quattro. Se si considerano i rendimenti totali su orizzonti di 25 anni, comprensivi dei dividendi, emerge con chiarezza quanto questi ultimi abbiano contribuito alla creazione di valore nelle epoche precedenti. Oggi, al contrario, molte società privilegiano i programmi di riacquisto di azioni proprie, generalmente più efficienti dal punto di vista fiscale, trasferendo una quota maggiore del rendimento sull'apprezzamento del prezzo del titolo anziché sulla distribuzione di dividendi.
1901: nasce U.S. Steel, la prima società da un miliardo di dollari Le ferrovie rappresentavano la tecnologia del futuro. La loro espansione trasformò Wall Street e contribuì a fare degli Stati Uniti il motore dell'industrializzazione globale. Come spesso accade con le grandi innovazioni, all'entusiasmo iniziale seguì un intenso ciclo speculativo, culminato nella crisi degli anni Settanta dell'Ottocento e, molto più tardi, in un'ulteriore fase di difficoltà negli anni Trenta del Novecento. Nel 1901 J.P. Morgan riunì Carnegie Steel e altre importanti acciaierie dando vita a U.S. Steel, una società con circa 1,4 miliardi di dollari tra capitale e debito: una cifra senza precedenti per l'epoca. Accanto a banche e assicurazioni, i protagonisti del listino erano soprattutto i grandi gruppi dell'industria pesante, dalle ferrovie alle miniere, fino ai trust che controllavano settori come gomma, zucchero e, sorprendentemente per gli standard odierni, piombo e cuoio.
Le origini del mercato azionario statunitense risalgono agli anni Novanta del Settecento, quando gli scambi riguardavano soprattutto azioni di banche e compagnie assicurative. Nei primi decenni dell'Ottocento, una parte rilevante della raccolta di capitali fu destinata alla costruzione dei canali, spesso finanziati dal settore pubblico. Fu però nella seconda metà del XIX secolo che i mercati azionari conobbero una crescita esplosiva, alimentata dall'enorme fabbisogno di capitali necessario allo sviluppo delle ferrovie.
Immagine: un’auto elettrica del 1901,pronta a entrare in servizio Il 1901 è ricordato soprattutto per la nascita di U.S. Steel, ma pochi ricordano una delle storie speculative più curiose di quegli anni: la Electric Vehicle Company, quotata al New York Stock Exchange dal 1899 al 1907. Nell'immagine è visibile una carrozza elettrica Hansom alimentata a batteria. L'azienda puntava a dominare il mercato dei taxi di New York grazie a veicoli dotati di batterie sostituibili. L'idea attirò rapidamente l'interesse degli investitori e generò un breve boom speculativo. Il progetto, però, si scontrò con i limiti della tecnologia dell'epoca. Le batterie erano ingombranti, pesanti, richiedevano tempi lunghi per la sostituzione e tendevano a perdere efficienza durante gli inverni più rigidi. La maggiore efficienza dei veicoli elettrici rispetto a quelli con motore a combustione era già nota all'epoca. Il vero ostacolo risiedeva nelle batterie, ancora primitive sia per capacità sia per durata. Sarebbe servito più di un secolo prima che i progressi nelle batterie agli ioni di litio e l'arrivo di aziende come Tesla consentissero di rilanciare su larga scala il potenziale della mobilità elettrica.
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Mercato azionario USA: finanziari e industriali dominano ancora, mentre i beni di consumo iniziano a conquistare spazio Secondo diverse stime, RCA è stata uno dei più grandi successi speculativi del decennio. All'inizio del 1926, anno del 150esimo anniversario degli Stati Uniti, il titolo quota intorno a 40 dollari per poi raggiungere, al netto degli split, circa 568 dollari prima del crollo del 1929. Un guadagno che la rende uno dei rari esempi storici di titolo cresciuto di oltre cento volte rispetto ai livelli iniziali.
Nel 1926 il mercato azionario americano si trova a metà strada tra i minimi seguiti alla recessione del 1920-21 e il grande picco speculativo del 1929. È un anno di relativa calma all'interno dei ruggenti anni Venti, mentre l'economia statunitense accelera grazie alla produzione di massa, all'elettrificazione, all'urbanizzazione, al boom dell'edilizia residenziale e alla diffusione del credito al consumo per l'acquisto di automobili e abitazioni. General Motors è il titolo simbolo dell'epoca. Dal 1921 al massimo del 1929 il suo valore cresce di oltre dieci volte, accompagnando la trasformazione dell'automobile da bene di lusso a prodotto di massa. Anche le banche registrano performance straordinarie: molti titoli del settore salgono fino al 600% tra i minimi del dopoguerra e il culmine della bolla del 1929. Accanto ai finanziari e agli industriali inizia però a emergere una nuova categoria di società orientate ai consumatori. Tra queste spicca RCA (Radio Corporation of America), considerata da molti uno dei primi veri titoli tecnologici della storia. Forte di un ampio portafoglio di brevetti radiofonici e di una crescente presenza nel mercato dell'elettronica di consumo, RCA beneficia dell'entusiasmo degli investitori per una tecnologia destinata a cambiare il modo di comunicare.
Immagine: una Cadillac del 1929
Gli anni Venti rappresentano il primo vero decennio dell'automobile. In quel periodo gli Stati Uniti producono più vetture del resto del mondo messo insieme, una leadership che manterranno fino agli anni Cinquanta. General Motors è una delle grandi protagoniste del decennio e uno dei titoli più scambiati nella fase finale del rialzo fino al 1929. Cadillac è il marchio di vertice dell’universo GM per i segmenti più alto di gamma: un’auto splendida, pur senza raggiungere il mito Duesenberg. Il modello raffigurato era apparentemente destinato all'ambasciatore degli Stati Uniti in Argentina.
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Mercato azionario USA: gli inizi di un grande ciclo rialzista. In un'economia ancora dominata da industria e automotive emerge la prima vera superstar dell'informatica.
L'inizio degli anni Cinquanta coincide con l'avvio di uno dei più lunghi mercati rialzisti della storia americana. A sostenerlo sono la normalizzazione dell'inflazione dopo la Seconda guerra mondiale e l'utilizzo dei risparmi accumulati durante il conflitto, nonostante l'erosione del potere d'acquisto. La fase espansiva proseguirà fino alla metà degli anni Sessanta, anche se il Dow Jones Industrial Average dovrà attendere il 1954 per tornare sui massimi toccati prima del crollo del 1929. L'automobile è il cuore dell'economia statunitense. Gli Stati Uniti producono oltre l'80% delle vetture vendute nel mondo, mentre milioni di reduci rientrano alla vita civile, acquistano una casa grazie a mutui agevolati e comprano un'auto ricorrendo sempre più spesso al credito. Allo stesso tempo il governo dà il via alla costruzione della rete autostradale interstatale che trasformerà il Paese negli anni successivi. Alla fine del decennio, circa un lavoratore americano su sei è impiegato direttamente o indirettamente nella filiera automobilistica. General Motors resta il simbolo di questa crescita e regala agli azionisti un rendimento totale intorno al 300%, dividendi inclusi. Ford arriverà in Borsa soltanto nel 1956, mentre Chrysler offrirà risultati ben meno brillanti.
Immagine: il grande mercato rialzista degli anni Cinquanta raccontato attraverso l’automobile Si potrebbe sostenere che quasi ogni decennio del Novecento sia stato, in qualche misura, il decennio dell'automobile negli Stati Uniti. Per buona parte del secolo il Paese ha dominato sia la produzione sia il consumo di veicoli. Gli anni Cinquanta, tuttavia, rappresentano l'apice dell'automobile come simbolo di prosperità, innovazione e stile. I modelli cambiano continuamente per evidenziare il passaggio all'ultima generazione e consentire ai proprietari di mostrare il proprio status. L'industria automobilistica diventa il più grande settore dell'economia americana e General Motors ne è la protagonista assoluta. Proprio la sua dimensione, però, rende la società una scelta solida più che eccezionale per gli investitori. L'auto raffigurata è la Buick LeSabre, concept car presentata nel 1951, anno del 175esimo anniversario degli Stati Uniti. Con le sue linee futuristiche anticipa una tendenza destinata a caratterizzare l'intero decennio: l'automobile non più soltanto come mezzo di trasporto, ma come espressione di design, tecnologia e ambizione industriale.
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Mercato azionario USA: il listino si lascia alle spalle il peggior bear market del dopoguerra e il crollo dei Nifty Fifty, ma la grande fase rialzista deve ancora arrivare. Dalla metà degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta, gli investitori attraversano uno dei periodi più difficili dalla Grande Depressione in termini di rendimenti reali. L'espansione della spesa federale tra il 1965 e il 1972, sostenuta dalla guerra in Vietnam e dai programmi della Great Society, alimenta le pressioni inflazionistiche che caratterizzeranno la fine degli anni Sessanta e l'inizio del decennio successivo. A complicare ulteriormente il quadro interviene l'embargo petrolifero arabo del 1973, che porta il prezzo del greggio a quadruplicare in pochi mesi. Sul piano politico, lo scandalo Watergate e le dimissioni del presidente Nixon nel 1974 contribuiscono ad accrescere l'incertezza e il senso di sfiducia. Sui mercati, intanto, i cosiddetti Nifty Fifty prendono il posto dei conglomerati come investimento preferito dagli operatori. Si tratta di grandi società considerate quasi inattaccabili, tra cui Coca‑Cola e McDonald’s, che arrivano però a valutazioni insostenibili. Quando l'entusiasmo si spegne, il risultato è uno dei crolli più severi del dopoguerra, culminato nei minimi del 1974. Nel 1976, anno del bicentenario degli Stati Uniti, il mercato ha già recuperato oltre il 70% rispetto ai minimi toccati due anni prima. Nonostante ciò, il percorso resterà accidentato ancora a lungo e il vero mercato rialzista di lungo periodo prenderà forma soltanto a partire dal 1982.
Immagine: una Ford Pinto degli anni Settanta Se gli anni Cinquanta avevano rappresentato l'età dell'oro dell'automobile americana, gli anni Settanta ne mostrano invece tutte le fragilità. Problemi di qualità, scelte manageriali discutibili e una crescente concorrenza internazionale mettono sotto pressione i produttori statunitensi. L'embargo petrolifero del 1973 colpisce particolarmente le grandi vetture americane ad alto consumo, proprio mentre le case giapponesi guadagnano quote di mercato grazie a modelli più efficienti, affidabili ed economici. In questo contesto, la Ford Pinto diventa uno dei simboli delle difficoltà dell'industria automobilistica americana. Criticata sia per il design sia per i problemi di sicurezza emersi negli anni successivi, la Pinto incarna molte delle debolezze che caratterizzano il settore in quel periodo. Non era raro, all'epoca, che un'automobile venisse rottamata dopo pochi anni di utilizzo. Una realtà molto diversa da quella del 2026, quando la vita media dei veicoli è circa doppia rispetto a quella degli anni Settanta.
Mercato azionario USA: la bolla tecnologica è scoppiata. I titoli più amati del mercato perdono oltre la metà del loro valore e una generazione di investitori si allontana dalla Borsa. Tra la fine degli anni Novanta e il 2000 prende forma una delle più grandi bolle speculative della storia moderna. A sostenerla sono enormi investimenti nelle infrastrutture che rendono possibile Internet: reti di telecomunicazione, cavi in fibra ottica, server e apparecchiature di rete. Parallelamente, aziende di ogni settore investono per digitalizzare processi e attività. Come spesso accade nelle grandi rivoluzioni tecnologiche, la novità cattura l'immaginazione degli investitori e alimenta aspettative sempre più ambiziose. Le IPO si susseguono a ritmo frenetico. Alcune società diventano simboli dell'eccesso speculativo dell'epoca, come Pets.com, sopravvissuta appena 268 giorni dopo la quotazione, ed eToys.com, che chiuderà meno di due anni dopo l'esordio in Borsa. A sostenere l'entusiasmo contribuiscono anche l'ascesa dei canali finanziari attivi 24 ore su 24 e fenomeni mediatici come le Beardstown Ladies, piccolo club di investitrici diventato celebre per le presunte capacità di selezione dei titoli. La realtà si rivelerà assai meno brillante e la loro storia finirà tra le polemiche. Lo scoppio della bolla segna profondamente gli investitori retail. Molti titoli tecnologici perdono oltre il 50% rispetto ai massimi e il mercato statunitense non tornerà stabilmente sui livelli record precedenti prima del 2013. Negli anni successivi il Congresso approverà la legge Sarbanes-Oxley, introducendo regole più stringenti su governance, controlli interni e rendicontazione finanziaria. Un cambiamento che rafforzerà la tutela degli investitori ma che, secondo molti osservatori, contribuirà anche a ridurre il numero di nuove quotazioni di piccole società. Nell'anno del 225esimo anniversario degli Stati Uniti emerge però un altro aspetto interessante. Tra il 1999 e il 2000 numerose società di qualità operanti al di fuori del settore tecnologico erano state trascurate dagli investitori. Nel 2001 il mercato torna a premiarle e i titoli value registrano performance nettamente superiori grazie alla rotazione in uscita dalla tecnologia. Per chi è stato in grado di guardare oltre il panico, proprio le macerie della bolla hanno offerto alcune delle migliori opportunità della storia dei mercati. Amazon ne è forse l'esempio più emblematico. Dopo aver raggiunto circa 107 dollari alla fine del 1999, il titolo scende fino a 5,5 dollari alla fine del 2001, una perdita vicina al 95%. Da quel minimo prenderà il via una delle più impressionanti storie di crescita mai viste a Wall Street. All'estremo opposto troviamo Cisco Systems, simbolo della rivoluzione Internet degli anni Novanta, che ha impiegato circa un quarto di secolo per tornare sui massimi raggiunti durante la bolla.
Grafico: General Electric (GE) 1976‑2026. L'ascesa, il declino e la rinascita di un'icona industriale americana Negli ultimi anni il gruppo si è trasformato attraverso una serie di scorpori che hanno dato vita a società indipendenti come GE Vernova, focalizzata sull'energia e GE Healthcare. Il ticker storico GE è rimasto a GE Aerospace, che rappresenta oggi il nucleo principale dell'attività originaria. Tra il 2000 e il 2001 General Electric raggiunge il vertice della classifica delle società americane per capitalizzazione di mercato. Gran parte di quel successo è legato alla strategia perseguita dal CEO Jack Welch, che amplia progressivamente il peso delle attività finanziarie all'interno del gruppo. Un modello che mostrerà però tutte le proprie debolezze durante la crisi finanziaria globale. Dal massimo del 2000 il titolo arriverà infatti a perdere circa il 90% del proprio valore. Gli ultimi 25 anni raccontano quindi una storia diversa da quella celebrata all'apice del successo di GE. Tuttavia, proprio negli anni più recenti alcune attività legate alle radici industriali del gruppo hanno ritrovato slancio. GE Aerospace beneficia della crescente domanda nei settori aerospaziale, della difesa e dei motori aeronautici, mentre GE Vernova si trova al centro di due dei temi più importanti del momento: l'espansione dell'intelligenza artificiale e il forte aumento della domanda energetica dei data center. La richiesta di turbine a gas è tale che gran parte della capacità produttiva dell'azienda risulta già prenotata fino al 2030.
Tra le poche aziende presenti in modo continuativo lungo gran parte del percorso raccontato in questo articolo spicca General Electric. Il nome GE è sopravvissuto, ma l'azienda è oggi molto diversa da quella che dominava Wall Street all'inizio degli anni Duemila.
Mercato azionario USA: il più recente ciclo rialzista, alimentato prima dai Magnifici Sette e poi dall'intelligenza artificiale, ha spinto l'S&P 500 a guadagnare oltre il 1.000% dai minimi del 2009. Sappiamo tutti dove ci troviamo oggi. Il grande rialzo nato durante la crisi finanziaria globale del 2008-09, il secondo grande ciclo espansivo dopo la lunga stagnazione tra gli anni Sessanta e i primi Ottanta e il terzo dalla fine della Seconda guerra mondiale, è ormai entrato nella storia dei mercati. La prima fase è stata sostenuta dal recupero di valutazioni estremamente depresse. Successivamente, il motore della crescita è diventato la straordinaria capacità di generare utili delle principali società tecnologiche americane e delle loro piattaforme dominanti, in particolare Apple, Meta, Microsoft, Google e Amazon. Tesla e Nvidiasono arrivate più tardi, ma hanno rapidamente raggiunto il gruppo di testa. Nvidia, in particolare, è diventata la società più grande al mondo per capitalizzazione. Dopo una crescita così eccezionale, la domanda che domina il dibattito degli investitori è inevitabile: per quanto tempo questa corsa potrà continuare? I modelli tradizionali di valutazione di lungo periodo suggeriscono rendimenti futuri modesti o addirittura negativi per il prossimo decennio. Eppure, nel 250esimo anniversario degli Stati Uniti, molti investitori continuano a interrogarsi se l'attuale ondata di investimenti legata all'intelligenza artificiale rappresenti una nuova bolla speculativa oppure l'inizio di una trasformazione economica capace di ridefinire la produttività globale. L'ultima fase del rialzo, accelerata dall'inizio del 2025, si è concentrata soprattutto sui cosiddetti "picconi e pale" dell'ecosistema IA: semiconduttori avanzati, infrastrutture per data center, apparecchiature elettriche, sistemi di raffreddamento e competenze necessarie per costruire e gestire questa nuova infrastruttura digitale. Fino al 29 giugno 2026, data di riferimento per questa analisi, oltre la metà delle società che compongono il Philadelphia Semiconductor Index (SOX) registrava un rialzo superiore al 100% dall'inizio dell'anno. Guardando indietro di appena 25 anni, il cambiamento è impressionante. Nel 2001 tre dei Magnifici Sette non erano ancora quotati: Google, Meta e Tesla. Mark Zuckerberg frequentava ancora il liceo e mancavano anni alla nascita di Facebook. Nvidia era invece un produttore di schede grafiche già affermato, ma lontanissimo dal ruolo centrale che avrebbe assunto nell'era dell'intelligenza artificiale. Dal luglio 2001 ai massimi del 2026, il titolo ha moltiplicato il proprio valore di circa 750 volte, una delle performance più straordinarie mai registrate nei mercati finanziari.
Grafico: riusciamo davvero a immaginare la mobilità del futuro dal nostro punto di osservazione del 2026? Il veicolo raffigurato è uno Zoox, il taxi autonomo sviluppato dalla società acquisita da Amazon. A metà strada tra un'automobile e una navetta, è stato progettato fin dall'inizio per muoversi senza conducente e in entrambe le direzioni. I veicoli autonomi rappresentano uno degli esempi più interessanti di come l'intelligenza artificiale potrebbe trasformare il mondo reale. Ma quanto siamo davvero in grado di immaginare la mobilità tra venti o venticinque anni? Forse il cambiamento non riguarderà soltanto batterie più efficienti o autonomie maggiori. Se la guida autonoma dovesse ridurre drasticamente gli incidenti, molte delle attuali strutture di sicurezza potrebbero diventare superflue, consentendo la progettazione di veicoli molto più leggeri, compatti ed efficienti. Forse non parleremo nemmeno più di automobili nel senso tradizionale del termine. Potrebbero diffondersi piccoli moduli di trasporto automatizzati, collegati tra loro e integrati in reti intelligenti alimentate elettricamente. In uno scenario simile, anche le città dovrebbero trasformarsi: meno parcheggi, carreggiate più strette e un utilizzo molto più intensivo dei mezzi di trasporto. Qualunque sia la direzione dell'innovazione, una cosa appare probabile: così come oggi guardiamo con curiosità alle previsioni formulate nel 1901 o nel 1951, anche gli osservatori del 2051 potrebbero sorridere delle nostre attuali convinzioni sul futuro della mobilità elettrica.
Mercato azionario USA: che cosa attende gli investitori nei prossimi 25 anni?
Oltre alla grande corsa dell'IA e della tecnologia, i prossimi venticinque anni potrebbero essere dominati da due grandi sfide. La prima riguarda la crescente necessità di contenere i rischi legati al cambiamento climatico, qualunque forma assumano, attraverso il raggiungimento della neutralità delle emissioni di CO2. Che ciò avvenga tramite fonti energetiche alternative, fissione nucleare, fusione nucleare, cattura del carbonio o una combinazione di queste soluzioni, poco importa: dovrà accadere, e probabilmente accadrà. In questo percorso si nascondono anche importanti opportunità per gli investitori. La seconda sfida sarà affrontare l'aggravarsi del calo dei tassi di fertilità a livello globale. Che futuro avranno, in senso letterale, le nostre società, le nostre economie e i nostri mercati finanziari se continueremo a fare sempre meno figli? La longevità e il sostegno economico alla formazione di una famiglia diventeranno priorità sempre più importanti e, forse, una rinnovata consapevolezza del valore delle relazioni umane, insieme alla possibilità di privilegiare la costruzione di comunità rispetto a lavori d'ufficio sempre più automatizzati, potrebbe contribuire a invertire questa tendenza. Possiamo solo sperarlo.