Oracle e Adobe alla prova dell'IA: è davvero difendibile il loro vantaggio competitivo?
Punti chiave
- Oracle è chiamata a dimostrare che gli enormi investimenti nell'IA possono trasformare la domanda già acquisita in flussi di cassa sostenibili nel tempo.
- Adobe deve convincere il mercato che l’IA rafforza il proprio ecosistema creativo anziché rendere più sostituibili le soluzioni software professionali.
- Per gli investitori conta meno la crescita legata all'IA in sé e più il capitale necessario per sostenerla e la capacità di mantenere nel tempo il valore per cui i clienti sono disposti a pagare.
Il 10 settembre 2026 Oracle e Adobe pubblicheranno i risultati nello stesso giorno, offrendo uno dei confronti più interessanti nell'attuale corsa all'intelligenza artificiale.
Oracle opera nei database, nel software gestionale e nel cloud. La sua sfida è soprattutto infrastrutturale: espandere la capacità dei data center per soddisfare la crescente domanda legata all'IA, senza compromettere la sostenibilità economica del modello con investimenti eccessivi.
Adobe sviluppa software per la creatività e la gestione documentale, come Photoshop e Acrobat. La sua sfida è quasi opposta: l'IA rende la creazione di contenuti più semplice ed economica. L'azienda deve dimostrare che questa evoluzione aumenta il valore del proprio ecosistema, anziché ridurne la necessità.
In sintesi, Oracle deve trasformare la forte domanda per l'IA in una crescita sostenibile e in flussi di cassa duraturi; Adobe deve assicurarsi che l'IA renda i suoi strumenti più preziosi, non più facilmente sostituibili.
Il problema di Oracle: una crescita che assorbe liquidità
La narrativa sull'IA di Oracle è già imponente: ricavi dell'esercizio fiscale 2026 in crescita del 17%, ricavi dell'infrastruttura cloud in aumento del 93% nel quarto trimestre e un backlog di 638 miliardi di dollari.
Il problema non è la domanda, ma il costo necessario per sostenerla.
Nel FY26 Oracle ha registrato circa 55,7 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale a fronte di circa 32 miliardi di dollari di cash flow operativo. Il capex equivale a circa il 174% del cash flow operativo, con un free cash flow negativo.
Ciò non significa necessariamente che la strategia stia distruggendo valore. La vera domanda è se i rendimenti futuri saranno sufficienti a giustificare gli investimenti sostenuti oggi.
I clienti hanno prepagato o fornito direttamente circa 75 miliardi di dollari in GPU legate a grandi contratti IA, alleggerendo il fabbisogno di finanziamento di Oracle. Gli investitori dovranno però osservare con attenzione la velocità con cui il backlog si trasforma in ricavi e quanta liquidità rimane disponibile dopo l'espansione della capacità produttiva.
Il problema di Adobe: un vantaggio competitivo che l'IA può ridefinire
Adobe parte da una posizione quasi opposta. Nell'ultimo trimestre ha generato circa 2,2 miliardi di dollari di cash flow operativo, a fronte di appena 58 milioni di dollari di investimenti in immobili e impianti.
È un modello di business software estremamente redditizio. Ma l'intelligenza artificiale rischia di ridurre il valore della scarsità.
Photoshop è diventato uno standard anche perché la produzione di contenuti digitali di qualità richiedeva strumenti sofisticati e competenze specialistiche. Oggi l'IA generativa consente a chiunque di creare immagini convincenti partendo da una semplice descrizione testuale. Allo stesso tempo, Canva, Figma e le nuove piattaforme native dell'IA stanno abbassando ulteriormente le barriere all'ingresso.
La strategia difensiva di Adobe è sempre più chiara: invece di puntare esclusivamente su Firefly, permette ai clienti di utilizzare anche modelli di terze parti, inclusi quelli di OpenAI, all'interno dei workflow Adobe. In questo scenario, il vantaggio competitivo potrebbe spostarsi dal possesso del "miglior modello" al controllo dell'ambiente in cui i professionisti creano, modificano, approvano e pubblicano i contenuti.
L'ARR legato ai nuovi prodotti IA, pari a oltre 500 milioni di dollari nel secondo trimestre e triplicato rispetto a un anno prima, rimane tuttavia limitato rispetto alla dimensione complessiva della base di abbonamenti.
La vera prova è la monetizzazione: l'IA sta attirando nuovi utenti, migliorando la fidelizzazione e sostenendo il potere di prezzo? Oppure rischia di trasformarsi in una funzionalità ormai indispensabile, ma priva di reale capacità di generare valore aggiuntivo?
Adobe si presenta a questo appuntamento anche con un cambiamento al vertice: Anil Chakravarthy assumerà il ruolo di CEO il 1° dicembre. Il titolo ha chiuso a 266,51 dollari il 4 settembre, in calo del 6,7% nella seduta, e registra una perdita di circa il 18% da inizio 2026.
Stesso boom, vantaggi competitivi diversi
La lezione va oltre queste due aziende.
Le infrastrutture per l'intelligenza artificiale richiedono spesso ingenti investimenti iniziali. Il loro vantaggio competitivo può derivare dalla scala operativa, dall'accesso a chip e capacità di calcolo, dai contratti di lungo termine e da un elevato tasso di utilizzo delle risorse. Il software, invece, richiede meno capitale fisico, ma l'IA rischia di rendere facilmente replicabili funzionalità che in passato rappresentavano un importante elemento di differenziazione.
La crescita, da sola, racconta poco. La domanda più importante è: quanto capitale serve per generarla e quali fattori impediscono ai concorrenti di erodere nel tempo quei ricavi?
Oracle deve dimostrare la sostenibilità economica della domanda legata all'IA. Adobe deve dimostrare la tenuta del proprio vantaggio competitivo in un contesto tecnologico in rapida evoluzione.
Rischi
Oracle: tra i principali segnali d'allarme figurano una conversione più lenta del backlog in ricavi, ritardi nello sviluppo dei data center o un ulteriore aumento del fabbisogno di finanziamento.
Adobe: gli investitori dovranno monitorare attentamente retention, prezzi e crescita degli abbonamenti legati all'IA. Se l'utilizzo dell'IA aumenta senza un corrispondente incremento della spesa dei clienti, il prodotto potrebbe migliorare più rapidamente della sua capacità di generare valore economico. A questo si aggiunge il rischio esecutivo legato all'imminente cambio di leadership.
La bussola per gli investitori
- Distinguere tra crescita dei ricavi e generazione di cassa: una crescita rapida sostenuta da investimenti ancora più rapidi va valutata diversamente rispetto a una crescita a ridotto assorbimento di capitale.
- Monitorare la conversione del backlog di Oracle: non conta solo la dimensione dei contratti, ma la capacità di trasformarli in ricavi e flussi di cassa.
- Valutare l'impatto dell'IA sul modello di business Adobe: l'intelligenza artificiale dovrebbe sostenere abbonamenti, retention e potere di prezzo, non soltanto aumentare il numero di funzionalità disponibili.
- Individuare dove si concentra la scarsità lungo la catena del valore dell'IA: chip, potenza di calcolo, workflow, distribuzione, dati o fiducia dei clienti possono rappresentare i veri vantaggi competitivi.
Due prove, una lezione
Oracle e Adobe pubblicheranno i risultati nella stessa serata, ma si trovano ad affrontare due versioni opposte dello stesso problema. Oracle ha una domanda crescente di capacità per l'IA e deve dimostrare di poterla soddisfare senza compromettere eccessivamente la generazione di cassa. Adobe, al contrario, genera già abbondante liquidità e deve dimostrare che l'IA non finisca per rendere meno distintivo il valore alla base del suo business.
La lezione per gli investitori va oltre i numeri trimestrali. Un vantaggio competitivo non coincide con una crescita elevata, un marchio noto o una semplice esposizione all'intelligenza artificiale. È piuttosto la capacità di generare rendimenti interessanti nel tempo, mentre i concorrenti faticano a replicarne il modello economico.
Oracle ha bisogno che l'economia dell'IA raggiunga una scala tale da giustificare gli ingenti investimenti richiesti. Adobe ha bisogno che l'IA aumenti il valore del proprio ecosistema, anziché ridurre le barriere all'ingresso. I risultati di giovedì saranno importanti, ma queste sono le domande che contano davvero.