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Rendimenti al 5%: cosa dovrebbero chiedersi gli investitori in questo momento

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Punti chiave

  • Un rendimento del 5% sui Treasury cambia le prospettive per gli investitori obbligazionari. Le obbligazioni di alta qualità possono tornare a svolgere un ruolo più rilevante nei portafogli orientati alla generazione di flussi periodici, alla conservazione del capitale o a obiettivi finanziari di più breve termine.
  • Ma il 5% è un rendimento nominale. Inflazione, imposte e, per gli investitori non statunitensi, movimenti valutari possono incidere in modo significativo sul rendimento effettivo.
  • Non è semplicemente una scelta fra obbligazioni e azioni. Orizzonte temporale, rendimento atteso e tolleranza alle perdite dovrebbero guidare l'allocazione del portafoglio; inoltre, quando azioni e obbligazioni scendono insieme, può essere opportuno considerare ulteriori fonti di diversificazione.


Il rendimento del Treasury USA a 10 anni ha superato, seppur brevemente, la soglia del 5% il 14 settembre, per la prima volta da ottobre 2023. A spingere i rendimenti verso l'alto hanno contribuito diversi fattori: il rialzo dei prezzi dell'energia, il ritorno delle preoccupazioni inflazionistiche, le aspettative di una Federal Reserve orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva e i timori legati al crescente fabbisogno di finanziamento del governo statunitense.

Nel frattempo, i mercati azionari hanno attraversato una nuova fase di volatilità dopo che alcuni dei principali protagonisti del settore dell'intelligenza artificiale hanno invocato maggiore cautela sul ritmo di sviluppo della tecnologia, innescando una brusca correzione dei titoli legati all'AI e ai semiconduttori.

In questo contesto, torna al centro una domanda fondamentale per gli investitori: quale ruolo dovrebbero avere le obbligazioni in portafoglio quando il debito governativo di elevata qualità offre rendimenti prossimi al 5%?

1. Cosa ha spinto il Treasury USA a 10 anni al 5%?

Non esiste una sola spiegazione.

Il rialzo dei prezzi dell'energia ha riacceso i timori sull'inflazione, mentre la tenuta dell'economia statunitense e dati inflazionistici più solidi del previsto hanno rafforzato le aspettative di tassi d'interesse elevati ancora a lungo. Ad agosto, l'inflazione dei consumi negli Stati Uniti è accelerata al 3,4% su base annua.

Allo stesso tempo, il mercato deve assorbire consistenti volumi di nuovo debito. Gli ampi deficit fiscali degli Stati Uniti continuano ad alimentare l'emissione di Treasury, mentre il boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale accresce il fabbisogno di capitale. Le società tecnologiche e altri emittenti stanno infatti collocando ingenti quantità di obbligazioni per finanziare data center, infrastrutture energetiche e progetti legati all'AI.

Per questo motivo, l'attuale rialzo dei rendimenti va oltre le attese sulla prossima decisione della Federal Reserve. Inflazione, fabbisogno di finanziamento pubblico e crescente domanda di capitale competono per attirare i capitali degli investitori.

2. I rendimenti obbligazionari potrebbero salire ancora?

Sì. Il 5% rappresenta una soglia psicologica importante, ma non necessariamente un limite.

I rendimenti potrebbero continuare a salire se l’inflazione si dimostrasse più persistente del previsto, i prezzi dell’energia restassero elevati, la crescita economica continuasse a sorprendere al rialzo, la Federal Reserve adottasse una politica ancora più restrittiva o gli investitori richiedessero un premio maggiore per assorbire le consistenti emissioni di debito pubblico e societario.

Al contrario, un rallentamento della crescita economica o segnali più convincenti di una discesa dell’inflazione potrebbero favorire una riduzione dei rendimenti nel tempo.

Rendimenti prossimi al 5% modificano in modo significativo l’attrattiva relativa delle obbligazioni di alta qualità e offrono l’opportunità di rivalutare il ruolo del reddito fisso rispetto ad azioni e altre classi di attivo.

3. Un rendimento del 5% significa guadagnare il 5% ogni anno?

Non necessariamente.

Il rendimento di un’obbligazione rappresenta il ritorno annualizzato atteso sulla base di determinate ipotesi, tra cui il mantenimento del titolo fino a scadenza e il regolare pagamento di cedole e capitale da parte dell’emittente.

Nel frattempo, però, il prezzo di mercato dell’obbligazione può oscillare anche in modo significativo.

Se un investitore acquista un’obbligazione quando il rendimento è pari al 5% e successivamente i rendimenti salgono al 5,5%, il valore dell’obbligazione tenderà a diminuire. Chi fosse costretto a vendere prima della scadenza potrebbe quindi subire una perdita.

Se invece i rendimenti scendono, avviene il contrario e il prezzo dell’obbligazione può aumentare.

Per questo motivo, un rendimento del 5% non dovrebbe essere interpretato come un ritorno di portafoglio garantito del 5% ogni anno. Ciò è possibile solo se il titolo viene detenuto fino a scadenza, a condizione che l’emittente onori tutti i pagamenti previsti e che le cedole possano essere reinvestite al rendimento ipotizzato.

4. Conviene “bloccare” gli attuali rendimenti del 5% per più tempo?

Per gli investitori alla ricerca di reddito o di una maggiore prevedibilità dei futuri flussi di cassa nominali, i rendimenti attuali rappresentano un elemento di interesse.

Tuttavia, individuare con precisione il punto massimo dei rendimenti è estremamente difficile. Inflazione persistente, rischi fiscali e un'ulteriore crescita dell'offerta di obbligazioni potrebbero continuare a esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti.

Piuttosto che adottare un approccio basato su una decisione di timing "tutto o niente", alcuni investitori potrebbero valutare una distribuzione dell'esposizione su diverse scadenze o un aumento graduale dell'allocazione obbligazionaria.

La scelta più adatta dipende dall'orizzonte temporale dell'investimento e dalla capacità di tollerare la volatilità legata ai movimenti dei tassi d'interesse.

5. Se tengo l’obbligazione fino a scadenza, ho eliminato il rischio?

Si elimina parte dell’incertezza, ma non tutta.

Detenere un’obbligazione di alta qualità fino a scadenza riduce l’impatto delle oscillazioni di prezzo nel corso della vita del titolo. Se l’emittente rispetta i propri obblighi, l’investitore riceverà le cedole previste e il rimborso del capitale alla scadenza.

Esiste però un altro rischio spesso sottovalutato: il potere d’acquisto.

Supponiamo che 100 dollari consentano oggi di acquistare un determinato paniere di beni. Se l’inflazione media fosse del 3% per dieci anni, lo stesso paniere arriverebbe a costare circa 134 dollari. Ricevere 100 dollari alla scadenza non equivale a mantenere lo stesso potere d'acquisto di dieci anni prima.

L’investitore ha ricevuto esattamente l’importo promesso, ma quel capitale potrebbe acquistare meno beni e servizi rispetto al momento dell’investimento.

Per questo motivo, preservare il capitale in termini nominali non equivale necessariamente a preservare la ricchezza in termini reali

6. Se le obbligazioni rendono il 5%, perché detenere ancora azioni?

Perché obbligazioni e azioni rispondono a esigenze d’investimento diverse.

Le obbligazioni offrono generalmente una maggiore prevedibilità dei flussi di cassa e del rimborso del capitale. Le azioni, invece, comportano maggiore incertezza nel breve periodo ma offrono anche un potenziale di crescita più elevato nel tempo attraverso l’aumento di ricavi, utili e dividendi.

Questa capacità di crescita diventa particolarmente importante per chi investe con un orizzonte di lungo termine, poiché anche l’inflazione tende ad accumularsi nel corso degli anni.

Ad esempio, un rendimento obbligazionario del 5% a fronte di un’inflazione del 3% corrisponde, in termini semplificati, a un rendimento reale di circa il 2% prima delle imposte.

Le azioni non garantiscono di battere l’inflazione. Un’inflazione elevata può comprimere i margini aziendali, aumentare i costi di finanziamento e mettere sotto pressione le valutazioni di mercato.

Nel lungo periodo, tuttavia, le imprese possono aumentare utili e prezzi, offrendo alle azioni maggiori possibilità di preservare e accrescere il potere d’acquisto reale.

In sintesi, le obbligazioni tendono a offrire maggiore visibilità sui rendimenti nominali, mentre le azioni presentano un potenziale più elevato di crescita reale nel lungo termine.

7. La correzione sull’AI rafforza la tesi per le obbligazioni?

Più che rafforzare la tesi a favore delle obbligazioni, rafforza l’importanza di valutare il livello di concentrazione del portafoglio.

La recente correzione dei titoli legati all’AI è seguita agli appelli di alcuni leader del settore a una maggiore cautela nello sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata. L’indice dei semiconduttori di Philadelphia ha perso il 5,9% lunedì, mentre gli investitori hanno rivisto le aspettative sulla crescita dell’AI.

È prematuro interpretare questo episodio come la fine del ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale. La competizione tra aziende e Paesi rimane intensa e la spesa per infrastrutture potrebbe continuare a crescere anche in un contesto di maggiore regolamentazione o di uno sviluppo più graduale della tecnologia.

L’episodio evidenzia però due aspetti importanti per la costruzione del portafoglio.

  • Le aspettative incorporate nelle valutazioni di molti titoli legati all’AI sono già elevate, rendendoli più vulnerabili a eventuali delusioni.
  • Rendimenti obbligazionari più elevati aumentano il rendimento disponibile al di fuori dell’azionario e innalzano il tasso di sconto utilizzato per valutare gli utili futuri.

Per gli investitori con portafogli fortemente concentrati su tecnologia e intelligenza artificiale, questo contesto può rafforzare l’importanza di una diversificazione più ampia.

8. Quali fattori considerare quando si confrontano obbligazioni e azioni?

Il significato di un rendimento obbligazionario del 5% varia in funzione degli obiettivi e delle esigenze di ciascun investitore.

Più che basarsi su età, fase della vita o profilo di rischio per definire un'allocazione, è utile valutare il contributo che le diverse classi di attivo possono offrire nel raggiungimento dei propri obiettivi finanziari.

Le obbligazioni offrono generalmente una maggiore prevedibilità dei flussi di cassa futuri e del rimborso del capitale, ma restano esposte alle oscillazioni dei prezzi e al rischio che l'inflazione ne riduca il potere d'acquisto.

Le azioni comportano una maggiore incertezza e una volatilità più elevata nel breve periodo, ma possono offrire un potenziale superiore di crescita del capitale, degli utili e dei dividendi nel lungo termine.

Tra gli altri elementi da considerare vi sono l'orizzonte temporale dell'investimento, il rendimento necessario per raggiungere i propri obiettivi, il livello di concentrazione già presente in portafoglio e l'esposizione a rischi quali inflazione e variazioni valutarie.

Considerazioni dell’investitore

Le obbligazioni possono avere un ruolo maggiore

Le azioni possono avere un ruolo maggiore

Orizzonte temporale

Capitale necessario entro ~3–5 anni

Capitale investito per 10+ anni

Obiettivo primario

Reddito / preservazione del capitale

Crescita della ricchezza di lungo periodo

Rendimento richiesto

Un rendimento moderato può bastare

Necessaria maggiore crescita di lungo periodo

Tolleranza al rischio

Forti flessioni potrebbero compromettere i piani

Può tollerare una volatilità significativa

Portafoglio attuale

Già molto esposto alle azioni

Detiene già molta liquidità/obbligazioni

Per chi si avvicina al pensionamento o prevede di dover utilizzare il capitale entro pochi anni, i rendimenti attuali possono rendere le obbligazioni una componente più rilevante del portafoglio.

Per un investitore con un orizzonte temporale di diversi decenni, invece, la protezione dall'inflazione e la crescita del capitale nel lungo periodo restano priorità fondamentali. In questo contesto, le obbligazioni possono affiancare le azioni, senza necessariamente sostituirle.

Queste valutazioni possono aiutare a definire l'allocazione del portafoglio in funzione dei propri obiettivi, evitando di assumere che una determinata classe di attivo sia automaticamente preferibile solo perché i rendimenti hanno raggiunto un certo livello.

9. Liquidità, obbligazioni a breve o titoli a 10 anni?

Scadenze diverse presentano profili di rischio e rendimento differenti.
  • Liquidità e obbligazioni di brevissimo termine tendono ad avere una limitata sensibilità alle variazioni dei tassi e offrono maggiore flessibilità. Tuttavia, il rendimento è generalmente disponibile solo per un periodo ridotto. Se i tassi dovessero diminuire, il capitale in scadenza potrebbe dover essere reinvestito a rendimenti inferiori.
  • Obbligazioni a più lunga scadenza consentono di fissare i rendimenti per un periodo più esteso, ma sono anche più sensibili ai movimenti dei tassi d’interesse. Se i rendimenti salgono, i prezzi possono subire cali più marcati; se scendono, il potenziale apprezzamento può essere maggiore.
Il vero compromesso riguarda quindi la scelta tra stabilità nel breve periodo, rischio di reinvestimento e sensibilità ai futuri movimenti dei tassi, più che l'individuazione di una scadenza universalmente migliore delle altre.


10. Come bilanciare azioni e obbligazioni?

Rendimenti obbligazionari più elevati modificano il rapporto tra rischio e rendimento per molte strategie d'investimento.

Quando i rendimenti erano significativamente più bassi, chi puntava a ottenere ritorni moderati spesso doveva affidarsi maggiormente ad azioni, credito e altre attività più rischiose.

Con rendimenti prossimi al 5%, le obbligazioni di alta qualità possono contribuire in misura maggiore alla generazione del rendimento complessivo di portafoglio.

Questo può rendere interessante un'allocazione più equilibrata, soprattutto per portafogli fortemente esposti alle azioni o per chi si sta avvicinando a un obiettivo finanziario importante.

Gli investitori con orizzonti temporali lunghi e obiettivi di rendimento più ambiziosi possono comunque continuare a necessitare di una significativa esposizione azionaria, considerato il maggiore potenziale di crescita del capitale nel lungo periodo.

In definitiva, la costruzione del portafoglio continua a dipendere da tre fattori fondamentali: il rendimento necessario per raggiungere i propri obiettivi, il tempo disponibile per conseguirli e il livello di volatilità che si è disposti a tollerare lungo il percorso.

11. Cosa implicano rendimenti al 5% per il posizionamento azionario?

Rendimenti obbligazionari più elevati non rendono automaticamente le azioni meno interessanti, ma tendono ad accentuare le differenze tra settori e modelli di business.

Aree che potrebbero dimostrarsi più resilienti:

  • società di qualità con elevata liquidità, solide capacità di generare cassa, basso indebitamento e limitate necessità di rifinanziamento;
  • titoli finanziari di qualitàche possono beneficiare di margini di interesse più elevati e di migliori opportunità di reinvestimento;
  • società attive nei settori dell'energia e delle materie prime, soprattutto quando rendimenti più elevati riflettono un contesto di inflazione, crescita nominale sostenuta o vincoli di offerta;
  • sanità e altri settori difensivi, caratterizzati da domanda relativamente stabile e flussi di cassa più prevedibili;
  • beni di consumo di base grazie alla natura ricorrente della domanda e alla capacità di trasferire parte dei maggiori costi ai consumatori.

Aree potenzialmente più vulnerabili:

  • società a bassa capitalizzazione e fortemente indebitate, per le quali il costo del rifinanziamento potrebbe aumentare rapidamente;
  • settore immobiliare sensibile ai tassi, sia residenziale sia commerciale, inclusi REIT e società di sviluppo;
  • beni di consumo discrezionaliin particolare le attività più esposte a consumi finanziati o a un indebolimento della domanda delle famiglie;
  • titoli growth e più speculativile cui valutazioni dipendono in misura significativa da utili attesi in un futuro lontano.

Il messaggio chiave è quello della selettività, non di un ampio disimpegno dall’azionario. È inoltre importante comprendere perché i rendimenti stanno salendo: un aumento trainato da una crescita economica robusta può avere implicazioni molto diverse rispetto a un aumento legato a inflazione persistente o a timori di natura fiscale.

12. Quali altri rischi dovrebbero considerare gli investitori obbligazionari?

Anche i titoli di Stato di alta qualità presentano rischi che meritano attenzione.

 

  • Rischio inflazione: un flusso di pagamenti nominali prefissato può perdere potere d’acquisto nel tempo. I titoli di Stato indicizzati all’inflazione possono rappresentare una possibile soluzione per mitigare questo rischio.
  • Rischio di cambio: i Treasury sono denominati in dollari USA. Per un investitore che sostiene spese in euro o in un’altra valuta, le variazioni dei tassi di cambio possono incidere in misura significativa sul rendimento effettivo. Un rendimento del 5% potrebbe essere ridotto, o in alcuni casi annullato, da un deprezzamento della valuta estera. La copertura valutaria può attenuare questo rischio, pur comportando costi aggiuntivi.
  • Rischio creditizio e fiscale degli Stati Uniti: Treasury sono generalmente considerati un punto di riferimento globale per il basso rischio di credito, ma non dovrebbero essere considerati privi di rischio in senso assoluto. Un peggioramento delle prospettive fiscali potrebbe spingere gli investitori a richiedere rendimenti più elevati per detenere debito pubblico statunitense. In questo scenario, rendimenti più alti si tradurrebbero in prezzi più bassi per le obbligazioni già presenti in portafoglio.
  • Rischio di diversificazione: le obbligazioni non sempre si apprezzano quando le azioni scendono. Shock inflazionistici possono spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari e, contemporaneamente, comprimere le valutazioni azionarie, con effetti negativi su entrambe le asset class. Per questo motivo, la diversificazione può estendersi oltre il tradizionale mix azioni-obbligazioni. In funzione degli obiettivi e della tolleranza al rischio, si possono considerare anche liquidità, obbligazioni indicizzate all’inflazione, oro o altre attività caratterizzate da driver di rendimento differenti.

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