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Rapida panoramica del mercato - Rame sui massimi storici, yen in rialzo e petrolio verso quota 98 dollari - 08 settembre 2026

Macro 3 minutes to read

Driver di mercato e catalizzatori

  • Macro: le tensioni nello Stretto di Hormuz alimentano i timori sull’inflazione in vista dei dati sui prezzi negli Stati Uniti.
  • Azioni: i mercati statunitensi sono rimasti chiusi, l’Europa ha chiuso invariata mentre il petrolio ha riacceso i timori sull’inflazione, mentre in Asia l’andamento è stato contrastato, con il rally dei semiconduttori controbilanciato dalla forza dello yen.
  • Volatilità: la percezione del rischio sui mercati azionari è rimasta contenuta, mentre il costo della protezione contro uno shock petrolifero è rimasto eccezionalmente elevato.
  • Asset digitali: Bitcoin ha perso terreno durante il lungo weekend, mentre Coinbase ha compiuto ulteriori passi nel mercato regolamentato dei derivati.
  • Materie prime: il rame tocca un nuovo record sulla scia dell’offerta limitata e delle attese sui dazi statunitensi; Brent vicino a USD 100 mentre il grano rimbalza.
  • Obbligazioni: i rendimenti europei arretrano dai massimi del ciclo sulla scia dei prezzi dell’energia. Nuovo rally dei JGB a lunga scadenza.
  • Valute: prosegue il forte apprezzamento dello yen, giunto al quinto giorno consecutivo. AUDNZD tocca un nuovo massimo degli ultimi 13 anni.

Macro

  • L’Iran ha dichiarato che sarebbe vicino un accordo con l’Oman sulla gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, aumentando i timori legati al suo controllo di questo passaggio strategico. La scorsa settimana il petrolio è balzato di quasi il 10%, poiché la ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran, compresi gli attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e gli attacchi contro navi e obiettivi militari nell’area di Hormuz, ha alimentato i timori sull’offerta. Anche gli impianti di Saudi Aramco a Jazan sono stati nuovamente colpiti, riportando danni limitati, mentre circa 7 milioni di barili al giorno continuano a transitare attraverso lo stretto.
  • Il PIL del Giappone è cresciuto dello 0,4% t/t nel secondo trimestre del 2026, al di sopra della stima preliminare dello 0,3% e in linea con le attese. Si tratta del terzo trimestre consecutivo di crescita, sostenuta da una maggiore spesa pubblica e da una contrazione degli investimenti delle imprese inferiore alle attese. Nel frattempo, le retribuzioni medie in Giappone sono aumentate del 4,7% a/a nell’agosto 2026, superando le previsioni (3,9%) e registrando l’incremento più rapido dal gennaio 1997.
  • Le vendite al dettaglio comparabili nel Regno Unito sono aumentate dello 0,5% a/a ad agosto, in calo rispetto all’1% di luglio e al ritmo più debole dall’ottobre 2024. La crescita delle vendite totali ha rallentato allo 0,7%. Le vendite di prodotti alimentari sono aumentate del 2,6%, mentre quelle non alimentari sono diminuite dello 0,8%, poiché le precedenti ondate di caldo avevano anticipato parte della spesa e gli acquisti di beni di maggiore valore hanno registrato un indebolimento. Barclays ha segnalato un aumento della spesa dei consumatori del 2,1% a/a, mentre la fiducia è scesa al 26% dal 30%.
  • I prezzi alla produzione statunitensi saranno pubblicati giovedì, mentre venerdì sarà la volta dei prezzi al consumo (CPI) di agosto, in vista della riunione della Federal Reserve del 15-16 settembre.
  • Per maggiori informazioni, consulta la nostra sezione Analisi macro e notizie macroeconomiche.

Principali appuntamenti del calendario macro (orari in GMT)

  • 10:00 – USA, ottimismo delle piccole imprese NFIB di agosto
  • 15:00 – Fed di New York, aspettative di inflazione a 1 anno
  • 17:00 – Il Tesoro statunitense mette all’asta titoli a 3 anni
  • 01:30 – Cina, PPI e CPI di agosto

Trimestrali

  • Mercoledì: Inditex
  • Giovedì: Oracle, Adobe 

Azioni

  • USA: lunedì i mercati azionari statunitensi sono rimasti chiusi per il Labor Day.
  • Europa: lunedì le azioni europee hanno chiuso sostanzialmente invariate, con lo Stoxx 600 stabile a 649,9, il DAX in calo dello 0,2%, il FTSE 100 dello 0,1% e il CAC 40 in rialzo dello 0,3%. L’aumento dei prezzi del petrolio ha sostenuto i titoli energetici, ma ha anche rafforzato i timori sull’inflazione in vista della riunione di giovedì della Banca Centrale Europea, mentre ha pesato anche l’incertezza politica in Germania. Novartis ha perso il 3,2% dopo che uno studio clinico in fase avanzata su un farmaco contro il colesterolo non ha raggiunto il suo obiettivo principale. Nordex è balzata di quasi il 10% dopo che Bank of America ha alzato a Buy la raccomandazione sul produttore di turbine eoliche.
  • Asia: martedì le azioni asiatiche hanno registrato un andamento contrastato, con un nuovo rally dei semiconduttori che ha compensato le pressioni derivanti dal rafforzamento dello yen e dall’aumento dei prezzi del petrolio. Il Kospi sudcoreano ha guadagnato circa l’1%, proseguendo il rialzo del 4,6% di lunedì, mentre il Nikkei giapponese ha perso circa lo 0,5%. A metà seduta, l’Hang Seng di Hong Kong cedeva lo 0,3% e l’Australia circa lo 0,6%. Samsung Electronics ha guadagnato circa il 2% e SK Hynix è salita del 3%, poiché il modello Astra di OpenAI ha rilanciato le aspettative di una maggiore domanda di memorie. Il settore tecnologico di Hong Kong è rimasto più debole, con Lenovo in calo del 5,4% e Z.AI del 10,0%. Gli investitori hanno continuato a monitorare lo yen, il petrolio e le crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva.

Volatilità

VIX 15,30 | FUTURES VIX: 16,24 | STRUTTURA A TERMINE: CONTANGO | SKEW: ELEVATO (151,58) | MOVE: 73,10 | REGIME DI MERCATO: LOW VOL BULL | DATI AGGIORNATI ALLE ~06:00 CET

  • Un dato sull’occupazione superiore alle attese, che ha rafforzato le aspettative di rialzi dei tassi, ha lasciato contenuta la percezione del rischio sul mercato azionario. Il VIX spot si è attestato a 15,30 rispetto alla chiusura di venerdì a 14,53, mentre venerdì l’indice a un giorno si attestava a 12,03 e il VVIX a 84,42. La curva spot mantiene un marcato contango fino a 21,49 sulla scadenza a un anno.
  • La volatilità delle materie prime rappresenta l’eccezione, con il petrolio a 44,96 e l’argento a 46,12, circa tre volte il VIX, mentre il MOVE è sceso del 2,11% a 73,10. In base ai prezzi impliciti nelle opzioni, il movimento atteso dell’SPX è di 36 punti, pari allo 0,47%, per la scadenza odierna e di 79 punti, pari all’1,03%, fino a venerdì. Le opzioni comportano un rischio elevato di perdite rapide.

Asset digitali

BITCOIN ~78.897 (-0,27%) | ETHEREUM ~2.484 (-0,24%) | IBIT 45,23 (-2,42%) | ETHA 18,52 (-2,63%) | DATI AGGIORNATI ALLE ~05:55 CET

  • Le criptovalute hanno perso terreno durante il lungo weekend festivo negli Stati Uniti, portando Bitcoin sotto USD 79.000 rispetto ai circa 80.900 di giovedì. Le chiusure statunitensi di venerdì hanno mostrato andamenti divergenti tra società di mining e piattaforme: Iren è salita del 7,27% e Riot del 3,12%, mentre Coinbase ha perso il 4,18%, Bitmine il 5,60% e Marathon il 2,50%.
  • Il 1° settembre Coinbase ha presentato alla SEC la documentazione per registrare una borsa di security futures, un passo verso la quotazione onshore di futures perpetui 24/7 su singoli titoli azionari statunitensi. È ancora necessaria l’approvazione della Commodity Futures Trading Commission e la documentazione non indica alcuna data di lancio, né i titoli sottostanti o i limiti di leva finanziaria.

Materie prime

  • Il rame sull’LME ha esteso i guadagni, toccando per la seconda seduta consecutiva un nuovo massimo storico a USD 14.624,5 per tonnellata, sostenuto dalla persistente scarsità sul mercato, mentre i produttori minerari faticano a tenere il passo con una domanda robusta in vista del tradizionale periodo di picco annuale della domanda. La scarsità è stata accentuata dagli ingenti flussi di metallo raffinato verso gli Stati Uniti in vista di un possibile annuncio sui dazi. Il rame ha guadagnato il 17% da inizio anno, sostenuto da uno squilibrio strutturale di più lungo periodo tra un’offerta mineraria limitata e la crescente domanda proveniente da data center, infrastrutture per le energie rinnovabili e reti elettriche.
  • L’oro si mantiene sopra USD 4.400, con la volatilità dei prezzi del greggio sullo sfondo delle persistenti tensioni nel Golfo, il rischio di rialzi dei tassi da parte della Fed e la debolezza del dollaro che restano i principali driver. Nel frattempo, ad agosto la People’s Bank of China ha effettuato il maggiore incremento delle proprie riserve auree dal 2023, segnando il 22° mese consecutivo di acquisti.
  • Il greggio conserva gran parte del forte rialzo della scorsa settimana, con il Brent che lunedì ha brevemente superato USD 98 al barile, toccando un massimo delle ultime sei settimane. L’Iran ha dichiarato che un accordo con l’Oman è imminente e includerà una rotta marittima sicura temporanea, sollevando interrogativi su come potrebbero reagire gli Stati Uniti dopo aver colpito petroliere iraniane durante il fine settimana. Teheran ha inoltre avvertito che le navi corrono il rischio di attacchi nei pressi dell’Oman, evidenziando la persistente incertezza che circonda il traffico marittimo regionale e i flussi di approvvigionamento.
  • I futures sul grano sono rimbalzati sui segnali che la Russia resta intenzionata a proseguire la guerra in Ucraina, aumentando i timori di interruzioni prolungate delle spedizioni di cereali dal Mar Nero. La scorsa settimana i prezzi erano crollati da un massimo degli ultimi tre anni in vista dei colloqui del fine settimana tra gli inviati statunitensi e il presidente Vladimir Putin sull’Ucraina, ma gli incontri si sono conclusi senza alcun segnale di progresso.

Obbligazioni

  • Lunedì i rendimenti europei hanno registrato un netto rimbalzo, forse in parte a causa dei prezzi dell’energia che restano persistentemente elevati, con petrolio e gas ancora vicini ai massimi del ciclo. Il rendimento del titolo tedesco di riferimento a 2 anni è salito di oltre cinque punti base, superando il 3,00%, con la prima chiusura giornaliera sopra tale livello dal 2024; anche il Bund tedesco di riferimento a 10 anni ha chiuso al livello giornaliero più elevato dell’attuale ciclo, al 3,386%, con un aumento di quasi cinque punti base nella seduta. Si tratta della chiusura giornaliera più alta per il rendimento del Bund dal 2011. Lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali di Germania e Francia rimane elevato, vicino ai massimi successivi alla crisi del debito sovrano dell’UE, a 88 punti base.
  • Martedì i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono scesi, forse perché gli investitori stanno finalmente iniziando a intravedere valore nelle obbligazioni giapponesi a più lunga scadenza dopo l’impennata dei rendimenti degli ultimi anni. Mentre il tratto a breve della curva dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi è rimasto stabile e un’asta di JGB a cinque anni ha registrato una domanda più debole rispetto all’asta precedente, martedì i JGB a più lunga scadenza sono stati nuovamente oggetto di forti acquisti, con il rendimento del JGB di riferimento a 10 anni in calo di oltre tre punti base e avviato verso la chiusura più bassa delle ultime due settimane, vicino al 2,90%, nelle ultime ore di contrattazione a Tokyo. Analogamente, il rendimento del JGB di riferimento a 30 anni è sceso di oltre quattro punti base e si avvia verso la chiusura più bassa in quasi un mese, vicino al 3,97%.

Valute

  • Lo yen giapponese ha proseguito il suo ampio movimento di rafforzamento, portando ora USDJPY vicino a testare il minimo annuale di 152,10, meno di una settimana dopo aver superato quota 160,00. Si tratta del movimento di apprezzamento più persistente da oltre un anno, giunto ormai al quinto giorno consecutivo. Nelle prime ore di martedì USDJPY è sceso fino a 152,89, prima di rimbalzare verso 153,50 nelle prime ore della sessione europea, mentre EURJPY ha toccato un minimo di 177,86 prima di recuperare verso 178,50.
  • Il dollaro statunitense è rimasto sostanzialmente invariato, con l’attenzione del mercato interamente concentrata sul rally dello yen giapponese. Altrove, EURSEK ha registrato un forte rimbalzo, forse sulla scia del nuovo aumento dei rendimenti europei, mentre il basso tasso di riferimento svedese continua a pesare. AUDNZD ha inoltre superato quota 1,2300 per la prima volta dal 2013, probabilmente sostenuto dal rimbalzo dei prezzi dei metalli, favorevole al dollaro australiano.


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