Materie prime: meteo estremo, guerre e debito alimentano il rally dei prezzi
Punti chiave
- Il rally continua ad ampliarsi: il Bloomberg Commodity Total Return Index (BCOMTR) ha guadagnato circa il 3% questa settimana, portando la performance da inizio anno al 30%. A sostenere l'avanzata sono stati quasi tutti i principali comparti, con l'eccezione dei metalli industriali.
- La scarsità si manifesta in molte forme: tensioni geopolitiche, flussi energetici limitati, un'offerta agricola più contenuta e una crescente variabilità climatica si combinano con i timori sulla sostenibilità fiscale e sulla svalutazione delle valute.
- Anche l'agricoltura partecipa al rialzo: le commodity soft hanno guidato i guadagni della settimana grazie all'intensificarsi dei rischi legati a El Niño, mentre i cereali hanno beneficiato delle interruzioni delle esportazioni dal Mar Nero, delle incertezze meteorologiche e dell'aumento dei costi di produzione.
- I timori fiscali sostengono gli asset reali, ma i rischi restano: la reazione limitata all'ampliamento dei riacquisti di titoli del Tesoro USA evidenzia il disagio degli investitori per debito e inflazione. Rendimenti reali più elevati, un dollaro forte, il rallentamento della domanda e un allentamento delle tensioni sull'offerta potrebbero però mettere alla prova il rally.
Il rally delle commodity si allarga mentre la scarsità assume nuove forme
Clima, guerre, timori sul debito pubblico e un dollaro più debole hanno sostenuto un'altra settimana di rialzi diffusi nel comparto delle commodity, rafforzando l'idea che il rally non sia più alimentato da pochi e isolati fattori di offerta. Il Bloomberg Commodity Total Return Index (BCOMTR) è salito di circa il 3,3% questa settimana, portando la performance da inizio anno oltre il 30%, mentre il guadagno degli ultimi dodici mesi ha raggiunto circa il 44%. Tutti i principali comparti, ad eccezione dei metalli industriali, hanno chiuso in territorio positivo. Tra le singole commodity, a guidare i rialzi sono stati platino, argento, petrolio greggio, diesel e gas naturale europeo. In passato i rally delle commodity erano spesso trainati da un unico settore, più di recente dai metalli preziosi e successivamente dall'energia. L'attuale fase rialzista riflette invece una combinazione di fattori indipendenti che si manifestano contemporaneamente. Vincoli di offerta, frammentazione geopolitica, crescente volatilità climatica e preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale stanno sostenendo diverse aree del mercato delle materie prime, ciascuna per ragioni specifiche. Un altro aspetto rilevante è il divario di performance tra i prezzi spot delle commodity e i rendimenti totali. L'indice BCOM Spot, che riflette l'andamento dei prezzi sottostanti delle materie prime, è salito del 23% da inizio anno. Il BCOMTR, invece, incorpora anche i rendimenti derivanti dal roll dei futures e il rendimento del collaterale, raggiungendo il già citato +30,5%. Nei mercati caratterizzati da backwardation, dove i contratti futures a breve scadenza quotano a premio rispetto a quelli più lontani nel tempo, gli investitori possono beneficiare di un roll yield positivo man mano che le posizioni vengono rinnovate. Questo contribuisce a spiegare perché i rendimenti totali delle commodity siano stati particolarmente robusti. Evidenzia inoltre una caratteristica fondamentale del contesto attuale: le tensioni sul mercato fisico non stanno soltanto sostenendo i prezzi, ma stanno anche creando, in diversi segmenti del mercato, strutture della curva dei futures favorevoli. Una dinamica che può migliorare i rendimenti degli investitori esposti tramite futures o ETF che replicano questi contratti.
L'agricoltura entra nella scommessa sulla scarsità
L'agricoltura sta assumendo un ruolo sempre più importante nel rally delle commodity. Questa settimana le commodity soft hanno guidato i rialzi, mentre anche i cereali hanno mostrato segnali di forza. La combinazione di condizioni meteorologiche avverse e tensioni geopolitiche sta infatti mettendo in discussione quello che fino a poco tempo fa appariva come un quadro di offerta globale relativamente equilibrato. L'attenzione dei mercati è sempre più rivolta a El Niño. L'evento climatico in formazione potrebbe rivelarsi insolitamente intenso, aumentando il rischio di perturbazioni in diverse delle principali aree agricole del mondo. Le colture tropicali sono particolarmente esposte: caffè nel Sud-Est asiatico, cacao in Africa occidentale e zucchero in alcune regioni dell'Asia e del Brasile risentono in modo significativo delle variazioni nelle precipitazioni e nelle temperature. L'impatto è già evidente nei prezzi. Lo zucchero ha proseguito il suo forte recupero sulle preoccupazioni relative alla produzione in India e Thailandia, mentre cacao e caffè hanno registrato ulteriori rialzi con il progressivo aumento dei timori sull'offerta. A luglio l'indice FAO dei prezzi alimentari ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2023, con i cereali in aumento del 3,4% su base mensile e lo zucchero in crescita del 5,6%. Le preoccupazioni non riguardano soltanto i raccolti. L'agricoltura è un settore ad alta intensità energetica e il conflitto in Medio Oriente ha contribuito ad aumentare i costi di diesel, fertilizzanti, trasporti e irrigazione. La FAO ha avvertito che la combinazione tra guerra, rincaro degli input agricoli ed El Niño potrebbe alimentare una nuova fase di inflazione alimentare globale nel corso dei prossimi mesi.
I cereali affrontano una fonte di incertezza diversa, ma altrettanto rilevante. L'intensificarsi degli attacchi nell'area del Mar Nero sta compromettendo uno dei più importanti corridoi di esportazione agricola al mondo per grano e olio di girasole. L'Ucraina ha recentemente ridotto fino al 12% le previsioni di esportazione di cereali per il 2026/27 a seguito degli attacchi russi ai propri porti, mentre le interruzioni hanno colpito anche parte delle infrastrutture esportatrici russe.
Nel frattempo, i futures sul mais quotati a Chicago hanno raggiunto i massimi degli ultimi 18 mesi dopo che un tour di monitoraggio dei campi nel Midwest statunitense ha evidenziato una produzione inferiore alle attese. Questo ha alimentato i timori che il potenziale di resa possa essere più limitato rispetto alle stime precedenti. Allo stesso tempo, gli attacchi reciproci tra Russia e Ucraina contro porti e navi commerciali potrebbero costringere alcuni dei maggiori importatori mondiali a cercare fornitori alternativi, sostenendo domanda e prezzi in altre regioni esportatrici.
Il rischio assume quindi una doppia natura: da un lato il meteo minaccia la produzione, dall'altro le tensioni geopolitiche mettono a rischio la capacità di portare le materie prime agricole dai luoghi di produzione ai mercati finali. Con i costi di energia e fertilizzanti già elevati, il margine per assorbire ulteriori shock dell'offerta continua a ridursi.
Il nervosismo nel mercato obbligazionario aggiunge una nuova dimensione al rally
L'altro sviluppo rilevante della settimana si è verificato al di fuori dei mercati delle commodity, ma potrebbe avere importanti implicazioni per la tesi d'investimento sugli asset reali. Il Tesoro statunitense ha sorpreso gli operatori annunciando almeno un raddoppio delle operazioni di riacquisto finalizzate a sostenere la liquidità dei titoli di Stato a lunga scadenza, portando gli acquisti di Treasury con scadenze comprese tra 10 e 30 anni ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione. L'annuncio è arrivato dopo che il rendimento del Treasury trentennale aveva raggiunto il 5,34%, il livello più elevato dal 2007. In un primo momento l'intervento ha prodotto gli effetti sperati. I titoli a lunga scadenza hanno registrato un forte rimbalzo e la curva dei rendimenti si è appiattita in modalità bull flattening, con una discesa dei rendimenti a 30 anni. Il dollaro si è indebolito e gli asset reali hanno beneficiato di un ulteriore sostegno. Ancora più interessante è stata però la reazione successiva del mercato. Il rally dei Treasury si è rapidamente esaurito e i rendimenti a 30 anni sono risaliti verso il 5,25%, nonostante il Segretario al Tesoro Scott Bessent abbia successivamente ribadito che l'amministrazione dispone di un "ampio arsenale" per affrontare l'aumento dei costi di finanziamento. Gli acquisti annunciati restano infatti modesti rispetto a un mercato dei Treasury che supera i 32.000 miliardi di dollari, mentre il debito pubblico degli Stati Uniti ha ormai oltrepassato i 40.000 miliardi. Il Financial Times ha riassunto efficacemente lo scetticismo degli investitori citando un operatore che ha definito l'iniziativa "un cerotto su una ferita da arma da fuoco". La preoccupazione di fondo è che misure volte a migliorare la liquidità del mercato possano attenuare le tensioni nel breve termine, ma facciano poco per affrontare problemi strutturali come gli elevati deficit fiscali, la crescente spesa per interessi e l'aumento continuo dell'offerta di debito pubblico. Per le commodity questo dibattito è particolarmente importante perché mette in discussione uno dei tradizionali meccanismi attraverso cui i rally tendono a esaurirsi. In condizioni normali, prezzi più elevati delle materie prime alimentano l'inflazione, spingono al rialzo i tassi d'interesse e i rendimenti reali, rafforzano la valuta e finiscono per rallentare la domanda, contribuendo così a raffreddare il ciclo rialzista.
Commodity diverse, denominatore comune
I prezzi del rame sono tuttavia tornati a salire prima del fine settimana dopo che la Cina, principale consumatore mondiale del metallo, ha annunciato nuove misure di sostegno fiscale all'economia in una delle fasi più deboli degli ultimi anni, caratterizzata da domanda interna e consumi privati sottotono. Interventi che potrebbero sostenere la domanda di materie prime, incluso il rame. Prezzi più elevati possono ridurre la domanda, favorire la sostituzione con materiali alternativi e accelerare l'arrivo di nuova offerta. Una significativa de-escalation delle tensioni in Medio Oriente o nel Mar Nero potrebbe inoltre eliminare parte del premio per il rischio incorporato nei prezzi dell'energia e dei cereali. Allo stesso modo, gli effetti di El Niño potrebbero rivelarsi meno severi del previsto, mentre un credibile percorso di consolidamento fiscale negli Stati Uniti potrebbe contribuire a ridurre i rendimenti a lungo termine, stabilizzare il dollaro e attenuare la domanda di asset reali. Un marcato rallentamento dell'economia globale rappresenterebbe inoltre un fattore di pressione per le commodity industriali e per l'energia, mentre un'inflazione persistente potrebbe costringere le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto. Rendimenti reali elevati e un nuovo rafforzamento del dollaro costituirebbero venti contrari particolarmente rilevanti per i metalli preziosi e, potenzialmente, per l'intero comparto delle commodity. Per il momento, tuttavia, l'elemento dominante resta l'ampiezza del movimento. Il rally delle commodity è sempre più sostenuto da diverse forme di scarsità che si manifestano contemporaneamente: offerta fisica limitata, tensioni geopolitiche, incertezza climatica e crescenti preoccupazioni per il potere d'acquisto degli asset finanziari. Questo non significa che i prezzi continueranno necessariamente a salire al ritmo osservato negli ultimi mesi e, dopo una performance totale superiore al 30% da inizio anno, il rischio di correzioni e prese di beneficio è chiaramente aumentato. Tuttavia, rispetto all'inizio dell'anno, quando i risultati del comparto dipendevano da un numero limitato di mercati, il rally attuale poggia su basi molto più ampie e diversificate. In un contesto in cui clima, conflitti e debito pubblico mettono sempre più in discussione l'ipotesi di un'offerta abbondante e di un potere d'acquisto stabile, le commodity stanno tornando a dimostrare il loro ruolo distintivo all'interno di portafogli ben diversificati. Per questo motivo manteniamo una visione costruttiva di lungo periodo sul settore, pur riconoscendo i rischi che potrebbero ostacolare il proseguimento del trend rialzist
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