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Iran, nuova apertura sullo Stretto di Hormuz: l’aumento dell’offerta di petrolio rende più difficile un accordo

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Punti chiave

  • L’Iran apre a una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, proponendo, secondo alcune fonti, di ripristinare il transito entro sette giorni in cambio di un allentamento della pressione militare statunitense e della revoca del blocco dei porti iraniani.
  • I prezzi dell’energia arretrano con l’attenuarsi dei timori sull’offerta: il Brent è sceso da circa 102 a meno di 99 dollari al barile, mentre il diesel ha perso circa il 3%, sostenuto sia dalla proposta iraniana sia dal miglioramento dell’offerta saudita.
  • L’Arabia Saudita riavvia l’oleodotto East-West, inizialmente a capacità ridotta, consentendo una graduale ripresa delle esportazioni da Yanbu e offrendo un percorso alternativo che aggira lo Stretto di Hormuz.
  • Washington si trova di fronte a incentivi contrastanti: da un lato crescono le pressioni interne a favore della de-escalation, dall’altro l’aumento dei flussi attraverso Hormuz e la ripresa delle esportazioni saudite riducono l’urgenza di raggiungere un compromesso con Teheran.

L’Iran avrebbe proposto di riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni in cambio di primi passi da parte degli Stati Uniti per allentare la pressione militare, inclusa la revoca del blocco dei porti iraniani. Secondo Kyodo News, che cita un alto funzionario iraniano, la proposta sarebbe già stata trasmessa a Washington tramite intermediari e avrebbe l'obiettivo di riavviare i negoziati verso una cessazione più duratura delle ostilità. Nota: la notizia non è stata ancora confermata in modo indipendente.

Contestualmente, le indicazioni secondo cui Saudi Aramco starebbe riavviando l’oleodotto East-West hanno innescato una forte reazione del mercato: il Brent è sceso da circa 102 a meno di 99 USD al momento della stesura, mentre nel già teso mercato del diesel i prezzi sono calati di circa il 3%.Questi movimenti mostrano quanto premio al rischio geopolitico resti incorporato nei prezzi e quanto il mercato sia sensibile a qualsiasi prospettiva di svolta.

Resta da capire se Washington vedrà nella proposta iraniana un’opportunità o se riterrà che il tempo lavori a proprio favore. Da un lato, cresce l’incentivo politico per il Presidente Trump a cercare un accordo: un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato lunedì indica un gradimento del 32%, con il carovita e la guerra con l’Iran che pesano sul sostegno, anche tra gli elettori repubblicani. Due candidati repubblicani al Senato in collegi contesi hanno inoltre chiesto pubblicamente una rapida conclusione del conflitto.

Dall’altro, se la Casa Bianca ritiene che la strategia stia iniziando a dare risultati, potrebbe avere meno incentivi a scendere a compromessi. I flussi di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz sono aumentati nonostante il perdurante blocco delle esportazioni iraniane, mentre l’Arabia Saudita sta ripristinando un’importante rotta alternativa. Reuters riferisce che il Regno ha riavviato l’oleodotto East-West, fermo dopo i recenti attacchi con droni, con flussi iniziali limitati; secondo tre fonti informate, le esportazioni dal porto di Yanbu sul Mar Rosso potrebbero riprendere nel corso della giornata di martedì. Prima dell’interruzione, l’oleodotto convogliava verso Yanbu circa 4 milioni di barili al giorno, aggirando lo Stretto di Hormuz.

Ne emerge una dinamica negoziale peculiare: Teheran potrebbe avere maggiore urgenza di raggiungere un’intesa se le proprie esportazioni continueranno a essere bloccate mentre i produttori concorrenti del Golfo ripristinano le loro. Washington, intanto, deve bilanciare i benefici economici e politici derivanti da petrolio e carburanti meno costosi con il rischio di perdere potere negoziale accettando troppo rapidamente le condizioni iraniane, proprio mentre il blocco sembra esercitare la massima pressione.

Per il mercato petrolifero, il quadro lascia spazio a un marcato rischio bidirezionale legato alle notizie. Un’apertura statunitense alla proposta iraniana potrebbe erodere rapidamente ulteriore premio geopolitico, soprattutto se accompagnata da una tempistica credibile per la riapertura di Hormuz. Un rifiuto, o la richiesta di ulteriori concessioni da parte di Teheran, potrebbe invece invertire con la stessa rapidità il calo registrato oggi. Il movimento osservato finora, con il Brent sceso inizialmente sotto i 99 USD prima di recuperare terreno, appare quindi coerente: la probabilità di un’intesa diplomatica è aumentata, ma un accordo resta lontano dall’essere garantito.

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Il petrolio Brent torna sotto quota 100 dollari al barile. Fonte: Bloomberg e Saxo Nota: le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

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