Interruzione dell’oleodotto saudita: greggio e diesel fisici entrano in modalità scarsità
Punti chiave
- L’interruzione dell’oleodotto East-West saudita ha eliminato una delle principali alternative allo Stretto di Hormuz, bloccando le spedizioni da Yanbu e costringendo le raffinerie europee a cercare forniture alternative di greggio.
- I future sul Brent attorno a 110 USD non riflettono pienamente la tensione del mercato fisico: il Dated Brent è salito oltre 130 USD al barile, con gli acquirenti in competizione per assicurarsi carichi disponibili nell’immediato.
- La pressione è ancora più evidente nei prodotti raffinati. In Europa e negli Stati Uniti il diesel quota oltre 220 USD al barile, mentre la forte backwardation ha sostenuto in modo significativo i rendimenti complessivi degli investitori esposti alla materia prima.
- Crescono inoltre i rischi di restrizioni commerciali sui carburanti. La Cina sta valutando limiti più severi alle esportazioni, mentre negli Stati Uniti si discute di possibili vincoli all’export di diesel, misure che potrebbero frammentare ulteriormente un mercato globale già caratterizzato da una forte scarsità di offerta.
Il mercato petrolifero globale sta inviando segnali sempre più divergenti a seconda del punto di osservazione. I future sul Brent trattano intorno a 110 USD al barile dopo un rialzo di quasi il 20% nell’ultimo mese, ma il costo per assicurarsi greggio fisico con consegna immediata in Europa è salito oltre i 130 USD. Nel frattempo, i prezzi del diesel negli Stati Uniti e in Europa hanno superato 220 USD al barile. Interruzioni dell’offerta, scorte ridotte e margini di raffinazione elevati stanno infatti mettendo in luce una carenza sempre più marcata di distillati medi.
L’ultima escalation segue gli attacchi della scorsa settimana all’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, l’infrastruttura lunga circa 1.200 chilometri che collega le aree produttive orientali del Paese al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Dopo le interruzioni alla navigazione nel Golfo avvenute all’inizio dell’anno, questa condotta era diventata una valida alternativa allo Stretto di Hormuz, arrivando a trasportare recentemente tra 4 e 5 milioni di barili al giorno.
La chiusura dell’oleodotto ha quindi eliminato uno dei principali elementi di sicurezza del sistema petrolifero globale in una fase già particolarmente delicata. Saudi Aramco ha rinviato o cancellato alcune consegne di settembre destinate ai clienti europei dopo la sospensione degli imbarchi da Yanbu, costringendo le raffinerie a cercare forniture alternative. Gli acquirenti europei si sono così rivolti a greggi provenienti dal Mare del Nord, dagli Stati Uniti, dal Kazakistan, dall’Algeria e dalla Guyana, facendo aumentare in modo significativo il prezzo dei carichi immediatamente disponibili.
Le tensioni risultano particolarmente evidenti nel Dated Brent. A differenza dei future sul Brent, che riflettono prezzi per consegne future, il Dated Brent, oggi oltre 130 USD al barile, rappresenta il mercato fisico del greggio del Mare del Nord con consegna immediata in Europa. Per questo motivo è considerato un indicatore molto più accurato del prezzo che i raffinatori sono effettivamente disposti a pagare per assicurarsi barili disponibili nell’immediato.
Questa divergenza spiega anche la profonda backwardation osservata in diverse aree del complesso energetico. Gli acquirenti sono disposti a pagare premi elevati per il greggio e i prodotti con consegna immediata rispetto alle forniture future. Da un lato il mercato continua a scontare un graduale miglioramento dell’offerta nei prossimi mesi, dall’altro le raffinerie e le reti di distribuzione devono fare i conti con esigenze operative immediate.
Dallo Stretto di Hormuz arrivano nel frattempo alcuni segnali incoraggianti. Secondo Kpler, la media mobile a sette giorni dei flussi in transito è risalita vicino a 12 milioni di barili al giorno entro domenica, il ritmo più sostenuto dalla ripresa registrata tra giugno e luglio. Dopo il blocco statunitense alle esportazioni iraniane, tali volumi comprendono ormai una quota pressoché nulla di greggio proveniente dall’Iran.
Questo miglioramento va però letto alla luce della chiusura dell’oleodotto East-West. L’Arabia Saudita ha perso la sua principale alternativa allo Stretto di Hormuz e dipende quindi ancora di più da quel corridoio strategico. I maggiori volumi transitati attraverso Hormuz potrebbero quindi compensare parte delle esportazioni perse via pipeline, piuttosto che rappresentare un effettivo aumento dell’offerta globale.
Nel tentativo di attenuare le interruzioni, Saudi Aramco ha inoltre iniziato a offrire volumi aggiuntivi tramite operazioni di trasferimento nave a nave al largo di Sohar, in Oman. Finché l’oleodotto East-West non tornerà pienamente operativo, il mercato resterà insolitamente vulnerabile a nuovi shock logistici sia nello Stretto di Hormuz sia nel Mar Rosso.
Il diesel emerge come principale criticità
Se il greggio è diventato più difficile da reperire, i prodotti raffinati restano il vero epicentro della crisi. I prezzi del diesel in Europa e negli Stati Uniti hanno raggiunto nuovi massimi oltre 220 USD al barile, con il gasolio europeo e il NY ULSD che recentemente hanno trattato a circa il doppio del prezzo del Brent.
L’eccezionale backwardation registrata quest’anno ha inoltre amplificato i rendimenti complessivi degli investitori esposti al comparto. I componenti total return del Bloomberg Commodity Index mostrano infatti il gasolio europeo in rialzo di circa il 232% da inizio anno e il NY ULSD di circa il 203%, a fronte di un incremento di circa il 117% per il Brent.
Le conseguenze economiche si estendono ben oltre il settore energetico. Il diesel rappresenta un input essenziale per il trasporto merci, l’agricoltura, le costruzioni, l’attività mineraria e gran parte della produzione manifatturiera. Prezzi elevati e persistenti tendono quindi a tradursi in costi logistici più alti e, in ultima analisi, in una maggiore pressione sui prezzi al consumo.
Negli Stati Uniti, il prezzo medio al dettaglio del diesel ha raggiunto questa settimana il record di 6,27 USD al gallone, mentre le scorte di distillati continuano a mantenersi ben al di sotto dei normali livelli stagionali.
Le restrizioni all’export rischiano di amplificare la stretta
La crescente scarsità di carburanti aumenta anche il rischio di interventi politici che potrebbero frammentare ulteriormente i mercati globali dei prodotti raffinati.
In Cina, le scorte di benzina detenute dai fornitori statali sono scese ai minimi dal 2022, mentre quelle di diesel hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi 15 mesi. Secondo Energy Aspects, aumenta il rischio che Pechino introduca limiti più severi alle esportazioni di carburanti nel quarto trimestre, privilegiando l’approvvigionamento del mercato interno. Non sono stati annunciati provvedimenti ufficiali, ma una riduzione delle esportazioni cinesi sottrarrebbe ai mercati asiatici e globali una delle principali fonti marginali di offerta.
Discussioni simili stanno emergendo anche negli Stati Uniti. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, si è detto disponibile a valutare eventuali restrizioni alle esportazioni di diesel in risposta all’impennata dei prezzi domestici. Sebbene una simile misura potrebbe aumentare nell’immediato la disponibilità di carburante per i consumatori statunitensi, il settore della raffinazione avverte che gli effetti potrebbero rivelarsi controproducenti. Limitare l’export rischierebbe infatti di indebolire la redditività delle raffinerie e, al tempo stesso, di sottrarre forniture a un mercato globale già caratterizzato da una marcata carenza di offerta.
Il risultato è un mercato energetico sempre più insolito. Un Brent intorno a 110 USD al barile segnala tensioni significative, ma probabilmente non riflette appieno la gravità della stretta nel mercato fisico. Un Dated Brent oltre 130 USD e un diesel sopra 220 USD al barile descrivono in modo più fedele una situazione di scarsità immediata.
I prossimi sviluppi dipenderanno in larga misura dai tempi necessari per ripristinare l’operatività dell’oleodotto East-West, dall’evoluzione dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz e dalla capacità dei prezzi elevati nel mercato fisico di attirare verso l’Europa maggiori volumi provenienti dal bacino atlantico.
Fino ad allora, la forte backwardation e i margini di raffinazione eccezionalmente elevati indicano che il mercato continua ad attribuire un premio considerevole soprattutto a una caratteristica: la disponibilità immediata dei barili.
I future sono prodotti complessi e ad alto rischio e richiedono conoscenza, esperienza di investimento e, in molti casi, un'elevata accettazione del rischio. Prima di investire in Future, è necessario essere ben informati sul funzionamento e sui rischi di tali prodotti.