Market Quick Take - I dubbi sull'AI e il petrolio a 100 dollari scuotono i mercati - 24 luglio 2026
Principali driver e catalizzatori di mercato
- Azioni: il doppio shock legato alle valutazioni dell'AI e al petrolio ha portato l'S&P 500 alla peggiore seduta dell'ultimo mese, con l'Asia e il Kospi in forte ribasso.
- Volatilità: il VIX è tornato sopra quota 18 dopo gli shock legati all'AI e al petrolio; la prossima settimana saranno decisivi il FOMC e le trimestrali delle mega-cap.
- Asset digitali: i titoli crypto sono scesi insieme al comparto tecnologico, mentre il bitcoin ha mantenuto quota 65.000; la SEC ha chiuso il contenzioso di lunga data con Coinbase.
- Materie prime: il Brent ha chiuso sopra i 100 dollari per la prima volta da maggio a causa dell'allargamento del conflitto con l'Iran, mentre l'oro ha ceduto terreno per effetto dell'aumento dei rendimenti reali.
- Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury hanno raggiunto i massimi del 2026 per il quarto giorno consecutivo, mentre il rialzo del petrolio ha riacceso i timori inflazionistici e le scommesse su un rialzo dei tassi della Fed.
- Valute: il dollaro si è rafforzato grazie al petrolio e ai flussi verso i beni rifugio; lo yen è rimasto sui minimi da diversi decenni e il dollaro neozelandese ha sottoperformato.
- Macro: i dubbi sulla spesa nell'AI e il petrolio a 100 dollari hanno cambiato il sentiment di mercato, rilanciando le aspettative di un rialzo della Fed a pochi giorni dal FOMC.
Macro
- Il sentiment di mercato è diventato decisamente più avverso al rischio per la convergenza di due fattori: i rinnovati dubbi sul fatto che i circa 725 miliardi di dollari di investimenti nell'AI da parte degli hyperscaler possano generare ritorni adeguati, emersi dopo che Alphabet ha rivisto al rialzo la guidance per gli investimenti (capex) del 2026, e il balzo del Brent sopra i 100 dollari al barile a causa dell'ampliamento del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Un indice dei Magnificent 7 ha perso circa 797 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta.
- L'aumento dei costi energetici ha riacceso le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed. I mercati monetari ora scontano una probabilità di circa il 35% di un aumento dei tassi nella riunione del FOMC della prossima settimana, rispetto a circa il 10% di una settimana fa, con un rialzo pienamente prezzato entro settembre. La riunione del 28-29 luglio è sempre più considerata una decisione aperta e non una semplice formalità.
- Sul fronte della politica commerciale, da oggi gli Stati Uniti hanno iniziato a riscuotere dazi compresi tra il 10% e il 12,5% sulle importazioni provenienti da circa 60 Paesi, nel più importante passo finora compiuto per ricostruire il sistema tariffario annullato dalla Corte Suprema. Altrove, l'inflazione giapponese di giugno è salita all'1,7%, il livello più alto da dicembre, mantenendo aperta la prospettiva di un ulteriore irrigidimento della Bank of Japan in vista della riunione del 31 luglio, mentre la BCE ha lasciato invariati i tassi giovedì dopo il rialzo di giugno.
- Approfondisci nella nostra sezione Analisi di Mercato.
Principali appuntamenti del calendario macro (orari in GMT)
16:00 CET: Vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti (giugno)
Prossima settimana: decisione del FOMC (mercoledì 29 luglio), seguita dal PIL USA del secondo trimestre e dal deflatore PCE (giovedì 30 luglio).
Trimestrali
- Giovedì (ieri): Intel, RTX Corp, T-Mobile US, Union Pacific, Honeywell, Nasdaq Inc, Verisign, Dow, Blackstone, American Airlines, ...
- Venerdì (oggi): Exxon Mobil, American Express, NextEra Energy, Verizon, ...
- Prossima settimana: Microsoft, Meta, Amazon, Apple, oltre a Samsung Electronics, SK Hynix e molte altre...
Azioni
- Stati Uniti: giovedì l'S&P 500 ha perso l'1,21%, chiudendo a 7.408,30, nella peggiore seduta dell'ultimo mese, penalizzato dal petrolio a 100 dollari e dai dubbi sui ritorni degli investimenti nell'AI. Il Nasdaq 100 è sceso dell'1,87% e il Dow dello 0,97%. Tesla è crollata del 14,5%, il ribasso più marcato da marzo 2025, dopo un forte calo degli utili nonostante solide consegne di veicoli elettrici, mentre Alphabet ha perso il 7,1% dopo aver alzato la guidance sui capex del 2026 fino a 205 miliardi di dollari. Amazon ha ceduto il 4,6%, Meta il 3,4%, Microsoft il 2,2% e Nvidia l'1,6%. In controtendenza, Intel è salita di circa il 4% dopo aver previsto ricavi del terzo trimestre compresi tra 15,8 e 16,8 miliardi di dollari, ben al di sopra del consenso di 15,1 miliardi. I titoli difensivi e ciclici hanno sovraperformato, con utility, sanità e industriali in rialzo, mentre i maggiori ribassi si sono concentrati nei beni di consumo discrezionali e nei servizi di comunicazione. Questa mattina i future statunitensi indicano un'apertura moderatamente negativa.
- Europa: giovedì lo Stoxx 600 ha perso l'1,2%, chiudendo a 639,27, il calo più marcato dall'8 luglio, con le banche in testa ai ribassi. Nestlé ha registrato il peggior calo giornaliero della sua storia (-8,0%) a causa della debolezza dei volumi in Nord America, mentre STMicroelectronics è crollata del 17,7%, risultando il titolo peggiore dell'indice dopo una guidance inferiore alle attese. I future europei sono poco mossi o leggermente in calo questa mattina.
- Asia: venerdì i mercati regionali hanno registrato vendite diffuse, con l'indice MSCI Asia Pacific in calo del 2,3%. Il Kospi sudcoreano è crollato di circa il 6%, mentre Samsung Electronics e SK Hynix hanno perso entrambe oltre il 7% in scia alla correzione globale del settore dei semiconduttori. I future sul Nikkei sono scesi del 2,8%, l'Hang Seng di Hong Kong dell'1,3%, lo Shanghai Composite dell'1,2% e l'ASX 200 australiano dello 0,9%.
Volatilità
VIX 18,70 | FUTURE VIX: 19,65 | STRUTTURA A TERMINE: CONTANGO | SKEW: ELEVATO (145,95) | REGIME DI MERCATO: NEUTRALE / LATERALE | AGGIORNAMENTO ALLE ~06:00 CET
- I mercati hanno subito un doppio shock: i dubbi sui ritorni degli investimenti nell'AI dopo l'aumento dei capex annunciato da Alphabet e il Brent sopra i 100 dollari a causa dell'allargamento del conflitto con l'Iran. L'S&P 500 ha perso l'1,21%, chiudendo a 7.408,30, nella peggiore seduta dell'ultimo mese. Il VIX è balzato del 12% a 18,70, mentre il VIX1D è salito del 29% a 14,71.
- La curva è rimasta in contango, con il VIX3M a 20,60 e il future VIX front-month a 19,65, mentre il MOVE è salito a 80,08 e la volatilità del petrolio (OVX) si è mantenuta intorno a 69, circa quattro volte il livello del VIX. Le opzioni sull'SPX implicano un movimento di circa 51 punti (0,69%) per la scadenza odierna e di 140 punti (1,88%) entro venerdì prossimo, in vista del FOMC.
Asset digitali
BITCOIN ~65.587 -0,72% | ETHEREUM ~1.919 -0,72% | IBIT 36,65 -1,85% | ETHA 14,11 -2,82% | AGGIORNAMENTO ALLE ~06:00 CET
- Gli asset digitali sono rimasti sotto pressione, seguendo il clima di avversione al rischio sui mercati azionari, mentre i timori sulla spesa nell'AI e lo shock inflazionistico alimentato dal petrolio hanno colpito gli asset a beta elevato. I titoli crypto statunitensi hanno registrato ribassi generalizzati giovedì, con Coinbase, Strategy e Circle tra i peggiori, sebbene il bitcoin abbia mantenuto quota 65.000 e sovraperformato il Nasdaq.
- Sul fronte regolamentare, la SEC ha raggiunto un accordo nella disputa di lunga data con Coinbase riguardante i messaggi sull'ether dell'ex presidente Gensler, concordando il pagamento di un importo forfettario, mentre i Repubblicani al Senato hanno presentato una versione aggiornata del disegno di legge sulla struttura del mercato.
Materie prime
- Il petrolio ha chiuso sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da maggio, con il Brent in rialzo di circa il 7% a 100,69 e il WTI vicino a 92, portando il guadagno mensile del greggio a circa il 38%. Il rialzo riflette gli attacchi degli Houthi contro le petroliere nel Mar Rosso, la minaccia del presidente Trump di un "attacco massiccio" contro l'Iran e gli attacchi al terminal del Caspian Pipeline Consortium, attraverso cui transita la maggior parte del greggio kazako. La volatilità del petrolio (OVX) è rimasta intorno a 69.
- L'oro ha perso circa il 2%, scendendo intorno ai 4.030 dollari l'oncia, proseguendo il ribasso iniziato dopo la rottura della soglia dei 4.000 dollari a fine giugno, poiché l'aumento dei rendimenti reali e le aspettative di rialzi dei tassi ne hanno ridotto l'attrattiva. L'argento ha perso oltre il 3%.
- Il rame è stato scambiato intorno a 6,32 dollari per libbra, con i primi 20 broker dello Shanghai Futures Exchange che hanno aumentato le posizioni nette corte aggregate a 21.230 contratti, segnalando un atteggiamento più prudente.
Obbligazioni
- I Treasury statunitensi sono scesi per il quarto giorno consecutivo, spingendo i rendimenti su nuovi massimi del 2026 mentre il rialzo del petrolio ha riacceso i timori inflazionistici e le aspettative di un rialzo dei tassi della Fed. Il rendimento del Treasury decennale si è mantenuto intorno al 4,70% dopo essere salito di quattro punti base giovedì, il biennale è aumentato fino a sette punti base verso il 4,36% e il trentennale è rimasto sopra il 5,17%, proseguendo la lunga permanenza oltre il 5%.
- Il Tesoro statunitense ha collocato 110 miliardi di dollari di Treasury bill a 4 settimane al rendimento del 3,73% e 100 miliardi di Treasury bill a 8 settimane al 3,795%, entrambi importi record. Gli spread delle obbligazioni societarie del settore Big Tech si sono ampliati per le preoccupazioni sul debito legato all'AI, con Meta e Oracle in testa, mentre le obbligazioni municipali hanno sottoperformato. All'estero, il rendimento del decennale britannico è salito di sette punti base al 5,10% e quello australiano di nove punti base al 5,08%.
Valute
- Il dollaro si è rafforzato, con il Bloomberg Dollar Spot Index in rialzo dello 0,3% giovedì, registrando il maggiore guadagno settimanale dell'ultimo mese grazie al rialzo del petrolio e alla domanda di beni rifugio, rimanendo pressoché invariato questa mattina. EURUSD è sceso dello 0,31% a 1,1377 giovedì ed è stato scambiato intorno a 1,1382 questa mattina, con una BCE già percepita come restrittiva e i costi energetici che continuano a pesare. GBPUSD ha perso lo 0,45% a 1,3315, registrando un calo di circa l'1% nell'arco della settimana.
- USDJPY è salito verso quota 163,80, mantenendo lo yen sui minimi da diversi decenni nonostante il rafforzamento del CPI giapponese, con la riunione della Bank of Japan prevista per il 31 luglio. NZDUSD è stata la valuta del G10 più debole, in calo dello 0,79% a 0,5772 per effetto dell'avversione al rischio, mentre USDCNH si è mantenuto intorno a 6,778 dopo un fixing più forte della PBOC.