Cereali ai massimi da due anni mentre guerra e maltempo restringono l’offerta
Punti chiave
- L’indice Bloomberg Grains Total Return ha raggiunto il livello più alto degli ultimi due anni, sostenuto dal forte rialzo di grano e mais. Il mercato guarda ora oltre le attuali difficoltà logistiche, concentrandosi sui rischi per l’offerta dei prossimi raccolti.
- Le esportazioni russe di cereali mostrano segnali di forte rallentamento: ad agosto potrebbero scendere verso 2 milioni di tonnellate, ben al di sotto della media quinquennale di circa 5,7 milioni, alimentando le tensioni sui mercati globali.
- Per l’Ucraina il problema appare più strutturale: il blocco dei porti del Mar Nero e la congestione delle rotte sul Danubio limitano le esportazioni, riducono la liquidità degli agricoltori e rischiano di pesare sulle semine e sulla produzione del prossimo anno.
- Anche il mais contribuisce alla corsa dei prezzi: i future quotati a Chicago sono saliti del 14% nel mese, sostenuti dal peggioramento delle prospettive per il raccolto statunitense e dalle crescenti preoccupazioni per le rese in Brasile e la disponibilità di fertilizzanti.
L’attenzione del mercato si concentra sul Mar Nero, dove le interruzioni alle esportazioni da Russia e Ucraina si stanno rivelando più profonde e persistenti del previsto. La Russia, primo esportatore mondiale di grano, vede le spedizioni ostacolate dagli attacchi alle infrastrutture portuali e alle navi commerciali. Secondo Bloomberg, le esportazioni di cereali di agosto potrebbero scendere a circa 2 milioni di tonnellate, il 20% in meno rispetto alla stima fornita due settimane fa da ProZerno e ben lontano dalla media quinquennale di 5,7 milioni di tonnellate.
Lo stress appare ancora più marcato in Ucraina, dove gli attacchi russi hanno di fatto paralizzato i porti in acque profonde del Mar Nero, attraverso i quali transita normalmente circa il 90% delle esportazioni agricole del Paese. La questione sta ormai superando la dimensione dell’emergenza logistica di breve periodo: con difficoltà nel collocare i raccolti e capacità di stoccaggio sempre più limitate, gli agricoltori devono fare i conti con prezzi interni più bassi, tensioni di liquidità e una minore capacità di finanziare input produttivi e nuove semine. Kiev ha già avvertito che, in assenza di una normalizzazione delle esportazioni marittime, il deficit di capacità di stoccaggio potrebbe raggiungere tra gli 8 e gli 11 milioni di tonnellate dopo il raccolto.
Le rotte alternative offrono solo un sollievo limitato. Reuters riporta che fino a 70 navi sono in attesa nei pressi del Canale di Sulina, in Romania, per raggiungere i porti ucraini sul Danubio e caricare cereali, mentre la carenza di piloti e la priorità accordata ai carichi di carburante rallentano ulteriormente il traffico. Anche i frequenti allarmi aerei contribuiscono ai ritardi. La capacità di transito del canale sarebbe scesa a sole due o tre navi al giorno. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, l’Ucraina ha esportato finora in agosto appena 539.000 tonnellate di grano nell’ultimo periodo rilevato, contro 1,73 milioni nello stesso periodo dell’anno scorso.
Per i mercati globali dei cereali il rischio sta quindi cambiando natura. Non si tratta più soltanto della perdita immediata di volumi esportati, ma della possibilità che le attuali difficoltà si traducano in uno shock dell’offerta più duraturo. Russia e Ucraina rappresentano insieme circa il 25-30% delle esportazioni mondiali di grano e un’interruzione prolungata potrebbe costringere molti importatori a rivolgersi a forniture più costose provenienti da Nord America, Australia e Argentina. Non sorprende quindi che i prezzi del grano a Chicago abbiano registrato un deciso rialzo da inizio luglio, man mano che il mercato ha iniziato a incorporare questo scenario.
Nel frattempo, il mais quotato a Chicago ha proseguito il proprio rally, sostenuto dal peggioramento delle prospettive per il raccolto statunitense e dal timore che le precedenti stime di abbondante disponibilità fossero eccessivamente ottimistiche. I future sul mais guadagnano circa il 14% nel mese e il 9% da inizio anno, mentre il grano CBOT registra un rialzo superiore al 9% nel mese e al 34% da inizio anno. Ulteriori elementi di incertezza arrivano da altri importanti Paesi produttori, tra cui il Brasile, dove la minore disponibilità di fertilizzanti rischia di incidere sulla produttività agricola in un contesto già reso più fragile dalle tensioni geopolitiche.
Il WisdomTree Grains ETC offre un’esposizione relativamente bilanciata ai principali mercati cerealicoli: circa il 34,1% è investito nel mais, il 32,7% nella soia, il 19,5% nel grano CBOT e il 13,7% nel grano Kansas City. Questa composizione contribuisce a spiegare la performance recente del prodotto, che beneficia sia del rialzo del grano alimentato dalle tensioni nel Mar Nero sia dei fondamentali sempre più favorevoli del mais e, più in generale, dell’intero comparto cerealicolo.
Per il momento, la combinazione di tensioni geopolitiche, rischi climatici e crescenti vincoli logistici continua a sostenere il settore. Il prossimo banco di prova sarà rappresentato dall’effettiva ripresa della capacità di esportazione nel Mar Nero. In caso contrario, l’attenzione del mercato si sposterà sempre più sugli effetti che le attuali difficoltà potrebbero avere sui bilanci degli agricoltori, sulle decisioni di semina dei prossimi mesi e, in ultima analisi, sull’entità dei raccolti del prossimo anno.
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