Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
La dinamica degli utili è stata finora favorevole. Stando a FactSet, l’S&P 500 riporta per il primo trimestre 2026 un margine netto “blended” del 13,4%: se confermato, sarebbe il livello più elevato da quando la serie è monitorata (2009). Le stime indicano inoltre un ulteriore ampliamento dei margini nel prosieguo del 2026. La stagione in corso chiarirà se si tratta di un fenomeno ampio o trainato da pochi titoli ad alta capitalizzazione.
È notevole. Ed è anche un’asticella posta molto in alto. La stagione degli utili apre ora una domanda meno confortevole: le aziende riusciranno a difendere quei margini con il petrolio più caro, consumatori più selettivi e costi che continuano a esercitare pressione? Questa settimana non riguarda solo le Big Tech. Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Apple continueranno a dominare i titoli, soprattutto mentre gli investitori osservano da vicino la spesa per l’intelligenza artificiale. Ma gli indizi più utili potrebbero arrivare da società più vicine all’economia reale: Visa, Mastercard, Coca‑Cola, Starbucks, UPS, BP, TotalEnergies, ExxonMobil, Chevron, Linde, Airbus, Novartis, AstraZeneca, Caterpillar e altre.
Sono loro a poter chiarire se la crescita degli utili sia davvero ampia oppure se il mercato continui ad appoggiarsi in modo eccessivo alle spalle molto larghe della tecnologia.
Il consumatore non è in crisi, ma diventa più esigente Visa e Mastercard sono termometri economici tanto semplici quanto efficaci. Gestendo reti globali di pagamenti con carta, i loro risultati aiutano a capire se le persone continuano a spendere in negozi, viaggi, servizi e acquisti online. Non raccontano tutto, ma indicano se il denaro continua a circolare. La domanda più complessa è dove vada quel denaro. Coca‑Cola e Mondelez mettono alla prova la forza dei marchi di consumo quotidiano. Se i consumatori continuano ad acquistare bevande e snack nonostante i prezzi più alti, emerge un reale potere di prezzo. Se i volumi cedono, significa che la spesa prosegue, ma con una maggiore attenzione al costo. Starbucks offre un altro segnale significativo. Il caffè non è una rata del mutuo, ma per molti è un’abitudine quotidiana. Quando anche i piccoli piaceri iniziano a essere sostituiti da opzioni più economiche, il messaggio sulla fiducia dei consumatori diventa più chiaro. Non tutto ciò che conta nei mercati arriva in giacca e cravatta. I titoli legati a viaggi e turismo aggiungono un ulteriore livello di lettura. Booking Holdings e Royal Caribbean aiutano a capire se vacanze ed esperienze restano una priorità. Un consumatore solido nel turismo può sostenere i margini nei servizi premium, ma può anche mascherare una debolezza crescente nelle fasce di reddito più basse. La storia del consumatore non è più una linea uniforme: è uno schermo diviso.
Prezzi del petrolio più elevati creano vincitori e perdenti allo stesso tempo. BP, TotalEnergies, ExxonMobil e Chevron possono beneficiare di energia più cara, condizioni di trading più favorevoli e margini di raffinazione in miglioramento. Per queste società, un petrolio più costoso può tradursi in una maggiore generazione di cassa e nel sostegno ai ritorni per gli azionisti. Per molti altri, però, il petrolio è un fattore meno benevolo. Aumenta i costi del carburante per operatori della logistica come UPS e può mettere sotto pressione compagnie aeree, imballaggi, chimica e beni di consumo. Può anche penalizzare le case automobilistiche, come General Motors, se benzina e finanziamenti più onerosi rendono i consumatori più cauti sugli acquisti rilevanti. È per questo che il petrolio non è solo una storia energetica: è una storia di margini. Incide sul costo di produrre, spostare e vendere beni a famiglie che già devono fare i conti con bollette più elevate. Poche aziende apprezzano essere compresse su entrambi i lati. I contabili, del resto, non sono noti per l’amore del dramma. È anche qui che gli investitori dovrebbero guardare oltre il margine aggregato dell’S&P 500. FactSet rileva che, nel primo trimestre, il margine del settore energetico resta al di sotto della media a cinque anni, nonostante il petrolio sia tornato al centro della scena. Un promemoria utile: prezzi più alti delle materie prime non si traducono automaticamente in profitti più robusti. Contano ancora tempistica, raffinazione, costi di produzione e disciplina del capitale.
Gli industriali raramente dominano la stagione degli utili, ma spesso sono i primi a dire la verità. Airbus può indicare se la domanda di aerei resta solida e se le catene di fornitura stanno migliorando. Caterpillar offre una lettura su costruzioni, mining e spesa per le infrastrutture. Atlas Copco è una finestra sulla domanda di macchinari industriali. Linde, fornitore di gas industriali, segnala se la domanda essenziale business‑to‑business continua a tenere. Queste aziende contano perché sono vicine alle decisioni d’investimento reali. Ordini, portafoglio e margini possono rivelare se le imprese stanno ancora espandendo, rinviando progetti o semplicemente aspettando maggiore visibilità. È spesso più istruttivo di un altro riferimento all’“incertezza”, per quanto meno teatrale. La sanità offre un test diverso. Novartis e AstraZeneca forniscono una lettura sulla domanda globale di farmaci e sulla solidità delle pipeline di ricerca. Eli Lilly resta legata ad aspettative elevate sui trattamenti per obesità e diabete. AbbVie, Merck e Amgen rappresentano il lato più maturo del settore, dove contano flussi di cassa, rischio brevetti e nuovi prodotti. Il comparto sanitario è meno esposto al petrolio e all’umore quotidiano del consumatore rispetto a molti altri settori, il che lo rende più difensivo. Ma difensivo non significa privo di rischi. Con valutazioni elevate, anche le aziende più stabili devono continuare a mantenere le promesse.
Le Big Tech restano centrali perché rappresentano una quota rilevante dell’indice. Secondo Reuters Business, aziende pari al 44% della capitalizzazione dell’S&P 500 pubblicano i conti questa settimana, comprese le principali società tecnologiche. È un passaggio chiave per la direzione di breve periodo del mercato. Per gli investitori di lungo periodo, però, la questione è più ampia. Non riguarda solo la capacità dei colossi di continuare a investire nell’intelligenza artificiale, ma se il resto del mercato riesca a difendere i profitti senza la stessa aura di crescita. Se le Big Tech brillano mentre consumi, industriali e trasporti rallentano, l’indice può apparire più solido di quanto non sia l’azienda media sottostante. Non è necessariamente un problema immediato, ma è un rischio di concentrazione che merita attenzione.
Il primo rischio è una dipendenza eccessiva dalla tecnologia. Se i profitti record provengono soprattutto da poche aziende di dimensioni straordinarie, il margine complessivo dell’indice può mascherare pressioni diffuse altrove. Il secondo rischio è la trasmissione di prezzi del petrolio più elevati all’economia. Costi del carburante, commenti su noli e trasporti, spese per imballaggi e segnali di maggior ricorso agli sconti per difendere i volumi sono indicatori da monitorare con attenzione. Il terzo rischio è la stanchezza del consumatore. La spesa con carta può restare sostenuta anche mentre le famiglie diventano più selettive. I segnali d’allarme sono volumi in indebolimento, scontrini medi più piccoli e indicazioni del management su fenomeni di trade‑down.
Guardare ai margini, non solo alle vendite. La crescita dei ricavi perde significato se i costi aumentano più rapidamente.
Confrontare il potere di prezzo tra i settori. I marchi forti e i servizi essenziali dovrebbero dimostrare una maggiore capacità di tenuta in un contesto più selettivo.
Distinguere con attenzione i beneficiari del petrolio dalle vittime del petrolio. I guadagni del settore energetico possono comunque esercitare pressione sul mercato nel suo complesso.
Considerare le Big Tech come contesto, non come sinonimo dell’intero mercato. La forza dell’indice può nascondere una partecipazione più debole al di sotto della superficie.
Il mercato ha finora goduto di un pasto molto profittevole, ma la stagione degli utili porta ora il conto. Le Big Tech attireranno i riflettori più intensi; eppure, gli indizi più rilevanti possono arrivare altrove. Pagamenti con carta, tazze di caffè, camion in movimento, farmaci, componenti aeronautici e barili di petrolio raccontano una storia meno appariscente, ma più vicina alla vita economica quotidiana. Sono queste le aziende che operano a contatto diretto con consumatori, costi e domanda reale. Se riusciranno a proteggere i margini, la narrativa degli utili apparirà più ampia e solida. In caso contrario, i margini record potrebbero assomigliare meno a una nuova normalità e più a un tavolo molto ambito in un ristorante affollato: piacevole finché dura, ma non garantito la prossima volta.
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