Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
I titoli del settore software affrontano una doppia pressione: da un lato l’AI automatizza mansioni riducendo la domanda di licenze, dall’altro i costi legati all’AI mettono sotto stress i budget aziendali.
L'ampiezza del mercato migliora poiché sempre più azioni partecipano al rally e l’indice equal-weight continua a sovraperformare rispetto a quello ponderato per capitalizzazione.
Un quadro in cinque passaggi aiuta a distinguere tra veri innovatori e semplici “storyteller” in un contesto in cui l'AI riscrive modelli di prezzo e prospettive di utili.
Questa dinamica è evidente nella crescente divergenza tra gli indici. Da inizio anno, l’S&P 500 segna un lieve -0,14%, mentre la sua versione equal-weight avanza del 5,77%, segnalando che la partecipazione al rally si sta ampliando.
È per questo che le operazioni "tutti i software sono uguali" hanno smesso di funzionare. Il mercato inizia a distinguere. E lo sta facendo rapidamente.
L’outperformance dell’indice a parità di peso non è un dettaglio: è un segnale che il centro di gravità del mercato si sta spostando. Il vantaggio dell’indice equal-weight suggerisce che un numero crescente di titoli contribuisce ai guadagni, anche mentre i nomi più grandi trascinano verso il basso la versione ponderata per capitalizzazione. Ma c’è anche un lato meno rassicurante: una maggiore ampiezza si accompagna spesso a una maggiore dispersione. Alcuni segmenti appaiono stabili, mentre altri vengono rivalutati nell’arco di pochi giorni. Oggi il software rientra chiaramente in questo secondo gruppo. Per questo la domanda utile diventa pratica, non teorica: come testare la resilienza dell’esposizione al software quando l’IA sta trasformando sia il valore del prodotto sia il modo in cui viene monetizzato?
Per gli investitori di lungo periodo, questa dinamica può essere salutare perché riduce la dipendenza da una manciata di giganti per generare rendimento.
L’IA generativa sta spostando il software dal modello “vendere più licenze” al modello “vendere più risultati”. Questo cambia dinamiche di prezzo, concorrenza e fidelizzazione. L’obiettivo non è prevedere i vincitori, ma capire in anticipo se l’IA sta diventando valore riconosciuto, o una voce di costo sempre più difficile da giustificare. Ecco il quadro a cinque obiettivi che utilizziamo per valutare il rischio di disruption legato all’IA:
2) Rischio di eliminazione del pacchetto
3) Rischio di sostituzione "sufficiente"
4) Sensibilità delle piccole e medie imprese
5) Rischio di interruzione da parte degli agenti IA
Per rendere questo approccio operativo, abbiamo sviluppato una lista esemplificativa che raggruppa i nomi di software per rischio di interruzione e le metriche da osservare.
Innanzitutto, la disgregazione dell’IA non è unidirezionale. Le aziende possono adattare i prezzi, riorganizzare i prodotti attorno ai risultati e ricompattarsi in suite più resilienti. Un titolo può sembrare “disruptive” e comunque dimostrare un’esecuzione eccellente. In secondo luogo, il tempismo è complesso: i mercati possono punire per paura molto prima che un’azienda mostri segnali reali di debolezza, oppure ignorare questi segnali fino a quando non diventano evidenti. Per questo contano le evidenze, ma servono anche pazienza e corretta gestione delle posizioni. In terzo luogo, il ciclo di spesa legato all’IA può generare effetti doppi: se la spesa per i datacenter rallenta, i fornitori ne risentono; se accelera senza ritorni chiari, le valutazioni si comprimono.
Trattare il software come una scommessa sul “modello di pricing”: monitorare come evolve il ricavo per cliente mentre le funzionalità IA vengono introdotte.
Osservare segnali di adozione pagata di IA nei risultati, non solo accenni all'IA nelle presentazioni.
Confrontare retention e churn tra strumenti che vendono utenze e strumenti che vendono risultati.
Mantenere una visione dei possibili scenari: se si diffonde il raggruppamento, chi perde potere sui prezzi per primo e chi possiede la distribuzione?
L’IA rende il software meno simile a un prodotto statico e più simile a un bersaglio mobile. Per questo il 2026 penalizza etichette ampie come “tecnologia” o “software” e premia l’analisi specifica. La divergenza tra indice equal-weight e S&P 500 racconta la storia vera: i mercati stanno ruotando e selezionando. Nel software, la domanda chiave è scomoda ma essenziale: l’IA è un upgrade di funzionalità o un reset del pricing? Il nostro quadro a cinque obiettivi serve esattamente a questo: rendere misurabile la domanda. Non certa. Non predittiva. Solo misurabile. Perché in un mercato dominato dai numeri, l’ispirazione è utile, ma l’evidenza è migliore.