Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
Il mercato necessita di una mappa degli scenari, non di una singola previsione ottimistica.
Un cessate il fuoco potrebbe favorire la crescita ed i settori ciclici, mentre un conflitto prolungato avvantaggerebbe difesa e titoli HALO.
Una forte escalation premierebbe soprattutto energia e titoli legati alla sicurezza, lasciando poche aree immuni da conseguenze.
Lo scenario più ottimistico è lineare: la diplomazia informale comincia a funzionare, le ostilità si riducono e il traffico nello Stretto di Hormuz torna gradualmente alla normalità. In questo contesto il mercato potrebbe riscoprire, con rapidità, quanto aveva brevemente celebrato lunedì: petrolio in calo, timori d’inflazione in attenuazione e un ambiente più favorevole per gli asset a lunga duration. I principali beneficiari sarebbero i settori growth e tecnologici, in particolare quelli penalizzati dall’aumento dei tassi di sconto. Viaggi, compagnie aeree, trasporti e consumi discrezionali trarrebbero inoltre vantaggio dal minor costo dei carburanti e dal venir meno delle paure di recessione. È lo scenario in cui l’ottimismo torna a diffondersi, spesso più velocemente del previsto.
Tuttavia, un cessate il fuoco non rende la difesa irrilevante. I budget militari sono sempre più determinati dalle scelte politiche, non solo dagli eventi immediati. Reuters ha riportato a gennaio che la spesa per la difesa nell’Unione Europea ha raggiunto i 343 miliardi di EUR nel 2024 e dovrebbe salire a 381 miliardi nel 2025. Anche in un rally di sollievo, quindi, le aziende della difesa potrebbero perdere parte dell’urgenza percepita, ma non la loro rilevanza strutturale. In altri termini, la pace migliorerebbe l’umore del mercato più rapidamente di quanto ridurrebbe il bisogno europeo di rafforzare le proprie capacità di approvvigionamento e sicurezza.
È qui che le nostre shortlist su difesa e HALO iniziano a dimostrare il loro valore. HALO, acronimo di Heavy Asset, Low Obsolescence, non nasce per “prevedere la guerra”, ma per individuare modelli di business basati su asset tangibili, domanda sostitutiva, pricing power e utilità duratura. In un conflitto lento e intermittente, i vincitori relativi tendono a essere le energie integrate, le infrastrutture energetiche, le utility regolamentate, gli operatori di infrastrutture e in generale le attività fondate su asset reali e contratti di lungo periodo. Anche la difesa rientra naturalmente in questo quadro: i governi raramente rispondono a un mondo più pericoloso riducendo capacità aeree, missilistiche o satellitari. Non a caso Reuters ha riportato questa settimana che la Germania sta valutando una rete satellitare militare da 10 miliardi di EUR, in collaborazione con Rheinmetall, OHB e Airbus, un’indicazione chiara della direzione in cui si muove la spesa strategica.
In un contesto simile, la parola “beneficiario” richiederebbe un asterisco grande quanto una petroliera: pochi titoli brillerebbero in termini assoluti. I vincitori relativi, tuttavia, includerebbero con ogni probabilità i produttori di energia integrata, parti dell’infrastruttura midstream, le aziende della difesa e i fornitori del settore, insieme ad alcuni nomi legati a sicurezza, sorveglianza e aerospazio. La logica è chiara: prezzi dell’energia più elevati rafforzano i flussi di cassa dei produttori al di fuori del collo di bottiglia, mentre un conflitto più ampio indirizza ulteriori risorse verso sicurezza energetica, sistemi militari e comunicazioni strategiche. In altre parole, anche nello scenario peggiore, le nostre shortlist difesa e HALO mostrerebbero resilienza relativa: non perché immuni al danno, ma perché i loro flussi di cassa sono strettamente legati a scarsità, sicurezza e asset reali.
Il primo rischio è una de‑escalation più rapida del previsto. Il petrolio si raffredderebbe, i rendimenti scenderebbero e la leadership di mercato potrebbe tornare alla crescita più velocemente di quanto molti investitori orientati alla difesa gradirebbero. Il secondo rischio riguarda l’impatto economico di prezzi energetici elevati, anche senza una piena escalation. Il mercato sta già discutendo l’ipotesi di tassi più alti per più tempo, un fattore che potrebbe pesare sulle valutazioni globali, incluse alcune esposizioni difensive. Il terzo rischio è l’esecuzione. Anche se difesa e HALO possono avere una logica solida, catene di fornitura sotto stress, ritardi negli approvvigionamenti ed esitazioni politiche possono comunque rallentare il percorso. Un tema valido può generare ritardi nei ricavi, anche quando la narrativa è favorevole.
Utilizzare le shortlist difesa e HALO come quadri di riferimento, non come profezie.
La chiave non è considerare la guerra come un’opportunità d’investimento, ma riconoscere che lo stress di mercato rivela la vera natura di un portafoglio. Le notizie recenti sull’Iran lo mostrano chiaramente: offrono al tempo stesso abbastanza speranza per un rally di sollievo e abbastanza rischio per un nuovo rialzo del petrolio. Ed è proprio in questi contesti che il pensiero per scenari diventa più utile della semplice convinzione.
Un cessate il fuoco favorirebbe l’ottimismo. Una guerra più morbida e prolungata ricompenserebbe l’affidabilità. Un’escalation più marcata premierà soprattutto asset fisici e potere negoziale, almeno in termini relativi. I migliori investitori non fingono di conoscere il prossimo titolo che farà muovere i mercati: costruiscono una mappa per gestire le conseguenze di ogni scenario possibile, perché è lì che si gioca la vera resilienza.
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