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Rapida panoramica del mercato – 19 maggio 2026

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Rapida panoramica del mercato – 19 maggio 2026


Driver e catalizzatori di mercato

  • Azioni: I listini statunitensi hanno chiuso contrastati, l’Europa è salita grazie al comparto energetico e alle speranze di de-escalation, mentre l’Asia ha sofferto per il petrolio e i rendimenti obbligazionari.
  • Volatilità: Il VIX si attenua, i rendimenti obbligazionari restano elevati, le tensioni con l’Iran si raffreddano leggermente; in arrivo i verbali della Fed e i risultati di Nvidia.
  • Asset digitali: Bitcoin vicino a USD 77k, continuano i deflussi dagli ETF, rendimenti e quadro macro continuano a guidare il sentiment.
  • Obbligazioni: I bond globali restano sotto pressione, soprattutto sulla parte lunga della curva, dove i rendimenti sono tornati a salire nelle prime ore di martedì.
  • Valute: L’attenzione sul recente rafforzamento del dollaro USA resta focalizzata sull’aumento dei rendimenti dei Treasury. La sterlina recupera nuovamente terreno.
  • Materie prime: Il petrolio resta elevato vicino a USD 110, mentre l’oro si mantiene sopra USD 4.500.
  • Eventi macro: Dati su occupazione e richieste di sussidi nel Regno Unito, CPI canadese di aprile.

Principali notizie macro

  • Trump ha dichiarato di aver annullato un attacco pianificato contro l’Iran previsto per martedì, dopo gli appelli degli alleati del Golfo, citando “negoziati seri”.
  • Kevin Warsh presterà giuramento come presidente della Fed venerdì alla Casa Bianca alla presenza del presidente Trump, mentre i funzionari della Fed continuano a segnalare prudenza sui tagli dei tassi in un contesto di persistenti pressioni inflazionistiche.
  • Il PIL giapponese del primo trimestre 2026 è cresciuto del 2,1% su base annualizzata, superando il consenso dell’1,7%, con i consumi in aumento dello 0,3% t/t e le esportazioni nette che hanno aggiunto 0,3 punti percentuali; il deflatore del PIL è rimasto al 3,4%, sopra le attese, rafforzando le aspettative di ulteriori rialzi da parte della BoJ.
  • La vicegovernatrice della RBA Sarah Hunter ha avvertito che le aspettative di inflazione rischiano di aumentare ulteriormente e che potrebbe essere necessario un forte rallentamento economico per riportarle sotto controllo qualora sfuggissero di mano; tuttavia, i verbali della RBA hanno mostrato che la banca centrale ritiene che tre riunioni consecutive con rialzi dei tassi possano offrire al board il tempo necessario per fare una pausa e valutare l’impatto sulle famiglie australiane.
  • L’indice del mercato immobiliare NAHB/Wells Fargo negli Stati Uniti è salito a 37 a maggio 2026 da 34 di aprile, superando le attese di 35. Le vendite correnti, le aspettative di vendita a sei mesi e il traffico degli acquirenti sono aumentati ciascuno di tre punti (rispettivamente a 40, 45 e 25). La quota di costruttori che riduce i prezzi è scesa al 32% dal 36%, anche se lo sconto medio è aumentato al 6% dal 5%.

Principali appuntamenti del calendario macro (orari GMT)

· 06:00 – Regno Unito: tasso di disoccupazione di marzo / variazione dell’occupazione
· 06:00 – Regno Unito: richieste di sussidi di aprile / variazione delle richieste di disoccupazione
· 12:00 – Intervento di Waller della Fed
· 12:15 – Stati Uniti: variazione settimanale ADP dell’occupazione per la settimana terminata il 2 maggio
· 12:30 – Canada: CPI di aprile
· 14:00 – Stati Uniti: vendite di case in sospeso di aprile
Riunione a Parigi dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali del G-7

Trimestrali della settimana

  • Martedì: The Home Depot, Keysight Technologies
  • Mercoledì: Nvidia, Analog Devices, TJX Companies, Lowe’s, Intuit, Tokio Marine Holdings, Target
  • Giovedì: Walmart, Deere, Ross Stores 

Azioni

  • USA: Il Dow Jones è salito dello 0,3% a 49.686,12, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,1% a 7.403,05 e il Nasdaq è sceso dello 0,5% a 26.090,73. Il settore tecnologico ha sottoperformato, poiché il rialzo del petrolio e i rendimenti obbligazionari elevati hanno riacceso i timori inflazionistici; Nvidia ha perso l’1,3% in vista dei risultati di mercoledì, considerati il principale test della settimana per il tema AI. Regeneron è crollata del 9,8% dopo che la sperimentazione sul farmaco contro il melanoma non ha raggiunto l’obiettivo principale, mentre Seagate ha perso il 6,9% dopo commenti sulla capacità produttiva che hanno sollevato dubbi sulla rapidità con cui l’offerta di storage possa soddisfare la domanda legata all’AI. Dominion è salita del 9,4%, mentre NextEra ha perso il 4,6% dopo l’accordo interamente azionario da USD 66,8 miliardi nel settore utility.
  • Europa: Lo Stoxx 600 è salito dello 0,5% a 610,17, il DAX ha guadagnato l’1,5% a 24.307,92, il FTSE 100 è avanzato dell’1,3% a 10.323,75 e l’Euro Stoxx 50 ha chiuso in rialzo dello 0,4% a 5.849,00. I mercati hanno recuperato dopo un avvio debole, grazie alle notizie su una possibile deroga temporanea alle sanzioni sul petrolio iraniano, che hanno attenuato i timori inflazionistici, anche se i rendimenti obbligazionari continuano a tenere gli investitori svegli senza bisogno di altro caffè. Deutsche Boerse è salita del 4,7% dopo che TCI ha comunicato una partecipazione del 5,15%, mentre Shell ha guadagnato il 3,0% e Centrica il 4,1%, trainando il comparto energetico a Londra. Gli investitori osservano ora se il sollievo sul petrolio sarà duraturo.
  • Asia: I mercati asiatici hanno perso terreno, penalizzati dall’aumento del petrolio, dai rendimenti obbligazionari più elevati e dalle preoccupazioni sulla crescita cinese. Il Nikkei 225 giapponese è sceso dell’1,0% a 60.815,95 e l’Hang Seng di Hong Kong ha perso l’1,1% a 25.675,18, mentre il Kospi sudcoreano ha recuperato da un forte selloff intraday chiudendo in rialzo dello 0,3% a 7.516,04. Samsung Electronics è salita del 3,9% dopo una sentenza che ha ridotto i rischi di interruzioni dovute agli scioperi, mentre SK hynix ha guadagnato l’1,2% grazie al ritorno degli acquirenti nel settore chip. Baidu ha superato le stime trimestrali, con i ricavi core legati all’AI in crescita del 49% e superiori per la prima volta alla metà del fatturato dell’attività tradizionale.

Volatilità

  • La volatilità di mercato si è leggermente attenuata lunedì, ma gli investitori continuano a muoversi in un contesto influenzato dalla geopolitica, dai prezzi del petrolio e dall’aumento dei rendimenti obbligazionari. Il VIX ha chiuso a 17,82, in calo del 3,3%, mentre i prezzi del greggio hanno ripiegato dopo che il presidente Trump ha sospeso un attacco militare pianificato contro l’Iran e ha segnalato la ripresa dei negoziati. Questo ha contribuito ad allentare i timori inflazionistici immediati legati all’energia, anche se una certa cautela di fondo è rimasta evidente. Gli indicatori di volatilità di breve termine hanno mostrato segnali contrastanti: il VIX1D è sceso bruscamente a 13,10, mentre il VIX9D è salito a 16,86, suggerendo che gli investitori siano più preoccupati per i rischi della seconda parte della settimana piuttosto che per la sola seduta odierna.
  • I rendimenti obbligazionari stanno diventando un driver sempre più importante per i mercati azionari. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni si è mantenuto vicino al 4,60%, mentre il rendimento del trentennale è rimasto sopra il 5,1%, poiché gli investitori temono che i prezzi elevati del petrolio possano mantenere persistenti le pressioni inflazionistiche e ritardare un allentamento significativo da parte delle banche centrali. L’attenzione si sposta ora sui verbali della Fed di mercoledì, sui dati sull’inflazione nel Regno Unito e nell’UE, sui PMI statunitensi di giovedì e sui risultati di Nvidia, che restano un importante test del sentiment per il settore tecnologico e il tema AI nel suo complesso.
  • Le opzioni settimanali SPX implicano attualmente un movimento atteso di circa 104,5 punti, pari all’1,41%, in vista della scadenza di venerdì 22 maggio. Nel frattempo, il posizionamento odierno sulle opzioni SPX continua a mostrare una moderata preferenza per la protezione al ribasso, con le put at-the-money trattate a premi leggermente superiori rispetto alle call comparabili. Questo suggerisce che gli investitori continuano a coprirsi dal rischio di ribassi nel breve termine, anche se il posizionamento non riflette più una domanda di protezione tipica delle fasi di panico.

Asset digitali

  • Gli asset digitali sono rimasti sotto pressione, poiché l’aumento dei rendimenti obbligazionari e l’incertezza macro hanno continuato a pesare sugli asset speculativi. Bitcoin è stato scambiato vicino a USD 76.800, mentre Ethereum si è mantenuto intorno a USD 2.130, entrambi in estensione del ribasso della scorsa settimana nonostante i progressi normativi sulle criptovalute a Washington. Gli investitori avevano inizialmente accolto positivamente l’approvazione del Clarity Act da parte della Commissione bancaria del Senato USA, ma l’entusiasmo è svanito quando i mercati hanno riportato l’attenzione sui rischi inflazionistici, sui prezzi elevati del petrolio e sulla prospettiva di tassi d’interesse più alti più a lungo.
  • Anche le azioni e gli ETF legati alle criptovalute hanno perso terreno. IBIT ha ceduto il 2,9% ed ETHA il 4,5%, mentre gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato lunedì deflussi netti per circa USD 448 milioni, inclusi circa USD 63 milioni da IBIT. Anche gli ETF su Ethereum hanno continuato a registrare deflussi. Al di fuori di Bitcoin ed Ethereum, la debolezza è rimasta diffusa ma relativamente ordinata, con Solana scambiata vicino a USD 85, XRP intorno a USD 1,38 e Dogecoin vicino a USD 0,18.
  • Interessante notare che l’attività sulle opzioni delle azioni collegate al settore crypto ha mantenuto un tono prudentemente costruttivo. I miner e i titoli a beta elevato, come CIFR e IREN, hanno attirato posizionamenti rialzisti, mentre MSTR ha continuato a registrare importanti acquisti di call a lunga scadenza che sembravano più esposizioni sostitutive dell’azione che trading speculativo di breve termine. Allo stesso tempo, la domanda continua di put a lunga scadenza su titoli come COIN ed ETHA suggerisce che gli investitori continuano a mantenere coperture contro ulteriori ribassi piuttosto che tornare ad abbracciare pienamente il rischio.

Materie prime

  • Il greggio tratta in leggero calo, con il Brent vicino a USD 110 dopo che il presidente, su richiesta di diversi Stati del Golfo, ha sospeso un attacco pianificato per martedì, consentendo la prosecuzione di quelli che ha definito “negoziati seri”. Secondo le notizie, nessuna nave avrebbe lasciato il principale terminal di esportazione iraniano negli ultimi 10 giorni, aumentando potenzialmente le possibilità di un accordo. Nel complesso, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta solo una frazione dei livelli prebellici, nonostante questo passaggio rappresenti circa un quinto dell’offerta globale di petrolio.
  • L’oro continua a mantenersi sopra il supporto di area USD 4.500, con il prossimo livello chiave al ribasso rappresentato dalla media mobile a 200 giorni, vista l’ultima volta vicino a USD 4.355. I trader restano focalizzati sulla crisi in Medio Oriente e sull’impatto inflazionistico dei prezzi energetici persistentemente elevati, che stanno spingendo al rialzo l’inflazione globale e costringendo le banche centrali a spostare l’attenzione verso possibili rialzi dei tassi. Questo aiuta a spiegare l’attuale funzione di reazione del mercato, in cui l’escalation delle tensioni può penalizzare l’oro attraverso rendimenti più elevati e un dollaro più forte, mentre qualsiasi percorso credibile verso la de-escalation o la pace potrebbe alla fine sostenere i prezzi.

Obbligazioni

  • I rendimenti dei Treasury USA hanno corretto dai massimi intraday del ciclo lunedì, probabilmente anche grazie al ritracciamento del petrolio dopo il forte rally di lunedì, ma sono poi rimbalzati dai minimi nelle prime ore di martedì. Il rendimento del Treasury USA a 2 anni tratta vicino al 4,06% nelle prime ore di martedì, dopo un massimo al 4,10%. Il benchmark decennale quota il 4,60%, mentre il trentennale si attesta al 5,138%, poco sopra la chiusura di lunedì al 5,12%, che rappresenta il livello di chiusura giornaliero più elevato dal 2007.
  • I titoli di Stato giapponesi restano sotto pressione, soprattutto sulla parte lunga della curva dei rendimenti. Il JGB trentennale di riferimento è rimbalzato di oltre cinque punti base, trattando vicino al 4,15% nella tarda sessione di Tokyo di martedì, pur restando sotto il picco intraday di lunedì sopra il 4,2%. Anche il JGB decennale è salito di cinque punti base, avvicinandosi al livello di chiusura più alto dalla fine degli anni ’90, vicino al 2,79%.

Valute

  • Il rally del dollaro USA ha perso slancio lunedì, forse anche grazie alle speranze di un accordo di pace con l’Iran dopo il calo del petrolio, ma la forza del biglietto verde è tornata martedì, con il focus che resta sull’aumento dei rendimenti dei Treasury USA. EURUSD è sceso a 1,1634 nelle prime ore europee di martedì, dopo un massimo di 1,1662 registrato nella sessione asiatica. USDJPY ha continuato a risalire verso i massimi di lunedì appena sopra quota 159,00, mentre il mercato sembra intenzionato a testare ancora una volta la volontà del Ministero delle Finanze giapponese di intervenire per prevenire un ulteriore indebolimento dello yen.
  • La sterlina ha recuperato bruscamente terreno dopo che Andy Burnham, il candidato considerato il più probabile successore di Keir Starmer alla guida del Partito Laburista e potenziale futuro primo ministro, ha dichiarato di escludere modifiche ai limiti di indebitamento del Regno Unito qualora dovesse guidare il Paese. Questo ha invertito gran parte della recente debolezza della sterlina contro l’euro, con EURGBP tornato a 0,8680 dopo aver toccato 0,8730 lunedì. GBPUSD è rimbalzato fino a 1,3450 – importante livello di resistenza – prima che il recupero del dollaro martedì riportasse il cambio verso 1,3400.
  • Il dollaro australiano tratta in debolezza, probabilmente anche a causa dei verbali della RBA che mostrano il desiderio del board di attendere e valutare l’impatto dell’attuale ciclo di rialzi sulle famiglie prima di considerare ulteriori strette monetarie, ma anche per effetto della debolezza delle materie prime. AUDUSD tratta a 0,7127 nelle prime ore di martedì, dopo un massimo di 0,7184 lunedì, e si avvicina a un importante supporto rappresentato dal minimo di 0,7102 registrato da metà aprile.

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