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Materie prime: la scarsità alimenta il rally, dal petrolio ai cereali fino all’oro

Materie Prime 5 minutes to read

Punti chiave

  • Il rally delle materie prime si allarga: il Bloomberg Commodity Total Return (BCOM TR) resta in forte progresso ad agosto e guadagna circa il 31% da inizio anno, con metalli preziosi, cereali e soft commodities che hanno raccolto il testimone dell’energia.
  • I metalli preziosi tornano al centro dell'attenzione: oro, argento e platino beneficiano di timori fiscali, rinnovato interesse da parte degli investitori e dinamiche tecniche favorevoli, mentre il percorso della politica monetaria statunitense resta incerto.
  • Le materie prime agricole registrano il rialzo più ampio degli ultimi anni: tensioni nel Mar Nero, problemi logistici e condizioni meteorologiche più estreme sostengono forti guadagni per grano, mais, zucchero e cacao.
  • Il rame continua a guidare i metalli industriali: nonostante qualche presa di profitto nel comparto, resta vicino ai massimi storici grazie a scorte limitate fuori dagli Stati Uniti, interruzioni della produzione mineraria e forte accumulo di stock sul mercato statunitense.

I mercati delle materie prime si avviano a chiudere agosto con un altro mese di forti rialzi, ma sotto la superficie emerge una chiara rotazione della leadership. Il Bloomberg Commodity Total Return Index (BCOM TR), che replica un paniere di 24 contratti future distribuiti quasi equamente tra energia, metalli e agricoltura, è avviato verso una chiusura mensile record, portando il rendimento da inizio anno a circa il 31%, nonostante qualche presa di profitto di fine mese sull’energia e sui metalli industriali.

A distinguersi sono soprattutto il forte recupero dei metalli preziosi e il rally delle materie prime agricole. I preziosi guadagnano circa il 15% nel mese, mentre cereali e soft commodities si avviano a registrare rialzi a doppia cifra: i primi verso la migliore performance mensile dal febbraio 2022, le seconde verso il miglior risultato degli ultimi dodici anni. Nonostante la debolezza dei contratti sul bestiame statunitense, seguita alla temporanea rimozione di alcuni dazi all’importazione da parte dell’amministrazione Trump, il Bloomberg Commodity Agriculture Index si avvia a registrare il miglior mese degli ultimi cinque anni.

Il tema comune resta la scarsità. Nei metalli preziosi, i timori sulla sostenibilità fiscale, il rischio di erosione del valore delle valute e i dubbi sulla capacità dei mercati obbligazionari di assorbire un’offerta crescente di debito pubblico hanno rilanciato la domanda di asset reali. Nel comparto agricolo, invece, sono guerra, condizioni meteorologiche avverse e difficoltà logistiche ad alimentare le preoccupazioni sull’offerta futura. L’energia, al contrario, ha perso parte del suo slancio, mentre il mercato inizia a scontare con maggiore fiducia un miglioramento dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz.

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Rialzi diffusi nella maggior parte delle principali materie prime nell’ultimo mese. Fonte: Bloomberg e Saxo. Nota: le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

I metalli preziosi tornano protagonisti

I metalli preziosi sono stati il comparto più forte di agosto, con un rialzo di circa il 15% guidato da argento, oro e platino. L’oro ha sfiorato un massimo degli ultimi tre mesi in area 4.700 USD prima di consolidare in vista del discorso del presidente della Fed, Kevin Warsh, a Jackson Hole.

Il rally poggia su più fattori. Anzitutto, sono riemersi i timori sulla sostenibilità fiscale degli Stati Uniti e sulle prospettive del dollaro dopo la decisione del Tesoro di ampliare i riacquisti di Treasury a lunga scadenza. Pur trattandosi di un programma modesto rispetto alle dimensioni del mercato, il segnale ha contato più dell’ammontare: evidenzia infatti la crescente attenzione delle autorità verso costi di finanziamento elevati in un contesto di debito pubblico in continua espansione.

Ciò ha riportato al centro il tema dell’erosione del valore della moneta che ha sostenuto l’oro negli ultimi due anni. È significativo che il metallo abbia continuato a performare bene nonostante rendimenti elevati e un’inflazione ancora ben al di sopra dell’obiettivo della Fed. Oltre alla domanda strutturale delle banche centrali, questo suggerisce che gli investitori distinguano sempre più tra rendimenti elevati dovuti alla stretta monetaria e rendimenti elevati che riflettono crescenti preoccupazioni sulla finanza pubblica e sui fabbisogni di finanziamento.

Si è rafforzata anche la partecipazione degli investitori attraverso gli afflussi negli ETF e il posizionamento sui future, mentre il quadro tecnico è migliorato quando l’oro, all’inizio del mese, ha recuperato la media mobile a 200 giorni. Successivamente l’argento ha sovraperformato l’oro e anche il platino ha partecipato al rialzo, confermando il ritorno di un interesse diffuso verso l’intero comparto dei metalli preziosi.

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Oro spot. Fonte: Saxo. Nota: le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

L’agricoltura torna al centro della scena

I cereali si avviano a chiudere il mese con un rialzo di circa il 13%, il più forte dal febbraio 2022, mentre le soft commodities registrano una performance ancora migliore. Con un guadagno intorno al 14%, il comparto è sulla buona strada per archiviare il miglior mese degli ultimi dodici anni. Colpisce soprattutto l’ampiezza del rally, con mais, grano, zucchero, cacao e cotone tutti in rialzo a doppia cifra.

La corsa dei cereali è sempre più alimentata da una combinazione di guerra, condizioni meteorologiche avverse e problemi logistici. I prezzi del grano hanno raggiunto i massimi degli ultimi tre anni, mentre le difficoltà nell’area del Mar Nero si sono intensificate. Le esportazioni russe di cereali hanno subito un forte rallentamento e ad agosto dovrebbero attestarsi poco sopra i 2 milioni di tonnellate, contro una media degli ultimi cinque anni pari a circa 5,7 milioni. Nel frattempo, i porti ucraini sul Mar Nero, che in passato gestivano il 90% delle esportazioni del Paese, restano di fatto bloccati dopo gli attacchi russi, mentre rotte alternative come il Danubio risentono di una crescente congestione.

Le interruzioni stanno inoltre riducendo la liquidità degli agricoltori e alimentano i timori sugli investimenti in semine e fattori produttivi per il raccolto del prossimo anno. Russia e Ucraina rappresentano complessivamente tra il 25% e il 30% delle esportazioni mondiali di grano e un’interruzione prolungata potrebbe costringere i principali Paesi importatori a rivolgersi a fornitori più costosi. Dall’inizio di luglio i prezzi del grano a Chicago sono aumentati sensibilmente, poiché il mercato sta progressivamente incorporando questo rischio.

Nel caso del mais, alle tensioni nell’area del Mar Nero si è aggiunto un peggioramento delle prospettive produttive negli Stati Uniti. Nelle ultime settimane l’USDA ha ridotto le proprie stime di resa per la stagione in corso e successive rilevazioni sullo stato delle colture hanno rafforzato i timori che i raccolti possano risultare inferiori alle attese iniziali. Anche le preoccupazioni legate al meteo in altre aree produttive, tra cui Cina e Brasile, contribuiscono ad aumentare l’incertezza sull’offerta globale.

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Future sul grano quotati a Chicago. Fonte: Saxo.

El Niño riporta le soft commodities al centro

Le condizioni meteorologiche stanno giocando un ruolo decisivo anche nel comparto delle soft commodities, con lo zucchero protagonista assoluto grazie a un rialzo vicino al 25% nel mese. Un El Niño in rafforzamento minaccia infatti di generare effetti contrapposti nelle principali aree produttrici: piogge eccessive potrebbero ostacolare raccolti ed esportazioni in Brasile, mentre precipitazioni insufficienti in altre regioni rischiano di compromettere lo sviluppo delle colture. In India sono già emerse preoccupazioni per l’andamento del monsone e per la disponibilità interna di zucchero, mentre condizioni meteorologiche sempre più instabili accrescono l’incertezza su diverse colture tropicali.

Il rally dello zucchero è stato amplificato anche dal posizionamento degli investitori. All’inizio del mese i fondi speculativi sono passati da una marcata posizione corta a una netta posizione lunga, per la prima volta da oltre un anno, evidenziando quanto rapidamente un movimento sostenuto dai fondamentali possa accelerare quando alle ricoperture di short si aggiungono acquisti guidati dal momentum.

Anche il cacao ha registrato rialzi a doppia cifra, con l’attenzione degli operatori che si sta progressivamente spostando sul prossimo raccolto dell’Africa occidentale. I timori legati ai ritardi della raccolta in Costa d’Avorio e al deterioramento delle prospettive produttive in Ghana hanno aumentato la sensibilità del mercato alle condizioni meteorologiche dopo anni caratterizzati da una forte volatilità dell’offerta.

Non tutti gli allarmi meteo si tradurranno necessariamente in una carenza effettiva. Storicamente i mercati agricoli tendono a prezzare le previsioni meteorologiche per poi confrontarle con l’effettiva entità del raccolto. Tuttavia, con scorte relativamente contenute in diversi segmenti, tensioni geopolitiche che complicano i flussi commerciali e modelli climatici sempre più instabili, la tolleranza verso raccolti deludenti si è ridotta. Mercati che solo pochi mesi fa scontavano scenari di abbondanza stanno ora incorporando premi di rischio più elevati sulla disponibilità futura, anche perché eventuali interruzioni nelle fasi di semina, raccolta e logistica possono amplificare gli effetti di un iniziale e modesto calo della produzione.

Il rame resta ben supportato

 I metalli industriali hanno sottoperformato il più ampio rally delle materie prime nel corso di agosto, ma rame e zinco continuano a distinguersi. Il rame quotato al LME si avvia a chiudere la nona settimana consecutiva di rialzi e continua a muoversi in un trend positivo vicino ai massimi storici. Lo zinco, dopo essere balzato ai massimi degli ultimi quattro anni sui timori di scarsità di minerale, ha successivamente corretto, ma resta avviato verso un guadagno mensile di circa il 7%. Entrambi i mercati continuano a segnalare tensioni di breve periodo sul fronte dell’offerta dopo settimane di riduzione delle scorte nei magazzini LME, una dinamica che ha spinto i prezzi spot ben al di sopra delle quotazioni delle scadenze future.

Nel caso del rame, l’elemento più rilevante resta la forte distorsione geografica delle scorte. Ingenti volumi di metallo raffinato si sono accumulati negli Stati Uniti in vista di possibili futuri dazi alle importazioni, riducendo la disponibilità per altri mercati. Le scorte COMEX sono così salite a livelli record, mentre quelle disponibili nel resto del mondo si sono progressivamente assottigliate. Questo non significa che il mondo stia esaurendo il rame. Diverse stime continuano infatti a indicare un surplus globale di metallo raffinato nel corso dell’anno.

Piuttosto, le politiche commerciali e le opportunità di arbitraggio hanno creato un disallineamento regionale tra dove il rame è disponibile e dove è richiesto. Insieme alle interruzioni dell’attività mineraria, ai vincoli nelle fonderie e alla domanda strutturale legata alla transizione energetica, questo squilibrio è stato sufficiente a mantenere il mercato sotto pressione e i prezzi su livelli elevati.

Greggio in calo con più barili in transito dallo Stretto di Hormuz

I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente questa settimana, mentre cresce la convinzione che Washington e Teheran stiano cercando una via d’uscita da un confronto economicamente oneroso per entrambe le parti. Nella seconda metà di agosto il comparto energetico si è mosso in controtendenza: il Brent è sceso sotto i 90 USD al barile e si avvia a registrare la prima flessione settimanale in tre settimane, mentre il mercato inizia a scontare un graduale miglioramento delle esportazioni dal Golfo e la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

I dati di monitoraggio delle spedizioni confermano un aumento del traffico attraverso lo Stretto, alimentando le aspettative di una graduale normalizzazione dell’offerta. I produttori del Golfo stanno incrementando le esportazioni e Goldman Sachs stima che i flussi abbiano recuperato circa due terzi dei livelli precedenti al conflitto. Attualmente i transiti di greggio sono stimati tra i 6 e gli 8 milioni di barili al giorno.

Il miglioramento, tuttavia, resta disomogeneo. Se da un lato la disponibilità di greggio appare meno vincolata, dall’altro i mercati dei prodotti raffinati continuano a mostrare forte tensione. La capacità di raffinazione nel Golfo rimane parzialmente compromessa e il temporaneo stop alle esportazioni russe ha sottratto ulteriori volumi al mercato internazionale. Ne deriva una crescente divergenza tra una maggiore disponibilità di petrolio greggio e persistenti carenze di benzina e distillati. L’ultimo aggiornamento settimanale della US EIA mostra un tasso di utilizzo delle raffinerie ai massimi stagionali dal 1998. Margini record hanno incentivato gli impianti a massimizzare la produzione, mentre la domanda estera è rimasta sostenuta a causa del bando russo e della capacità ancora limitata nel Golfo Persico.

Nonostante gli elevati livelli di attività, le scorte di benzina sono scese a 209,4 milioni di barili, il minimo stagionale dal 2012, mentre quelle di distillati sono crollate a 105,6 milioni di barili, un minimo storico. Questo aiuta a spiegare perché il comparto energetico possa sottoperformare anche in presenza di elevati rischi geopolitici. Il greggio tende infatti a reagire più alla direzione del cambiamento delle interruzioni dell’offerta che al loro livello assoluto, mentre le scorte ancora ridotte di prodotti raffinati indicano che il mercato fisico resta vulnerabile a nuovi shock.

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Spread ancora elevato tra greggio e prodotti raffinati. Fonte: Bloomberg e Saxo.

Le materie prime come allocazione di portafoglio

 L’ampiezza del rally registrato quest’anno conferma che le materie prime possono svolgere un ruolo che va oltre il trading tattico di breve periodo. Un’esposizione diversificata al comparto può offrire una fonte aggiuntiva di rendimento nel lungo termine e, potenzialmente, contribuire a proteggere i portafogli nelle fasi in cui l’aumento delle aspettative d’inflazione mette sotto pressione sia le azioni sia le obbligazioni. Inoltre, i driver che sostengono il settore stanno diventando sempre più differenziati.

La domanda di petrolio resta solida, con ulteriore crescita attesa nei prossimi anni, soprattutto nelle economie emergenti. I metalli industriali, in particolare il rame, dovrebbero beneficiare della domanda strutturale legata all’elettrificazione, alla transizione energetica e al continuo sviluppo delle infrastrutture necessarie a supportare l’intelligenza artificiale. Nel frattempo, una maggiore volatilità climatica, compresa l’evoluzione del fenomeno El Niño, potrebbe limitare l’offerta agricola e mantenere elevata la sensibilità dei mercati alimentari agli shock produttivi.

Nessuno di questi temi, tuttavia, implica una traiettoria lineare dei prezzi. Un accordo diplomatico in Medio Oriente potrebbe ridurre il premio di rischio incorporato nei mercati energetici; condizioni meteorologiche più favorevoli potrebbero raffreddare rapidamente i mercati agricoli; una crescita economica globale più debole metterebbe sotto pressione la domanda di metalli industriali. Anche i metalli preziosi potrebbero essere esposti a prese di profitto qualora rendimenti reali e dollaro dovessero rafforzarsi ulteriormente.

Per il momento, il messaggio che emerge da agosto è chiaro: il rally delle materie prime non è più sostenuto principalmente dal petrolio. Metalli preziosi e cereali si sono aggiunti al movimento rialzista e, con guerra, condizioni meteorologiche avverse, politiche commerciali e timori fiscali che influenzano segmenti diversi del comparto, la scarsità, nelle sue molteplici forme, continua a rappresentare il tema dominante.

Il grafico mostra la performance a cinque anni del BCOM TR e di alcune delle sue principali componenti: l’indice ha registrato un rialzo del 76,7%, trainato da un aumento del 162,8% dei metalli preziosi (oro e argento), mentre agricoltura e metalli industriali segnano entrambe guadagni intorno al 36%.

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Performance a cinque anni dell’indice BCOM TR e di alcune delle sue componenti. Fonte: Bloomberg. Nota: le performance passate non sono indicative dei risultati futuri.

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