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Shock petrolifero e sogni elettrici: perché il conflitto iraniano sostiene la tesi EV ma non ogni titolo del settore

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Ruben Dalfovo
Ruben Dalfovo

Investment Strategist

Punti chiave

  • Prima di tutto, si tratta di uno shock petrolifero e inflazionistico, e solo successivamente di una questione legata ai veicoli elettrici (EV).

  • I costi del carburante più elevati rafforzano la posizione dei veicoli elettrici, ma non risolvono i problemi di domanda debole o valutazioni onerose.

  • Le energie rinnovabili, lo stoccaggio e le infrastrutture di ricarica potrebbero beneficiarne più silenziosamente nel lungo termine rispetto a qualsiasi singolo titolo automobilistico.


 

I prezzi del petrolio hanno la capacità di trasformare una crisi geopolitica in un tema che impatta direttamente sui bilanci delle famiglie. È questo il motivo per cui la guerra in Iran ha effetti che vanno ben oltre le dinamiche regionali e toccano anche il settore dei veicoli elettrici. Il 9 marzo 2026 il Brent ha chiuso a 98,96 USD al barile, in rialzo del 6,8%, dopo un picco intraday a 119,50 USD. Secondo Bloomberg Intelligence, attraverso lo Stretto di Hormuz transitano circa 20 milioni di barili al giorno, pari a un quinto del consumo globale di liquidi petroliferi. È quindi prima di tutto uno shock petrolifero, con implicazioni immediate su inflazione e tassi, e solo successivamente una storia che riguarda il mondo EV.

 

 

Prezzi del carburante più elevati rendono più evidente il vantaggio competitivo dei costi operativi dell’elettrico, ma non creano nuova domanda da zero: accelerano una transizione che è già in corso. La logica va oltre le automobili. Il caro petrolio aumenta l’attrattiva relativa delle energie rinnovabili, delle batterie e delle infrastrutture di ricarica, trasformando l’elettrificazione da semplice leva climatica a una forma di protezione economica contro la volatilità energetica.

 

Tesla: la protagonista della storia, ma non di tutta la storia

Tesla resta il primo nome che viene in mente quando si parla di veicoli elettrici. È il simbolo del settore, il titolo che incarna aspettative, timori e oscillazioni del sentiment sull’intero universo EV. Ma oggi la narrazione è molto più ampia. BYD porta la scala industriale, Li Auto dimostra una solidità esecutiva rara nel comparto, mentre Xiaomi introduce un nuovo slancio grazie alla sua integrazione tra ecosistema tech e mobilità. Ognuna di queste realtà racconta una sfaccettatura diversa dell’evoluzione dell’elettrificazione. Per gli investitori, questo punto è essenziale: non siamo più di fronte a una storia “monocentrica”, ma a un ecosistema complesso, popolato da modelli di business differenti e da un mercato che fatica ancora a distinguere entusiasmo e sostenibilità dei profitti.

Secondo la nostra analisi interna basata su dati Bloomberg, solo quattro gruppi legati agli EV hanno chiuso il 2024 in profitto: Tesla, BYD, Li Auto e Xiaomi. Quest’ultima merita un’attenzione particolare non perché conti meno, ma perché opera con una logica diversa: è un colosso tecnologico con una divisione EV dedicata, quindi non rientra pienamente nella definizione di “pure‑play”. Durante l’Investor Day del giugno 2025, il fondatore Lei Jun ha dichiarato che l’attività EV di Xiaomi dovrebbe raggiungere la redditività nella seconda metà del 2025, confermando come il settore stia ormai entrando in una fase in cui la scala e l’efficienza contano quanto l’innovazione (e talvolta anche di più).

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Fonte: Bloomberg, report aziendali, analisi Saxo Bank.

Questa situazione non si traduce automaticamente in una “vittoria di Tesla”. A febbraio, l’azienda ha mostrato segnali di stabilizzazione in alcune aree d’Europa dopo due anni di vendite in calo, ma stabilizzazione non equivale a una nuova fase di crescita sostenuta. Parallelamente, BYD continua a spingere sull’innovazione: il 5 marzo 2026 ha presentato una nuova batteria Blade con ricarica ancora più rapida, nonostante le preoccupazioni degli analisti per una domanda debole e una concorrenza sempre più intensa in Cina. I prezzi più alti del petrolio possono creare un contesto più favorevole all’adozione di veicoli elettrici, mentre tassi elevati e consumatori meno propensi a spendere rendono più impegnativo detenere titoli del settore. In altre parole, i mercati sono perfettamente in grado di sostenere due idee in apparenza contraddittorie allo stesso tempo.

 

Il secondo impatto viene dalla logistica

C'è un altro motivo per cui questo tema non si limita a una storia di showroom ed è legato alla logistica. Reuters riporta che Cina, India, Giappone e Corea del Sud esportano grandi volumi di veicoli verso il Medio Oriente e che Toyota potrebbe ridurre la produzione regionale di quasi 40.000 unità a causa di preoccupazioni logistiche. Se lo Stretto di Hormuz dovesse restare interrotto, i ritardi nelle spedizioni, i costi assicurativi più elevati e le deviazioni delle rotte danneggerebbero tanto i modelli a combustione quanto quelli elettrici. Un carburante più caro può stimolare l’interesse verso gli EV, ma una catena di approvvigionamento più costosa e disordinata rischia comunque di comprimere i margini, soprattutto in un settore che già opera con pressioni competitive intense.

Per gli investitori, la domanda centrale non è “quale azione EV salirà domani?”, ma quali aziende saranno in grado di assorbire costi logistici più elevati, una fiducia dei consumatori in indebolimento e condizioni di finanziamento più rigide, senza compromettere i loro piani di crescita a lungo termine. Reuters ha già segnalato costi record per le compagnie energetiche della regione, mentre i mercati obbligazionari hanno iniziato a prezzare un nuovo rischio inflazionistico, coerente con la dinamica descritta dagli shock petroliferi nei nostri materiali interni: quando il prezzo del greggio resta alto abbastanza a lungo, il timore passa dallo shock geopolitico alla persistenza dell’inflazione.

 

Rischi da monitorare

 

La narrativa ottimistica sugli EV può incrinarsi in tre modi molto semplici. Primo, l’impennata del petrolio potrebbe rientrare prima di incidere davvero sul comportamento d’acquisto: una settimana particolarmente costosa alla pompa difficilmente porta una famiglia a cambiare auto. Secondo, se i prezzi dell’energia restano elevati e ritardano i tagli dei tassi, il finanziamento diventa meno favorevole e i titoli growth ad alta valutazione possono indebolirsi anche se la narrativa di prodotto migliora.

Infine, la logistica può diventare il problema centrale. Se il traffico delle petroliere, i premi assicurativi e i flussi di componenti rimangono sotto pressione, alcuni produttori potrebbero scoprire che una domanda più forte non risolve consegne rallentate e costi più alti. I segnali da monitorare sono chiari: il Brent stabile intorno o sopra i 100 USD, rendimenti obbligazionari in aumento e dati mensili sulle immatricolazioni EV che non mostrano miglioramenti.

 

 

Guida per gli investitori

  • Se il prezzo del petrolio scende rapidamente, consideralo un colpo al sentiment, non una rivoluzione nella domanda.

  • Se il petrolio rimane alto, privilegia aziende con dimensioni, liquidità e la capacità di determinazione dei prezzi rispetto a quelle con una buona narrativa.

  • Distingui la storia del prodotto EV dalla storia delle azioni EV. Sono correlate, ma non coincidono.

  • Monitora l'evoluzione delle infrastrutture di ricarica, delle reti e dello stoccaggio come parti della stessa catena di elettrificazione.

Il sistema nel suo complesso conta

Un prezzo elevato alla pompa può favorire le vendite di veicoli elettrici, ma non rende automaticamente più semplice investire nel settore. La guerra in Iran rafforza l’argomentazione di lungo periodo per l’elettrificazione, perché ogni shock del carburante ricorda a consumatori e governi quanto la dipendenza dal petrolio sia vulnerabile. Allo stesso tempo, però, quello stesso shock può alimentare timori inflazionistici, spingere i tassi più in alto e complicare le catene di approvvigionamento.

Tesla resta il nome più riconoscibile, ma una prospettiva più ampia è più utile: BYD, Li Auto, la nuova divisione auto di Xiaomi, le reti di ricarica, le batterie, e l’evoluzione delle rinnovabili e dello stoccaggio che ne costituiscono la base. Quando la benzina diventa costosa, gli investitori più attenti non guardano solo all’auto. Guardano all’intero sistema.

Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni.

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