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Rapida panoramica del mercato – 25 marzo 2026

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BG SAXO

Rapida panoramica del mercato – 25 marzo 2026


Driver di mercato e catalizzatori

  • Azioni: gli Stati Uniti hanno registrato un calo su petrolio e software, l’Europa è salita leggermente grazie ai semiconduttori, mentre l’Asia ha rimbalzato con il calo dei timori energetici legato alle speranze di cessate il fuoco.
  • Volatilità: in diminuzione, ma ancora su livelli elevati
  • Asset digitali: le criptovalute si stabilizzano con il sentiment di rischio; i deflussi dagli ETF limitano il potenziale rialzo
  • Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury arretrano grazie alle speranze che la proposta di pace di Trump possa guadagnare consenso
  • Valute: USD misto con debole correlazione al sentiment di rischio, influenzato dalle notizie sulla guerra in Iran. AUD debole dopo dati CPI inferiori alle attese
  • Materie prime: il petrolio scende, l’oro si rafforza mentre gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra alleviano le tensioni
  • Eventi macro: Indice IFO sulla fiducia delle imprese in Germania (marzo)

Guerra in Iran: come orientarsi nell’incertezza dei mercati

Partecipa al webinar di approfondimento di oggi alle 13:00 con John J. Hardy, Global Head of Macro Strategy, e Ole Hansen, Head of Commodity Strategy di Saxo, che si concentrerà su:

  • l’evoluzione del contesto geopolitico
  • come stanno reagendo i mercati energetici e i rischi di ulteriori interruzioni
  • l’impatto su azioni globali, valute e materie prime
  • cosa possono fare gli investitori per gestire la volatilità e posizionare i portafogli in un contesto in rapido cambiamento

Iscriviti qui: https://www.bgsaxo.it/insights/events-and-webinars
Il webinar sarà in lingua inglese.


Principali notizie macro

  • I mercati finanziari hanno registrato un sollievo dopo le notizie secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe presentato all’Iran un piano in 15 punti per porre fine alla guerra, offrendo agli investitori un motivo per prezzare la possibilità di una pausa nelle ostilità, anche se un accordo duraturo appare ancora lontano. Per ora, questo è diventato il focus principale, compensando i rischi di escalation in corso, tra cui il dispiegamento di 2.000 soldati da parte di Trump, la disponibilità di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti a entrare nel conflitto, la scarsa apertura di Teheran al compromesso e l’intenzione dichiarata di Israele di proseguire gli attacchi.
  • L’inflazione CPI del Regno Unito a febbraio, pubblicata mercoledì, ha mostrato un aumento dello 0,4% su base mensile e del 3,0% su base annua, in linea con le attese e con il dato di gennaio (3,0% YoY). Il CPI core è salito al 3,2% YoY rispetto al 3,1% atteso e al 3,1% di gennaio. Il CPI dei servizi è cresciuto del 4,3% contro il 4,2% atteso e il 4,4% precedente.
  • Il CPI australiano di febbraio è risultato leggermente inferiore alle attese, attestandosi al 3,7% YoY per il dato headline (vs. 3,8% atteso e 3,8% a gennaio) e al 3,3% per la misura core “trimmed mean” (vs. 3,4% atteso e 3,3% a gennaio). I dati mensili sono stati pari allo 0,0% per l’headline e +0,2% per il trimmed mean.
  • L’indice PMI composito degli Stati Uniti è sceso a 51,4 a marzo 2026, il livello più basso da aprile scorso, segnalando un rallentamento della crescita. L’attività economica ha toccato un minimo di 11 mesi a causa dell’indebolimento degli ordini e dell’aumento dei prezzi. I servizi hanno guidato il rallentamento, mentre il manifatturiero ha mostrato resilienza. La fiducia è diminuita, portando al primo calo dell’occupazione in oltre un anno, con l’aumento dei costi di input che ha spinto al rialzo i prezzi finali.
  • L’indice PMI manifatturiero USA è salito a 52,4 a marzo 2026, superando le attese. Produzione e nuovi ordini sono cresciuti, sostenuti da una domanda estera in stabilizzazione. Nonostante un rallentamento dell’occupazione e tempi di consegna più lunghi, la fiducia delle imprese ha raggiunto un massimo di 13 mesi grazie alla riduzione dei timori sui dazi e all’ottimismo sulla domanda interna.
  • La produttività non agricola negli Stati Uniti è cresciuta dell’1,8% nel Q4 2025, sotto il 2,8% stimato e in calo rispetto al +5,2% del Q3. La produttività manifatturiera è scesa del 2,5%. Su base annua, la produttività è cresciuta del 2,5% nel Q4 ma ha rallentato al 2,1% per l’intero 2025, indicando una decelerazione nei guadagni di efficienza.

Principali appuntamenti macro (orari in GMT)

09:00 – Germania: indice IFO fiducia imprese (marzo)
17:00 – Asta del Tesoro USA: 70 miliardi USD in Note a 5 anni

Trimestrali della settimana

  • Oggi: PDD Holding, Paychex
  • Gio: Carnival

Azioni

  • USA: l’S&P 500 ha perso lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,8% e il Dow lo 0,2%, mentre i nuovi dubbi sui progressi nei negoziati con l’Iran hanno spinto il Brent sopra i 104 dollari, mantenendo gli investitori cauti. Il settore energetico è stata l’eccezione, con un rialzo del 2% e unico comparto dell’S&P 500 ancora positivo a marzo, mentre software e titoli legati alle criptovalute hanno pesato sul sentiment. Circle Internet è crollata del 20% e Coinbase di quasi il 10% dopo le modifiche al Clarity Act che vietano l’offerta di rendimenti sui saldi in stablecoin, mentre Salesforce ha perso il 6,2% a causa di un aggiornamento dello strumento agentico di Anthropic, ora in grado di completare attività direttamente su un computer. I mercati guardano prima al petrolio, poi a tutto il resto.
  • Europa: lo STOXX 50 è salito dello 0,1% a 5.581,3 e lo STOXX 600 dello 0,4% a 579,3, sostenuti dai titoli legati alle apparecchiature per semiconduttori e al settore chimico, nonostante le tensioni in Medio Oriente mantengano fragile il contesto energetico. ASML ha sovraperformato dopo che SK Hynix ha annunciato un ordine da 8 miliardi di dollari per apparecchiature litografiche, mentre il calo dei prezzi del gas naturale in Europa ha sostenuto Air Liquide (+2,2%) e BASF (+4,5%), offrendo un sollievo sui costi di input. Le banche hanno sottoperformato, con Nordea (-2,4%) e ING (-1,4%), a causa di dati PMI di marzo più deboli. Il prossimo test sarà verificare se il calo del gas potrà continuare a compensare l’impatto del petrolio più caro.
  • Asia: i mercati azionari asiatici sono saliti con forza mercoledì mattina, grazie alle speranze di un cessate il fuoco sostenuto dagli USA in Medio Oriente, che ha spinto al ribasso il petrolio e migliorato l’appetito per il rischio. Già martedì si era visto un forte slancio: Hang Seng +2,8%, Kospi +2,7%, Nikkei 225 +1,4% e Topix +2,1%, con finanziari e tecnologia a guidare il recupero dopo il rinvio degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane da parte di Washington. AIA Group e Laopu Gold hanno trainato Hong Kong, mentre SK Hynix ha sostenuto la Corea del Sud grazie ai piani di quotazione negli USA tramite ADR e Tokio Marine è salita sulla notizia di un investimento di Berkshire Hathaway. Il rally è proseguito mercoledì, con Nikkei +2,9%, Topix +2,3%, Kospi +3,1% e ASX 200 +2,0%, mentre gli investitori seguono da vicino la diplomazia beneficiando di un certo sollievo sul petrolio.

Volatilità

  • La volatilità di mercato continua a essere guidata principalmente dagli sviluppi in Medio Oriente e dai movimenti del petrolio, piuttosto che da un tipico ciclo di utili o macro. Le notizie su un possibile cessate il fuoco tra USA e Iran hanno contribuito a calmare i mercati, sostenendo le azioni e spingendo il petrolio al ribasso, ma i segnali contrastanti da Teheran mantengono gli investitori cauti. Questo tono prudente si riflette negli indicatori di volatilità: il VIX ha chiuso a 26,95, mentre le misure a breve termine restano attive con VIX1D a 20,73 e VIX9D a 28,21, indicando un’incertezza ancora elevata nel breve periodo. I futures sul VIX (VX primo mese a 24,41, secondo mese a 23,70) e uno SKEW a 142,63 segnalano una domanda persistente di copertura, nonostante l’attenuarsi delle tensioni immediate.
  • Movimento atteso SPX: le opzioni indicano una variazione di circa ±126 punti (±1,93%) fino alla scadenza di venerdì, evidenziando che il mercato si attende ancora movimenti significativi nel breve termine.
  • Skew giornaliero: la struttura delle opzioni a scadenza odierna mostra una lieve inclinazione rialzista, con le call vicino allo strike 6560 leggermente più care delle put. Ciò suggerisce una moderata propensione verso il rialzo, senza però un segnale deciso.

Asset digitali

  • I mercati crypto tornano a muoversi in linea con il sentiment di rischio globale, stabilizzandosi dopo la debolezza legata al movimento risk-off guidato dal petrolio. Bitcoin si mantiene intorno a 71.000 dollari, Ether vicino a 2.166 dollari, mentre anche Solana e XRP registrano lievi rialzi. Il contesto resta favorevole nel breve termine, poiché il calo delle tensioni geopolitiche e dei prezzi del petrolio tende a sostenere liquidità e propensione al rischio.
  • Tuttavia, la domanda istituzionale resta un punto debole chiave. Gli ETF spot su bitcoin negli Stati Uniti hanno registrato deflussi netti per 66,6 milioni di dollari il 24 marzo, inclusi -4,7 milioni da IBIT, mentre gli ETF spot su ether hanno visto deflussi netti per 40,7 milioni di dollari, con ETHA a -25,0 milioni. Questa divergenza è rilevante: i prezzi si stabilizzano, ma i flussi indicano che gli investitori istituzionali non sono ancora pienamente rientrati. Anche le azioni legate al settore crypto, come COIN e MSTR, così come i miner, restano sotto pressione.

Obbligazioni

  • I rendimenti dei Treasury USA arretrano leggermente dai massimi di martedì. I Treasury sono saliti a fine giornata martedì grazie alle speranze che il piano di pace dell’amministrazione Trump possa avviare negoziati con l’Iran. Il rendimento del Treasury a 2 anni è sceso dai massimi sopra il 3,95% fino a un minimo del 3,86%, per poi risalire al 3,89% mercoledì mattina. Il rendimento del decennale ha seguito un andamento simile, scambiando intorno al 4,35% rispetto al massimo plurimensile di circa 4,44% registrato lunedì.
  • I rendimenti europei sono rimbalzati martedì prima della diffusione del piano di pace di Trump, con il rendimento del Schatz tedesco a 2 anni in aumento di dieci punti base al 2,67%, ma destinato probabilmente a scendere all’apertura di mercoledì. I rendimenti a lungo termine hanno mostrato minore volatilità, con il Bund decennale in rialzo di due punti base al 3,03%.
  • La curva dei rendimenti dei titoli di Stato giapponesi si è leggermente appiattita mercoledì, con i rendimenti a breve vicino ai massimi ciclici, mentre il JGB decennale è sceso leggermente al 2,26%.

Materie prime

  • Il petrolio torna vicino ai 100 dollari dopo le notizie di un’intensificazione degli sforzi diplomatici USA per porre fine alla guerra con l’Iran. Allo stesso tempo, Teheran continua a consentire il passaggio di “navi non ostili” nello Stretto di Hormuz, permettendo a parte delle forniture di raggiungere un mercato globale sempre più ristretto. Mentre il premio per il rischio geopolitico oscilla, la scarsità strutturale di diverse materie prime (dal petrolio ai carburanti raffinati, fino a gas, elio e fertilizzanti) sta aumentando.
  • Oro e argento sono in rialzo, a conferma che il recente calo era principalmente legato a fattori di liquidità. I prezzi elevati del petrolio hanno alimentato timori inflazionistici, riducendo le aspettative di tagli dei tassi e spingendo al rialzo rendimenti e dollaro. Una normalizzazione allevierebbe queste pressioni, permettendo agli investitori di tornare a concentrarsi sulle prospettive di lungo periodo dell’oro, che restano sfidate ma non compromesse.
  • Il Bloomberg Commodity Index è in rialzo dell’8% questo mese, con Goldman Sachs che stima che circa l’80% dell’indice, composto da 26 Future su materie prime, sia esposto direttamente o indirettamente al conflitto tramite interruzioni dell’offerta. Questo evidenzia il ruolo delle materie prime come copertura di portafoglio e il loro valore assicurativo intrinseco.

Valute

  • Il dollaro USA ha mostrato un andamento misto tra martedì e mercoledì, con una debole reattività alle variazioni del sentiment di rischio e dei prezzi del petrolio legate alle proposte di pace dell’amministrazione Trump. EURUSD è salito fino a 1,1630 durante la sessione asiatica, per poi scendere sotto 1,1600.
  • Lo yen giapponese è stato particolarmente debole mercoledì, con USDJPY vicino a 159,00 ed EURJPY fino a 184,56, massimo da oltre tre settimane, a causa dell’aumento dei prezzi energetici e della forte dipendenza del Giappone dalle forniture che transitano nello Stretto di Hormuz.
  • Il dollaro australiano è rimasto debole dopo i dati CPI di febbraio inferiori alle attese, che hanno ridotto i rendimenti a breve e le aspettative di rialzi dei tassi da parte della RBA. AUDUSD quota 0,6971, mentre EURAUD si avvicina a 1,6635.

Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni.

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