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Rapida panoramica del mercato – 29 gennaio 2026

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Rapida panoramica del mercato – 29 gennaio 2026


Fattori trainanti e catalizzatori di mercato

  • Azioni: Chiusura contrastata negli Stati Uniti dopo la Fed, cali in Europa a causa delle trimestrali del lusso, mentre in Asia si è registrato un rally grazie a notizie su Hong Kong e sull’intelligenza artificiale.
  • Volatilità: La Fed segnala “incertezza elevata”, balzo del VIX1D, petrolio in rialzo per i rischi legati all’Iran.
  • Asset digitali: BTC/ETH in calo, afflussi selettivi su IBIT, sentiment guidato dal macro.
  • Obbligazioni: Rendimenti JGB stabili giovedì, Treasury USA a lungo termine sotto pressione mentre il dollaro si indebolisce.
  • Valute: Il dollaro USA si indebolisce dopo la volatilità legata ai commenti di Bessent sulla politica del dollaro forte. NOK e AUD tra le valute G10 più forti.
  • Materie prime: Spinta esplosiva con oro, argento e rame ai nuovi massimi storici, mentre il Brent si mantiene vicino ai 70 USD.
  • Eventi macro: Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione USA settimanali, bilancia commerciale USA di novembre, CPI di Tokyo (gennaio) in Giappone

Titoli macroeconomici

  • La Fed ha mantenuto i tassi al 3,5%-3,75% nella riunione di gennaio 2026 dopo i tagli dell’anno scorso. I governatori Miran e Waller avevano proposto un taglio di 25 punti base. La crescita economica resta stabile, con pochi nuovi posti di lavoro e disoccupazione contenuta, in un contesto di inflazione elevata. La Fed monitorerà i dati per eventuali futuri aggiustamenti. Il presidente Powell ha dichiarato che gli attuali livelli dei tassi supportano gli obiettivi mentre l’economia entra nel 2026 con forza.
  • Il Segretario al Tesoro USA Bessent ha respinto l’idea che l’amministrazione Trump stia perseguendo una politica di indebolimento del dollaro, sottolineando la preferenza per una valuta forte e negando qualsiasi intervento sul mercato giapponese. In precedenza, il dollaro aveva toccato i minimi dal 2022 a causa di speculazioni e dell’atteggiamento indifferente di Trump. Le minacce di dazi e i timori di uno shutdown hanno alimentato le vendite di asset americani.
  • Bessent ha dichiarato che non esiste un accordo commerciale con la Corea del Sud fino alla ratifica e ha criticato l’UE per aver congelato l’intesa durante il discorso di Trump a Davos. Un consigliere sudcoreano ha avvertito del rischio di nuovi dazi USA in caso di futuri disaccordi sugli investimenti.

Principali eventi macro (orari GMT)

08:30 – Decisione sui tassi della Riksbank (Svezia)
10:00 – Fiducia dei consumatori nell’Eurozona (gennaio)
13:30 – Richieste iniziali e continuative di sussidi di disoccupazione USA
13:30 – Bilancia commerciale USA (novembre)
15:00 – Ordini alle fabbriche USA (novembre)
15:30 – Variazione scorte di gas naturale EIA
18:00 – Asta del Tesoro USA su titoli a 7 anni
23:30 – CPI di Tokyo (gennaio) - Giappone
23:30 – Tasso di disoccupazione e vendite al dettaglio (dicembre) - Giappone
23:50 – Produzione industriale flash (dicembre) - Giappone

Trimestrali

  • Oggi: Apple, Samsung, Visa, Mastercard, Roche, SK Hynix, Caterpillar, SAP, ThermoFisher Scientific, KLA Corp, Blackstone, Southern Copper, ABB, Lockheed Martin
  • Venerdì: ExxonMobil, Chevron, American Express, Verizon, Regeneron
 

Azioni

  • USA: L’S&P 500 ha chiuso piatto a 6.978,03 dopo aver superato brevemente quota 7.000, il Dow è salito dello 0,0% a 49.015,60 e il Nasdaq Composite è aumentato dello 0,2% a 23.857,45 mentre la Fed ha mantenuto i tassi invariati. I semiconduttori hanno trainato grazie a Texas Instruments (+9,9%) che ha alzato le previsioni legate alla domanda nei data center, spingendo Micron (+6,1%) e Intel (+11,0%). AT&T ha guadagnato il 4,7% dopo i risultati e un outlook positivo. Dopo la chiusura, Microsoft ha perso il 6,1% per l’aumento dei capex, mentre Meta è salita quasi del 7,0% su forti ricavi pubblicitari e investimenti più stabili, e Tesla ha guadagnato l’1,9% nonostante utili deboli, con focus spostato dai veicoli al tema dei robot. Ora l’attenzione si sposta su Apple e sul prossimo dato sull’inflazione.
  • Europa: I listini europei hanno chiuso in calo, con i deludenti risultati del settore lusso e una notizia sulle banche che hanno pesato più della forza tech iniziale. L’Euro Stoxx 50 ha perso l’1,0% a 5.933,06, lo Stoxx 600 lo 0,7% a 608,51. LVMH è crollata del 7,9% dopo un outlook prudente, Hermès ha seguito con un -3,8% e ASML ha chiuso a -1,9% dopo aver azzerato i guadagni intraday nonostante ordini forti, a dimostrazione che “buono” non basta: serve “eccellente”. Deutsche Bank ha ceduto il 2,0% dopo perquisizioni legate a un’indagine sul riciclaggio, e l’attenzione resta sui risultati delle banche europee e sugli effetti dei conti USA.
  • Asia: La regione ha chiuso per lo più in rialzo, guidata da Hong Kong, grazie a un dollaro debole e a nuove notizie sull’AI che hanno supportato l’appetito per il rischio. L’Hang Seng è balzato del 2,6% a 27.826,91, il Kospi è salito dell’1,7% a 5.170,81, Shanghai ha guadagnato lo 0,3% a 4.151,24, mentre il Nikkei è rimasto invariato a 53.358,71 e il Topix ha perso lo 0,8% a 3.535,49. I progressi nelle approvazioni dei chip H200 di Nvidia hanno sostenuto il sentiment, insieme a un forte debutto IPO. HSBC +2,2%, SMIC +3,5%, China Hongqiao +7,3%, Busy Ming +69,0% dopo aver raccolto 3,67 miliardi HKD. Ora il focus è sui risultati delle big tech USA e sulle mosse di Pechino.

Volatilità

  • La volatilità resta contenuta in superficie, ma lo stress a breve termine è in aumento. Il VIX ha chiuso intorno a 16,35, mentre il VIX1D ha registrato un forte balzo, segnalando maggiore sensibilità ai titoli di breve termine piuttosto che un timore generalizzato. La Fed ha mantenuto i tassi invariati il 28 gennaio, ribadendo che l’incertezza resta elevata, il che mantiene i mercati reattivi a dati e toni della politica monetaria. Intanto, l’attenzione torna sulla geopolitica, con i prezzi del petrolio in rialzo a causa delle rinnovate tensioni tra USA e Iran, fattore che potrebbe influire sulle aspettative d’inflazione e sul sentiment di rischio se dovesse perdurare.
  • Movimento atteso (SPX, settimana): le opzioni prezzano un movimento di circa ±59 punti (±0,85%) entro il 30 gennaio, suggerendo che i mercati si attendono movimento ma non caos.
  • Controllo skew (scadenza odierna): la protezione al ribasso resta più costosa di quella al rialzo, con la volatilità implicita delle put significativamente più alta rispetto alle call equivalenti, segno di un posizionamento cauto piuttosto che di compiacenza.

Asset digitali

  • Gli asset digitali tornano a comportarsi come barometro macro. Bitcoin è sceso intorno a 88.200 USD ed Ether a circa 2.950 USD, mentre anche Solana e XRP hanno perso terreno, segnalando un leggero tono risk-off piuttosto che tensioni specifiche del mercato crypto.
  • Per gli investitori, il segnale più chiaro arriva ancora dagli ETF spot. I dati più recenti del 28 gennaio mostrano un afflusso positivo di +19,5 milioni USD su IBIT, nonostante i flussi totali degli ETF Bitcoin USA siano stati negativi nella giornata, segnalando accumulazione selettiva più che una capitolazione generalizzata. ETHA ha registrato un piccolo afflusso di +0,8 milioni USD, coerente con un atteggiamento più prudente sull’esposizione a Ethereum.
  • In generale, i mercati crypto restano sensibili ai tassi, al dollaro e ai titoli geopolitici, con i flussi che indicano convinzione selettiva piuttosto che una propensione aggressiva al rischio.

Obbligazioni

  • I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono rimasti quasi invariati dopo il calo di mercoledì, in attesa del dato CPI di Tokyo in uscita stasera e delle elezioni del 8 febbraio, che determineranno se il partito LDP del premier Takaichi otterrà la maggioranza alla Camera bassa, acquisendo il potere necessario per attuare un'agenda fiscale più espansiva.
  • La curva dei rendimenti USA si è leggermente inclinata, con il rendimento dei Treasury a 2 anni che resta bloccato sotto il livello chiave del 3,60% dopo una riunione FOMC poco incisiva, scambiando a 3,578% nelle prime ore europee di giovedì. Il rendimento del titolo a 10 anni è invece salito di due punti base nella sessione asiatica, superando il 4,26%, il livello di chiusura più alto degli ultimi sei giorni. Il differenziale tra 2 e 10 anni è positivo a 69 punti base, circa 3 punti sotto i massimi di ciclo.

Materie prime

  • Rally esplosivo delle principali materie prime, che si è esteso anche alla sessione asiatica di giovedì. Il rame è salito del 7% toccando nuovi massimi storici; l’oro ha superato nettamente i 5.500 USD dopo aver infranto i 5.000 USD lunedì, mentre l’argento si aggira intorno ai 120 USD. Il petrolio ha continuato a salire più gradualmente, con il Brent sopra i 69 USD, massimo degli ultimi quattro mesi, spinto dalle minacce di Trump contro l’Iran.
  • In generale, la corsa agli asset reali – guidata dai metalli preziosi e dal rame – continua a dominare i titoli finanziari. Il movimento è sostenuto da forte momentum, offerta limitata, riluttanza dei market maker ad assumere e mantenere posizioni, con conseguente liquidità ridotta e maggiore volatilità, il tutto in un contesto di fuga degli investitori dai titoli sovrani, tra timori fiscali, geopolitici e un dollaro persistentemente debole.
  • Il rally del rame è particolarmente significativo, segnalando un crescente scollamento tra fondamentali deboli nel breve – soprattutto in Cina – e l’aumento dell’offerta globale che spinge la curva in contango, mentre si alimenta una frenesia speculativa verso uno dei metalli chiave della transizione energetica.
  • Il Bloomberg Commodity TR Index è in rialzo del 15% da inizio mese, con i metalli preziosi a +39%, i metalli industriali a +11% e l’energia a +14,7%, mentre il settore agricolo resta per lo più stabile.

Valute

  • Ventiquattro ore molto volatili per il dollaro USA, che chiude ancora in calo. Dopo un forte indebolimento causato dai commenti di Trump che ha minimizzato il valore del dollaro martedì, il Segretario al Tesoro Bessent ha riaffermato che gli USA mantengono una politica di dollaro forte e che “assolutamente non” stanno intervenendo nel cambio USD/JPY. Questo ha spinto il dollaro al rialzo, con EUR/USD che ha testato l’area critica 1,1900 e USD/JPY salito fino a 154,05. Prima della riunione FOMC, la situazione si è invertita: USD/JPY è tornato verso 153,00 nella sessione asiatica di giovedì e EUR/USD è risalito quasi a 1,2000.
  • AUD ha continuato a rafforzarsi su base ampia, con AUD/USD che ha raggiunto nuovi massimi dal 2023 sopra 0,7090, mentre EUR/AUD è sceso bruscamente sotto 1,7000 nelle ore finali della sessione asiatica. Il prossimo catalizzatore per l’AUD sarà la riunione RBA di martedì prossimo, dove il 70% del mercato prezza il primo rialzo dei tassi di un nuovo ciclo.

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