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Azioni: Ritorno dell’avversione al rischio: Wall Street ha chiuso invariata, mentre Europa e Asia hanno registrato ribassi con il balzo del petrolio dopo l’escalation in Medio Oriente.
Volatilità: VIX su livelli elevati, futures improntati al risk-off, incertezza sull’Iran, focus su energia e inflazione.
Asset digitali: BTC stabile, ETH resiliente, IBIT/ETHA in rialzo, afflussi negli ETF di supporto, attenzione alla geopolitica.
Obbligazioni: I rendimenti dei Treasury USA rimbalzano bruscamente per i timori inflazionistici legati al rialzo dei prezzi energetici.
Valute: Il dollaro USA recupera terreno come bene rifugio con l’aumento delle tensioni legate al conflitto con l’Iran.
Materie prime: Il gas naturale europeo è balzato del 50% lunedì. Petrolio in recupero. Oro sostenuto ma sotto i massimi.
Eventi macro: CPI preliminare di febbraio dell’Eurozona.
Principali notizie macro
Il Presidente USA Trump ha avvertito che gli attacchi statunitensi contro l’Iran proseguiranno finché non verrà eliminata la minaccia, lasciando intendere che il conflitto potrebbe durare un mese o più. L’Iran ha dichiarato chiuso lo Stretto di Hormuz, minacciando le imbarcazioni in transito.
Gli Stati Uniti potrebbero limitare le esportazioni del chip H200 di Nvidia a 75.000 unità per azienda cinese, restringendo l’accesso al mercato. Anche i chip AMD rientrerebbero nel tetto previsto. Le spedizioni complessive verso la Cina potrebbero arrivare a un milione di unità, con impatti sulle principali società tecnologiche.
L’ISM Manufacturing PMI è salito leggermente a 52,4 rispetto al 52,6 di gennaio, superando le attese di 51,8 per febbraio. L’aumento è stato trainato da un forte rialzo della componente prezzi pagati, salita a 70,5, il livello più alto da giugno 2022. Gli ordini arretrati sono cresciuti di 5 punti a 56,6, massimo da maggio 2022. L’occupazione è migliorata marginalmente a 48,8, pur restando sotto la soglia di espansione. I nuovi ordini sono scesi a 55,8 e la produzione è calata a 53,5. Tre indicatori della domanda restano comunque in territorio espansivo.
Il tasso di disoccupazione in Giappone è salito al 2,7% a gennaio 2026, sopra le previsioni e ai massimi da luglio 2024. L’occupazione è diminuita di 290.000 unità, mentre la forza lavoro è scesa a 70,08 milioni. Il tasso di partecipazione si è attestato al 63,5%. Il rapporto posti di lavoro/candidati è stato pari a 1,18.
Le vendite al dettaglio in Germania sono diminuite dello 0,9% a gennaio 2026, peggio del -0,2% atteso, dopo il +1,2% di dicembre. Le vendite non alimentari sono calate dell’1,7%, quelle alimentari sono rimaste invariate e l’e-commerce è cresciuto del 2,5%. Su base annua, il commercio al dettaglio è aumentato dell’1,2%, in rallentamento rispetto al +2,5% di dicembre.
Trump ha annunciato la prosecuzione delle operazioni militari USA in Iran, citando lo sviluppo missilistico iraniano in grado di raggiungere gli Stati Uniti e il programma nucleare. Ha indicato che le operazioni stanno procedendo più rapidamente del previsto, ma potrebbero essere estese se necessario.
Principali appuntamenti macro (orari GMT)
10:00 – CPI preliminare di febbraio dell’Eurozona 00:30 – Stima PIL Australia Q4
Trimestrali della settimana
Oggi: Crowdstrike, Ross Stores, Sea Limited, Thales, AutoZone
Giovedì: Costco, Petrobras, Marvell Technology, Merck, Deutsche Post, Reckitt Benckiser, Ciena, Galderma, Kroger, Universal Music Group, JD.com, Aviva
Venerdì: OTP Bank
Azioni
USA: L’S&P 500 ha chiuso invariato, il Dow ha perso lo 0,2% a 48.904,78 e il Nasdaq ha guadagnato lo 0,4% a 22.748,86 dopo una seduta volatile influenzata dalle notizie dal Medio Oriente e dal rialzo del petrolio. Energia e difesa hanno sostenuto il mercato: Exxon Mobil +1,1% e Northrop Grumman +5,9%, grazie alle attese di maggiore domanda di carburante e attrezzature. Nvidia è salita del 3,0% dopo aver annunciato investimenti per 2 miliardi di dollari in due fornitori di ottica per rafforzare il networking dei data center AI, mentre Palantir ha guadagnato il 5,8% grazie alla forte esposizione al settore difesa. L’attenzione resta ora su petrolio, rendimenti e riunione Fed del 18 marzo.
Europa: Lo STOXX 600 ha perso l’1,6% a 623,63 e l’Euro STOXX 50 il 2,5% a 5.986,93, mentre il FTSE 100 ha ceduto l’1,2% a 10.780,11, con lo shock energetico passato dalla teoria ai mercati. Viaggi e banche hanno guidato i ribassi, con IAG -5,5% dopo cancellazioni di voli. Energia e difesa hanno tenuto meglio: Shell +1,9%, BAE Systems +6,0%, mentre Maersk è salita del 7,9% grazie alle aspettative di noli più elevati per via dei maggiori costi assicurativi e delle deviazioni delle rotte. Gli investitori monitorano ora petrolio e gas e le implicazioni sulle aspettative di tagli dei tassi.
Asia: Le vendite si sono intensificate: il Nikkei 225 ha perso il 2,6% a 56.243,00, il CSI 300 l’1,3% a 4.666,42 e il KOSPI sudcoreano è crollato del 7,2% a 5.791,91 alla riapertura dopo la festività del Giorno del Movimento per l’Indipendenza. L’Hang Seng di Hong Kong aveva già chiuso lunedì a -2,1% a 26.059,85. Lo shock petrolifero ha colpito esportatori e produttori di chip: Samsung Electronics -9,8%, SK hynix -11,1%, Hyundai Motor -11,9%, mentre Mitsubishi Heavy Industries in Giappone ha perso il 4,7%. Il focus è sulla durata delle tensioni su greggio e trasporti e sul possibile impatto sugli utili.
Volatilità
La volatilità resta elevata dopo la seduta di lunedì guidata dalle notizie sull’Iran. Il VIX ha chiuso a 21,44 (+7,96%), segnalando che gli investitori continuano a prezzare un premio per il rischio geopolitico. Anche i futures sul VIX trattano sopra lo spot, con il contratto front-month intorno a 22,05, indicando attese di incertezza persistente nel breve termine.
I futures notturni indicano ulteriore cautela: Euro Stoxx 50 -0,98%, S&P 500 -0,89%, Nasdaq -1,09%, Russell 2000 -1,33% e Dow -0,85%. Gli investitori stanno rivalutando il rischio iniziale, in particolare su approvvigionamento energetico, aspettative di inflazione e possibili reazioni delle banche centrali in caso di petrolio persistentemente elevato.
Movimento atteso dell’SPX (implicito dalle opzioni, questa settimana): circa ±109 punti (≈±1,6%) entro venerdì 6 marzo.
Per la scadenza odierna, le coperture al ribasso restano più costose rispetto all’esposizione al rialzo, segnalando che gli investitori privilegiano la protezione rispetto a un’assunzione aggressiva di rischio.
Asset digitali
Gli asset digitali hanno tenuto relativamente bene nonostante la maggiore sensibilità al rischio. Bitcoin scambia intorno a 67.800 USD, Ethereum vicino a 1.990 USD, mentre Solana (~85,4 USD) e XRP (~1,36 USD) risultano leggermente più deboli nella seduta. I titoli legati al settore crypto sono in rialzo, con IBIT +5,39% ed ETHA +5,85%, a conferma che la domanda via ETF rappresenta un importante fattore di stabilizzazione.
I recenti flussi mostrano afflussi netti continui negli ETF spot su Bitcoin ed Ethereum, suggerendo che l’allocazione istituzionale stia attenuando la volatilità nonostante il peso delle tensioni geopolitiche sul sentiment macro. La questione chiave nei prossimi giorni sarà se le criptovalute continueranno a muoversi come asset rischiosi insieme alle azioni o se gli afflussi negli ETF consentiranno una maggiore tenuta rispetto alle oscillazioni dei mercati tradizionali.
Obbligazioni
Forte vendita sui Treasury USA, con rendimenti in deciso rialzo. Il rendimento del Treasury decennale di riferimento è salito di oltre dodici punti base dai minimi di inizio settimana al 4,05%, mentre il biennale è balzato in misura analoga oltre il 3,48%. I timori inflazionistici – o l’aumento dei rendimenti reali offerti dai Treasury in caso di inflazione più alta – sembrano alla base del movimento, in un contesto di nuovi massimi del petrolio legati al conflitto con l’Iran.
Vendite anche sui titoli di Stato giapponesi, con irripidimento della curva, poiché il rialzo del petrolio alimenta le aspettative di inflazione. Il rendimento del JGB a 2 anni è salito di due punti base oltre l’1,25%, mentre il decennale è aumentato di oltre quattro punti base al 2,13%.
Materie prime
Oro e argento hanno ritracciato lunedì; l’argento resta sotto pressione martedì in Asia, mentre l’oro recupera. L’oro quota intorno a 5.350 USD l’oncia e l’argento è sceso sotto i 99 USD l’oncia dopo aver toccato un picco sopra tale livello all’inizio di lunedì.
I futures sul greggio sono rimbalzati rispetto alle chiusure di lunedì dopo la minaccia dell’Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz mentre proseguono gli attacchi di USA e Israele. Il Brent con scadenza maggio è salito di oltre due dollari a poco meno di 80 USD al barile e il WTI di aprile ha guadagnato più di 1,50 USD a 72,80 USD al barile.
I prezzi del gas naturale europeo sono saliti di quasi il 50% lunedì e potrebbero subire ulteriori pressioni al rialzo dopo gli attacchi iraniani agli impianti di produzione di gas in Qatar e l’interruzione dei terminali LNG a causa del conflitto.
Valute
Il dollaro USA ha recuperato terreno poiché il conflitto con l’Iran riaccende i timori di interruzioni nelle forniture globali di petrolio e gas (LNG), penalizzando il sentiment di rischio. L’EURUSD è sceso sotto 1,1670, segnando nuovi minimi del ciclo recente nelle contrattazioni asiatiche di martedì. L’USDJPY è rimasto stabile intorno a 157,40, quasi invariato rispetto alla chiusura di lunedì.
La sterlina ha rimbalzato, con EURGBP tornato sotto 0,8750, annullando il recente breakout rialzista legato alle preoccupazioni politiche.
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