Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Riassunto: la visione degli investitori italiani su mercati, diversificazione e principali temi macro nei prossimi sei mesi
In prima battuta, abbiamo chiesto ai nostri clienti se ritenessero che, nei sei mesi successivi, cinque mercati azionari (Italia - FTSE MIB, Stati Uniti, Europa, Giappone e mercato globale) sarebbero:
1) saliti,
2) scesi,
3) rimasti invariati.
Per il mercato italiano, il 31% degli intervistati si attende un rialzo, contro il 48% del campione globale, mentre la quota di chi prevede “nessun movimento” è relativamente più elevata, a conferma di una lettura domestica più neutrale. Il Giappone emerge invece in modo più favorevole: il 58% degli investitori italiani prevede un aumento, rispetto al 63% a livello globale.
Le aspettative sull’Europa sono più prudenti (34% vs 51% globale), mentre sugli Stati Uniti si registra la lettura più cauta: solo il 20% degli investitori italiani si aspetta un rialzo, contro il 40% del campione globale. Anche sul mercato azionario globale prevale una visione più neutrale, con il 41% di attese di rialzo rispetto al 57% globale e una preferenza relativamente più marcata per lo scenario di stabilità.
Nel complesso, l’Italia ricalca l’ordine di preferenza globale (con Giappone ed Europa tra i mercati che ispirano maggiore fiducia) ma con un tono più neutrale sul mercato domestico e su quello globale, e una view relativamente più debole sugli Stati Uniti.
Le differenze di genere riflettono l’impostazione generale: le donne mostrano una posizione più bilanciata sul mercato italiano, mentre gli uomini si allineano al dato aggregato nazionale, pur restando più cauti rispetto al campione globale sulla maggior parte dei mercati. Per fasce di età, investitori più giovani e più anziani si dividono tra “nessun movimento” e “rialzo” sul mercato italiano, con una leggera preferenza per il Giappone in tutti i gruppi, a conferma di un mix italiano di ricerca di stabilità e ottimismo selettivo.
Nel complesso, i pattern demografici preservano il quadro di sintesi: il Giappone è il mercato che catalizza la fiducia maggiore, mentre Italia, Europa, mercato globale e soprattutto Stati Uniti vengono letti in chiave più prudente rispetto al campione globale.
Abbiamo chiesto ai nostri clienti se, nei prossimi sei mesi, intendano investire nello stesso numero, in un numero maggiore o in un numero inferiore di regioni, settori o classi di attivo rispetto a oggi.
L’Italia riflette molto da vicino il posizionamento globale. Il 63% degli investitori prevede di mantenere invariato l’attuale perimetro di investimento (63% Italia vs 63% globale), il 27% intende aggiungere nuove aree (27% vs 27%), mentre il 10% prevede di investire in un numero inferiore di aree (10% vs 10%).
In sintesi, gli investitori italiani privilegiano la continuità, con un’apertura misurata verso nuove esposizioni e una limitata propensione alla riduzione del rischio, in linea con quanto emerge dal campione globale.
Le donne tendono a privilegiare lo scenario di allocazioni invariate, ma risultano anche più inclini della media nazionale ad aggiungere nuove aree (40% vs 27%) e meno propense a ridurle (0% vs 10%). Per fascia d’età, gli investitori 18–35 anni sono i più orientati a mantenere stabili le allocazioni, mentre le coorti più anziane mostrano un maggiore equilibrio tra gli scenari “invariate” e “nuove”, con una quota di riduzione leggermente più elevata tra i più anziani.
Nel complesso, queste differenze confermano che il profilo di diversificazione degli investitori italiani è sostanzialmente allineato a quello globale: allocazioni stabili, con espansione selettiva.
La percezione di sopravvalutazione emerge come il tema più rilevante, con il 70% degli investitori italiani che lo considera un potenziale driver di cambiamento, contro il 69% a livello globale: un dato perfettamente in linea con il segnale internazionale. Tutti gli altri temi registrano invece valori inferiori rispetto al campione globale: impatto delle politiche di Trump 46% (vs 57%), esigenze di difesa europee 42% (vs 48%), opportunità legate all’AI 49% (vs 56%), timori legati all’AI 49% (vs 53%) e ottimismo sulla crescita 46% (vs 54%).
Nel complesso, l’Italia mostra una postura macro misurata: i timori di sopravvalutazione risuonano in misura analoga al resto del mondo, mentre politica, difesa, AI e crescita risultano relativamente meno determinanti nel guidare eventuali revisioni strategiche.
Le donne attribuiscono un’attenzione maggiore rispetto agli uomini ai temi legati all’AI e alla sopravvalutazione dei mercati, mentre gli uomini ricalcano in larga misura l’aggregato nazionale sugli altri fronti. Per fascia d’età, la sensibilità al tema della sopravvalutazione aumenta con l’età, mentre l’ottimismo sulla crescita risulta più contenuto tra i più giovani, coerentemente con un profilo complessivo prudente e orientato alla stabilità.
In sintesi, gli investitori italiani attribuiscono un peso rilevante ai rischi di valutazione, ma mostrano una propensione generalmente inferiore rispetto al campione globale a modificare la strategia sulla base degli altri driver macro.
L’indagine è stata condotta dal 6 febbraio al 1° marzo 2026. Di conseguenza, la maggior parte delle risposte è stata raccolta prima degli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran del 28 febbraio 2026 e non riflette l’ulteriore incertezza generata da questo conflitto, che potrebbe aver influito sul sentiment degli investitori. Il sondaggio chiedeva agli investitori di esprimere la propria percezione dei mercati finanziari nel periodo di sei mesi, dal 1° aprile al 30 settembre. Hanno partecipato all’indagine 153 clienti in Italia.
| Segmento | Rialzo | Nessun movimento | Ribasso |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 31,0% | 50,7% | 18,3% |
| Uomini | 30,4% | 51,1% | 18,5% |
| Donne | 40,0% | 60,0% | 0,0% |
| Età 18–35 | 30,0% | 60,0% | 10,0% |
| Età 36–60 | 27,2% | 54,3% | 18,5% |
| Età 61+ | 37,3% | 43,1% | 19,6% |
| Segmento | Rialzo | Nessun movimento | Ribasso |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 20,3% | 45,5% | 34,3% |
| Uomini | 20,6% | 45,6% | 33,8% |
| Donne | 20,0% | 40,0% | 40,0% |
| Età 18–35 | 18,2% | 54,5% | 27,3% |
| Età 36–60 | 18,1% | 47,0% | 34,9% |
| Età 61+ | 24,5% | 40,8% | 34,7% |
| Segmento | Rialzo | Nessun movimento | Ribasso |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 34,0% | 45,4% | 20,6% |
| Uomini | 34,1% | 46,7% | 19,3% |
| Donne | 25,0% | 25,0% | 50,0% |
| Età 18–35 | 30,0% | 70,0% | 0,0% |
| Età 36–60 | 33,3% | 48,1% | 18,5% |
| Età 61+ | 36,0% | 36,0% | 28,0% |
| Segmento | Rialzo | Nessun movimento | Ribasso |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 57,7% | 29,3% | 13,0% |
| Uomini | 57,6% | 30,5% | 11,9% |
| Donne | 66,7% | 0,0% | 33,3% |
| Età 18–35 | 66,7% | 22,2% | 11,1% |
| Età 36–60 | 58,3% | 29,2% | 12,5% |
| Età 61+ | 54,8% | 31,0% | 14,3% |
| Segmento | Rialzo | Nessun movimento | Ribasso |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 41,3% | 46,4% | 12,3% |
| Uomini | 42,4% | 45,5% | 12,1% |
| Donne | 0,0% | 100,0% | 0,0% |
| Età 18–35 | 45,5% | 54,5% | 0,0% |
| Età 36–60 | 38,0% | 48,1% | 13,9% |
| Età 61+ | 45,8% | 41,7% | 12,5% |
| Segmento | Invariate | Nuove | Minori |
|---|---|---|---|
| Tutte le risposte | 63,4% | 26,8% | 9,8% |
| Uomini | 63,4% | 26,2% | 10,3% |
| Donne | 60,0% | 40,0% | 0,0% |
| Età 18–35 | 75,0% | 25,0% | 0,0% |
| Età 36–60 | 60,2% | 31,8% | 8,0% |
| Età 61+ | 66,0% | 18,9% | 15,1% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 46,3% | 53,7% |
| Uomini | 48,1% | 51,9% |
| Donne | 20,0% | 80,0% |
| Età 18–35 | 33,3% | 66,7% |
| Età 36–60 | 44,3% | 55,7% |
| Età 61+ | 52,1% | 47,9% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 42,5% | 57,5% |
| Uomini | 43,2% | 56,8% |
| Donne | 40,0% | 60,0% |
| Età 18–35 | 27,3% | 72,7% |
| Età 36–60 | 38,3% | 61,7% |
| Età 61+ | 53,2% | 46,8% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 48,9% | 51,1% |
| Uomini | 49,6% | 50,4% |
| Donne | 50,0% | 50,0% |
| Età 18–35 | 40,0% | 60,0% |
| Età 36–60 | 48,1% | 51,9% |
| Età 61+ | 52,1% | 47,9% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 49,2% | 50,8% |
| Uomini | 48,4% | 51,6% |
| Donne | 100,0% | 0,0% |
| Età 18–35 | 50,0% | 50,0% |
| Età 36–60 | 50,0% | 50,0% |
| Età 61+ | 47,7% | 52,3% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 45,5% | 54,5% |
| Uomini | 45,7% | 54,3% |
| Donne | 60,0% | 40,0% |
| Età 18–35 | 27,3% | 72,7% |
| Età 36–60 | 46,8% | 53,2% |
| Età 61+ | 47,8% | 52,2% |
| Segmento | Sì | No |
|---|---|---|
| Tutte le risposte | 69,9% | 30,1% |
| Uomini | 70,3% | 29,7% |
| Donne | 100,0% | 0,0% |
| Età 18–35 | 45,5% | 54,5% |
| Età 36–60 | 73,3% | 26,7% |
| Età 61+ | 70,2% | 29,8% |