Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
La Pasqua di quest’anno arriva in un contesto globale particolarmente complesso. L’escalation del conflitto in Medio Oriente ha riacceso i timori sia sulla crescita economica sia sull’inflazione. Il rincaro dell’energia (dal greggio ai prodotti raffinati, fino al gas) si è trasmesso rapidamente ai costi di fertilizzanti, trasporti e input industriali, alimentando nuove pressioni sui prezzi alimentari. I mercati finanziari riflettono pienamente questo clima di incertezza. Nel corso del mese, S&P 500 e Nasdaq hanno perso circa l’8%, mentre il paniere dei Magnifici 7 e l’Euro Stoxx 50 si sono avvicinati ad un calo del 10%. Ancora più marcata la correzione nei principali mercati emergenti, in flessione intorno al 12%, dopo essere stati tra i preferiti degli investitori nei primi due mesi dell’anno. In uno scenario simile, le commodity legate ai consumi discrezionali difficilmente offrono segnali di sollievo. Quest’anno, però, il cacao fa eccezione. Dopo un rimbalzo di circa il 10% nel mese, i prezzi restano infatti ben al di sotto dei picchi estremi toccati lo scorso anno. Con quotazioni intorno ai 3.100 dollari per tonnellata, il cacao si colloca ancora sopra la media di lungo periodo (circa 2.600 dollari, prevalente prima dell’impennata del 2024–25) ma risulta in calo di circa il 65% rispetto alla scorsa Pasqua, quando i prezzi sfioravano gli 8.800 dollari. Quello che per un breve periodo è stato uno dei bull market più disordinati del panorama delle materie prime si è rapidamente normalizzato. Il movimento conferma un principio ben noto: la miglior cura per prezzi troppo elevati sono prezzi troppo elevati. Nel pieno del rally, il cacao era passato da commodity agricola relativamente stabile a mercato di scarsità, dominato da timori sull’offerta e da un forte momentum speculativo. Questo cambio di regime ha innescato una risposta prevedibile lungo l’intera filiera. Dal lato della domanda, i produttori di cioccolato si sono mossi rapidamente per difendere i margini: riduzione delle grammature, revisione delle ricette e maggiore utilizzo di ingredienti sostitutivi hanno progressivamente ridotto il contenuto di cacao in molti prodotti. Cambiamenti spesso poco percepibili dal consumatore finale, ma sufficienti a rallentare in modo significativo la crescita della domanda. Parallelamente, l’impennata dei prezzi ha modificato anche le aspettative sull’offerta. Pur in presenza di criticità strutturali nei principali Paesi produttori, la tensione estrema osservata nella stagione 2023/24 ha iniziato ad attenuarsi. La narrativa di mercato si è così spostata da uno scenario di deficit evidente verso un contesto più equilibrato, e potenzialmente in surplus, man mano che la produzione si stabilizza e la domanda rallenta. La combinazione di domanda più debole e aspettative di offerta in miglioramento ha rimosso quel senso di urgenza che aveva alimentato la corsa ai prezzi. Nei mercati delle commodity, la scomparsa degli acquisti di panico può essere potente quanto un aumento dell’offerta fisica. Va ricordato che il calo dei Future non si traduce immediatamente in prezzi più bassi sugli scaffali. I listini al dettaglio si adeguano con ritardo, a causa delle strategie di copertura e dei cicli delle scorte. La direzione di marcia, tuttavia, è chiara: la pressione sui costi che ha caratterizzato gli ultimi due anni sta gradualmente diminuendo. In questo senso, il cacao rappresenta un’eccezione nel quadro macro attuale. Mentre energia, metalli e buona parte del comparto agricolo affrontano nuovi rischi al rialzo legati a shock geopolitici e a costi di produzione più elevati, il cacao si muove in controtendenza, offrendo una rara area di sollievo. Aggiunge una nota quasi surreale alla narrazione pasquale un episodio di cronaca recente. Il 26 marzo, un camion che trasportava 413.793 unità, circa 12 tonnellate, di barrette KitKat a tema Formula Uno è stato rubato durante il transito in Europa. La spedizione, legata alla partnership tra KitKat e la Formula Uno, non è stata ancora recuperata. È improbabile che un singolo furto abbia un impatto materiale sul mercato globale del cacao, ma l’episodio resta un promemoria utile: le catene di approvvigionamento rimangono vulnerabili, anche nei segmenti in cui i fondamentali sembrano migliorare. Allo stesso tempo, sottolinea il valore persistente, economico e culturale, del cioccolato in una fase di sentiment ancora fragile. Nel complesso, la storia del cacao in questa Pasqua offre un controcanto interessante alla narrativa macro dominante. In un mondo segnato da costi energetici in risalita, rischi geopolitici e volatilità finanziaria, uno dei beni di conforto più familiari è diventato, silenziosamente, più accessibile a livello di materia prima. Il cioccolato non cambierà la traiettoria dei mercati globali, né basterà a compensare le sfide che gravano sull’economia. Ma dopo una fase in cui il prezzo del cacao aveva raggiunto livelli insostenibili, il ridimensionamento attuale è un promemoria di quanto rapidamente i mercati delle materie prime possano riequilibrarsi. Per il momento, almeno, l’indulgenza pasquale poggia su un costo alla fonte leggermente più basso. Nel contesto attuale, anche questo può essere considerato un piccolo ma significativo segnale positivo.
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