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Rapida panoramica di mercato – 31 marzo 2026

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BG SAXO

Rapida panoramica di mercato – 31 marzo 2026


Fattori trainanti e catalizzatori di mercato

  • Azioni: i titoli statunitensi sono scesi, l’Europa è avanzata e l’Asia è rimasta sotto pressione, mentre petrolio, timori inflazionistici e debolezza dei chip hanno guidato la divergenza regionale
  • Volatilità: Iran, petrolio, VIX elevato, skew ribassista
  • Asset digitali: BTC/ETH stabili, flussi ETF misti, debolezza di ETH, posizionamento difensivo
  • Obbligazioni: i titoli di Stato USA recuperano dalla più profonda vendita degli ultimi 17 mesi
  • Valute: il USD si mantiene vicino ai massimi degli ultimi quattro mesi, chiudendo un mese forte
  • Materie prime: il petrolio oscilla su segnali contrastanti da Washington; l’oro testa una resistenza; in arrivo un importante report sui raccolti USA
  • Eventi macro: CPI di marzo dell’Eurozona, JOLTS Job Openings USA di febbraio e fiducia dei consumatori di marzo

Principali notizie macro

  • Il presidente Trump avrebbe segnalato la disponibilità a ridurre la campagna militare statunitense contro l’Iran, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere in gran parte chiuso. Questo apparente cambio di strategia riflette l’obiettivo di raggiungere risultati chiave, tra cui il ridimensionamento delle capacità navali e dell’arsenale missilistico iraniano, passando al contempo verso iniziative diplomatiche per ripristinare il libero flusso del commercio.
  • Allo stesso tempo, le tensioni sul campo continuano ad aumentare. L’Iran ha colpito una petroliera kuwaitiana nel porto di Dubai, provocando un incendio e aumentando il rischio di una fuoriuscita di petrolio nelle acque circostanti. Parallelamente, si dice che Teheran stia incoraggiando le forze Houthi a prepararsi per una nuova campagna contro le rotte marittime del Mar Rosso, qualora gli attacchi statunitensi dovessero intensificarsi.
  • Sul fronte della politica monetaria, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha ribadito che le aspettative di inflazione a lungo termine negli Stati Uniti restano ben ancorate. Ha sottolineato che la politica è attualmente “in una buona posizione per attendere e osservare”, evidenziando che, pur monitorando l’impatto economico del conflitto, non vi è un’immediata necessità di intervento.
  • L’attività manifatturiera in Cina è cresciuta per la prima volta quest’anno, con l’indice PMI manifatturiero ufficiale che ha raggiunto 50,4 a marzo. L’indice non manifatturiero, che misura l’attività nei servizi e nelle costruzioni, è salito a 50,1 da 49,5 di febbraio, nonostante l’escalation del conflitto in Medio Oriente.
  • Con il protrarsi della guerra in Medio Oriente, i mercati sembrano passare da uno shock inflazionistico causato dall’impennata dei prezzi dell’energia — che in precedenza pesava su obbligazioni e oro — a uno shock di crescita più marcato. Questo cambiamento sta esercitando una crescente pressione sulle azioni, mentre inizia a sostenere obbligazioni e oro, poiché gli investitori rivalutano l’equilibrio tra rischi inflazionistici e rallentamento economico.

Principali appuntamenti macro (orari in GMT)

06:00 – Prezzi delle abitazioni Nationwide UK di marzo
06:45 – CPI Francia di marzo
09:00 – CPI Eurozona di marzo
14:00 – JOLTS Job Openings USA di febbraio
14:00 – Fiducia dei consumatori Conference Board USA di marzo
16:00 – Report trimestrali USDA su scorte e intenzioni di semina
Interventi Fed: Goolsbee (1600), Barr (1900), Bowman (2110)

Trimestrali di questa settimana

  • Oggi: Nike, FactSet Research 

Azioni

  • USA: i mercati azionari statunitensi hanno chiuso contrastati lunedì, con lo S&P 500 in calo dello 0,4% a 6.343,72, il Nasdaq Composite in flessione dello 0,7% a 20.794,64 e il Dow Jones in lieve rialzo dello 0,1% a 45.216,14. Il principale fattore negativo è stato lo stesso che i mercati affrontano da giorni: prezzi del petrolio più alti e il rischio che le tensioni in Medio Oriente mantengano l’inflazione elevata. Nvidia ha perso l’1,4% e Intel il 4,5% mentre il comparto dei semiconduttori resta sotto pressione, mentre Sysco è crollata del 15,3% dopo aver annunciato l’accordo con Restaurant Depot, interpretato dagli investitori più come un problema di finanziamento che come una notizia positiva. I mercati attendono ora i prossimi dati USA per indicazioni su crescita e inflazione.
  • Europa: le azioni europee hanno chiuso in rialzo, con l’Euro Stoxx 50 in aumento dello 0,7% a 5.541,79, il FTSE 100 in crescita dell’1,6% a 10.127,96 e il DAX tedesco in rialzo dell’1,2% a 22.562,88. Il tono è stato più solido grazie al calo dei rendimenti obbligazionari e alla forza dei settori legati alle materie prime, che hanno compensato il contesto ancora complesso legato al conflitto con l’Iran. Shell è salita del 2,1% con il petrolio su livelli elevati, AstraZeneca ha guadagnato il 2,8% restando un pilastro dell’indice, mentre Rio Tinto è avanzata grazie alla ripresa delle operazioni a Pilbara e ai prezzi dei metalli più solidi. I titoli del comparto viaggi hanno sottoperformato a causa dei costi del carburante più elevati, lasciando i dati sull’inflazione e le aspettative sulle banche centrali come prossimi fattori chiave.
  • Asia: i mercati asiatici hanno mostrato un tono più debole, sebbene la pressione sia stata disomogenea nella regione. L’Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,8% a 24.750,79 e il CSI 300 cinese ha perso lo 0,2% a 4.491,95, mentre Giappone e Corea del Sud hanno registrato ribassi più marcati, riflettendo la debolezza del settore tecnologico USA e il nuovo rialzo del petrolio. Tencent ha perso il 2,4% a Hong Kong, mentre Shenzhou International è crollata dell’8,1% dopo risultati deludenti. La dinamica generale è chiara: i mercati stanno rivalutando il rischio che costi energetici più elevati e sentiment negativo sul tech si combinino in modo sfavorevole. La prossima variabile chiave sarà la stabilizzazione del petrolio, che potrebbe offrire un po’ di sollievo alle azioni regionali.

Volatilità

  • La volatilità resta elevata, ma non è più in accelerazione. Il VIX ha chiuso a 30,61 il 30 marzo, leggermente in calo nella giornata, mentre i future sul VIX sono in discesa, suggerendo che i mercati non prezzano un’escalation immediata. Il principale driver resta il conflitto con l’Iran e il suo impatto su petrolio, aspettative di inflazione e rischi per la crescita. I mercati reagiscono sempre meno ai soli titoli e più alla presenza di un percorso credibile verso la de-escalation, mantenendo la volatilità sensibile ma meno esplosiva rispetto alla scorsa settimana.
  • Dai prezzi delle opzioni su SPX, il movimento implicito verso la scadenza di mercoledì 2 aprile è di circa ±125,7 punti (1,98%), un livello ancora elevato che segnala incertezza persistente. Per la scadenza odierna, la struttura delle opzioni mostra ancora una chiara skew ribassista, con le put nell’area 6.340–6.350 prezzate più care rispetto alle call. Questo indica che gli investitori continuano a pagare per protezione al ribasso piuttosto che posizionarsi per un rialzo.
  • Guardando avanti, i dati USA di oggi (fiducia dei consumatori, JOLTS) e le notizie geopolitiche restano i principali driver di breve termine della volatilità, mentre il petrolio continua a fungere da ancora per il contesto di rischio complessivo.

Asset digitali

  • Le criptovalute stanno tenendo relativamente bene rispetto alle azioni, ma il tono resta prudente più che forte. Bitcoin si muove intorno a 67.400–67.500 dollari, mentre Ethereum è vicino a 2.050–2.060 dollari, entrambi in lieve rialzo nella giornata. Le principali altcoin come Solana (~83 dollari) e XRP (~1,32 dollari) sono sostanzialmente stabili, ma manca un ampio slancio “risk-on”.
  • I flussi sugli ETF restano misti e non forniscono ancora un forte supporto. Gli ETF su Bitcoin hanno registrato afflussi modesti, con IBIT in aumento di circa 7,5 milioni di dollari, contribuendo a flussi netti giornalieri complessivi di circa 69 milioni. Al contrario, gli ETF su Ethereum continuano a sottoperformare, con ETHA che ha registrato circa 9,8 milioni di dollari di deflussi, evidenziando una domanda istituzionale più debole.
  • Dal punto di vista dei flussi sulle opzioni, il posizionamento resta difensivo. Gli investitori continuano ad aumentare la protezione al ribasso su azioni ed ETF legati alle criptovalute, in particolare tramite acquisti di put su titoli come COIN e IBIT. Allo stesso tempo, acquisti selettivi di call a lunga scadenza su nomi come MSTR suggeriscono che la convinzione di lungo periodo rimane intatta, nonostante la cautela nel breve termine.
  • Per gli investitori, il messaggio è semplice: il mercato crypto si sta stabilizzando senza però mostrare segnali di forte rialzo, mancando ancora flussi istituzionali significativi in grado di sostenere un movimento più duraturo verso l’alto.

Obbligazioni

  • Il mercato obbligazionario statunitense ha recuperato dopo la più forte vendita degli ultimi 17 mesi, mentre i trader hanno abbandonato le scommesse su un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, spostando l’attenzione sull’ipotesi che la guerra con l’Iran possa accentuare il rallentamento economico.
  • Il rialzo si è esteso dopo che il presidente della Fed Jerome Powell ha dichiarato che la banca centrale ha scarso controllo sugli shock di offerta, come l’aumento dei prezzi del petrolio causato dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran.
  • I Treasury decennali USA, che venerdì avevano raggiunto un massimo di otto mesi al 4,48%, sono scesi al 4,32%, mentre il rendimento a 2 anni è tornato al 3,8%, vicino al limite superiore dei Fed Funds al 3,75%, dal picco del 4,025% della scorsa settimana.

Materie prime

  • Il petrolio scambia in modo misto mentre continua l’impatto della più grande interruzione di sempre delle esportazioni di greggio e carburanti dal Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz ancora in gran parte chiuso. A contribuire alla volatilità vi sono anche segnali contrastanti del presidente Trump, che ha alternato minacce di escalation a segnali di riduzione della campagna militare contro l’Iran, anche senza la riapertura dello Stretto. Il Brent si attesta intorno a 107,50 USD dopo il passaggio al contratto di giugno dal contratto di maggio in scadenza, che scambiava con un premio di 6 USD, evidenziando un’estrema tensione dell’offerta a breve termine. L’attenzione immediata del mercato resta sull’Iran, che detiene di fatto la chiave per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Una chiusura prolungata comporta ulteriori rialzi dei prezzi e, in ultima analisi, distruzione della domanda.
  • L’oro è in rialzo per la terza sessione consecutiva, superando brevemente i 4.600 USD, sostenuto dai commenti del presidente della Fed Powell che hanno attenuato i timori di rialzi dei tassi. Ulteriore supporto deriva dalle notizie secondo cui il presidente Trump potrebbe essere disposto a porre fine alla guerra senza riaprire lo Stretto di Hormuz—segnalando potenzialmente prezzi del petrolio elevati più a lungo e rischi persistenti per la crescita economica. Più in generale, l’oro e altri asset reali mostrano segnali iniziali di stabilizzazione dopo una profonda correzione. La narrativa di mercato sembra spostarsi da uno shock inflazionistico iniziale verso un possibile shock di crescita, che potrebbe sostenere la domanda di obbligazioni e oro.
  • Oggi l’USDA pubblica i report Prospective Plantings e Quarterly Grain Stocks, offrendo la prima chiara fotografia delle intenzioni di semina e dei livelli di scorte per la stagione 2026/27. Le decisioni di semina vengono prese in condizioni insolitamente restrittive. La guerra con l’Iran ha perturbato i mercati dell’energia e dei fertilizzanti, aumentando i costi di input mentre i prezzi dei cereali restano relativamente contenuti. Le stime indicano quindi una riduzione delle superfici coltivate a mais e un forte calo delle semine di grano primaverile, potenzialmente ai livelli più bassi dal 1970, mentre si prevede un aumento delle superfici di soia, dato lo spostamento degli agricoltori verso colture meno intensive in termini di input.

Valute

  • Nel chiudere un mese eccezionalmente complesso, il mercato FX evidenzia chiaramente vincitori e vinti della guerra con l’Iran, che ha sconvolto le forniture globali di materie prime chiave, in particolare petrolio, carburanti e gas, mettendo sotto pressione le economie importatrici di energia.
  • Nel corso del mese, il Bloomberg Dollar Index è salito di circa il 3%, raggiungendo oggi in Asia un massimo di quattro mesi. Al contrario, euro e yen sono scesi rispettivamente del 2,9% e del 2,2%, mentre il won sudcoreano è stato tra i più colpiti con un calo del 6,2%. Analogamente, la corona svedese, che rappresenta un’economia piccola, molto aperta e orientata all’export con una base industriale ciclica, ha perso circa il 5,4%.
  • La Norvegia, al contrario, ha beneficiato dell’aumento dei prezzi dell’energia. La NOK si avvia a registrare la migliore chiusura mensile contro l’euro da luglio 2023, sostenuta dal ruolo del Paese come importante esportatore di petrolio e gas.

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