Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
Negli ultimi mesi, il mercato dei metalli preziosi ha attraversato una fase di riassestamento profonda. Dopo un rally che ha spinto l’oro e, non da ultimo, l’argento su nuovi massimi storici, entrambi i metalli hanno successivamente ritracciato. Non perché i fondamentali di lungo periodo si siano indeboliti in modo significativo, ma perché lo scenario macro è cambiato bruscamente sulla scia del conflitto con l’Iran. Nel complesso, l’aumento dei prezzi dell’energia, un dollaro più forte, aspettative d’inflazione più elevate e la prospettiva di tassi statunitensi destinati a restare elevati hanno reso il contesto di breve periodo più impegnativo per gli asset privi di rendimento.
L’oro è sceso sui minimi delle ultime tre settimane, con vendite tecniche emerse dopo la rottura del recente supporto in area 4.650 USD. Il punto chiave, al momento, è che a guidare il mercato sono i prezzi del petrolio, non le tensioni geopolitiche. Con il Brent sopra quota 111 USD, l’attenzione resta concentrata sull’impatto inflazionistico di costi energetici più elevati, in una fase in cui gli investimenti trainati dall’IA continuano a sostenere la crescita statunitense, riducendo nel breve termine l’urgenza di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. A complicare ulteriormente il quadro, quattro dei “Magnifici Sette” pubblicano i risultati mercoledì, lo stesso giorno in cui il FOMC si riunisce per valutare le prospettive economiche.
Per ora, il baricentro direzionale resta sull’energia. Il petrolio ha esteso il proprio rally, con il Brent scambiato sopra 111 USD e nessun segnale concreto di progresso verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, dove le restrizioni statunitensi e iraniane hanno ridotto i transiti giornalieri quasi a zero. Gli avvertimenti sulla gravità della stretta dell’offerta globale si intensificano, mentre la scarsità nei mercati dei carburanti raffinati sta già spingendo i prezzi di diesel e jet fuel verso i 200 USD al barile. Nel brevissimo termine, l’attenzione del mercato resta sugli sforzi di mediazione. Una riapertura dello Stretto di Hormuz, e il conseguente calo dei prezzi del petrolio, rappresenterebbe il principale catalizzatore rialzista per i metalli preziosi nel breve periodo.