Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
La spesa per l’intelligenza artificiale resta sostenuta, ma saranno energia e tassi a determinare quanto durerà l’ottimismo.
La geopolitica conta davvero solo quando impatta sull’inflazione, non quando influenza l’umore degli investitori.
Una roadmap è un processo ripetibile: ribilanciare, automatizzare e monitorare pochi segnali con calma.
Il 5 gennaio 2026 i mercati aprono l’anno con un atteggiamento fiducioso. Gli investitori tornano ad assumersi rischi, con la convinzione che il motore economico continuerà a girare, anche senza fare scintille. Nel frattempo, l’attenzione resta puntata sui tassi d’interesse, con la speranza che vengano tagliati più avanti nel corso dell’anno.
Le azioni salgono in modo generalizzato, e anche il petrolio è in rialzo. Questa combinazione è significativa, perché rivela la vera storia dietro i titoli dei giornali. L’intelligenza artificiale continua a sostenere la spesa e la fiducia. Ma il boom dell’AI non è fatto solo di software ed entusiasmo: richiede chip, data center, energia elettrica e forza lavoro — elementi che hanno un costo.
Il 2026 si apre quindi con una tensione evidente: la narrativa sulla crescita è solida, ma il conto potrebbe arrivare più tardi, e spesso non è particolarmente leggero.
Lo scenario ottimistico per il 2026 è piuttosto semplice: gli investimenti restano elevati, le aziende continuano a migliorare la produttività e l’inflazione rallenta abbastanza da consentire una graduale discesa dei tassi. In questo contesto, le azioni possono continuare a performare bene, anche se i rendimenti potrebbero essere meno spettacolari rispetto agli anni precedenti.
Il BlackRock Investment Institute sostiene questa idea di “crescita guidata dagli investimenti”. Il punto non è considerare l’AI una soluzione magica, ma riconoscerne la natura ad alta intensità di capitale. L’AI anticipa la spesa per data center, semiconduttori e reti, sostenendo l’attività economica anche in un eventuale rallentamento del mercato del lavoro.
Le previsioni per il 2026 di Goldman Sachs vanno nella stessa direzione, con scenari base che prevedono una “crescita solida”, piuttosto che forti oscillazioni. Questo è importante per gli investitori di lungo termine, poiché una crescita stabile consente alle aziende di far crescere gli utili, che a loro volta alimentano le quotazioni azionarie nel lungo periodo.
Il punto chiave per il 2026 è questo: i mercati possono avere ragione sull’AI, ma essere comunque troppo entusiasti nel valutare quanto pagarla. Le valutazioni non sono altro che il cartellino del prezzo delle aspettative future. E se il prezzo diventa eccessivo, anche le buone notizie possono deludere.
Il rischio sottovalutato non è che l’AI svanisca, ma che le infrastrutture necessarie a supportarla rendano l’inflazione più persistente del previsto, soprattutto a causa dei costi energetici e dei vincoli sull’offerta.
Un’analisi di Reuters esprime chiaramente questa preoccupazione: l’espansione dell’AI alimenta la domanda di chip e data center, i quali necessitano di energia. Un aumento della domanda può far salire i costi, e se questi aumenti si diffondono, le banche centrali potrebbero sentirsi costrette a mantenere politiche monetarie restrittive per più tempo.
Per chi investe in azioni, tassi “più alti per più tempo” hanno due effetti:
Questo non significa che il 2026 sarà un anno negativo, ma che cambieranno le regole di ciò che viene premiato dal mercato. Ed è qui che entra in gioco la narrativa del “conto che arriva più tardi”: nel 2024 e nel 2025 il focus era su software ed entusiasmo, nel 2026 si parla di cemento, rame, sistemi di raffreddamento e contratti per l’elettricità. Tutti elementi reali, con dinamiche inflazionistiche altrettanto reali.
La geopolitica è ormai una componente costante, non più un’eccezione. La reazione dei mercati al caso Venezuela del 5 gennaio ne è un esempio: spesso gli investitori ignorano le dinamiche politiche, finché non influenzano energia, rotte commerciali, spesa per la difesa o aspettative d’inflazione. A quel punto, diventano un vero tema macroeconomico.
La lista di osservazione dei mercati 2026 di Reuters include elementi fondamentali come la credibilità delle banche centrali, i rischi politici e l’AI, che continua a guidare sentiment e spesa.
Per gli investitori di lungo periodo, il messaggio pratico è semplice (e noioso, il che di solito è un buon segnale): non serve reagire a ogni titolo. Serve invece capire quando un titolo modifica il percorso dell’inflazione, perché questo può cambiare i tassi d’interesse — e i tassi influenzano le valutazioni.
Una roadmap funziona meglio quando offre indicazioni su cosa fare in modo ricorrente, e non su cosa prevedere una tantum.
Il framework di inizio anno di Morningstar è utile in questo senso, perché si concentra sul ridurre gli “attriti”: tasse evitabili, liquidità ferma, e rischi non intenzionali. In altre parole, l’obiettivo è smettere di perdere valore in piccoli modi che, sommati, pesano.
Usa il 2026 come una routine mensile, non come un reset drammatico:
Il primo rischio è un’inflazione ostinata, soprattutto se i costi energetici e infrastrutturali legati all’AI continueranno a fare pressione sui prezzi. Un segnale precoce potrebbe essere un cambio di tono da parte delle banche centrali, meno sicure anche se la crescita appare stabile.
Il secondo rischio è un rallentamento della crescita. Di solito si manifesta con un calo delle assunzioni, una fiducia più debole e tensioni sul mercato del credito. Quando le aziende fanno fatica a rifinanziare il debito, i problemi possono allargarsi anche oltre i settori “caldi”.
Il terzo rischio è un mercato troppo stretto. Se solo un piccolo gruppo di titoli traina i rendimenti, l’indice può sembrare in buona salute, ma molti investitori potrebbero sentirsi esclusi. Il campanello d’allarme è una leadership sempre più ristretta, invece che diffusa.
Il 2026 si apre con una sensazione familiare: entusiasmo per l’AI, slancio positivo sulle azioni, e la percezione che la parte più difficile sia ormai alle spalle. È un quadro rassicurante, ma anche un po’ sospetto — come una fila troppo tranquilla ai controlli in aeroporto.
La narrativa che si ripeterà quest’anno non è “l’AI vince” o “l’AI fallisce”, ma piuttosto: “la spesa per l’AI resta elevata, ma il conto potrebbe arrivare più avanti”, sotto forma di costi energetici, inflazione persistente e tassi d’interesse che non collaborano.
Una buona roadmap accetta l’incertezza e si concentra sul processo: diversificare, ribilanciare, automatizzare e monitorare pochi segnali essenziali. L’obiettivo non è prevedere il 2026, ma arrivare alla fine dell’anno con il piano ancora integro — e la versione futura di te stesso ancora soddisfatta.
Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni.