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Intel e la realtà dell’AI: risultati sopra le attese, ma previsioni che preoccupano

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Ruben Dalfovo
Ruben Dalfovo

Investment Strategist

Punti chiave

  • Intel supera le attese trimestrali, ma le prospettive per il prossimo trimestre sono deboli a causa di vincoli di fornitura.

  • Le previsioni di TSMC indicano una domanda AI resiliente, in particolare per i chip di ultima generazione e la capacità produttiva.

  • Le prossime due settimane di trimestrali delle mega-tech saranno decisive per capire quanto peserà davvero il conto dell’AI.


Intel ha pubblicato i risultati il 22 gennaio 2026, dopo la chiusura dei mercati americani, offrendo agli investitori un copione ormai familiare: buoni dati passati, ma cautela per il futuro.

Questo è rilevante perché il tema dell’intelligenza artificiale (AI) non è più solo una questione di entusiasmo. Ora si parla di tempistiche di consegna, capacità produttiva e chi viene pagato per primo.

È come se l’AI stesse passando dalla fase di “prototipo” a quella di “produzione”. E nella produzione, anche i piccoli colli di bottiglia possono generare grandi movimenti di prezzo.

Intel: un trimestre solido, poi un rallentamento legato all’offerta

L’aggiornamento di Intel si è sviluppato in due fasi. I risultati del trimestre sono stati migliori del previsto, superando il consenso Bloomberg: un segnale rassicurante, che mostra un business più solido rispetto a quanto spesso suggerito dai titoli di stampa.

A muovere realmente il mercato è stata però la parte successiva. Le previsioni sono risultate inferiori alle attese e il management ha segnalato una stretta sull’offerta nel breve termine, che potrebbe allentarsi solo più avanti nel corso dell’anno. In linguaggio da investitori, questo significa: “la domanda c’è, ma potremmo non riuscire a spedire abbastanza prodotti in tempi rapidi”.

Nel mercato dei semiconduttori, la tempistica è tutto. Se i clienti non ricevono i chip nei tempi giusti, non sempre aspettano: alcuni posticipano progetti, altri modificano ordini, altri ancora ripensano completamente i propri piani sulla base di ciò che è disponibile.

È per questo che il titolo è sceso di circa il 12,85% dopo l’aggiornamento. Il mercato non sta premiando i risultati del trimestre passato, ma sta prezzando il rischio che l’esecuzione nel breve diventi un ostacolo concreto.

TSMC: il termometro della domanda globale di AI

TSMC è il più grande produttore di chip conto terzi al mondo. Non vende chip con un proprio marchio ai consumatori, ma produce chip progettati da altri, il che rende il suo portafoglio ordini uno specchio utile per misurare la domanda globale nel settore tech.

I risultati di TSMC hanno superato il consenso Bloomberg, ma ciò che ha colpito maggiormente è stato l’atteggiamento per il futuro. La società ha indicato una domanda ancora forte e ha confermato un ampio budget di investimenti per espandere e aggiornare la capacità produttiva. In altre parole, si comporta come se i clienti volessero ancora più chip, non meno.

Questo è il messaggio chiave per il comparto AI: se TSMC continua a credere nella domanda di chip di ultima generazione e a investire in modo deciso, significa che la crescita dell’intelligenza artificiale è un vero e proprio ciclo industriale, anche se alcune aziende mostrano trimestri più deboli o forniscono previsioni più caute.

Prossime due settimane: le mega-tech decidono quanto costa davvero l’AI

Ecco il collegamento pratico tra chip e aziende tech. I produttori di semiconduttori forniscono i “picconi e le pale” per l’AI. Le mega-tech sono i clienti che decidono quanti comprarne e quanto espandere la “miniera”.

Per questo motivo, le prossime trimestrali delle grandi aziende tech sono così importanti per il settore dei chip. Gli investitori guardano con attenzione ai piani di spesa in conto capitale (capex), ovvero gli investimenti in data center, server, infrastrutture di rete, energia e raffreddamento. La domanda non è se stanno investendo in AI (lo stanno facendo tutte), ma quanto velocemente cresce la spesa e quando inizierà a generare ricavi.

Ed è proprio qui che il legame con i semiconduttori diventa reale. Quando le piattaforme cloud e consumer aumentano i loro piani di spesa, cresce anche la domanda di chip, perché quei budget si traducono in più server e più acceleratori. Quando invece i piani si stabilizzano, la domanda di chip può rallentare, anche se tutti continuano a parlare di AI con entusiasmo.

Dunque, questa nuova tornata di trimestrali non riguarda solo i profitti del trimestre, ma soprattutto i piani di sviluppo per l’anno successivo. Investire in AI è ancora un racconto entusiasmante, ma è la fattura che fa davvero la differenza.

Rischi: tre elementi che possono cambiare il quadro rapidamente

Primo, la fatica da capex. Se più aziende tech guidano verso un’accelerazione degli investimenti infrastrutturali senza una chiara crescita dei ricavi, gli investitori potrebbero vederlo più come un rischio sui margini che come un’opportunità di crescita. Segnale da tenere d’occhio: aumento delle spese con prospettive di utili caute.

Secondo, tensioni nella catena di fornitura, in entrambe le direzioni. Le carenze possono limitare le vendite nel breve, mentre un eccesso di capacità potrebbe esercitare pressioni sui prezzi più avanti. Segnale da monitorare: tempi di consegna in aumento oggi, seguiti da tassi di utilizzo in calo nel futuro.

Terzo, geopolitica e regolamentazione. Le catene di fornitura dei semiconduttori si trovano all’incrocio tra normative commerciali, controlli alle esportazioni e sicurezza nazionale. Segnale da osservare: nuove restrizioni che limitano cosa può essere spedito e dove può essere prodotto.

Strategia per gli investitori

  • Monitorare le previsioni sui ricavi trimestrali di TSMC come termometro semplice ma efficace della domanda reale di hardware per l’AI.

  • Osservare con attenzione il linguaggio di Intel su “offerta” vs “domanda”. Quando l’offerta smette di essere il punto focale, l’esecuzione operativa diventa il vero banco di prova.

  • Durante le trimestrali delle mega-tech, distinguere tra “spesa AI in aumento” e “ricavi AI in aumento”. Il divario tra i due genera volatilità.

  • Adottare un approccio da checklist: produttori di chip (TSMC), progettisti (come Nvidia) e acquirenti (le big tech) devono rimanere allineati.

È arrivato il momento di pagare il conto dell’AI

Intel e TSMC raccontano la stessa storia sull’intelligenza artificiale, ma da due prospettive opposte. Intel mostra come un singolo collo di bottiglia possa trasformare un buon trimestre in un outlook incerto. TSMC, invece, mostra cosa significa una domanda diffusa, quando i clienti continuano a ordinare capacità produttiva avanzata e l’azienda investe per soddisfarla.

Ora però i riflettori si spostano sugli acquirenti. Se le mega-tech confermano che la spesa per i data center resta elevata e che i ricavi attesi sono credibili, allora il racconto sull’AI assumerà le sembianze di un vero ciclo di investimento, e non di una semplice moda passeggera. Se invece esiteranno, il mercato si chiederà chi è rimasto con la fattura in mano. Per una volta, i chip sono davvero al centro della storia. E la prossima guidance ci dirà se quella fattura rappresenta crescita o rimpianto.









Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni. 


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