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Rapida panoramica del mercato – 02 marzo 2026

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Rapida panoramica del mercato – 02 marzo 2026


Driver di mercato e catalizzatori

  • Azioni: i mercati azionari globali stanno assorbendo l’impatto degli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran. I Future statunitensi perdono oltre l’1% e quelli europei aprono in calo di oltre il 2% rispetto alla chiusura di venerdì.
  • Volatilità: escalation geopolitica, sensibilità del petrolio, VIX vicino a 20, skew su livelli elevati.
  • Asset digitali: clima risk-off, BTC ~$65,9k, ETH ~$1,93k.
  • Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury USA risalgono leggermente dai minimi di venerdì, con il decennale di riferimento ancora sotto la soglia chiave del 4,00%.
  • Valute: il dollaro USA balza come principale bene rifugio dopo gli attacchi all’Iran. La corona norvegese si rafforza grazie all’impennata del petrolio.
  • Materie prime: il Brent sale di 6 dollari al barile dopo l’attacco USA-Israele contro l’Iran. L’oro guadagna oltre 100 USD l’oncia.
  • Eventi macro: ISM manifatturiero USA di febbraio.

Principali notizie macro

  • Gli attacchi congiunti USA-Israele contro l’Iran hanno fatto salire la tensione in Medio Oriente e influenzato i mercati globali, dai prezzi di petrolio, oro e argento al sentiment sugli asset rischiosi in generale. Crescono le preoccupazioni per possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di petrolio. Teheran afferma che il passaggio resta aperto, ma diverse compagnie di navigazione stanno deviando le rotte anche a causa dei costi assicurativi proibitivi. L’Iran ha colpito asset statunitensi in Paesi vicini come Emirati Arabi Uniti e Iraq, oltre a infrastrutture civili negli Emirati. Nelle prime ore di lunedì, Israele ha esteso gli attacchi a obiettivi in Libano.
  • A gennaio 2026 i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,5%, oltre le attese dello 0,3%. I prezzi dei servizi sono saliti dello 0,8%, con rialzi significativi nel commercio all’ingrosso di attrezzature. I prezzi dei beni sono scesi dello 0,3%, principalmente a causa della benzina. Su base annua, i prezzi alla produzione sono cresciuti del 2,9%, mentre la componente core è salita al 3,6%, entrambi sopra le previsioni.
  • Il tasso d’inflazione in Germania è sceso all’1,9% a febbraio 2026, sotto il 2,0% previsto, mentre l’indice armonizzato è calato al 2,0%, in linea con l’obiettivo della BCE. L’inflazione dei beni è diminuita allo 0,8%, grazie a un calo più marcato dei prezzi dell’energia e a un rallentamento dei prezzi alimentari. L’inflazione dei servizi è rimasta al 3,2% e quella core al 2,5%.

Principali appuntamenti macro (orari GMT)

07:00 – Vendite al dettaglio Germania (gennaio)
13:00 – Conferenza stampa del Segretario alla Difesa USA Hegseth sulle operazioni in Iran
15:00 – ISM manifatturiero USA (febbraio)

Trimestrali della settimana

  • Oggi: EchoStar, AST SpaceMobile, MongoDB
  • Martedì: Crowdstrike, Ross Stores, Sea Limited, Thales, AutoZone
  • Mercoledì: Broadcom, Bayer, Adidas, Dassault Aviation, Veeva Systems, Continental
  • Giovedì: Costco, Petrobras, Marvell Technology, Merck, Deutsche Post, Reckitt Benckiser, Ciena, Galderma, Kroger, Universal Music Group, JD.com, Aviva
  • Venerdì: OTP Bank

Azioni

  • USA: secondo diverse fonti, Stati Uniti e Israele hanno colpito obiettivi iraniani sabato 28 febbraio; l’Iran ha confermato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei e sarebbe stato istituito un consiglio di leadership temporaneo mentre attacchi e ritorsioni sono proseguiti domenica. Sul fronte economico, Teheran ha annunciato la chiusura della navigazione nello Stretto di Hormuz, invitando le navi a non transitare, spingendo diversi operatori nei settori petrolio, gas e shipping a sospendere i passaggi, sebbene parte del traffico marittimo continui.
  • Europa: le borse europee hanno chiuso contrastate: lo STOXX Europe 600 è salito dello 0,1% a 633,85, mentre l’Euro STOXX 50 ha perso lo 0,4% a 6.138,41; il FTSE 100 britannico ha guadagnato lo 0,6% toccando il record di 10.910,55. Le Trimestrali hanno sostenuto il mercato, ma le banche hanno sottoperformato per i timori di perdite su crediti legate al collasso del mutuante britannico Market Financial Solutions. Barclays ha ceduto il 4,2% e Santander il 2,8%, mentre Swiss Re è salita del 3,7% grazie a utili solidi e a un nuovo piano di buyback; AstraZeneca ha guadagnato il 2,9% con acquisti sui titoli difensivi. L’attenzione si sposta ora sui nuovi dati sull’inflazione e sulle prossime indicazioni di BCE e Bank of England.
  • Asia: i mercati asiatici hanno chiuso in ordine sparso in vista del Congresso Nazionale del Popolo cinese (NPC) del 5 marzo: il Nikkei 225 giapponese è salito dello 0,2% a 58.850,27 e l’Hang Seng di Hong Kong dello 0,9% a 26.657, mentre il Kospi sudcoreano ha perso l’1,0% a 6.244,13. Nella Cina continentale andamento misto, con lo Shanghai Composite a +0,4% a 4.162,88 e il CSI 300 a -0,3% a 4.710,65, tra speranze di nuove misure di sostegno e prese di profitto. A Hong Kong, Sun Hung Kai Properties è balzata del 7,1% grazie al miglioramento del sentiment immobiliare dopo l’allentamento delle regole sugli acquisti di case a Shanghai; AIA ha guadagnato il 2,5% nel rimbalzo generale. Il prossimo test sarà verificare se l’NPC fornirà misure concrete di supporto, soprattutto se petrolio elevato e tensioni geopolitiche continueranno a pesare sull’appetito per il rischio.

Volatilità

  • La geopolitica è tornata al centro della mappa dei rischi dopo l’escalation del fine settimana tra Stati Uniti, Israele e Iran. I mercati stanno valutando i possibili effetti a catena su prezzi dell’energia, rotte commerciali e aspettative d’inflazione. Il petrolio ha registrato un forte rialzo in apertura, mentre i Future azionari sono scesi, delineando un avvio di settimana prudente. In un contesto guidato dalle notizie, la volatilità tende a restare sensibile a ogni nuovo sviluppo.
  • Alla chiusura di venerdì il VIX era a 19,86; anche le misure a brevissimo termine come VIX1D (19,05) e VIX9D (18,59) indicavano un’incertezza già elevata prima delle notizie del weekend. L’indice SKEW a 146,67 segnala una domanda ancora sostenuta di protezione al ribasso, mentre il VVIX a 110,89 indica che la volatilità resta instabile e non completamente rientrata.
  • Movimento atteso (SPX, implicito dalle opzioni): ±120 punti, pari a circa ±1,75% entro il 6 marzo sulla base dei prezzi attuali delle opzioni settimanali.
  • Verifica dello skew 0DTE (scadenza odierna): la volatilità implicita delle put at-the-money è superiore a quella delle call comparabili (circa 28,65% contro 25,05% intorno allo strike 6.880), segnalando una domanda persistente di coperture ribassiste di breve termine piuttosto che scommesse aggressive al rialzo.

Asset digitali

  • I mercati crypto si stanno comportando come asset rischiosi piuttosto che come beni rifugio. Il Bitcoin quota intorno a 65.900 dollari, in calo nella giornata, mentre Ethereum si attesta vicino a 1.930 dollari. Anche Solana (~82,9 dollari) e XRP (~1,35 dollari) risultano deboli, riflettendo una generale riduzione dell’appetito per il rischio con l’aumento delle tensioni geopolitiche. Il quadro è coerente con i mesi recenti, in cui gli asset digitali hanno mostrato una correlazione positiva con l’azionario nelle fasi di risk-off.
  • Nel segmento ETF, IBIT ha chiuso a 37,19 dollari ed ETHA a 14,52 dollari, entrambi sotto pressione. Anche i titoli legati al settore crypto replicano questa debolezza, con Coinbase a 175,85 dollari e MicroStrategy a 129,50 dollari all’ultima chiusura. I flussi sulle opzioni di venerdì hanno evidenziato posizionamenti ribassisti significativi su alcuni singoli titoli crypto, mentre i flussi sugli ETF sono apparsi più equilibrati, suggerendo una riduzione selettiva del rischio piuttosto che una capitolazione generalizzata.
  • Se le tensioni dovessero intensificarsi ulteriormente e i prezzi dell’energia restare elevati, gli asset digitali potrebbero continuare a risentire della volatilità dell’azionario. Una rapida de-escalation, al contrario, potrebbe favorire una stabilizzazione sia degli ETF sia dei token sottostanti.

Obbligazioni

  • I Treasury USA hanno registrato un forte rally prima del weekend, segnale di ricerca di beni rifugio. Il rendimento del decennale di riferimento ha chiuso venerdì in calo di oltre sei punti base al 3,94%, segnando la prima chiusura settimanale sotto il 4,00% da metà 2024. Nelle ore asiatiche di lunedì i rendimenti sono scesi solo marginalmente prima di rimbalzare leggermente sopra i livelli di chiusura di venerdì. Il biennale USA ha toccato un nuovo minimo dal 2022 poco sotto il 3,36%, per poi risalire al 3,385%.
  • Gli spread dell’high yield USA rispetto ai Treasury si sono ampliati bruscamente venerdì, con il sentiment di rischio sulla difensiva. L’indicatore Bloomberg che monitoriamo mostra un allargamento di nove punti base a 291 punti base, nuovo massimo dell’anno e dai livelli di fine novembre.
  • I titoli di Stato giapponesi hanno beneficiato della domanda di beni rifugio. Il rendimento del JGB biennale è sceso leggermente, mentre il decennale ha perso oltre cinque punti base, avvicinandosi ai minimi del 2026 e scendendo sotto il 2,08%. Il Giappone dipende interamente dalle importazioni di petrolio, quasi totalmente provenienti dai Paesi del GCC in Medio Oriente.

Materie prime

  • I prezzi di oro e argento sono balzati con forza lunedì per assorbire l’impatto degli attacchi USA-Israele contro l’Iran. Il movimento si aggiunge ai robusti rialzi di venerdì: nelle ultime ore asiatiche l’oro guadagnava circa 100 USD l’oncia, scambiando intorno a 5.375 USD, a meno dell’1% dal record di chiusura giornaliera di fine gennaio (5.417), mentre il massimo intraday storico è 5.595 USD. L’argento è salito in misura più contenuta, oltre 1,2 USD in più a quasi 95 USD l’oncia, ben al di sotto dei picchi toccati nelle prime ore asiatiche di lunedì, quando si è avvicinato ai 100 USD.
  • I Future sul petrolio hanno aperto con un ampio gap rialzista per riflettere le preoccupazioni sul traffico nello Stretto di Hormuz dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran. Il Brent con scadenza maggio guadagnava quasi 6 USD al barile nelle prime ore di lunedì a 78,7 USD, dopo aver toccato un massimo di 82,37 USD in precedenza. Il WTI con scadenza aprile era in rialzo di circa 5 USD, poco sopra i 72 USD al barile. Sebbene le autorità iraniane abbiano dichiarato domenica che lo Stretto di Hormuz resta aperto, gli operatori marittimi stanno quasi del tutto evitando l’area per prudenza e per gli elevati costi assicurativi. Circa il 25% delle esportazioni globali di greggio transita via nave attraverso questo stretto.

Valute

  • Il dollaro USA è salito bruscamente in seguito al calo globale del sentiment di rischio dopo gli attacchi USA-Israele contro l’Iran. L’EURUSD è sceso sotto 1,1740 lunedì, in calo di oltre lo 0,6% rispetto alla chiusura di venerdì e sui minimi da fine gennaio. L’USDJPY ha superato quota 157,00 lunedì prima di ripiegare leggermente; venerdì aveva chiuso poco sopra 156,00.
  • La sterlina è rimasta sotto pressione sia per il contesto risk-off globale sia per l’incertezza politica seguita alla debole performance del Labour in un’elezione suppletiva giovedì. L’EURGBP è salito sopra 0,8750, toccando 0,8790 venerdì prima di chiudere la settimana intorno a 0,8770, livello su cui scambia anche lunedì dopo una seduta asiatica volatile. Con il rafforzamento del dollaro legato alla situazione iraniana, il GBPUSD è sceso bruscamente sotto 1,3380, rispetto alla chiusura di venerdì sopra 1,3480, avvicinandosi ai minimi del 2026 (minimo intraday di gennaio a 1,3331).
  • La corona norvegese si è rafforzata nettamente grazie al balzo del petrolio, con l’EURNOK in calo dello 0,50% sui nuovi minimi dal 2023 intorno a 11,18.

 

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