Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
La domanda resta solida, ma i mercati ora pesano il “costo” della crescita con la stessa attenzione riservata alla crescita stessa.
La guidance fa davvero la differenza: piani di investimento, margini e tempistiche diventano il vero motore della reazione degli investitori.
Il ciclo dell'intelligenza artificiale è reale, ma i benefici non si distribuiscono in modo uniforme: advertising, cloud e automotive mostrano ritorni molto diversi.
Le notti delle trimestrali spesso sembrano pagelle scolastiche. Questa, però, assomiglia più a una revisione di progetto: c’è chi sta costruendo, chi sta finanziando e chi può già dimostrare risultati.
Meta, Microsoft e Tesla pubblicano i conti dopo la chiusura del mercato USA del 28 gennaio 2026. Condividono lo stesso scenario di fondo: l’intelligenza artificiale richiede ormai capitali ingenti, e gli investitori pretendono una relazione chiara tra spesa e ritorni.
Alla vigilia, l’umore di mercato è già sfumato. Alla chiusura del 28 gennaio 2026, Meta è salita dello 0,7% nell’ultimo mese, mentre Microsoft ha perso l’1,4% e Tesla il 9,1%.
I numeri contano, ma il messaggio conta ancora di più. La domanda non è “hanno battuto le attese?”, bensì: “hanno battuto le attese in un modo che rende il 2026 più semplice e non più complicato?”.
Meta vende attenzione. Microsoft offre capacità computazionale. Tesla vende hardware, ma il mercato la considera sempre più come un’opzione sull’evoluzione del software e dell’autonomia.
Il trimestre di Meta appare solido al primo sguardo. I ricavi raggiungono 59,89 miliardi di USD, contro i 58,42 miliardi stimati da Bloomberg, con un utile per azione pari a 8,88 USD. Le impression pubblicitarie crescono del 18% su base annua, oltre le attese, mentre il prezzo medio per annuncio aumenta del 6%, meno di quanto sperasse il mercato. Il titolo guadagna circa il 10% nel post‑market: segno che gli investitori apprezzano il messaggio complessivo più di quanto critichino la composizione dei risultati.
In sintesi, Meta vende molti più spazi del previsto, ma ogni singolo slot non si apprezza come il mercato auspicava. Non è un campanello d’allarme: è un promemoria che la crescita pubblicitaria può arrivare da volumi, da prezzi, o da entrambi, e che il 2026 richiederà un equilibrio più armonico.
Il trimestre di Microsoft è robusto, ma si inserisce in un contesto in cui il mercato vuole una sola cosa: prove concrete.
I ricavi raggiungono 81,27 miliardi di USD, contro gli 80,31 miliardi attesi. Azure e gli altri servizi cloud crescono del 38% a cambi costanti, in linea con le previsioni. L’utile operativo sale a 38,28 miliardi di USD, superando i 36,55 miliardi stimati.
Fino a qui, la fotografia è positiva e infati la reazione del mercato, azioni in calo di oltre il 4% nel post‑market, non contesta la crescita. Il mercato ci ricorda piuttosto che oggi gli investitori valutano il costo della crescita con la stessa attenzione della crescita stessa. In altre parole: non basta crescere, bisogna dimostrare quanto costa farlo. Le spese in conto capitale, inclusi i leasing finanziari, raggiungono 37,5 miliardi di USD rispetto ai 36,26 miliardi previsti, mentre il margine lordo di Microsoft Cloud scende dal 70% al 67%.
Gli investitori non rifiutano l’investimento. Rifiutano l’investimento senza una chiara traiettoria dei ritorni. Microsoft offre una forma di visibilità attraverso il backlog: la “performance obligation” residua cresce del 110%, fino a 625 miliardi di USD, e il 45% di questa espansione è legata a nuovi accordi con OpenAI.
Ed è qui che la narrativa si fa delicata. Azure raggiunge le aspettative, ma in un mercato popolato dai “vincitori dell’AI”, raggiungere le aspettative può sembrare quasi non abbastanza. Il mercato sta inviando un messaggio preciso: se spendi come il leader, devi crescere come il leader, trimestre dopo trimestre.
Satya Nadella, però, sottolinea il lato costruttivo: “Siamo solo nelle fasi iniziali della diffusione dell’AI e già Microsoft ha costruito un business AI più grande di alcune delle nostre maggiori attività.”
Il prossimo interrogativo non è se la domanda esista.
È se i margini riusciranno a stabilizzarsi mentre la domanda continua a crescere.
Tesla offre una declinazione diversa della stessa tensione che attraversa il settore: qui al mercato interessa meno la velocità di crescita e più la capacità dell’azienda di preservare i margini mentre finanzia un modello di piattaforma sempre più ampio.
Gli utili per azione rettificati sono pari a 0,50 USD, sopra la stima Bloomberg di 0,45 USD. I ricavi, a 24,90 miliardi di USD, restano leggermente sotto i 25,11 miliardi stimati. Il compromesso è evidente: la redditività supera le attese, ma i ricavi restano compressi. Il titolo sale di oltre il 3% nel post‑market, segno che gli investitori apprezzano la combinazione tra margini più stabili e una narrativa di lungo periodo più definita.
Le indicazioni strategiche arrivano dall’aggiornamento sul business. Tesla conferma maggiori investimenti in infrastrutture di trasporto pulito e robotica autonoma. Prevede sei nuove linee di produzione e indica che Cybercab, Tesla Semi e Megapack 3 entreranno in produzione su larga scala a partire dal 2026. Inoltre, annuncia che le linee produttive di Optimus sono già in fase di installazione per il lancio su scala industriale.
Il linguaggio è significativo, perché chiarisce dove Tesla vuole spostare l’attenzione: dall’indicatore “auto vendute” al concetto di “sistemi costruiti”. Il mercato premia questa narrativa nel post‑market, ma il vero test sarà operativo: trasformare questi annunci in volume, affidabilità e ritorni economici, senza dover ricorrere a ulteriori tagli dei prezzi.
Il primo rischio è che l'espansione dell'AI si traduca in un problema di margini. Se le spese in conto capitale continuano ad aumentare mentre la crescita dei ricavi rallenta, il mercato valuterà la pazienza in modo meno favorevole. Osserva il margine lordo del cloud a Microsoft e il margine operativo a Meta.
Il secondo rischio è l'esecuzione. La roadmap di Tesla viene trattata come un'opzione e le opzioni perdono rapidamente valore quando le scadenze si prolungano. Ascolta i segnali di un passaggio da "in orario" a un linguaggio meno deciso e osserva i ritardi nei processi di aumento dei volumi.
Il terzo rischio è rappresentato da politica e regolamentazione. Meta rimane sotto scrutinio in varie giurisdizioni, Microsoft affronta questioni di concorrenza relative alle partnership AI e Tesla opera in un contesto di incentivi e tariffe che può cambiare più rapidamente dei cicli di prodotto.
Considerate le spese in conto capitale come un segnale: l'aumento della spesa è accettabile se la domanda e il potere di determinazione dei prezzi restano visibili.
Cercate i punti di conferma della monetizzazione: prezzi pubblicitari a Meta, tassi di allegazione AI a Microsoft, rispetto delle scadenze a Tesla.
Distinguete tra "in linea" e "meglio": in situazioni di mercato affollato, "corrispondere" alle aspettative può ancora deludere.
Monitorate il linguaggio, non solo i numeri: le indicazioni fornite e il linguaggio delle tempistiche spesso influenzano i prezzi più degli utili.
Se c’è un messaggio chiaro emerso da questa tornata di risultati, è questo: l’AI non è più una semplice funzionalità, è diventata una corsa alle infrastrutture. Meta mostra come un motore pubblicitario estremamente efficiente possa finanziare l’ambizione, ma anche quanto velocemente i costi possano dilatarsi quando si decide di costruire sul fronte più avanzato. Microsoft dimostra che la domanda è reale, solida e supportata da un backlog in continua espansione, ma rende altrettanto evidente che il mercato non chiude un occhio davanti a un conto più pesante, anche quando la crescita è robusta. Tesla rivela che gli investitori sono ancora disposti a pagare per l'idea di crescita, purché la traiettoria verso il volume resti credibile e verificabile. Il punto centrale, per il 2026, è semplice: i vincitori non saranno quelli che parlano più forte della loro visione, ma quelli che sapranno trasformare una spesa straordinaria in ricavi ripetibili, trimestre dopo trimestre.