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Rapida panoramica del mercato – 6 marzo 2026

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BG SAXO

Rapida panoramica del mercato – 6 marzo 2026


Fattori trainanti e catalizzatori del mercato

  • Azioni: I timori legati al petrolio pesano su Stati Uniti ed Europa, mentre i mercati asiatici si stabilizzano venerdì grazie al lieve calo del greggio e al ritorno degli acquisti su livelli convenienti.
  • Volatilità: shock petrolifero, conflitto con l’Iran, dati sull’occupazione in arrivo, domanda di copertura ancora elevata
  • Asset digitali: Bitcoin vicino a $70.000, deflussi da IBIT, afflussi in ETHA
  • Valute: le principali valute si muovono in range ristretto, ma l’indebolimento dello JPY venerdì porta USDJPY a minacciare una resistenza chiave appena sotto 158,00
  • Materie prime: i prezzi del petrolio arretrano leggermente dopo il forte rialzo di giovedì, in particolare per il greggio WTI
  • Obbligazioni: i rendimenti globali sotto pressione al rialzo per i timori di inflazione legati ai prezzi energetici più elevati
  • Eventi macro: rapporto sull’occupazione USA di febbraio, vendite al dettaglio USA di gennaio

Principali notizie macro

  • L’amministrazione Trump potrebbe rilasciare riserve di emergenza e allentare alcuni requisiti sui carburanti per affrontare l’aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto con l’Iran. I prezzi sono balzati del 20% dopo che le tensioni hanno fermato le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz. Trump punta a esercitare pressione sulla leadership iraniana mentre continuano gli attacchi aerei israeliani; l’Iran nega di voler cercare un cessate il fuoco.
  • Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono rimaste stabili a 213.000 a fine febbraio, sotto le attese di 215.000. Le richieste continuative sono aumentate di 46.000 a 1.868.000, oltre le attese di 1.850.000, segnalando un mercato del lavoro ancora stabile. Le richieste dei dipendenti federali sono diminuite di 25 unità a 529, mentre cresce l’attenzione sul rischio di shutdown governativo.
  • La produttività non agricola negli Stati Uniti è cresciuta del 2,8% nel quarto trimestre del 2025, superando l’1,9% atteso. La produzione è aumentata del 2,6%, mentre le ore lavorate sono diminuite dello 0,2%. La produttività nel settore manifatturiero è calata dell’1,9% per via del calo di produzione e ore lavorate. La produttività nei beni durevoli è scesa del 3,0%, mentre nei beni non durevoli è diminuita dello 0,2%. Nel 2025 la crescita media della produttività è stata del 2,2%, in calo rispetto al 3,0% del 2024.
  • I datori di lavoro statunitensi hanno annunciato 48.307 tagli di posti di lavoro, in calo rispetto ai 108.435 di gennaio e ai 172.017 dello scorso anno. Il settore tecnologico ha guidato con 11.039 tagli, spinti dall’impatto dell’AI e dall’aumento dei costi. Seguono istruzione e manifattura con rispettivamente 5.417 e 4.109 tagli. Ulteriori licenziamenti potrebbero verificarsi a causa del coinvolgimento degli Stati Uniti in Iran. Il settore tecnologico resta quello con più tagli quest’anno (33.330), seguito da trasporti (31.702) e sanità/prodotti sanitari (19.228).

Principali eventi del calendario macro (orari in GMT)

12:30 – Waller della Fed su Bloomberg TV
13:30 – Vendite al dettaglio USA di gennaio
13:30 – Variazione Nonfarm Payrolls USA di febbraio
13:30 – Tasso di disoccupazione USA di febbraio
13:30 – Salari medi orari USA di febbraio
15:00 – PMI Ivey Canada di febbraio
16:30 – Miran della Fed interviene su CNBC

Trimestrali della settimana

  • Oggi: OTP Bank, Lufthansa
  • Prossima settimana
  • Lunedì: Constellation Software, Hewlett Packard Enterprise
  • Martedì: Oracle, Volkswagen, Franco-Nevada, Chocoladefabriken Lindt & Spruengli
  • Mercoledì: Inditex, Rheinmetall, Porsche, Henkel
  • Giovedì: Adobe, Wheaton Precious Metals, Assicurazioni Generali, BMW, RWE, Hannover Re, Dollar General, Ulta Beauty, Lennar 

Azioni

  • USA: Il Dow è sceso dell’1,6% a 47.954,74, l’S&P 500 ha perso lo 0,6% a 6.830,71 e il Nasdaq ha ceduto lo 0,3% a 22.748,99 mentre il conflitto con l’Iran ha spinto nettamente al rialzo il petrolio, riaccendendo i timori inflazionistici. Industriali, materiali e sanità hanno guidato i ribassi, mentre anche le compagnie aeree sono finite sotto pressione per il timore che l’aumento dei costi del carburante possa comprimere i margini e ritardare i tagli dei tassi. Chevron è salita del 2,1% con il balzo del petrolio, mentre Broadcom ha guadagnato il 4,8% dopo aver dichiarato che i ricavi dei chip per intelligenza artificiale potrebbero superare i 100 miliardi di dollari il prossimo anno. Marvell è salita del 14,7% after hours grazie a prospettive solide per i prossimi anni fiscali. Il prossimo test per il mercato è il rapporto sull’occupazione USA di venerdì, mentre gli investitori devono bilanciare i rischi geopolitici con una crescita economica ancora solida.
  • Europa: I mercati europei hanno continuato a scendere, con lo STOXX 600 in calo dell’1,3%, il FTSE 100 in ribasso dell’1,5%, il DAX in calo dell’1,6% e il CAC 40 in flessione dell’1,5%, mentre l’aumento dei prezzi di petrolio e gas ha alimentato timori di stagflazione. Esportatori, minerari, banche e titoli del settore viaggi hanno tutti registrato cali, mentre gli investitori rivalutano l’esposizione della regione all’energia importata e a una crescita più debole. Siemens Energy ha perso quasi il 6%, mentre Rolls-Royce e Rheinmetall sono scese di oltre il 5% ciascuna in un brusco ritracciamento del settore difesa dopo i recenti rialzi. DHL ha perso il 5,1% su utili più deboli, mentre Rentokil è balzata del 10,7% dopo i risultati. Gli investitori osservano ora se i prezzi dell’energia si raffredderanno, poiché l’Europa ha meno margine per ignorare la realtà.
  • Asia: I mercati asiatici sono stati contrastati venerdì: il Nikkei 225 giapponese è salito dello 0,4% a 55.518,63, l’Hang Seng di Hong Kong è salito dell’1,6% a 25.713,49, Shanghai è avanzata dello 0,1% a 4.113,70, mentre il Kospi sudcoreano è sceso dello 0,8% a 5.536,40. Il tono è stato più calmo rispetto all’inizio della settimana grazie al lieve calo del petrolio e al ritorno degli acquisti opportunistici, anche se la Corea del Sud appare ancora fragile dopo le forti oscillazioni dei due giorni precedenti. Hong Kong ha sovraperformato grazie ai titoli tecnologici e dei consumi che hanno sostenuto il sentiment, mentre il Giappone ha tenuto meglio rispetto ad altri mercati importatori di petrolio. La Corea del Sud ha invece continuato a sottoperformare dopo il sell-off di inizio settimana, dimostrando che i rimbalzi possono essere reali ma lasciare comunque segni. I mercati osservano ora i flussi di petrolio attraverso Hormuz e qualsiasi segnale di riduzione delle tensioni geopolitiche.

Volatilità

  • La volatilità del mercato continua a essere guidata principalmente dallo shock petrolifero legato al conflitto con l’Iran, più che da un vero panico azionario. Il Brent viene scambiato intorno a 84,46 dollari e il WTI vicino a 79,93 dollari, con entrambi gli indici di riferimento avviati verso il miglior guadagno settimanale dal 2022 mentre le tensioni minacciano il traffico nello Stretto di Hormuz e mantengono elevati i timori inflazionistici. Per gli investitori questo è rilevante perché una forza persistente dell’energia può spingere al rialzo le aspettative di inflazione, mantenere elevati i rendimenti obbligazionari e complicare le prospettive di taglio dei tassi. Il prossimo catalizzatore chiave è il rapporto sull’occupazione USA di oggi, con gli economisti che prevedono circa 59.000 nuovi posti di lavoro e una disoccupazione intorno al 4,3%, il che significa che dati più forti potrebbero rafforzare la narrativa dei tassi “più alti più a lungo”. Gli indicatori di volatilità indicano ancora cautela piuttosto che panico: il VIX ha chiuso a 23,75, mentre il VIX1D è a 21,88 e il VIX9D a 23,55, suggerendo che gli investitori continuano a pagare per la protezione ma non stanno ancora prezzando un forte picco di volatilità.
  • Movimento atteso per l’SPX: i prezzi delle opzioni implicano attualmente un movimento di circa ±66,8 punti per l’S&P 500 fino alla scadenza odierna del 6 marzo, pari a circa lo 0,98% (al rialzo o al ribasso) rispetto al livello spot. Si tratta di un valore leggermente inferiore rispetto alla lettura di ieri per la stessa scadenza settimanale, indicando che parte del premio legato agli eventi si è ridotto entrando nel venerdì. La catena delle opzioni mostra ancora una chiara inclinazione verso il ribasso, con la volatilità implicita delle put at-the-money superiore a quella delle call comparabili, segnalando che gli investitori restano più concentrati sulla protezione dai ribassi che sulla ricerca di ulteriori rialzi.

Asset digitali

  • Gli asset digitali risultano leggermente più deboli oggi ma restano relativamente stabili nonostante l’incertezza geopolitica più ampia che influenza i mercati globali. Bitcoin scambia vicino a 70.500 dollari, ether intorno a 2.070 dollari, XRP vicino a 1,40 dollari e solana intorno a 87,85 dollari, mentre le azioni legate al settore crypto come MSTR, MARA, RIOT, CLSK e CIFR sono sotto pressione con l’indebolimento del sentiment di rischio.
  • I flussi sugli ETF evidenziano inoltre un mercato più selettivo: gli ETF spot su bitcoin negli Stati Uniti sono passati da forti afflussi all’inizio della settimana a un deflusso netto di 227,9 milioni di dollari il 5 marzo, con IBIT che è passato da un afflusso di 306,6 milioni il 4 marzo a un deflusso di 88,7 milioni il giorno successivo. Sul fronte ethereum, ETHA ha comunque attirato circa 30,3 milioni di dollari di afflussi il 5 marzo, anche se gli ETF spot su ethereum negli Stati Uniti nel complesso hanno registrato deflussi netti per 90,9 milioni di dollari, indicando un interesse continuo per il prodotto di BlackRock anche mentre il mercato crypto nel suo complesso si indebolisce.
  • Nel complesso, bitcoin ed ether continuano a mantenersi su importanti livelli psicologici, ma il sentiment sugli asset digitali rimane sensibile alle notizie macro, in particolare ai prezzi del petrolio, alle aspettative sui tassi di interesse e agli sviluppi geopolitici.

Obbligazioni

  • I Treasury statunitensi restano deboli: il rendimento del titolo a 2 anni è salito di tre punti base a circa il 3,58%, mentre il rendimento del benchmark a 10 anni è aumentato fino a chiudere vicino al massimo delle ultime tre settimane a circa il 4,14%.
  • I mercati obbligazionari globali sono sotto pressione dopo il forte rialzo dei prezzi del petrolio seguito allo scoppio della guerra con l’Iran. In Giappone i rendimenti sono rimasti relativamente contenuti nella notte e il rendimento del JGB di riferimento è salito di meno di un punto base nella sessione asiatica di venerdì fino al 2,17%. In Europa invece i rendimenti sono aumentati bruscamente giovedì: il Bund tedesco decennale è salito di nove punti base fino a quasi il massimo delle ultime quattro settimane al 2,84%. Anche gli spread intra-europei si sono ampliati, con lo spread tra i rendimenti decennali di Germania e Francia ora a 62 punti base rispetto al minimo pre-guerra di 55 punti base. Anche il Gilt britannico a 10 anni è salito nettamente ieri, di 10 punti base al 4,54%, avvicinandosi al massimo del range registrato dall’inizio di ottobre pari al 4,62%.

Materie prime

  • I prezzi del petrolio hanno toccato nuovi massimi prima di ritracciare solo leggermente nella sessione asiatica di venerdì, mentre lo Stretto di Hormuz resta quasi completamente chiuso alle spedizioni di greggio e gas. Il Brent con consegna a maggio è salito di circa quattro dollari al barile giovedì rispetto alla chiusura del giorno precedente, superando di poco gli 85 dollari al barile. Il movimento più marcato si è visto però nel WTI con consegna ad aprile, che è balzato di oltre sei dollari chiudendo sopra gli 80 dollari al barile, la prima chiusura sopra questo livello per il contratto front-month del WTI dall’estate del 2024.
  • I prezzi del gas europeo restano volatili, ma l’andamento si è parzialmente stabilizzato giovedì rispetto ai due giorni precedenti, con il future sul gas naturale olandese con consegna a un mese scambiato intorno a 51 euro per MWh dopo un massimo intraday di 55 euro e un minimo intorno a 48 euro. Per confronto, il massimo intraday di martedì era stato superiore a 65 euro.
  • Oro e argento si sono stabilizzati e hanno recuperato nella sessione asiatica di venerdì dopo il sell-off di giovedì, particolarmente marcato per l’argento. L’oro scambia a 5.120 dollari l’oncia dopo un minimo di 5.050 giovedì, mentre l’argento scambia a 84,4 dollari l’oncia dopo un minimo di 80,54 giovedì.

Valute

  • La volatilità nelle principali valute rimane contenuta. Il rally del dollaro USA di giovedì si è in parte invertito, con EURUSD che è rimbalzato dal minimo di giovedì a 1,1559 tornando sopra 1,1600 nelle ultime ore della sessione statunitense e scambiando intorno a 1,1610 nella mattinata europea di venerdì.
  • Lo JPY si è indebolito rispetto al dollaro USA, probabilmente a causa dei prezzi energetici più elevati e dei rendimenti obbligazionari globali in aumento. USDJPY si avvicina così ai massimi recenti del ciclo appena sotto quota 158,00, scambiando intorno a 157,75 nelle prime ore di venerdì.

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