Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
Netflix pubblicherà i risultati il 20 gennaio 2026: l'attenzione si sposta dal numero di abbonati alla capacità di monetizzare e generare cassa.
Pubblicità ed eventi in diretta possono spingere i ricavi, ma aumentano anche il rischio di esecuzione.
Le previsioni e il tono del management contano spesso più del semplice superamento o mancato raggiungimento delle stime headline.
Netflix una volta veniva valutata come una discoteca: quante persone ci sono in fila fuori. Oggi viene giudicata come un supermercato: quanto spende ogni cliente, e se torna anche la settimana successiva.
Il 20 gennaio 2026, Netflix pubblicherà i risultati del quarto trimestre 2025. La società si presenta all’appuntamento con una presenza globale che supera quella della maggior parte dei Paesi: oltre 300 milioni di abbonamenti paganti in più di 190 nazioni.
L’ultima lettera agli azionisti offre già una chiara indicazione sulle aspettative per il trimestre in corso. Sulla base di queste previsioni, le stime interne di BGSaxo indicano una nuova crescita dei ricavi, mentre il ritmo di espansione e i margini operativi tendono a normalizzarsi, come evidenziato nel grafico.
Questa trimestrale arriva in un momento particolare.
Netflix è ancora considerata una società in crescita in molte aree del mondo, ma adotta sempre più il linguaggio di un'azienda matura, con un’attenzione crescente su margini, prezzi e efficienza operativa. Questa combinazione può creare confusione tra gli investitori – e spesso è proprio nella confusione che nasce la volatilità.
Per i nuovi investitori, una trimestrale non è solo una questione di “hanno fatto utili o no?”. È un aggiornamento strutturato su cosa sta funzionando, cosa sta costando più del previsto e quali sono le prossime mosse.
Netflix inoltre detta il ritmo per tutto il settore dello streaming. Se il leader di categoria dichiara che la pubblicità funziona, il mercato ascolta. Se invece segnala che i costi dei contenuti stanno superando i ricavi, il mercato ascolta ancora più attentamente.
Il vero punto di interesse del 20 gennaio non sarà un singolo dato. Sarà capire se Netflix riesce a far funzionare contemporaneamente due motori: abbonamenti e pubblicità, senza perdere in affidabilità.
Ci sono tre indicatori chiave che si collegano direttamente alla creazione di valore nel lungo termine.
Il primo è l’ARPU (ricavo medio per utente). L’ARPU rappresenta quanto ricava Netflix da ciascun cliente in un determinato periodo. Può aumentare grazie a rialzi dei prezzi, alla migrazione degli utenti verso piani più costosi o all’introduzione della pubblicità. L’ARPU è importante perché consente un compounding silenzioso: piccoli aumenti ripetuti ogni trimestre possono generare risultati migliori di un singolo grande successo che si esaurisce rapidamente.
Il secondo è il margine operativo e la generazione di cassa. Il margine operativo indica la percentuale di ricavi che resta dopo aver coperto i costi operativi, prima di interessi e tasse. La generazione di cassa misura invece quanto denaro resta dopo aver pagato per i contenuti e le spese quotidiane. Netflix continua a indirizzare l’attenzione degli investitori verso la redditività e la cassa, non solo verso la crescita. Questo approccio diventa ancora più rilevante se dovesse avanzare l’ipotizzata operazione con Warner Bros. Discovery: una libreria di contenuti più ampia può rappresentare un vantaggio, ma l’integrazione comporta anche nuovi costi e impegni finanziari.
Il terzo punto è il churn (abbandono) e l’engagement (coinvolgimento). Il churn misura la percentuale di utenti che disdicono l’abbonamento, mentre l’engagement indica quanto tempo gli utenti trascorrono guardando contenuti. Questi indicatori non servono solo a fare bella figura, ma proteggono il potere di prezzo: una piattaforma che viene usata con regolarità può permettersi di alzare i prezzi con meno rischi rispetto a una che gli utenti ricordano solo quando arriva l’estratto conto.
Il piano con pubblicità rappresenta il cambiamento strategico più significativo per Netflix negli ultimi anni, perché aggiunge una seconda modalità di monetizzazione per lo stesso utente. Un abbonato paga una tariffa mensile. Un inserzionista paga per attirare l’attenzione di quell’abbonato. Nel migliore dei casi, accadono entrambe le cose e l’utente resta. Nel peggiore, la pubblicità infastidisce e il modello non scala mai davvero.
Per il 20 gennaio emergono due domande pratiche. Netflix confermerà che la pubblicità sta accelerando? E spiegherà i progressi sulla monetizzazione pubblicitaria, ovvero la capacità di trasformare la portata in ricavi ricorrenti con buoni margini? Reuters ha riportato che Netflix sostiene di raggiungere oltre 190 milioni di utenti attivi mensili a livello globale con la pubblicità. Questa è scala. Il prossimo passo sarà dimostrare quanto vale davvero quell’audience per ora di visione.
Il secondo elemento è il pricing, spesso la leva più potente. Se Netflix riesce ad aumentare i prezzi in modo moderato senza far crescere il churn, allora ha potere di prezzo. Se invece il churn aumenta, no. Il modo in cui il management parla di prezzi, combinazione dei piani e comportamento dei clienti è spesso più significativo del cambiamento tariffario in sé.
Gli eventi in diretta, in particolare quelli sportivi, rappresentano la vera incognita. Netflix ha trasmesso partite della NFL a Natale e, secondo Reuters, ha registrato un record di visualizzazioni negli Stati Uniti. Il live può attrarre grandi audience e inserzionisti premium, ma è molto più complesso rispetto all’on-demand. Il Wall Street Journal ha evidenziato le sfide tecniche legate all’espansione di Netflix nel live. L’affidabilità è parte integrante del prodotto. Un’interruzione del segnale non è solo un problema tecnico, è un rischio per il marchio.
Alla base di tutto, resta la spesa per contenuti. Netflix ha bisogno di successi, ma anche di disciplina. L’obiettivo non è spendere meno, ma spendere meglio, puntando a un ritorno più elevato per ogni euro investito.
La pubblicità è ciclica. Se il mercato pubblicitario rallenta, Netflix può anche aumentare gli spettatori ma incassare meno da ciascuno. I primi segnali di allerta emergono nel linguaggio cauto su domanda, prezzi o ritmo di crescita del segmento pubblicitario.
Gli eventi in diretta comportano un rischio operativo. Alcuni problemi si possono correggere, ma se diventano ricorrenti, possono compromettere l’espansione di questo formato e influenzare il modo in cui gli inserzionisti ne valutano il valore.
La concorrenza e la “fatica da abbonamenti” restano rischi costanti. Quando una famiglia decide di tagliare le spese, comincia dai servizi che percepisce come meno indispensabili. Engagement, churn e combinazione dei piani sono gli indicatori precoci da osservare.
La narrativa su Netflix un tempo era tutta incentrata sul numero di abbonati. Aveva senso, quando lo streaming stava ancora conquistando terreno.
Oggi lo streaming è la norma, e Netflix sta cercando di migliorare il modello di business, non solo il catalogo. La call del 20 gennaio 2026 sarà un vero test per questo upgrade. Verificherà se l’azienda riesce ad aumentare il valore per spettatore, attraverso prezzi e pubblicità, mantenendo al tempo stesso sotto controllo il churn e garantendo l’affidabilità degli esperimenti live.
I numeri principali attireranno come sempre l’attenzione. Ma saranno i segnali più silenziosi a indicare se il business sta diventando più solido. La fila fuori dalla porta fa piacere. Ma è il carrello della spesa a contare davvero.
Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni.