Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
Lo spazio sta diventando infrastruttura, non più solo esplorazione, e un possibile IPO di SpaceX potrebbe catalizzare maggiore attenzione sul tema.
La crescita si estende oltre i razzi, includendo satelliti, difesa, connettività, dati e sistemi che rendono lo spazio davvero utile.
Una shortlist aiuta a mappare l’opportunità senza inseguire ogni lancio o ogni titolo di giornata.
Per anni lo spazio è stato etichettato come “fantascienza, razzi e fumo molto costoso”. Oggi non più. La space economy sta diventando parte dell’infrastruttura quotidiana: connettività internet, dati meteo, difesa, agricoltura, navigazione marittima e aerea. Il punto non è più chi lancia il razzo più spettacolare, ma chi riesce a trasformare l’orbita in ricavi ricorrenti. Secondo la Space Foundation, l’economia spaziale globale ha raggiunto i 613 miliardi di dollari nel 2024, mentre la Satellite Industry Association ha segnalato nel 2025 una nuova fase di crescita nella banda larga satellitare, nei lanci e negli apparati a terra. Secondo diverse fonti di stampa, SpaceX si prepara a un possibile IPO, con una potenziale quotazione al Nasdaq già a partire da giugno 2026. Finché non vi saranno conferme ufficiali, nulla è certo e i piani delle società private possono cambiare rapidamente. Tuttavia, il segnale è rilevante: una quotazione di SpaceX convoglierebbe probabilmente maggiore attenzione degli investitori sull’intera space economy, dai satelliti ai sistemi di lancio, dalla connettività alla difesa, fino alle infrastrutture di terra.
Da qui nasce la nuova shortlist di BG SAXO sulla space economy. Non è una macchina delle previsioni, né un elenco del tipo “compra ora prima che Marte si affolli”. È una mappa: aiuta a comprendere dove si collocano le società quotate lungo la catena del valore, dagli operatori satellitari alle aziende della difesa, fino ai fornitori meno visibili che sostengono l’intero sistema. La narrazione pubblica parte spesso dai razzi. È comprensibile: sono spettacolari. Ma per l’investitore, la parte davvero rilevante inizia dopo il lancio. I satelliti mantengono connessi gli aerei, aiutano le navi a navigare, consentono agli agricoltori di monitorare i raccolti, alle assicurazioni di valutare i danni, ai governi di proteggere le comunicazioni e ai consumatori di utilizzare servizi di localizzazione quasi senza accorgersene. Lo spazio sta diventando uno strato di utilità per l’economia moderna: non proprio come l’elettricità, ma più simile a una “idraulica nel cielo” di quanto si possa immaginare. Per questo, l’opportunità va oltre le pure space company. Ci sono operatori satellitari, aziende che costruiscono razzi e veicoli spaziali, fornitori di sistemi aerospaziali, tecnologie per la difesa, sensori, chip, antenne, stazioni a terra, software e servizi di connettività. La shortlist suddivide il tema in “contenitori” pratici: operatori di lancio e spazio, società attive in satelliti, dati e space intelligence, leader nella difesa e nell’aerospazio, oltre ai cosiddetti “picks and shovels”, connettività e comunicazioni. Quest’ultimo contenitore è meno “romantico”, ma spesso include modelli di business più stabili.
La space economy utile non è sempre la parte più appariscente
La rilevanza non risiede solo nelle previsioni di lungo periodo, ma in ciò che sta accadendo oggi. La banda larga satellitare sta crescendo rapidamente per connettere aree remote, aeromobili, navi e utenti militari. La Satellite Industry Association segnala un forte aumento degli abbonati nel 2025 e ricavi dei servizi satellitari pari a 105 miliardi di dollari. Il settore sta quindi passando da “tecnologia interessante” a domanda concreta. In Europa, si aggiunge anche la dimensione della sovranità. Il programma IRIS² dell’UE punta a garantire comunicazioni satellitari sicure per governi, imprese e cittadini, rafforzando il controllo europeo sulle infrastrutture critiche. Gli aggiornamenti di SES ed Eutelsat indicano che la domanda non riguarda più solo l’internet consumer, ma si estende a settori come aviazione, difesa, marittimo e comunicazioni governative sicure. Per gli investitori cambia la lente di analisi. Lo spazio non è un tema unico, ma si sovrappone a difesa, telecomunicazioni, trasporti, cybersecurity, catene di fornitura industriali e intelligenza artificiale. Questo crea al tempo stesso opportunità e complessità. Una shortlist aiuta a fare chiarezza, perché la nebbia non è una strategia.
La domanda chiave non è se lo spazio sia affascinante, ma se le aziende siano in grado di generare rendimenti interessanti. Occorre guardare a contratti, backlog, margini e capex. Il backlog rappresenta lavoro già contrattualizzato ma non ancora consegnato e fornisce indicazioni sulla visibilità della domanda. I margini indicano se la crescita è effettivamente profittevole, e non solo convincente nelle presentazioni. Il capex è cruciale, perché l’infrastruttura spaziale richiede investimenti elevati e, nel tempo, questi costi devono tradursi in ritorni sostenibili. Conta anche il mix di clientela. Ricavi provenienti da governi, compagnie aeree, difesa, operatori telecom e clienti del settore marittimo tendono a essere più stabili rispetto a ricavi legati a una domanda futura ancora incerta. Il segnale più rilevante non è un “grande vision statement”, ma un cliente che firma un contratto e lo onora. La shortlist aiuta a fare chiarezza distinguendo modelli di business diversi: un operatore satellitare presenta rischi differenti rispetto a un contractor della difesa; un fornitore di chip rispetto a un’azienda di lanci; un provider di dati rispetto a un player della connettività a bordo. Un unico tema, ma molte componenti in movimento.
Primo rischio: le valutazioni. I temi più entusiasmanti tendono ad attirare aspettative elevate. Se le attese crescono più rapidamente degli utili, i prezzi diventano fragili. È fondamentale verificare che si materializzino crescita di ricavi, generazione di cassa e margini, non solo narrazioni accattivanti. Secondo rischio: l’esecuzione. I progetti spaziali devono spesso affrontare ritardi, problemi tecnici, regolamentazione e costi iniziali elevati. I lanci possono slittare, i satelliti guastarsi, i budget pubblici cambiare. La pazienza è una virtù, ma la pazienza cieca non lo è. Terzo rischio: la concorrenza. Starlink ha profondamente trasformato il mercato della connettività e altri operatori stanno cercando di colmare il gap. Alcune società quotate beneficeranno della crescita dell’ecosistema, altre potrebbero subire pressioni sui prezzi o l’erosione di attività legacy. La recente transizione di Eutelsat dal business video tradizionale alla connettività in orbita bassa rappresenta un esempio concreto di trasformazione in atto.
Lo spazio riguarda sempre meno il “fuggire dalla Terra” e sempre più il “far funzionare meglio la Terra”. È questa la vera storia d’investimento. Le componenti più utili della space economy si collocano dietro attività quotidiane: volare, spedire, mappare, connettere, difendere e misurare. La nuova shortlist sulla space economy nasce per rendere più leggibile questa infrastruttura nascosta. Non elimina il rischio e non predice i vincitori di domani. Offre però una mappa più chiara delle aziende che costruiscono, operano e abilitano la space economy. In un tema pieno di razzi, quella mappa può essere lo strumento più “a terra” della stanza.
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