La fine del lockdown in Cina mette il turbo al turismo

La fine del lockdown in Cina mette il turbo al turismo

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Simone di Biase

Head of Relationship Management BG SAXO

Riassunto:  con l'allentamento delle misure alle frontiere deciso da Pechino dopo tre anni, la domanda repressa e i risparmi accumulati dai turisti cinesi significheranno con ogni probabilità un'impennata della domanda di viaggi. A beneficiare di questa tendenza saranno, almeno inizialmente, le aziende asiatiche dal momento che il numero di voli verso le destinazioni occidentali rimane ancora limitato. In questo report proviamo a mettere a fuoco quali titoli si avvantaggeranno da questi nuovi flussi turistici.


I viaggiatori cinesi dominano il turismo globale

I viaggiatori cinesi hanno contribuito maggiormente a sostenere il turismo globale anche prima della pandemia. Nel 2019, infatti, avevano effettuato 155 milioni di viaggi all'estero e speso quasi 255 miliardi di dollari, pari al 14% delle entrate del turismo globale. A partire da novembre, dopo tre anni di restrizioni pandemiche, finalmente la Cina ha allentato le sue misure di contenimento del Covid. Si tratta del più grande punto di svolta per i prossimi due anni, un tema chiave per i trader e gli investitori dal momento che la domanda cinese tornerà a guidare i mercati regionali, locali e globali. 
Il China Outbound Tourism Research Institute (Cotri) prevede che i viaggiatori cinesi effettueranno 110 milioni di viaggi internazionali quest'anno, circa i due terzi del livello del 2019. Questo potrebbe significare una spesa stimata di circa 180 miliardi di dollari a livello globale, una fonte di rinascita per il settore che, come si è detto, ha vissuto un grande vuoto negli ultimi anni a causa dell'assenza dei turisti cinesi. La ripresa dei viaggi dei turisti cinesi, dalla riapertura e dall’allentamento delle restrizioni a gennaio, è stata comunque lenta a causa delle preoccupazioni sulla diffusione del virus e sui rischi di nuove varianti. Tuttavia, non c'è stato un forte aumento dei casi segnalati anche dopo la celebrazione del Capodanno lunare alla fine di gennaio, di conseguenza la Cina ha registrato una media di 410.000 uscite e ingressi al giorno, con un aumento del 120% rispetto alla stessa festività dello scorso anno, come confermato dall'Amministrazione Nazionale per l'Immigrazione.
Un'ulteriore ripresa dovrebbe prendere piede nel secondo trimestre, con l'avvicinarsi della festa del 1° maggio del Labor Day, e accelerare ulteriormente nella seconda metà dell'anno e durante le festività nazionali di settembre e ottobre. Per il Labor Day, infatti, la Cina ha una vacanza di cinque giorni e una settimana libera all'inizio di ottobre per il National Day: entrambi sono considerati periodi perfetti per viaggiare.

Crescita del turismo in Asia per guidare la ripresa globale

È prudente aspettarsi che la piena ripresa della domanda di viaggi in Cina richiederà alcuni anni, ma non c'è dubbio che non ci sono più impedimenti in tal senso. I grandi e primi vincitori di questa nuova situazione saranno probabilmente alcuni tour operator asiatici poiché le destinazioni regionali sono la scelta preferita dalla maggior parte dei viaggiatori. Che viaggeranno per Hong Kong, Macao e Thailandia, seguiti da Giappone, Corea del Sud, Australia e altri paesi del sud-est asiatico. Hong Kong ha accolto solo 370.000 visitatori nel 2022, in calo rispetto ai circa 5 milioni precedenti la pandemia. Le aspettative ora sono di un aumento del 60-70% quest'anno, suggerendo circa 30-35 milioni di turisti dalla Cina. La Thailandia prevede di ospitare 7-8 milioni di turisti cinesi nel 2023, anch'essa in ripresa del 60-70% dai livelli del 2019. 
I viaggi verso ulteriori destinazioni in Europa e Nord America potrebbero richiedere circa un anno o più per risalire poiché il numero limitato di voli commerciali e i rallentamenti per la concessione dei visti sono un freno. La mancanza di voli sostiene i prezzi più alti, nonostante questa circostanza possa essere leggermente compensata da budget più elevati dovuti ai risparmi accumulati nel periodo di lockdown. È, infine, probabile che i viaggiatori cinesi scelgano destinazioni più sicure con la ripresa dei viaggi anche a causa dei sentimenti anti-asiatici incrementati a livello globale dall'inizio della pandemia.

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Turismo Asia-Pacifico, le azioni sotto la lente

Per cogliere le aspettative relative allo sviluppo del turismo Asia-Pacifico ci sono dei titoli azionari da considerare: si tratta di azioni asiatiche su piattaforme di prenotazione, compagnie aeree, servizi aeroportuali, hotel, casinò e ristoranti in Paesi che probabilmente vedranno il maggior afflusso di turisti dalla Cina nel corso dell'anno. Abbiamo incluso anche l'indice chiave della Thailandia, vista la sua forte dipendenza dal turismo cinese. Nell’elenco in basso ci sono aziende per un valore di mercato totale di 476,6 miliardi di dollari con Booking Holdings in testa al gruppo.
La crescita delle vendite è tornata in territorio positivo nell'ultimo anno dopo lo shock del Covid, ma gli utili sono rimasti sotto pressione. Gli analisti generalmente si aspettano un rimbalzo degli utili per queste società e questo si riflette negli obiettivi di prezzo in media superiore del 12% rispetto al prezzo corrente.

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I fattori di rischio

La mancanza di voli internazionali, così come la carenza di piloti ed equipaggio, mantiene i prezzi dei viaggi più alti e rimane il rischio maggiore per la ripresa dei viaggi in uscita dalla Cina. A gennaio, la capacità dei voli dei vettori globali in viaggio da e verso la Cina è stata solo dell’11% rispetto al 2019. Ad aprile, il numero dovrebbe salire al 25%, secondo il fornitore di dati di viaggio Cirium. Prezzi più alti potrebbero costringere i consumatori cinesi a posticipare i loro piani per le vacanze internazionali fino alla fine del 2023 o 2024. Altri rischi sono rappresentati da nuove varianti di Covid o diffusione di massa di infezioni che potrebbero provocare nuove restrizioni e limiti ai viaggi. Nel frattempo, se la crescita economica in tutta la regione dovesse rallentare, questo impatterebbe il potere d'acquisto dei consumatori e quindi una battuta d'arresto della domanda di viaggi.

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