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Rapida panoramica del mercato – 19 gennaio 2026

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Rapida panoramica del mercato – 19 gennaio 2026


Fattori trainanti e catalizzatori di mercato

  • Azioni: andamento misto per i mercati azionari: negli Stati Uniti chiusura piatta a causa del settore dei semiconduttori e dei commenti delle banche centrali; in Europa stabilità nonostante la debolezza del lusso; Hong Kong in calo per maggiore cautela.
  • Volatilità: Future VIX in rialzo, ritorna l’attenzione sulla retorica commerciale, le opzioni sull'SPX prezzano un movimento del ±1,0% questa settimana.
  • Asset digitali: pressione sul mercato crypto, ma i flussi su IBIT e ETHA restano resilienti.
  • Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury USA aumentano in seguito alla minore probabilità che Hassett diventi il prossimo Presidente della Fed. Nuovi massimi per i rendimenti giapponesi.
  • Valute: il dollaro USA si è indebolito lunedì durante la sessione asiatica dopo un iniziale rafforzamento legato ai rendimenti dei Treasury e agli sviluppi geopolitici.
  • Materie prime: oro e argento ai massimi storici per via delle minacce di dazi da parte della Groenlandia.
  • Eventi macro: le minacce di dazi da parte di Trump verso l’Europa e i titoli da Davos aumentano l'incertezza geopolitica, nonostante i dati contrastanti di USA e Cina.

Titoli macroeconomici

  • Trump ha proposto dazi contro otto Paesi europei per costringerli ad accettare l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, con una tariffa iniziale del 10% a febbraio e possibile aumento al 25% entro giugno. I leader europei potrebbero riconsiderare l’accordo commerciale siglato lo scorso anno, con Macron pronto ad attivare lo strumento anti-coercizione dell’UE.
  • I leader UE terranno una riunione straordinaria nei prossimi giorni sulla minaccia dei dazi di Trump, mentre gli Stati membri valutano misure di ritorsione tra cui dazi su beni USA per un valore di 93 miliardi di euro e l’attivazione dello strumento anti-coercizione, secondo fonti ufficiali.
  • Il presidente USA Trump ha dichiarato venerdì di voler mantenere Kevin Hassett nel ruolo di consigliere economico capo della Casa Bianca. Hassett era considerato il favorito per sostituire l’attuale Presidente della Fed, Jerome Powell, a maggio, ed era tra i più propensi a sostenere un taglio dei tassi della Fed.
  • Il presidente iraniano Pezeshkian ha avvertito di un possibile conflitto se il leader supremo Khamenei venisse attaccato, in risposta alle dichiarazioni di Trump che ha chiesto la rimozione di Khamenei, definendolo “un uomo malato”.
  • L’indice del mercato immobiliare NAHB/Wells Fargo è sceso a 37,0 a gennaio 2026, segnalando persistenti difficoltà nel mercato immobiliare statunitense. Il sentiment dei costruttori è peggiorato in tutte le aree, con forti sconti sui prezzi e maggiori incentivi alle vendite.
  • La produzione industriale USA è cresciuta dello 0,4% a dicembre, superando le attese. La produzione manifatturiera è aumentata dello 0,2%, le utility del 2,6% spinte da un +12% nel gas naturale, mentre l’attività mineraria è scesa dello 0,7%. Il tasso di utilizzo della capacità ha raggiunto il 76,3%, ancora sotto la media di lungo periodo.
  • L’economia cinese è cresciuta del 4,5% nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente, il ritmo più lento dalla riapertura post-lockdown del 2022. A dicembre la produzione industriale ha tenuto, ma vendite al dettaglio e investimenti sono peggiorati oltre le previsioni.

Eventi macro in evidenza (orari GMT)

10:00 – Zona Euro CPI finale di dicembre
13:30 – Canada CPI di dicembre
Il World Economic Forum si tiene a Davos fino a venerdì
I mercati cash USA sono chiusi per la festività di Martin Luther King Jr.

Trimestrali

  • Questa settimana
  • Martedì: Netflix, Interactive Brokers, 3M
  • Mercoledì: Johnson & Johnson, Charles Schwab
  • Giovedì: Visa, LVMH, SK Hynix, Procter & Gamble, GE Aerospace, Intel, Abbott Laboratories, Intuitive Surgical, KLA Tencor, Capital One Financial, Freeport McMoRan, CSX Corporation
  • Venerdì: SLB

Azionario

  • USA: l’S&P 500 è sceso dello 0,1% a 6.939,95, il Nasdaq Composite ha perso lo 0,1% a 23.515,39 e il Dow è calato dello 0,2% a 49.359,33.
    I commenti sulla presidenza della Fed e l’accordo commerciale USA–Taiwan da 250 miliardi di dollari hanno mantenuto alta l’attenzione sui semiconduttori: Micron +7,8% dopo l’acquisto di azioni da parte di un dirigente, Broadcom +2,5%, mentre State Street -6,0% per ricavi inferiori alle attese.
    Mastercard ha perso lo 0,6% per le rinnovate preoccupazioni sui tetti ai tassi delle carte di credito, e i mercati cash USA sono rimasti chiusi lunedì per il Martin Luther King Jr. Day, mentre i futures sono scesi dello 0,7% sulle notizie dei dazi legati alla Groenlandia.
  • Europa: l’Euro Stoxx 50 ha perso lo 0,2% a 6.029,45, lo STOXX 600 ha chiuso piatto a 614,38, con lusso e materie prime che hanno smorzato l’appetito per il rischio.
    Richemont -5,4% dopo il downgrade di un broker; il settore del lusso ha registrato il calo giornaliero più forte da ottobre. Novo Nordisk +6,5% dopo l’approvazione nel Regno Unito di una dose più alta di Wegovy. Difesa in rialzo: Kongsberg Gruppen +9,5% dopo revisioni al rialzo dei target price. Attenzione su eventuali sviluppi dei dazi legati alla Groenlandia prima del 1° febbraio.
  • Asia: l’Hang Seng di Hong Kong -0,3% a 26.844,96 e l’Hang Seng Tech Index -0,1% a 5.822,18, in un clima di cautela in attesa del PIL cinese. Le nuove regole più severe sul margin financing in vigore dal 19 gennaio hanno aggiunto pressione: Tencent -0,7%, Xiaomi -2,0%.
    Pop Mart -5,6% per timori sulla catena di approvvigionamento, mentre Alibaba +1,0%. Prossimi catalizzatori: la decisione sul tasso prime dei prestiti in Cina e le possibili mosse della PBoC dopo i segnali di allentamento.

Volatilità

  • La volatilità di mercato appare contenuta in superficie, ma si osservano segnali di cautela. Con i mercati cash USA chiusi per il Martin Luther King Jr. Day, i segnali odierni riflettono in gran parte la chiusura di venerdì. Il VIX ha chiuso a 15,86, mentre le misure di brevissimo periodo sono rimaste più basse (VIX1D a 12,31, VIX9D a 12,09), indicando assenza di stress immediato ma anche poca compiacenza. Spicca lo skew: l’indice SKEW della Cboe a 153,6 indica che gli investitori continuano a pagare di più per proteggersi da forti ribassi, segno che il rischio di coda resta una priorità.
  • La volatilità implicita prevede un movimento atteso di ±72 punti (±1,0%) per l’S&P 500 entro venerdì 23 gennaio. Per quella scadenza, la protezione verso il basso costa più dell’esposizione al rialzo, confermando uno skew ribassista. Oltre a dati e trimestrali, l’attenzione è anche rivolta al World Economic Forum di Davos, dove gli interventi di leader politici, banchieri centrali e CEO possono influenzare le aspettative su commercio, geopolitica e crescita. In combinazione con la retorica protezionista USA verso l’Europa, la volatilità resta contenuta per ora, ma vulnerabile a improvvisi scossoni legati ai titoli.

Asset digitali

  • I mercati crypto sono sotto pressione a causa del deterioramento generale del sentiment di rischio. Bitcoin è sceso verso i 92.600 dollari, ether è vicino a 3.200 dollari, mentre asset più volatili come solana e xrp registrano cali più marcati. Lo scenario è noto: crescenti tensioni geopolitiche, nuove minacce commerciali legate all’Europa e alla Groenlandia, e ritardi nella regolamentazione USA frenano l’appetito per il rischio. Le liquidazioni forzate delle ultime 24 ore evidenziano la velocità con cui la leva finanziaria può essere smontata in presenza di segnali negativi.
  • Detto ciò, i flussi sugli ETF restano un elemento stabilizzante. IBIT è leggermente positivo nella giornata, ETHA stabile, segnale che gli investitori di lungo periodo continuano a usare ETF regolamentati per esporsi nonostante la debolezza dei prezzi spot. Questa divergenza è importante: quando la domanda di ETF resta solida durante le correzioni di prezzo, il ribasso tende a essere contenuto. Per ora, il crypto si comporta più come un asset rischioso che come un hedge. L’attenzione questa settimana sarà sui flussi in entrata negli ETF e su eventuali segnali di avversione al rischio più ampia.

Obbligazioni

  • Vendite sui titoli di stato giapponesi, con il rendimento del JGB a 2 anni che ha toccato un nuovo massimo ciclico sopra l’1,22%, in rialzo di quasi due punti base, mentre il rendimento del decennale è salito di otto punti base a oltre il 2,27%, massimo dal 1990. Il governo giapponese starebbe valutando un taglio delle tasse sugli alimenti, aumentando il deficit fiscale.
  • I Treasury USA sono stati venduti venerdì dopo che Trump ha suggerito che Kevin Hassett, considerato il favorito alla presidenza della Fed, resterà consigliere economico. Hassett era uno dei candidati più “colomba” per sostituire Powell a maggio. Il rendimento del Treasury a 2 anni è salito di due punti base al 3,586%, parte alta della forchetta da ottobre, mentre il decennale ha chiuso a 4,223%, massimo da settembre scorso.
  • Gli spread delle obbligazioni high yield USA ai minimi dal periodo pre-crisi finanziaria: venerdì l’indice Bloomberg ha segnato uno spread di 251 punti base rispetto ai Treasury, il più basso dal 2007.

Materie prime

  • Oro e argento, dopo le prese di profitto di venerdì, hanno raggiunto nuovi massimi storici in seguito a tensioni geopolitiche. La spinta di Trump per acquisire la Groenlandia ha aggravato le frizioni tra USA ed Europa. In combinazione con i rischi legati all’Iran, i dubbi sull’indipendenza della Fed e il crescente scetticismo verso il dollaro e i bond USA, la domanda per asset rifugio resta sostenuta.
  • Prezzi del petrolio in calo grazie all’allentarsi delle tensioni con l’Iran e al deterioramento del sentiment globale dopo le minacce di Trump sull’acquisto della Groenlandia. Il Brent è tornato sotto i 64 dollari e il WTI vicino ai 59 dollari.

Valute

  • Il dollaro USA ha perso terreno lunedì nella tarda sessione asiatica, dopo aver chiuso la scorsa settimana in rialzo grazie alle discussioni sul nuovo Presidente della Fed (la probabilità di una nomina “dovish” come Hassett è ora più bassa). Il biglietto verde ha aperto la settimana in rialzo anche per le nuove tensioni con l’Europa sui dazi legati alla Groenlandia, ma ha poi invertito la rotta: EURUSD è risalito da sotto 1,1580 a oltre 1,1625 nelle prime ore della sessione europea.
  • Lo yen giapponese si è rafforzato oltre livelli chiave lunedì, con USDJPY sceso sotto l’ex massimo a 157,89, toccando un minimo a 157,43 nella sessione di Tokyo, prima che il rafforzamento si attenuasse. EURJPY ha rimbalzato da 182,63 a 183,50. I rendimenti dei JGB sono saliti bruscamente per timori di deficit maggiori in vista di possibili elezioni anticipate a febbraio.

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