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Rapida panoramica del mercato – 03 Febbraio 2026

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BG SAXO

Rapida panoramica del mercato – 03 Febbraio 2026


Fattori trainanti e catalizzatori di mercato

  • Azioni: i titoli statunitensi sono saliti grazie al miglioramento del sentiment di rischio; l’Europa ha registrato un progresso sostenuto da segnali di crescita più solidi, mentre Hong Kong è scesa a causa del calo dei titoli tecnologici e minerari.
  • Volatilità: il VIX si è ridotto con l’attenuarsi dello stress a breve termine, ma il calendario macro e le attese sui tassi mantengono l’attenzione sulle coperture al ribasso.
  • Asset digitali: le criptovalute si stabilizzano su livelli più bassi; afflussi in IBIT contrastano con una domanda selettiva per gli ETF su Ethereum.
  • Valute: il dollaro USA torna a rafforzarsi su livelli chiave vicino a 1,1800 in EURUSD. AUD in forte rialzo dopo il rialzo dei tassi da parte della RBA e le indicazioni fornite.
  • Materie prime: oro e argento rimbalzano; il gas naturale statunitense registra il maggior calo giornaliero degli ultimi 30 anni.
  • Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury USA risalgono grazie a un sentiment di rischio più stabile e a un ISM manifatturiero solido.
  • Macro: inflazione preliminare (Flash CPI) di gennaio in Francia.

Notizie macroeconomiche principali

  • Trump ha dichiarato che revocherà i dazi punitivi sull’India in cambio di un accordo secondo cui Modi interromperà gli acquisti di petrolio russo. Trump ha affermato che ridurrà il dazio USA sui beni indiani dal 25% al 18% e rimuoverà un ulteriore dazio punitivo del 25% applicato in risposta agli acquisti di greggio russo da parte dell’India.
  • La Reserve Bank of Australia ha aumentato martedì il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 3,85%, come previsto dalla maggioranza degli analisti, mantenendo però un orientamento prudente riguardo a futuri aumenti. È la seconda banca centrale tra i mercati sviluppati ad aver alzato i tassi dopo il Giappone. Il dollaro australiano è balzato in alto dopo la decisione.
  • L’ISM Manifatturiero USA è salito a 52,6 da 47,9 a gennaio, indicando la prima espansione manifatturiera da 12 mesi. Si sono registrati aumenti nei nuovi ordini, nella produzione e nelle consegne dei fornitori. Le pressioni sui prezzi sono rimaste stabili. Il rialzo potrebbe essere attribuito a riordini post-festività e preoccupazioni sui dazi.
  • L’Indice PMI manifatturiero canadese è aumentato a 50,4 da 48,6 a gennaio, interrompendo una contrazione durata 11 mesi. La produzione si è stabilizzata, l’occupazione è cresciuta leggermente nonostante un lieve calo dei nuovi ordini. L’inflazione dei costi ha raggiunto un massimo di cinque mesi, portando a un aumento dei prezzi di vendita. La fiducia sulla produzione futura è salita al massimo degli ultimi tre mesi.
  • Nel gennaio 2026, il PMI manifatturiero USA è salito a 52,4 da 51,8, con una solida crescita della produzione nonostante un calo delle esportazioni per il settimo mese consecutivo a causa dei dazi. L’occupazione ha rallentato, i costi sono aumentati, così come i prezzi di vendita, mentre la fiducia delle imprese è rimasta stabile nonostante i rischi.

Eventi macro principali (orari in GMT)

07:45 – Francia, inflazione preliminare di gennaio (Flash CPI)
21:45 – Nuova Zelanda, occupazione e salari Q4

Interventi Fed: Barkin (13:00) & Bowman (14:40)

Trimestrali

  • Oggi: AMD, Merck, Pepsico, Amgen, Pfizer
  • Mercoledì: Alphabet, Eli Lilly, AbbVie, Novartis, Novo Nordisk, Uber, Qualcomm, UBS, Boston Scientific, ARM Holdings
  • Giovedì: Amazon.com, Shell, Linde, Unilever, KKR
  • Venerdì: Toyota, Philip Morris 

Azioni

  • USA: l'S&P 500 è salito dello 0,6% toccando un nuovo record, il Dow Jones ha guadagnato l’1,1% e il Nasdaq 100 lo 0,7%. Il rimbalzo è arrivato con l’attenuarsi della volatilità in metalli e criptovalute, consentendo agli investitori di concentrarsi nuovamente sulle trimestrali. Il settore tecnologico ha guidato i rialzi, con Apple, AMD e Micron in forte crescita; bene anche Alphabet e Amazon. Oracle ha chiuso in lieve calo, mentre Nvidia ha perso il 2,9% per l’incertezza legata ai piani di investimento in OpenAI. Dopo la chiusura, Palantir ha battuto le attese e guadagnato il 7%, mentre Disney è scesa del 7,3% nonostante risultati superiori alle attese, penalizzata dalla debole domanda nei parchi internazionali e dai costi pre-lancio.
  • Europa: le borse europee hanno chiuso in rialzo, guidate dalla Germania, dove il DAX 40 ha guadagnato l’1,1%. Il sentiment è migliorato grazie a segnali manifatturieri più solidi e al calo delle tensioni geopolitiche tra USA e Iran, mentre gli investitori si sono posizionati in vista delle trimestrali chiave e della decisione della BCE. I mercati hanno anche valutato la possibile nomina di Kevin Warsh come presidente della Fed, con una certa attenzione all’indipendenza della banca centrale. Bene SAP, Siemens Energy e Deutsche Telekom, mentre i titoli della difesa hanno sottoperformato; Hensoldt ha registrato un forte calo dopo la recente performance positiva.
  • Asia: le azioni di Hong Kong hanno subito forti vendite, con l’indice Hang Seng in calo di 612 punti, ovvero il 2,2%, a 26.776. I titoli tecnologici e minerari hanno guidato le perdite, con gli investitori che hanno rivalutato le valutazioni legate all’intelligenza artificiale e reagito alla nuova volatilità nei prezzi dei metalli. In Cina continentale, le azioni sono scese a causa di dati economici deboli e vendite auto deludenti. Zhaojin Mining ha perso il 9,0% nel contesto del calo dei metalli, mentre Sands China è salita del 3,6% grazie ai solidi ricavi da gioco a Macao.

Volatilità

  • La volatilità azionaria si è ulteriormente ridotta a inizio settimana, con il VIX che ha chiuso lunedì a 16,34, riflettendo una minore percezione di rischio a breve termine dopo la recente correzione. Gli indici di volatilità ultra-breve sono crollati, indicando minori timori su shock immediati, anche se il contesto macro resta attivo. Le decisioni delle banche centrali, l’evoluzione delle aspettative sui tassi e i dati sul lavoro USA mantengono alto il rischio di sorprese. I prezzi delle opzioni indicano una partecipazione cauta piuttosto che compiacente: gli investitori restano investiti ma vigili sui rischi al ribasso.
  • Movimento atteso per lo S&P 500: la volatilità implicita segnala un movimento di circa ±75 punti (±1,08%) entro il 6 febbraio.
  • Controllo skew 0dte: la scadenza odierna mostra una lieve inclinazione al ribasso, con le put leggermente più care delle call, indicando che la domanda di copertura a breve termine persiste nonostante la minore volatilità complessiva.

Asset digitali

  • Gli asset digitali restano fortemente legati al contesto macro, in particolare ai tassi d’interesse e alle condizioni di liquidità. Bitcoin si mantiene nella fascia alta dei 70.000 USD, mentre ether oscilla nella parte bassa dei 2.000 USD, segnalando un mercato che si sta stabilizzando ma resta fragile. I flussi degli ETF continuano a essere un indicatore chiave del sentiment: IBIT ha registrato solidi afflussi, segnalando un continuo interesse istituzionale, mentre gli ETF su Ethereum hanno visto deflussi netti, a eccezione di ETHA, che ha attratto nuovi capitali, indicando una propensione al rischio più selettiva.
  • Al di fuori delle principali criptovalute, le azioni e i miner legati al mondo crypto restano molto volatili, segnalando che lo stress si manifesta prima sulle infrastrutture quotate che sui prezzi spot.
  • Nel complesso, il messaggio dai mercati crypto è coerente con altri asset rischiosi: l’esposizione viene mantenuta, ma con maggiore controllo del rischio e minore tolleranza alle sorprese negative.

Obbligazioni

  • I Treasury USA hanno registrato vendite ieri grazie a un forte rimbalzo del sentiment di rischio e al venir meno del contagio dalla volatilità estrema in oro e soprattutto argento. Inoltre, l’ISM manifatturiero di gennaio si è rivelato solido, intensificando le pressioni sui rendimenti. Il Treasury a 2 anni è risalito dai minimi in area 3,50% a 3,57%, mentre il decennale è passato da 4,21% a 4,28%.
  • I titoli a breve termine giapponesi sono sotto pressione per le attese di un maggiore tightening da parte della BoJ, con il rendimento del JGB a 2 anni salito di oltre 2 punti base a un nuovo massimo ciclico dell’1,29%.
  • Il rendimento del JGB decennale è anch’esso salito leggermente, pur restando nel range recente, chiudendo al 2,26% dopo una domanda debole all’asta dei titoli decennali.

Materie prime

  • Oro e argento hanno registrato un forte rimbalzo nella sessione asiatica dopo il crollo storico di venerdì, che si è protratto fino a lunedì prima della stabilizzazione. In Cina, l’argento è tornato a scendere, riducendo il premio su Londra al 9%, con gli speculatori locali ancora in fase di rientro. Il fondo cinese puro sull’argento ha toccato il limite di ribasso per il secondo giorno consecutivo.
  • L’oro ha superato il primo livello di ritracciamento a 4.858 USD, spostando l’attenzione verso i 5.000 USD, livello di ritracciamento del 50% dell’ultima discesa. Per l’argento, i livelli equivalenti si collocano a 90,58 USD e 96,52 USD, suggerendo una maggiore fragilità del metallo bianco, anche a causa dei persistenti deflussi dagli ETF.
  • Il rame HG è tornato sopra i 6 USD dopo un crollo del 15,5% in tre giorni, sostenuto dagli acquisti degli investitori in Cina e dalla notizia dell’ampliamento delle scorte strategiche da parte del governo cinese.
  • I prezzi del petrolio si sono stabilizzati dopo il calo di lunedì, con i rischi percepiti di interruzione legati all’Iran che si sono attenuati. Il Brent è rimasto sopra i 65 USD, il punto medio del range attuale. I Future sul gas naturale hanno registrato il calo giornaliero più ampio degli ultimi trent’anni, perdendo il 26% lunedì a causa di previsioni meteo molto più miti per metà febbraio.
  • Questo inverno è stato eccezionalmente volatile per il gas naturale, con i prezzi saliti a 7,82 USD durante la recente tempesta invernale, per poi crollare a circa 3,26 USD. Le oscillazioni violente confermano la fama del mercato del gas naturale come "widow maker".

Valute

  • Il dollaro USA ha continuato il rally lunedì sera, trovando però resistenza nelle ultime ore di contrattazione. L’EURUSD è sceso fino a 1,1776 prima di risalire sopra 1,1815 nelle prime ore di martedì in Europa. USDJPY ha toccato un massimo appena sotto 155,80, pari a un ritracciamento del 50% del recente calo da 159,45 a 152,10. Entro la fine della sessione di Tokyo martedì, la coppia era tornata sotto 155,50.
  • L’AUD è salito su tutta la linea in seguito al rialzo di 25 pb della RBA, che ha indicato un orientamento neutrale sui prossimi passi. Il mercato aveva prezzato con una probabilità del 75% l’aumento, con il movimento e la stabilità dei metalli che hanno rafforzato l’interesse sull’AUD. AUDUSD è passato dai minimi di 0,6909 di lunedì a un massimo di 0,7033 dopo la decisione della RBA martedì mattina.

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