Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
Punti chiave:
Il rally è anche legato alle condizioni nel mercato dei titoli sovrani. I rendimenti dei titoli del Tesoro USA a trent'anni si mantengono vicino al 5%, i rendimenti degli UK Gilt hanno raggiunto massimi pluridecennali, e i rendimenti dei bond governativi giapponesi sono a livelli record. Per molti investitori, i bond a lunga scadenza non servono più come allocazione difensiva predefinita, aprendo la strada all'oro per catturare una quota maggiore della domanda di beni rifugio insieme ad altri asset tangibili come l'argento e il platino, entrambi sostenuti da prospettive di offerta limitata.
Nel frattempo, il dollaro resta vicino ai minimi da tre anni nonostante tentativi sporadici di rimbalzo. L'incertezza politica a Washington, una predisposizione accomodante nelle aspettative sui tassi e la relativa forza di altre valute principali hanno mantenuto il biglietto verde sotto pressione. Per gli investitori non legati al dollaro, questo ha ridotto i loro rendimenti dell'oro nelle valute locali, ad esempio l'XAUEUR è aumentato del 20%, e l'XAUJPY del 27%.
Un altro cambiamento chiave è stato il ritorno degli acquirenti agli ETF sull'oro. Dopo quattro anni di vendite nette, le partecipazioni in ETF stanno nuovamente crescendo, invertendo quella che era stata una costante resistenza. Finora nel 2025, gli ETF hanno aggiunto 326 tonnellate d'oro, quasi identico alle 331 tonnellate vendute negli ultimi due anni combinati. L'inversione sottolinea un ampliamento della domanda oltre le banche centrali e i trader orientati al momentum, aggiungendo profondità al rally.
Anche fattori tecnici hanno rinforzato il movimento. La rottura della settimana scorsa sopra i 3.450 USD ha innescato un'ondata di acquisti sistematici e orientati al momentum, con un loop di feedback amplificato dai flussi di paura di perdere il treno (FOMO). Questi flussi sono tipicamente di natura a breve termine, lasciando il prezzo vulnerabile alla liquidazione se dovesse tornare sotto i 3.450 USD. La salita dell'argento oltre i 40 USD, al suo livello più alto dal 2011, ha fornito ulteriore conferma, ma come l'oro deve ora consolidare questi guadagni elevati per evitare di scatenare pressioni di liquidazione.
Con i mercati fortemente orientati verso un focus rialzista, è importante considerare cosa potrebbe andare storto e innescare una battuta d'arresto. La lista dei rischi è più corta del solito ma comunque rilevante. Oltre all'accumulo di posizioni speculative che potrebbero smobilitare improvvisamente se i recenti guadagni non tenessero, una sorpresa da falco dalla Fed, sia ritardando i tagli sia offrendo una guida più severa, potrebbe modificare il sentiment. Un rimbalzo disordinato del dollaro metterebbe anche alla prova la convinzione. Infine, con rendimenti a lungo termine già tesi, un forte inversione a ribasso potrebbe ripristinare l'attrattiva dei bond come beni rifugio al margine.
Il rally dell'oro a un nuovo record è guidato da più che solo paure d'inflazione o aspettative sui tassi. Riflette una convergenza di fattori: rischi di governance negli Stati Uniti, frammentazione geopolitica, fiducia decrescente nei rifugi tradizionali e rinnovata domanda da acquirenti istituzionali. Con sia l'oro che l'argento che sovraperformano rispetto alla maggior parte delle classi di asset nel 2025, e con flussi di ETF che aggiungono ulteriore supporto, il caso per i metalli preziosi rimane forte.