Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Investment Strategist
La domanda di iPhone supera le attese, con la Cina che registra un forte rimbalzo.
I servizi restano solidi, ma alcune debolezze dell’hardware mostrano dove gli utenti esitano ad aggiornare.
Le previsioni superano le aspettative, ma l’aumento dei costi dei componenti mette sotto pressione i margini.
I risultati di Apple arrivano con il classico tocco Apple: titoli entusiastici, numeri da record e poi, quasi sottovoce, un accenno alla prossima sfida, come se si stessero leggendo le clausole in piccolo alla fine del contratto.
L’azienda ha registrato vendite trimestrali record nel periodo conclusosi il 27 dicembre 2025, spinte da una forte domanda per il nuovo iPhone 17. Anche le previsioni per il trimestre di marzo sono migliori delle attese. Tuttavia, Apple segnala un aumento dei costi dei componenti, in particolare della memoria, che rappresenta un ostacolo crescente per i margini lordi. La reazione del mercato riflette questo mix: entusiasmo per la domanda, ma attenzione al conto finale.
Apple non vende solo dispositivi, ma vende anche tempismo. Questo trimestre dimostra che l’azienda ha colto il momento giusto per intercettare la domanda. Il prossimo metterà alla prova la sua capacità di mantenere il tono positivo mentre i costi iniziano a salire.
Apple ha registrato un fatturato di 143,76 miliardi di USD, in crescita del 16% su base annua e superiore alle stime del consenso Bloomberg (138,4 miliardi). L’utile per azione (EPS) è stato di 2,84 USD contro i 2,68 attesi.
Il vero protagonista è l’iPhone, che ha generato ricavi per 85,27 miliardi di USD, con un balzo del 23% rispetto all’anno precedente, superando i 78,31 miliardi previsti. Non è solo un “buon trimestre natalizio”: è la prova che il ciclo di aggiornamento funziona ancora quando il prodotto è convincente e l’ecosistema rimane attrattivo.
L’altro punto chiave è la Cina: i ricavi dalla Grande Cina sono saliti a 25,53 miliardi di USD, con un incremento del 38% rispetto all’anno precedente e ben al di sopra dei 21,82 miliardi stimati. Apple non ha bisogno che la Cina sia perfetta ogni trimestre, ma il mercato la considera un indicatore di fiducia. Un rimbalzo in quest’area rende l’intera storia più solida, anche se altre categorie sono meno brillanti.
Il tono di Tim Cook riflette questi numeri. Ha definito la domanda per l’iPhone “senza precedenti” – un classico stile Apple: niente enfasi esagerate, ma una parola forte al momento giusto.
Il tratto più distintivo di questo trimestre è il mix. Apple non è una sola attività, ma un portafoglio di business che si comportano in modo diverso a seconda dell’attenzione dei consumatori.
I ricavi dai servizi sono in linea con le stime Bloomberg – e questo è esattamente il punto: non devono sorprendere per essere preziosi. I servizi rappresentano il “secondo motore” di Apple, quello che continua a girare anche quando gli utenti saltano un aggiornamento. Abbonamenti, pagamenti e l’ecosistema dell’App Store trasformano la vendita di un dispositivo in una relazione continua. Quando la domanda di hardware rallenta, i servizi offrono stabilità.
Il segmento hardware, invece, racconta una storia più disomogenea. L’iPhone fa la parte del leone, ma altre categorie mostrano segnali di debolezza. La domanda di Mac è selettiva, coerente con un contesto in cui molti consumatori e aziende hanno già aggiornato e possono permettersi di aspettare. Indossabili e accessori sembrano acquisti discrezionali, che si rinviano nei momenti di minore fiducia. L’iPad rappresenta una nota positiva, suggerendo che gli aggiornamenti con finalità pratiche trovano ancora acquirenti, anche quando le categorie “nice-to-have” rallentano.
In sintesi, Apple conquista la vittoria dove conta di più e mantiene l’ecosistema in movimento. È questa combinazione che rende il trimestre solido, anche senza un contributo uniforme da tutte le linee di prodotto.
Un ulteriore dato aiuta a spiegare la resilienza di Apple: secondo Cook, la base installata supera ormai i 2,5 miliardi di utenti attivi. Apple non vende solo prodotti, ma gestisce un pubblico – ed è proprio su questo pubblico che i servizi costruiscono valore nel tempo.
Il trimestre appena concluso è lo specchietto retrovisore. Il prezzo del titolo guarda invece avanti.
Per il trimestre di marzo, Apple prevede una crescita dei ricavi tra il 13% e il 16%, ben al di sopra del +10% stimato da Wall Street. È un chiaro segnale di slancio: l’azienda non si aspetta un calo della domanda subito dopo il periodo natalizio.
Poi arriva la parte più delicata per gli investitori: i costi. Apple avverte che l’aumento dei prezzi della memoria avrà un “impatto maggiore” sui margini lordi nel periodo in corso. In altre parole, anche se le vendite vanno bene, i costi degli ingredienti stanno salendo.
Ci sono poi vincoli operativi. Apple segnala problemi nella catena di fornitura relativi al processore a 3 nanometri dell’iPhone e alla disponibilità degli AirPods Pro 3. Inoltre, i dazi hanno generato un impatto negativo di 1,4 miliardi di USD nel trimestre natalizio.
Questa è la tensione strategica che Apple dovrà affrontare nel 2026: mantenere forte la domanda, proteggere i margini e investire nelle prossime mosse di piattaforma – inclusa una rinnovata spinta sull’intelligenza artificiale dopo alcune recenti difficoltà. Obiettivi compatibili, ma non facili da raggiungere insieme. Con l’aumento dei costi, l’esecuzione dovrà essere impeccabile.
Il primo rischio è che la compressione dei margini duri più di un trimestre. L’inflazione dei prezzi della memoria può sembrare un dettaglio, ma può ridurre la redditività se Apple non riesce a compensarla con un miglior mix di vendite, aumenti di prezzo o maggiore efficienza nella supply chain.
Il secondo rischio è che la forza dell’iPhone rifletta una domanda anticipata. Se i consumatori hanno aggiornato prima del solito, i trimestri successivi potrebbero sembrare più deboli anche se il business resta solido.
Il terzo rischio riguarda il tempismo dei nuovi prodotti e delle piattaforme. Apple è sotto pressione per dimostrare progressi sulle funzionalità legate all’intelligenza artificiale, senza compromettere ciò che rende il suo ecosistema affidabile e semplice. Gli investitori cercheranno segnali concreti, ma senza aspettarsi promesse eccessive.
Concentrarsi sul mix, non solo sui titoli a effetto: iPhone e Cina rispetto a indossabili e Mac mostrano dove c’è urgenza.
Considerare i servizi come elemento di stabilità: la crescita costante in questo segmento è cruciale quando l’hardware è irregolare.
Monitorare da vicino i commenti sui margini: i costi in aumento si manifestano spesso nel tono prima che nei numeri.
Usare le previsioni per il trimestre di marzo come indicatore principale: diranno se la domanda è solida o solo stagionale.
Il trimestre di Apple mostra un netto successo in termini di domanda: l’iPhone sorprende al rialzo, la Cina rimbalza e i servizi continuano a svolgere in silenzio un lavoro di alta qualità. Anche le prospettive superano le aspettative, segnalando che lo slancio continua anche all’inizio del 2026.
Ma Apple ricorda anche agli investitori che una forte domanda non garantisce margini facili. Quando i prezzi della memoria salgono e la supply chain si complica, è proprio il margine lordo a diventare il terreno di battaglia. Questa è, in sintesi, la storia di Apple: vende prodotti premium, e poi deve difendere l’economia premium che li sostiene. Il trimestre grida “domanda”, le prospettive sussurrano “costi”. Nel 2026, l’andamento del titolo seguirà probabilmente la voce che si farà sentire di più.
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