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Il panico per il tetto del 10%: crollano Visa e Mastercard, ma le banche ne subiscono le conseguenze

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Ruben Dalfovo
Ruben Dalfovo

Investment Strategist

Punti chiave

  • Il tetto del 10% proposto colpisce i ricavi da interessi delle banche, non le commissioni core di Visa e Mastercard legate alle transazioni.

  • Visa e Mastercard sono reti di pagamento, non enti erogatori di credito, quindi l’impatto diretto è minore rispetto a quanto suggerisce il calo in Borsa.

  • I veri rischi sono quelli indiretti: stretta del credito, cambiamenti nel mix di pagamento e potenziali regolamentazioni più ampie sulle commissioni.


Quando un titolo genera confusione

Un tetto proposto per un anno ai tassi d’interesse sulle carte di credito, fissato al 10%, sembra inizialmente una misura con vincitori e vinti ben definiti. I consumatori ne escono favoriti, mentre le “società di carte di credito” sembrano le perdenti.

I mercati hanno reagito punendo comunque Visa e Mastercard. Il 13 gennaio 2026, Visa ha chiuso in calo del 4,5%. Mastercard ha terminato la seduta a 544,99 USD, in ribasso del 3,8%.

Il punto è che questa misura mira alla parte del sistema delle carte di credito che genera ricavi da interessi. In altre parole, colpisce principalmente le banche emittenti. Visa e Mastercard, infatti, non prestano denaro ai titolari di carta e non guadagnano sugli interessi che vengono pagati quando si mantiene un saldo a debito.

Allora perché i loro titoli sono crollati come se fossero proprio loro a stabilire il tasso annuo effettivo globale (APR)? Perché il mercato non reagisce solo a ciò che viene colpito direttamente dalla normativa, ma anche a ciò che potrebbe cambiare di conseguenza.

Chi guadagna con gli interessi e chi con le commissioni

Un acquisto con carta di credito può sembrare semplice: un tocco, un bip, fatto. Ma dietro quel bip ci sono due attività ben distinte, che spesso vengono erroneamente considerate un’unica entità.

La prima attività è il credito:
una banca emette la carta e offre una linea di credito. Se il cliente non rimborsa l’intero importo, la banca incassa interessi. Ed è proprio su questi interessi che si concentra il tetto del 10%.

La seconda attività è la rete di pagamento:
Visa e Mastercard gestiscono le infrastrutture che permettono lo scambio di dati e denaro tra banche e commercianti. Guadagnano grazie a commissioni legate all’attività di pagamento, come i servizi di rete e l’elaborazione delle transazioni. Sono più simili a un “casello autostradale” che a un prestatore di denaro.

Questa distinzione è cruciale, perché il tetto proposto è molto severo rispetto agli standard attuali negli Stati Uniti. Secondo Reuters, il limite potrebbe entrare in vigore il 20 gennaio 2026. I dati della Federal Reserve indicano che il tasso medio sulle carte di credito era del 20,97% a novembre 2025. Ridurlo al 10% non è una semplice limatura: è un vero e proprio taglio drastico a una fonte importante di ricavi per le banche.

Per semplificare: le banche possiedono il prestito, le reti gestiscono la strada. La normativa mira al prestito, ma il mercato ha temporaneamente punito anche chi gestisce la strada.

Perché Visa e Mastercard finiscono comunque nel mirino

Anche se l’impatto diretto riguarda le banche, ci sono diversi motivi per cui le reti di pagamento potrebbero comunque subirne le conseguenze.

Innanzitutto, potrebbe ridursi la disponibilità di credito:
se le banche guadagnano meno dai saldi a debito, potrebbero irrigidire i criteri di approvazione, abbassare i limiti di spesa o ridurre i programmi di premi. Il CFO di JPMorgan ha già avvertito che un tetto simile potrebbe ridurre l’accesso al credito e avere effetti sull’economia più ampia. Meno credito disponibile può tradursi in meno spese da parte di alcune famiglie, soprattutto quelle con redditi più bassi.

In secondo luogo, la spesa può spostarsi, non sparire:
alcuni consumatori potrebbero preferire il pagamento con carta di debito, oppure passare a soluzioni come il “buy now, pay later”. Tuttavia, molte di queste transazioni continuano comunque a transitare sulle reti Visa e Mastercard, attenuando in parte l’impatto, anche se cambia il mix.

Infine, gli investitori temono ciò che potrebbe arrivare dopo:
un tetto ai tassi è una misura forte, ma non è la minaccia più diretta per le reti. Il vero rischio di lungo termine è rappresentato dalla regolamentazione delle commissioni e dell’instradamento dei pagamenti, ovvero normative che incidono su come vengono elaborate le transazioni e su quanto pagano gli esercenti. Ed è proprio qui che Visa e Mastercard potrebbero trovarsi sempre più nel mirino della politica.

Per questo motivo, anche se il provvedimento riguarda i ricavi da interessi delle banche, le azioni delle reti di pagamento ne risentono. Il mercato non reagisce solo a ciò che è scritto, ma anche a ciò che teme possa arrivare.

Rischi da monitorare senza perdere il sonno

Il primo rischio è di natura politica: un semplice annuncio può muovere i mercati, anche prima che la legge venga approvata. Ma il vero impatto dipende dai dettagli sull’applicazione e dalla capacità di trasformare la proposta in legge. Finché non ci sarà un percorso chiaro dal post social alla normativa, sarà l’incertezza a fare più danni.

Il secondo rischio è una vera e propria stretta creditizia. Se le banche riducono i limiti o approvano meno richieste di credito, alcune fasce di consumatori potrebbero ridurre i consumi, con conseguente rallentamento della crescita delle transazioni. È importante monitorare attentamente i commenti degli istituti emittenti su “disponibilità di credito” e “inadempienze”, oltre ai trend delle vendite al dettaglio.

Il terzo rischio è più lento, ma potenzialmente più profondo: una regolamentazione più ampia delle commissioni sui pagamenti. Non riguarda i tassi d’interesse, ma l’economia alla base dell’accettazione delle carte. Se il dibattito su questo tema dovesse intensificarsi, potrebbe avere un impatto molto più rilevante sulle reti di pagamento rispetto a un semplice tetto temporaneo sugli interessi.

Strategie per gli investitori

  • Seguite con attenzione le prossime trimestrali, in particolare i trend nei volumi di pagamento e le attività cross-border, piuttosto che le dichiarazioni politiche.

  • Osservate il comportamento degli emittenti: limiti di credito più bassi o riduzione dei premi sono segnali precoci di pressioni dovute al tetto.

  • Distingui tra “rischio politico” e “rischio di domanda”: un’economia più debole danneggia i volumi molto più di una normativa rivolta ai prestatori.

  • Tenete d’occhio i tempi: le proposte si muovono rapidamente, le leggi molto meno. Rivalutate il rischio solo quando i dettagli diventano concreti.

Il vero test è la spesa e il credito, non i titoli di giornale

La reazione iniziale del mercato alla notizia del tetto al 10% è stata semplice: vendere tutto ciò che abbia a che fare con le carte di credito. È una risposta rapida, emotiva e a volte utile per chi fa trading nel breve termine.

Ma per gli investitori di lungo periodo serve una visione più lucida: le banche prestano denaro e incassano interessi, Visa e Mastercard gestiscono i pagamenti e guadagnano con le commissioni. Il 13 gennaio 2026, i titoli hanno trattato come se fossero lo stesso business. Ma non lo sono.

La vera domanda non è “chi viene colpito nel titolo del giornale”, ma “cosa cambierà davvero nei prossimi trimestri in termini di spesa, accesso al credito e regolamentazione”. Il casello autostradale (Visa e Mastercard) continuerà a funzionare anche domattina, anche se il traffico politico oggi è particolarmente rumoroso.






Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni. 

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