Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Il ritorno della tech cinese
Mentre gli investitori iniziano a interrogarsi sui costi dell’espansione dell’IA negli Stati Uniti, la tecnologia cinese sta attirando crescente attenzione grazie a modelli più economici, all’open source e a un approccio all’intelligenza artificiale più orientato all’efficienza.
La tech cinese è tornata a sovraperformare. Ma non si tratta semplicemente di un “China recovery trade”.
La storia più interessante è un’altra: sta cambiando la narrativa sull’IA.
Negli ultimi due anni la leadership è stata definita dalla scala. Più chip, data center più grandi, bilanci degli hyperscaler sempre più ampi e piani di investimento sempre più ambiziosi. Una dinamica che continua a favorire gli Stati Uniti.
Ma la prossima fase dell’IA potrebbe ruotare attorno a una domanda diversa: chi è in grado di fornire intelligenza artificiale utile al costo più basso?
Ed è qui che la tech cinese diventa difficile da ignorare.
Il quadro macroeconomico cinese resta disomogeneo: la fiducia dei consumatori è fragile, il settore immobiliare continua a essere sotto pressione e gli interventi di sostegno procedono con gradualità.
Perché allora gli investitori stanno tornando a guardare la tecnologia cinese?
Perché il mercato sta iniziando a separare il rischio macro della Cina dal potenziale dell’IA cinese.
I grandi gruppi Internet non vengono più considerati soltanto società attive nell’e-commerce, nella pubblicità online, nel gaming o nei social media, ma come elementi centrali di un ecosistema domestico dell’IA che comprende:
Questo aspetto conta perché gli investitori cercano esposizione all’IA al di fuori dei trade ormai affollati legati ai semiconduttori e agli hyperscaler statunitensi.
La tech cinese offre questa opportunità, ma con un profilo di rischio differente.
La tesi non è più soltanto che la Cina stia investendo nell’IA. È che i modelli cinesi vengano utilizzati sempre di più, anche da aziende statunitensi.
Un recente grafico di OpenRouter mostra che la quota di token delle aziende USA instradati verso modelli cinesi è aumentata sensibilmente nel 2026: oltre il 30% dell’utilizzo settimanale da febbraio, con un picco del 46%, rispetto a una media dell’11% nei 12 mesi precedenti e al 4,5% registrato nella prima metà del 2025.
OpenRouter non è una classifica di benchmark. È un indicatore di utilizzo reale. Mostra dove sviluppatori e applicazioni stanno effettivamente indirizzando il traffico.
Per gli investitori, questo cambia la narrativa. Non si tratta più soltanto di ambizioni politiche o di sostituzione tecnologica domestica, ma dei primi segnali di adozione globale da parte di sviluppatori e aziende.
Gli sviluppatori sono pragmatici: scelgono ciò che funziona, costa meno e può essere integrato rapidamente.
È qui che la strategia cinese basata sull’open source assume un ruolo centrale.
Il confronto sugli investimenti è cruciale.
Goldman Sachs stima che gli hyperscaler statunitensi, tra cui Amazon, Microsoft, Google, Meta e Oracle, possano spendere circa 764 miliardi di dollari nel 2026 e oltre 1.000 miliardi nel 2027 in investimenti legati all’IA.
Gli hyperscaler cinesi, tra cui Alibaba, Tencent, ByteDance e Baidu, sarebbero invece intorno ai 102 miliardi nel 2026 e ai 123 miliardi nel 2027.
In altre parole, gli Stati Uniti potrebbero spendere circa otto volte più della Cina.
Quello che appare come un punto debole potrebbe però essere anche il cuore della tesi d’investimento.
La strategia statunitense punta su un enorme dispiegamento di infrastrutture: chip, energia, data center, memoria, cloud e capitale.
Quella cinese punta a fare di più con risorse più limitate: modelli meno costosi, open source, inferenza più efficiente e maggiore ottimizzazione software.
La Cina non dispone dello stesso accesso ai chip più avanzati né della stessa capacità di investimento degli Stati Uniti.
Ma i vincoli possono favorire una forma diversa di innovazione.
Gli operatori cinesi si sono concentrati su:
DeepSeek è stato il primo segnale capace di attirare l’attenzione globale: ha mostrato che la leadership non deve necessariamente basarsi sulla sola capacità di spesa.
Ha dimostrato che è possibile competere facendo leva su efficienza, costi e distribuzione.
La domanda diventa quindi inevitabile: se un modello è “abbastanza buono” a un costo molto inferiore, ogni vincitore deve davvero essere un gigante delle infrastrutture?
È una domanda sempre più rilevante mentre negli Stati Uniti cresce una certa stanchezza verso l’escalation degli investimenti.
Non mancano i vincoli, dai colli di bottiglia regionali all’elevato utilizzo del carbone, ma la Cina mantiene una notevole capacità di costruire reti, impianti energetici e infrastrutture industriali in tempi rapidi e con un forte coordinamento statale.
Questo conta perché i vincitori dell’IA potrebbero non essere soltanto le aziende con i modelli migliori, ma gli ecosistemi in grado di fornire elettricità, raffreddamento, terreni, chip e infrastrutture sufficienti per far funzionare l’IA su larga scala e a costi competitivi.
Non è più soltanto una storia che riguarda DeepSeek.
L’ecosistema cinese dell’IA si sta ampliando e comprende sia grandi piattaforme sia nuovi innovatori:
Gli investitori guardano sempre meno ai singoli nomi e sempre più all’ecosistema nel suo complesso.
La tech cinese appare sempre meno come il rimbalzo di alcuni titoli e sempre più come un possibile “basket IA”.
Questo aiuta a spiegare anche il rally recente. Gli investitori cercano modi per restare esposti al tema dell’intelligenza artificiale senza concentrare tutto su semiconduttori, hyperscaler e data center statunitensi.
La tecnologia cinese offre una strada alternativa, più focalizzata sull’efficienza, sull’implementazione e su aspettative meno elevate.
Perché la rotazione avviene ora
1. Il trade IA negli USA è molto affollato. Molte buone notizie sono già incorporate nelle valutazioni dei semiconduttori, delle infrastrutture e degli hyperscaler. Con aspettative così elevate, anche risultati solidi potrebbero non essere sufficienti a sorprendere il mercato.
2. La tecnologia cinese resta relativamente trascurata. Anni di regolamentazione, consumi deboli, tensioni geopolitiche e compressione delle valutazioni hanno ridotto drasticamente le aspettative.
3. Gli investitori cercano esposizione all'IA con driver differenti. La tech cinese è meno esposta agli stessi colli di bottiglia che dominano il trade IA negli Stati Uniti, rendendola un potenziale candidato per una rotazione dei capitali.
1. Rischio macroeconomico: consumi deboli, settore immobiliare sotto pressione e fiducia incerta possono frenare la crescita degli utili.
2. Rischio regolatorio: il settore è già stato oggetto di interventi significativi in passato e il premio per il rischio difficilmente scomparirà.
3. Rischio geopolitico: le restrizioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina, dai chip avanzati al cloud, restano un ostacolo.
4. Sicurezza dei dati: l’adozione potrebbe essere più semplice in attività di sviluppo, sperimentazione o workload meno critici, mentre i settori altamente regolamentati potrebbero procedere più lentamente.
5. Accesso ai modelli: eventuali restrizioni all’utilizzo internazionale dei modelli cinesi potrebbero limitare uno dei principali vantaggi dell’open source, ovvero l’adozione globale da parte degli sviluppatori.
La tecnologia cinese non sta tornando sotto i riflettori perché i vecchi rischi siano svaniti, ma perché la storia dell’IA sta evolvendo.
La prima fase ha premiato chi poteva spendere di più. La prossima potrebbe premiare anche chi riesce a rendere l’IA più economica, efficiente e facile da distribuire.
Ed è qui che la tecnologia cinese ha un’opportunità concreta.
Gli Stati Uniti restano la superpotenza della spesa, dei laboratori di frontiera, dei chip avanzati, degli hyperscaler e dei capitali.
Ma la Cina si sta affermando come lo sfidante dell’efficienza.
E in un mercato che inizia a chiedersi se i ritorni dell’IA giustifichino davvero l’enorme volume di investimenti, questa distinzione potrebbe diventare sempre più importante.
La tecnologia cinese potrebbe non rappresentare l’esposizione più diretta al tema dell’IA, ma potrebbe essere una delle più interessanti: meno affollata, relativamente più conveniente e sempre più legata alla prossima fase di adozione dell’intelligenza artificiale.