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Azioni: forte sell-off del settore tecnologico statunitense, Europa contrastata e Asia in ulteriore calo mentre aumentano il prezzo del petrolio e i rischi geopolitici.
Volatilità: CPI, tensioni USA-Iran, petrolio sopra i 94 dollari, VIX a 22, BCE, PPI, inclinazione verso il ribasso.
Asset digitali: Bitcoin sopra i 62.500 dollari, rimbalzo di Ethereum, attenzione rivolta alla Fed.
Materie prime: l’oro si avvicina a USD 4.000 in un contesto di continue liquidazioni; il petrolio avanza dopo gli attacchi statunitensi in Iran.
Obbligazioni: i Treasury restano all’interno di un intervallo di oscillazione dopo che il CPI statunitense di maggio si è attestato in linea con le attese.
Valute: il dollaro USA rimane bloccato nel range recente dopo il precedente rialzo e potrebbe continuare a seguire l’andamento dei rendimenti dei Treasury USA.
Macro: decisione sui tassi della BCE.
Macro
Gli Stati Uniti hanno lanciato un secondo giorno consecutivo di attacchi contro l’Iran, alimentando i timori che gli sforzi di pace possano fallire e che il conflitto possa protrarsi. Trump ha accusato Teheran di rallentare i negoziati su un accordo temporaneo, mentre l’Iran ha promesso di mantenere una posizione ferma. In precedenza, gli Stati Uniti avevano effettuato “attacchi di autodifesa” dopo l’abbattimento di un elicottero americano, e l’Iran aveva colpito installazioni statunitensi in Bahrein, Giordania e Kuwait come risposta.
L’inflazione annuale negli Stati Uniti è salita al 4,2% a maggio 2026, il livello più elevato dall’aprile 2023 e il terzo incremento consecutivo, trainata da un aumento del 23,5% dei costi energetici a causa del conflitto con l’Iran. La benzina è aumentata del 40,5% e il gasolio da riscaldamento del 58,9%. Su base mensile, il CPI è cresciuto dello 0,5%, con l’energia che ha contribuito per oltre il 60% dell’aumento. L’inflazione core ha raggiunto il 2,9% su base annua, in linea con le attese, mentre il CPI core mensile è rallentato allo 0,2%, unico dato a sorprendere rispetto alle aspettative che indicavano un aumento dello 0,3%.
La Bank of Canada ha mantenuto il tasso overnight di riferimento al 2,25% per la quinta riunione consecutiva nel giugno 2026, come previsto, lasciando invariati anche il Bank Rate e il tasso sui depositi rispettivamente al 2,5% e al 2,20%. La banca ritiene limitato l’impatto dei maggiori prezzi dell’energia, prevede un’inflazione intorno al 3% prima di una graduale discesa verso il 2% e segnala una debole attività economica insieme alle persistenti incertezze legate alla politica commerciale statunitense.
La Banca Centrale Europea sembra destinata ad aumentare i tassi di interesse per la prima volta dal 2023 a causa dell’aumento dell’inflazione legato ai prezzi dell’energia. Il tasso sui depositi dovrebbe essere innalzato di 25 punti base al 2,25%, mentre le nuove previsioni trimestrali potrebbero indicare un’ulteriore accelerazione dell’inflazione. La decisione della BCE dovrà bilanciare la necessità di contrastare l’aumento dei prezzi con il rischio di provocare una recessione, in un contesto in cui la crescita economica mostra già segni di rallentamento.
Il governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, è stato ricoverato mercoledì per un problema di salute che gli impedirà di partecipare alla riunione della BoJ prevista per lunedì e martedì della prossima settimana, sebbene i funzionari abbiano dichiarato che probabilmente rilascerà una dichiarazione in concomitanza con l’incontro. Il mercato attribuisce oltre il 90% di probabilità a un rialzo del tasso di riferimento della BoJ di 25 punti base fino all’1,00%, che sarebbe il primo aumento da dicembre dello scorso anno e porterebbe il tasso al livello più alto dal 1995.
Principali appuntamenti macroeconomici (orari GMT)
12:15 – Decisione sui tassi della BCE
12:30 – PPI USA di maggio
12:30 – Richieste iniziali settimanali di sussidi di disoccupazione USA
12:45 – Conferenza stampa della presidente della BCE Christine Lagarde
17:00 – Asta USA di Treasury trentennali per USD 22 miliardi
Trimestrali
Mercoledì (ieri): Oracle
Giovedì (oggi): Adobe, Dollarama
Azioni
Stati Uniti: l’S&P 500 ha perso l’1,6% a 7.267 punti, il Nasdaq 100 è sceso del 2,0% e il Dow Jones dell’1,9%, penalizzati dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e da un nuovo ridimensionamento del comparto tecnologico. I produttori di semiconduttori hanno guidato i ribassi: Qualcomm ha perso il 6,9%, AMD il 4,9% e Nvidia il 3,7%, mentre Super Micro Computer è crollata del 28,0% dopo aver annunciato un piano di raccolta di 7 miliardi di dollari tramite emissione di azioni. In controtendenza Cracker Barrel, balzata del 22,6% dopo aver rivisto al rialzo le previsioni di fatturato, mentre Oracle ha perso l’8,9% nelle contrattazioni after hours poiché gli ingenti investimenti nell’IA hanno oscurato la forte crescita del business cloud.
Europa: i mercati europei hanno mostrato maggiore tenuta, con lo Stoxx 600 in calo dello 0,1%, il DAX in flessione dell’1,0% a 24.195 punti, l’Euro Stoxx 50 in ribasso dello 0,7% e il FTSE 100 in rialzo dello 0,3%. La regione si è trovata tra segnali di inflazione core statunitense più moderata e prezzi del petrolio più elevati; di conseguenza, i titoli difensivi ed energetici hanno sovraperformato rispetto ai comparti ciclici e tecnologici. Siemens Energy ha perso il 6,5% per la riduzione dell’esposizione degli investitori ai titoli industriali ad alta crescita, Soitec è scesa di circa il 10,6% dopo un downgrade da parte di un broker, mentre Shell ha guadagnato l’1,9% grazie al rafforzamento del greggio e Nestlé il 2,6% per la rotazione degli investitori verso i beni di consumo di base.
Asia: le azioni asiatiche hanno esteso le perdite questa mattina, con l’MSCI Asia Pacific ex Giappone in calo di circa l’1,0%, il Nikkei 225 giapponese in ribasso dell’1,5%, il Kospi sudcoreano in flessione di circa l’1,2% e Taiwan anch’essa in calo dell’1,5%. Le vendite hanno seguito il ribasso guidato dalla tecnologia a Wall Street e i nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran, che hanno spinto il Brent vicino ai 95 dollari e mantenuto lo yen intorno a quota 160,5 per dollaro. I mercati maggiormente esposti ai semiconduttori sono rimasti vulnerabili dopo il crollo del 7,5% di SK Hynix e del 6,1% di Samsung Electronics nella seduta di mercoledì, mentre HSBC e Standard Chartered sono rimaste sotto osservazione per il riemergere di preoccupazioni regolamentari legate alla Cina. I mercati guardano ora all’andamento del petrolio, delle valute e alla possibilità che il tema IA in Asia trovi una maggiore stabilità dopo le forti oscillazioni della settimana.
Volatilità
La volatilità è aumentata sensibilmente mercoledì mentre gli investitori valutavano i dati sull’inflazione, l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e un nuovo indebolimento dei titoli tecnologici. L’S&P 500 ha perso l’1,62%, mentre il VIX è salito a 22,22, il livello di chiusura più elevato da aprile. Sebbene il CPI headline sia accelerato al 4,2% su base annua, gran parte dell’aumento è stata determinata dai maggiori prezzi dell’energia, mentre l’inflazione core si è attestata al 2,9%, un dato inferiore alle attese.
I mercati delle opzioni suggeriscono che la volatilità resterà probabilmente elevata fino alla fine della settimana. In base alle attuali valutazioni dell’indice SPX, gli operatori stanno prezzando un movimento atteso di circa 110 punti, pari all’1,5%, tra la chiusura di mercoledì e la scadenza di venerdì. La catena delle opzioni odierna mostra inoltre una moderata impostazione difensiva, con le put vicine al prezzo corrente che trattano a premi superiori rispetto alle call equivalenti. Gli investitori continuano a pagare di più per la protezione dai ribassi rispetto all’esposizione ai rialzi, sebbene il posizionamento resti lontano da livelli di panico. L’attenzione si sposta ora sui prezzi alla produzione negli Stati Uniti, sulle richieste di sussidi di disoccupazione, sulla decisione e conferenza stampa della BCE e sulla pubblicazione dei risultati di Adobe dopo la chiusura dei mercati.
Indicatore di volatilità del giorno: le opzioni SPX in scadenza oggi mostrano una moderata inclinazione verso il ribasso, con premi delle put superiori a quelli delle call comparabili intorno ai livelli correnti di mercato.
Asset digitali
Gli asset digitali si sono stabilizzati durante la notte, mentre gli investitori sono tornati con cautela sugli asset rischiosi dopo il rapporto sull’inflazione pubblicato mercoledì.
Bitcoin è salito del 2,2% a 62.569 dollari, mentre Ethereum ha guadagnato l’1,7% a 1.648 dollari. Solana ha sovraperformato con un progresso del 3,0% e XRP ha aggiunto l’1,7%, indicando un recupero più ampio tra le principali criptovalute. Le azioni legate al settore crypto si sono mostrate meno entusiaste. IBIT ha perso lo 0,2% ed ETHA l’1,6%, segnalando che gli investitori tradizionali rimangono prudenti nonostante il rimbalzo degli asset digitali sottostanti.
L’attività sul mercato delle opzioni ha rafforzato questo messaggio, con gli investitori istituzionali che continuano a privilegiare posizioni di copertura su IBIT, COIN e MSTR in vista della riunione della Federal Reserve della prossima settimana. Per il momento, i mercati crypto si stanno stabilizzando, ma il sentiment resta altamente sensibile agli sviluppi in Medio Oriente, alla volatilità dei mercati azionari e alle prospettive sui tassi di interesse.
Materie prime
Il ribasso dell’oro, in corso da una settimana, è proseguito in Asia, con i prezzi scesi verso quota USD 4.000 – minimo degli ultimi sette mesi – prima di recuperare durante la sessione europea. Le vendite hanno accelerato la scorsa settimana dopo la rottura al ribasso della media mobile a 200 giorni, attualmente a USD 4.442, innescando vendite tecniche e costringendo alla liquidazione di alcune posizioni long. Il movimento ribassista ha acquisito ulteriore slancio mercoledì in seguito al forte dato sull’inflazione statunitense e al nuovo rialzo dei prezzi del petrolio dopo i recenti attacchi in Medio Oriente. Il metallo prezioso ha ora corretto il 38,2% del rally registrato tra il 2022 e il 2026; una rottura duratura sotto USD 4.000 potrebbe aprire la strada verso USD 3.600, corrispondente al ritracciamento del 50%.
Il calo di 1.570 dollari dell’oro rispetto al picco di gennaio, e soprattutto la sua debolezza durante il conflitto in Medio Oriente, ha ormai determinato una quasi totale revisione del sentiment degli investitori. Ciò si riflette nella diminuzione dell’open interest sui Future, nei deflussi dagli ETF e nel rallentamento della domanda fisica. Sebbene i fattori strutturalmente favorevoli siano destinati a riaffermarsi una volta stabilizzate le prospettive inflazionistiche, nel breve termine lo scenario resta offuscato dalle vendite speculative, dalla liquidazione di posizioni long e dai timori di ulteriori rialzi dei tassi.
Il petrolio ha continuato a salire, seppur a un ritmo finora relativamente contenuto, dopo che le forze statunitensi hanno colpito obiettivi in Iran per il secondo giorno consecutivo. La ripresa delle ostilità minaccia di prolungare la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha gravemente compromesso i flussi di petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale dall’escalation del conflitto avvenuta a fine febbraio. Nel frattempo, le scorte strategiche e commerciali di greggio negli Stati Uniti sono diminuite per la seconda settimana consecutiva, nonostante i segnali che il recente ritmo record delle esportazioni di greggio e carburanti stia iniziando a rallentare.
I Future sulla soia del CBOT sono saliti per la prima volta in nove sedute, recuperando dai minimi plurimensili mentre gli operatori hanno spostato l’attenzione sulle nuove stime agricole dell’USDA in pubblicazione oggi. Gli analisti si aspettano che il rapporto mostri una riduzione delle stime sulla produzione di grano negli Stati Uniti, accompagnata da un aumento delle previsioni per mais e soia in Brasile e Argentina grazie a condizioni di crescita favorevoli e a raccolti particolarmente robusti.
Obbligazioni
I rendimenti dei Treasury statunitensi hanno reagito poco alla pubblicazione del CPI USA di maggio, poiché i dati si sono rivelati sostanzialmente in linea con le aspettative. Sul tratto breve della curva, il rendimento del Treasury biennale di riferimento è sceso fino a un minimo di tre giorni vicino al 4,10%, per poi risalire al 4,15% e successivamente ridiscendere verso il 4,13% mentre il mercato attende la prima riunione del FOMC presieduta da Kevin Warsh il prossimo mercoledì. Sul tratto lungo, il rendimento del Treasury decennale continua a oscillare nell’intervallo compreso tra il 4,50% e il 4,56%, attestandosi intorno al 4,54% nelle prime ore di giovedì dopo che l’asta di Treasury decennali di mercoledì ha registrato i migliori indicatori di domanda del 2026.
L’ulteriore indebolimento del sentiment di rischio nella giornata di giovedì ha provocato un modesto ampliamento degli spread del credito high yield, ai massimi da metà aprile, con l’indicatore Bloomberg che monitoriamo relativo allo spread delle obbligazioni high yield rispetto ai Treasury USA aumentato di due punti base fino a 275 punti base.
In vista della riunione della BCE di oggi (giovedì) e delle aspettative quasi unanimi per un rialzo dei tassi di 25 punti base, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti vicino ai massimi locali. Il rendimento del Schatz tedesco a due anni di riferimento ha chiuso mercoledì a 2,72%, circa cinque punti base sopra il livello del giorno precedente e a circa cinque punti base dai massimi del ciclo registrati quest’anno. Il mercato cercherà indicazioni sul grado di determinazione della BCE nel proseguire il nuovo percorso di rialzi qualora l’inflazione non dovesse diminuire, nonostante il peggioramento delle prospettive di crescita. Le aspettative forward suggeriscono che il prossimo rialzo arriverà con ogni probabilità a settembre, con una lieve propensione verso un ulteriore aumento entro la riunione di dicembre.
Valute
Il dollaro statunitense mostra una sensibilità molto limitata al sentiment di rischio e sembra guardare soprattutto ai rendimenti dei Treasury USA, rimasti pressoché invariati ieri dopo la pubblicazione del CPI di maggio (vedi sopra). EURUSD appare bloccato nel nuovo intervallo dopo aver rotto al ribasso quota 1,1575, rimanendo vicino all’area di 1,1550 nelle ultime 24 ore, mentre USDJPY continua a salire gradualmente sopra 160,50, mentre il mercato si interroga sulle intenzioni del Ministero delle Finanze giapponese, recentemente molto silenzioso dopo i pesanti interventi sul mercato avviati a fine aprile da livelli molto vicini a quelli attuali. Inoltre, nella tarda serata di mercoledì a Tokyo è emerso che il governatore della BoJ, Ueda, è stato ricoverato in ospedale e non parteciperà alla riunione della prossima settimana, pur essendo probabile una sua dichiarazione ufficiale. Altrove, AUDUSD ha finora resistito alla pressione sul livello psicologico di 0,7000, scendendo fino a 0,6988 nelle prime ore di giovedì prima di tornare intorno a 0,7010 all’inizio della sessione europea.
Il dollaro canadese (CAD) non ha reagito all’annuncio sui tassi della Bank of Canada né al comunicato di politica monetaria, che non ha fornito indicazioni rilevanti, mentre il cambio USDCAD continua a gravitare vicino alla parte alta dell’intervallo degli ultimi mesi, attorno a quota 1,3950.
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