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Azioni: forte rialzo negli Stati Uniti grazie alle speranze di pace e alla forza del settore AI; Europa in lieve progresso ma penalizzata dall’energia; Asia in ulteriore avanzamento con la Corea del Sud in testa.
Volatilità: attesa per la decisione della Fed, VIX -8%, skew orientato al ribasso.
Asset digitali: Bitcoin sopra i 66.000 dollari, ETHA sovraperforma, forte rialzo dei titoli legati alle criptovalute, rallentano i deflussi dagli ETF.
Materie prime: il petrolio si stabilizza dopo la forte vendita; gli operatori sull’oro guardano al FOMC dopo il rimbalzo.
Obbligazioni: i rendimenti dei Treasury statunitensi recuperano dopo il calo di lunedì, mentre le oscillazioni del prezzo del petrolio sembrano avere un’influenza sempre minore sui rendimenti.
Valute: il dollaro USA recupera terreno in vista del FOMC di mercoledì. Lo JPY si muove lateralmente con una leggera forza dopo una BoJ priva di sorprese. AUD in calo dopo la riunione della RBA.
Macro: aspettative dell’indagine ZEW tedesca di giugno e nuovi cantieri residenziali USA di maggio.
Macro
La Bank of Japan, come previsto, ha aumentato il tasso di riferimento a breve termine di 25 punti base portandolo all’1,00%, portando il costo del denaro ai livelli più elevati degli ultimi 31 anni mentre il Paese si adatta a un contesto di inflazione più elevata. La BoJ ha segnalato l’intenzione di proseguire il processo di normalizzazione, aumentando ulteriormente i tassi e riducendo l’accomodamento monetario interrompendo il “tapering” degli acquisti di JGB a partire da aprile del prossimo anno, mantenendo successivamente un ritmo stabile di acquisti obbligazionari. Dopo l’annuncio, il cambio dollaro/yen è rimasto stabile sopra quota 160.
La RBA australiana ha lasciato invariato il tasso ufficiale al 4,35% dopo che sono emersi segnali secondo cui i tre precedenti rialzi stanno iniziando a pesare sull’economia. La banca centrale ha tuttavia avvertito che l’inflazione resta troppo elevata e che farà quanto necessario, incluso un ulteriore aumento dei tassi se necessario. I rendimenti australiani sul tratto breve della curva sono diminuiti dopo il comunicato.
I consumi e gli investimenti in Cina sono scesi ai livelli osservati durante la pandemia, con le vendite al dettaglio in calo dello 0,6% su base annua a maggio e gli investimenti in immobilizzazioni in contrazione del 4,1%, molto più delle attese nei primi cinque mesi dell’anno. La produzione industriale è aumentata grazie alla tenuta delle esportazioni, evidenziando uno squilibrio interno tra un’offerta forte e una domanda debole.
Un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz ha attenuato i timori di uno shock inflazionistico legato all’energia e di ulteriori rialzi dei tassi. L’accordo preliminare dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera, anche se il testo non ancora pubblicato del memorandum mantiene gli investitori cauti.
L’indice NAHB del mercato immobiliare è sceso a 35 a giugno da 37, al di sotto delle attese. Le vendite correnti sono diminuite a 38, le aspettative sono rimaste a 45 e il traffico di potenziali acquirenti è rimasto debole a 25. Un numero maggiore di costruttori ha ridotto i prezzi (35%), con sconti medi del 6%, mentre gli incentivi sono saliti al 62%.
La produzione industriale statunitense è aumentata dello 0,1% a maggio, sotto la previsione dello 0,3% e dopo il +0,9% rivisto di aprile. La manifattura è rimasta invariata, l’attività mineraria è salita dell’1,3% e la produzione dei servizi di pubblica utilità è diminuita dello 0,4%. Il tasso di utilizzo della capacità produttiva è salito al 76,2%, ancora 3,2 punti percentuali sotto la media di lungo periodo.
L’Empire State Manufacturing Index è sceso a 5,7 a giugno da 19,6, ben sotto le aspettative, segnalando un marcato rallentamento. Tuttavia, nuovi ordini, spedizioni e ordini inevasi sono aumentati; occupazione e ore lavorate sono cresciute; le pressioni sui prezzi sono rimaste elevate e le imprese continuano a mostrare un generale ottimismo sulle prospettive future.
Principali appuntamenti macroeconomici (orari GMT)
09:00 – Germania: aspettative dell’indagine ZEW di giugno
12:30 – USA: nuovi cantieri residenziali di maggio
17:00 – USA: asta di Treasury ventennali per 13 miliardi di dollari
Vertice dei leader del G7 in Francia fino a mercoledì.
Trimestrali
Mercoledì: Jabil
Giovedì: Accenture, Kroger
Azioni
Stati Uniti: l’S&P 500 è salito dell’1,7%, il Nasdaq Composite ha guadagnato il 3,1% e il Dow Jones lo 0,9%, chiudendo su nuovi massimi storici, grazie all’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran che ha ridotto i timori legati a petrolio e inflazione. A guidare il rialzo sono stati i titoli legati all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori: Nvidia ha guadagnato il 3,5% grazie al rinnovato slancio della domanda di chip; Western Digital è balzata del 16,1% dopo commenti positivi degli analisti sulla domanda di storage per data center; SpaceX è salita del 19,6% nella sua seconda seduta dopo la sua IPO record. Fiserv ha perso il 10,9% dopo l’improvvisa uscita del CEO. Gli investitori guardano ora alla Federal Reserve, dove il venir meno della pressione esercitata dal petrolio sta contribuendo significativamente al sentiment positivo.
Europa: lo Stoxx 600 è salito dello 0,2% a 634,44 punti, toccando un massimo storico intraday, mentre il DAX ha guadagnato l’1,1% e il FTSE 100 ha perso lo 0,4%. L’accordo di pace ha sostenuto i settori ciclici e bancari, ma il calo del petrolio e la riduzione del rischio geopolitico hanno penalizzato energia e difesa, ricordando che i rally da sollievo non favoriscono tutti i comparti allo stesso modo. Deutsche Bank è salita del 4,3% e Santander del 3,9%, guidando i rialzi bancari, mentre Shell ha perso il 4,4% per effetto del calo del greggio e BAE Systems il 4,7% a causa delle prese di profitto nel settore difesa. I mercati osservano ora se prezzi energetici più bassi possano sostenere margini aziendali e fiducia dei consumatori.
Asia: i mercati asiatici sono balzati in avanti lunedì e hanno mantenuto un tono generalmente positivo martedì, sebbene il rialzo sia diventato meno uniforme. Il Nikkei giapponese è salito del 5,0% a un record di 69.317,50 punti lunedì, mentre il Kospi sudcoreano ha guadagnato il 5,2% a 8.545,98 punti e ha aperto questa mattina con un ulteriore rialzo dell’1,8% a 8.696,55 grazie al continuo interesse per il settore dei semiconduttori guidato da SK Hynix. L’indice STI di Singapore è salito dell’1,0%, con Jardine Matheson in rialzo del 4,4%, mentre Hong Kong ha mostrato maggiore debolezza nelle fasi successive della seduta dopo il recupero di lunedì. Il prossimo test sarà capire se il calo del petrolio riuscirà a ridurre i timori inflazionistici o offrirà soltanto una breve tregua agli investitori.
Volatilità
La volatilità ha continuato a diminuire dopo il rally di sollievo di lunedì, con il VIX in calo di un ulteriore 8,4% a 16,20, mentre gli indicatori di volatilità a breve termine sono scesi ancora di più con l’attenuarsi delle preoccupazioni geopolitiche. Gli investitori rivolgono ora l’attenzione alla decisione della Federal Reserve di mercoledì, monitorando al contempo i progressi verso un accordo formale tra Stati Uniti e Iran e il suo potenziale impatto sui mercati energetici. Con i mercati statunitensi chiusi venerdì per il Juneteenth, l’attività di trading potrebbe concentrarsi nella prima metà della settimana.
Sulla base dei prezzi delle opzioni sull’S&P 500, il mercato sconta un movimento di circa 36 punti (0,48%) per la seduta odierna e di circa 80 punti (1,06%) entro la scadenza di giovedì. Le opzioni continuano a mostrare un moderato skew ribassista delle put, con gli investitori disposti a pagare di più per la protezione dei portafogli rispetto all’esposizione rialzista. Nell’area del delta 10, le put ribassiste sono valutate circa sei punti di volatilità in più rispetto alle call comparabili, suggerendo che la cautela resta presente nonostante il recente rally.
Asset digitali
Gli asset digitali stanno consolidando dopo il rally “risk-on” di lunedì. Bitcoin è stato scambiato intorno a 66.100 dollari, mentre Ether si è mantenuto vicino a 1.760 dollari, entrambi ampiamente sopra i minimi della scorsa settimana dopo l’annuncio dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran. Il sentiment è migliorato su tutti gli asset rischiosi, anche se gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato una quinta settimana consecutiva di deflussi netti.
I titoli legati alle criptovalute hanno continuato a sovraperformare rispetto agli asset sottostanti. IBIT ha guadagnato il 4,7%, mentre ETHA è balzata del 9,5%, riflettendo il recupero più deciso di Ether. I titoli crypto hanno registrato rialzi diffusi, con COIN (+6,2%), MSTR (+5,8%), MARA (+4,0%), CLSK (+4,0%), CIFR (+6,2%) e CRCL (+7,1%). L’attività sulle opzioni resta mista, con coperture di breve termine su COIN e MSTR compensate da posizionamenti rialzisti di più lungo periodo su ETHA e su diversi titoli collegati al settore crypto.
Materie prime
Il Brent è sceso lunedì ai minimi degli ultimi tre mesi, sotto gli 83 dollari al barile, livello attorno al quale si è successivamente stabilizzato dopo l’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. I prezzi del petrolio restano comunque elevati rispetto ai livelli precedenti al conflitto, poiché armatori e trader attendono maggiore chiarezza prima di riprendere i transiti. Guardando più avanti, il prezzo medio del Brent per il 2027 si mantiene intorno ai 75 dollari, ben al di sopra dei circa 65 dollari registrati prima della guerra. Le riserve strategiche petrolifere statunitensi sono scese al livello più basso dal 1983, circa 340 milioni di barili, a seguito dei rilasci effettuati dall’amministrazione Trump per contenere i prezzi.
Oro: il metallo prezioso è balzato a 4.370 dollari lunedì prima di correggere e stabilizzarsi sopra i 4.300 dollari nella seduta odierna. Dopo la violenta ondata di vendite della scorsa settimana, che aveva spinto il metallo vicino ai 4.000 dollari, il posizionamento è diventato molto più pulito, lasciando gli operatori in una posizione migliore per reagire a eventuali cambiamenti dello scenario tecnico o fondamentale. Poiché il mercato continua a scontare un rialzo dei tassi entro la fine dell’anno, l’attenzione si concentra ora sul FOMC di mercoledì, il primo sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh. Durante la crisi in Medio Oriente l’oro ha perso il 16% e, per il momento, la media mobile a 200 giorni a 4.455 dollari rappresenta un ostacolo a un ulteriore recupero di tali perdite.
Obbligazioni
I rendimenti dei Treasury statunitensi sono aumentati lunedì dai recenti minimi locali, poiché il crollo del prezzo del petrolio dovuto alle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran non è riuscito a sostenere il rally obbligazionario. Il rendimento del Treasury a 2 anni è salito chiudendo poco sotto il 4,07%, in calo di poco più di un punto base rispetto alla chiusura precedente dopo essere sceso fino al 4,02% in apertura. Analogamente, il rendimento del Treasury decennale ha chiuso al 4,48%, quasi invariato rispetto a venerdì, dopo essere sceso fino al 4,42% nel corso della seduta.
I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono rimbalzati con forza dopo il comunicato della BoJ, nonostante il calo del prezzo del petrolio. Il rendimento del JGB decennale di riferimento è salito di quasi otto punti base nelle contrattazioni di Tokyo, raggiungendo il 2,66%, dopo che la Bank of Japan ha annunciato che interromperà la riduzione degli acquisti di obbligazioni e manterrà da aprile 2027 acquisti stabili per 2.000 miliardi di yen al mese (circa 12,5 miliardi di dollari). Il rendimento del JGB trentennale è salito di sei punti base al 3,81%, dopo il recente calo dal massimo di metà maggio al 4,21%. Sul tratto breve della curva, le indicazioni della BoJ hanno suscitato poche sorprese e il rendimento del JGB biennale è aumentato di meno di un punto base, superando l’1,41%.
Valute
Il dollaro USA è rimbalzato lunedì, cancellando di fatto le perdite causate dal forte calo del petrolio dovuto alle crescenti speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. Il dollaro sembra essersi sganciato dalla correlazione con le notizie sul conflitto e potrebbe anche beneficiare del moderato recupero dei rendimenti obbligazionari. In ogni caso, gli operatori sul dollaro restano prudenti in vista di una Federal Reserve che potrebbe adottare uno stile comunicativo molto diverso sotto la guida di Kevin Warsh, alla sua prima riunione del FOMC martedì e mercoledì, seguita dalla consueta conferenza stampa.
I cross dello yen sono scesi leggermente dopo il comunicato della BoJ diffuso nelle prime ore di martedì, che non ha riservato sorprese. USDJPY è rimasto stabile sopra 160,20, pur arretrando leggermente dai massimi registrati prima della riunione. EURJPY era scambiato a 185,55 nelle prime ore europee, in calo rispetto al massimo di 186,06 toccato lunedì sera, mentre il vice governatore della BoJ Shinichi Uchida si preparava a tenere una conferenza stampa. L’aumento di 25 punti base era ampiamente previsto e ha portato il tasso ufficiale all’1,00%, il livello più elevato dal 1995. Tuttavia, il mercato si interroga sull’intensità con cui la banca centrale segnalerà ulteriori strette monetarie, alla luce del recente indebolimento dei dati sull’inflazione in Giappone.
Il dollaro australiano si era rafforzato sui cross lunedì prima che la riunione della RBA provocasse una discesa dei rendimenti australiani a breve termine e una successiva correzione della valuta. Ad esempio, il rendimento biennale australiano è sceso di circa cinque punti base dopo il comunicato, nonostante la banca abbia chiaramente indicato la propria disponibilità ad aumentare i tassi se necessario. AUDUSD risultava in calo nelle prime ore di martedì, sotto quota 0,7050 dopo il massimo di 0,7088 raggiunto lunedì sera. AUDNZD era salito da circa 1,2080 a oltre 1,2160 prima della riunione della RBA, per poi ridiscendere verso 1,2130 dopo l’annuncio.
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