Rapida panoramica del mercato – 20 aprile 2026
Rapida panoramica del mercato – 20 aprile 2026
Driver di mercato e catalizzatori
- Azioni: Stati Uniti ed Europa hanno registrato un rialzo grazie all’attenuarsi dei timori sul petrolio, mentre l’Asia ha chiuso contrastata, con Giappone e Corea che hanno tirato il fiato dopo un forte rimbalzo di sollievo.
- Volatilità: VIX contenuto, rischio Hormuz, focus sulle trimestrali
- Asset digitali: BTC stabile, ETH più debole; IBIT in testa; ETHA sostenuto
- Obbligazioni: I rendimenti dei Treasury USA sono rimbalzati lunedì insieme ai prezzi del petrolio, mentre i rendimenti giapponesi sono scesi
- Valute: Dollaro USA più forte, yen giapponese più debole con il balzo del petrolio lunedì
- Materie prime: Il petrolio greggio rimbalza, oro e argento scendono in un contesto di rinnovata incertezza sull’accordo di pace con l’Iran.
- Eventi macro: Sviluppi in Medio Oriente e CPI di marzo del Canada
Principali notizie macro
- Le forze statunitensi hanno sequestrato una nave cargo battente bandiera iraniana nel Golfo di Oman dopo che aveva ignorato gli ordini mentre lasciava Hormuz, mentre l’Iran ha preso di mira altre navi e ha dichiarato di controllare lo stretto, accusando gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco. Le speranze di pace si sono affievolite nonostante la ripresa dei colloqui, e il protrarsi del conflitto ha innescato un forte shock energetico, alimentando i rischi inflazionistici e i timori di un rallentamento globale.
- Waller della Fed ha affermato che i policymaker comprendono i rischi per l’inflazione e potrebbero lasciare invariati i tassi se un’inflazione alimentata dalla guerra coincidesse con un indebolimento del mercato del lavoro. Daly della Fed ha detto che la spesa resta solida, ma che le prospettive dipendono dalla durata del rialzo dei prezzi del petrolio e del conflitto.
- Secondo un sondaggio tra i dirigenti, ci si aspetta sempre più che l’intelligenza artificiale riduca il livello di occupazione nel Regno Unito nel prossimo decennio, con i ruoli entry-level destinati a subire l’impatto maggiore. Circa la metà dei leader aziendali teme una perdita netta di posti di lavoro nell’intera economia, secondo la ricerca di Accenture, in aumento rispetto a un terzo rilevato quando l’indagine fu condotta due anni fa.
Appuntamenti principali del calendario macro (orari in GMT)
12:30 – CPI di marzo del Canada
22:45 – CPI del 1° trimestre della Nuova Zelanda
Trimestrali di questa settimana
- Lunedì: Cleveland-Cliffs, Steel Dynamics, Alaska Air
- Martedì: UnitedHealth, GE Aerospace, RTX, 3M, Danaher, D.R. Horton
- Mercoledì: Boeing, Tesla, IBM, Texas Instruments, ServiceNow, Lam Research, Vertiv, AT&T, Boston Scientific
- Giovedì: American Express, Intel, Lockheed Martin, Honeywell, Blackstone, Comcast, Nokia, NextEra
- Venerdì: Procter & Gamble, SLB, Charter, HCA Healthcare, AB Volvo
Azioni
- USA: L’S&P 500 è salito dell’1,2% a 7.126,06, il Nasdaq ha guadagnato l’1,5% a 24.468,48 e il Dow ha aggiunto l’1,8% a 49.447,43, con tutti e tre gli indici sostenuti da un calo dell’11% del petrolio dopo che l’Iran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz era aperto durante il cessate il fuoco. Il movimento ha allentato i timori inflazionistici e ha riportato gli investitori verso gli asset rischiosi, in particolare i titoli legati ai viaggi e i ciclici. United Airlines è balzata del 7,1% grazie al calo dei costi del carburante che ha favorito il comparto aereo, mentre Exxon Mobil ha perso il 3,6% e Chevron il 2,2% con il crollo del greggio. Netflix ha perso circa il 10,0% dopo una guidance debole per il secondo trimestre. Il prossimo banco di prova sarà capire se le trimestrali riusciranno ancora a sostenere il mercato.
- Europa: Lo STOXX 600 ha guadagnato l’1,6% a 626,58, il DAX tedesco è salito del 2,3% a 24.702,24, il CAC 40 francese ha avanzato del 2,0% a 8.425,13 e il FTSE 100 ha aggiunto lo 0,7% a 10.667,63, poiché il calo dei prezzi del petrolio e le speranze di una de-escalation hanno dato un po’ di respiro al mercato europeo, fortemente dipendente dalle importazioni. Viaggi, banche e lusso hanno guidato il rimbalzo, mentre l’energia è rimasta indietro. EasyJet è salita del 6,0% e IAG ha guadagnato il 3,4% con l’allentarsi della pressione sul carburante, mentre BP ha perso il 7,4% e Shell il 5,6% con la brusca inversione del greggio. Alstom è stata l’eccezione negativa, crollando di quasi il 30% dopo aver ritirato il proprio obiettivo di cash flow. I mercati guardano ora se la diplomazia riuscirà a durare più a lungo dell’ultimo rally di sollievo.
- Asia: Venerdì l’Asia ha chiuso contrastata, piuttosto che in modo uniformemente positivo. Il Nikkei 225 giapponese ha perso l’1,8% a 58.475,90 e il Topix l’1,4% a 3.760,81, mentre gli investitori hanno preso profitto dopo il massimo storico di giovedì; anche il Kospi sudcoreano è sceso a 6.191,92 dopo una forte corsa a inizio settimana. Hong Kong e la Cina continentale sono state più deboli, con i trader che hanno preso profitto e atteso possibili colloqui USA-Iran nel fine settimana. Samsung Electronics e SK Hynix hanno entrambe chiuso in calo a Seul, mentre i risultati annuali deboli di Kweichow Moutai hanno pesato sui titoli consumer cinesi. TSMC è rimasta un importante supporto regionale dopo i solidi utili e la revisione al rialzo delle prospettive di fatturato, per cui l’Asia continua a sembrare un mercato che vuole crederci, ma preferisce vedere conferme concrete.
Volatilità
- La volatilità resta contenuta, ma il contesto rimane fragile. Il VIX ha chiuso venerdì a 17,48, un livello che suggerisce mercati tranquilli anche se le notizie sullo Stretto di Hormuz continuano a oscillare tra aperture e chiusure, mantenendo sotto osservazione prezzi del petrolio e aspettative d’inflazione. Per gli investitori, questo conta più del VIX stesso: qualsiasi interruzione prolungata potrebbe tradursi in costi più elevati e in una rinnovata pressione sulle azioni. Allo stesso tempo, la stagione delle trimestrali entra nel vivo questa settimana, spostando l’attenzione dai rischi macro ai risultati societari, un fattore che di norma contiene la volatilità degli indici ma aumenta le oscillazioni dei singoli titoli.
- Sulla base dei prezzi correnti delle opzioni sull’SPX, il mercato sconta un movimento settimanale di circa ±98 punti (±1,38%) entro venerdì.
- Per la scadenza odierna, la catena delle opzioni mostra una lieve inclinazione al rialzo, con le call at-the-money prezzate leggermente sopra put comparabili, indicando un posizionamento moderatamente positivo più che difensivo.
Asset digitali
- I mercati crypto si stanno stabilizzando dopo la recente debolezza, ma continuano a comportarsi come asset rischiosi piuttosto che come beni rifugio. Bitcoin scambia intorno a 74.500 dollari ed Ether vicino a 2.275 dollari, mentre le principali altcoin come Solana, XRP e Dogecoin registrano rialzi moderati, recuperando dalla vendita dettata dalla geopolitica della scorsa settimana.
- Il quadro degli ETF resta favorevole: IBIT (+2,8%) ed ETHA (+3,1%) hanno entrambi guadagnato venerdì, con flussi che continuano a favorire Bitcoin in misura più evidente rispetto a Ethereum. Questa divergenza resta importante: la domanda per Bitcoin tiene, mentre Ethereum appare più sensibile all’incertezza regolamentare e a quella specifica dell’ecosistema.
- Sul fronte azionario, i titoli legati al comparto crypto come COIN, MSTR e i miner stanno rimbalzando in modo più marcato, riflettendo la loro maggiore sensibilità al sentiment. Per gli investitori, il messaggio è chiaro: la domanda sottostante resta costruttiva, ma la direzione del mercato crypto continua a essere guidata soprattutto dagli sviluppi macro.
Obbligazioni
- I rendimenti dei Treasury USA sono rimbalzati lunedì sulla scia del recupero dei prezzi del petrolio legato alla situazione dei flussi marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz. Ciò è avvenuto dopo il forte calo dei rendimenti di venerdì, innescato dalla brusca discesa dei prezzi dell’energia. Il rendimento del Treasury benchmark a 2 anni è salito di oltre due punti base al 3,73%, dopo aver chiuso venerdì ai minimi da oltre quattro settimane. Il rendimento del Treasury benchmark a 10 anni è risalito di due punti base al 4,27%, tornando vicino alla parte centrale dell’intervallo dell’ultima settimana.
- I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono scesi lunedì, con i rendimenti sulla parte breve della curva che puntano alla chiusura più bassa da oltre due settimane, mentre continua ad attenuarsi l’attesa per una stretta della Bank of Japan. Il rendimento del JGB benchmark a 2 anni è sceso sotto l’1,36% dopo aver chiuso venerdì sopra l’1,37%, mentre il rendimento del JGB benchmark a 10 anni è diminuito di oltre due punti base portandosi sotto il 3,40% lunedì, in direzione della chiusura più bassa da poco più di una settimana.
Materie prime
- I prezzi del Brent e del gas naturale europeo hanno recuperato gran parte delle perdite di venerdì dopo che le speranze di un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti si sono affievolite in un fine settimana segnato da nuove tensioni e confusione. I trader erano entrati nel weekend dando per scontato che l’Iran avesse riaperto lo Stretto di Hormuz, salvo poi vederlo di fatto richiuso nel giro di poche ore dopo che i Pasdaran hanno sostenuto che un blocco statunitense delle navi collegate all’Iran violasse l’accordo di cessate il fuoco in scadenza martedì. I prezzi hanno esteso i rialzi dopo che la Marina USA ha aperto il fuoco e sequestrato un’imbarcazione iraniana, minando ulteriormente la fiducia in progressi diplomatici a breve termine. Da allora, funzionari iraniani hanno segnalato che difficilmente parteciperanno ai colloqui previsti a Islamabad, aumentando l’incertezza. Venerdì il Brent aveva toccato brevemente un minimo vicino a 86 USD prima di rimbalzare con forza e tornare a scambiare sopra 95 USD, con una prima resistenza individuata intorno alla soglia dei 100 USD.
- L’oro è sceso sotto 4.740 USD nelle prime contrattazioni dopo aver raggiunto venerdì un massimo di un mese vicino a 4.890 USD, cancellando temporaneamente i guadagni della scorsa settimana prima di stabilizzarsi intorno a 4.800 USD. L’ultima fase di debolezza è stata causata dal rinnovato rafforzamento del dollaro e da nuovi timori di inflazione alimentata dall’energia. Oro e argento, come molte altre materie prime, restano altamente sensibili agli sviluppi in Medio Oriente per l’impatto indiretto su dollaro, rendimenti obbligazionari e aspettative sui tassi USA.
- I future sul grano di Chicago sono saliti lunedì, sostenuti dal maltempo nelle principali aree agricole degli Stati Uniti e dai rinnovati timori che il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti possa andare in frantumi. Le continue interruzioni nello Stretto di Hormuz mantengono elevati i costi di carburante e fertilizzanti – input chiave per l’agricoltura – aumentando nel tempo il rischio di una minore produzione e aggiungendo pressione al rialzo sui prezzi alimentari globali.
Valute
- Il dollaro USA si è rafforzato nelle prime ore di lunedì in seguito al nuovo balzo dei prezzi dell’energia, legato ai timori sulla situazione dei transiti marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz, per poi ridurre leggermente i guadagni più tardi nella sessione. EURUSD scambia vicino a 1,1750 dopo essere sceso fino a 1,1729 e dopo aver chiuso venerdì a 1,1765.
- USDJPY resta al centro dell’intervallo delle ultime settimane, vicino a 159,00, dopo essere sceso fino a 157,60 venerdì prima di rimbalzare e chiudere la scorsa settimana a 158,64. Il forte calo intraday di USDJPY di venerdì è stato probabilmente legato al sollievo in Giappone per il brusco ribasso dei prezzi del petrolio nella giornata, che ha contribuito anche a spingere al ribasso i rendimenti obbligazionari globali.