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Rapida panoramica del mercato – 26 giugno 2026

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Rapida panoramica del mercato – 26 giugno 2026


Driver di mercato e principali catalizzatori

  • Azioni: andamento contrastato negli Stati Uniti, nuovi massimi storici in Europa, mentre il rally dei titoli dei semiconduttori in Asia ha invertito bruscamente la rotta con il ritorno delle prese di profitto sul tema AI.
  • Volatilità: l'S&P ha chiuso invariato dopo lo shock Apple; nella seduta di giovedì hanno prevalso i flussi difensivi, con una rivalutazione della superficie di volatilità delle opzioni in vista della scadenza di venerdì.
  • Asset digitali: le criptovalute restano vicino ai minimi di diverse settimane per effetto del sell-off tecnologico; la domanda di copertura su IBIT supera i flussi in uscita.
  • Materie prime: il Bloomberg Commodity Index si avvia verso la sesta perdita settimanale consecutiva, penalizzato dal rafforzamento del dollaro, dall'orientamento restrittivo della Fed e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz.
  • Obbligazioni: i rendimenti statunitensi scendono sul tratto breve della curva, mentre il mercato ridimensiona leggermente le aspettative di un rialzo dei tassi da parte del FOMC dopo la pubblicazione dell'inflazione PCE.
  • Valute: il dollaro USA consolida i guadagni mentre i rendimenti dei Treasury continuano a ridursi dopo il dato sull'inflazione PCE.
  • Macro: bilancia commerciale statunitense di maggio e dato finale di giugno sulla fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan.

Macro

  • Il petrolio si avviava a chiudere la settimana in calo dopo l'accelerazione dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se l'attacco a una nave cargo con un "proiettile di origine sconosciuta" ha riacceso le preoccupazioni sulla sicurezza della navigazione lungo questa fondamentale via marittima. L'attacco alla portacontainer Ever Lovely ha scosso la già fragile fiducia degli armatori e degli equipaggi, sebbene venerdì le navi abbiano continuato ad attraversare questo stretto corridoio marittimo.
  • Il deflatore PCE statunitense è aumentato dello 0,45% a maggio, portando il tasso d'inflazione annuo al 4,1% dal 3,8%, mentre l'inflazione core mensile è salita dello 0,32%, facendo aumentare il dato annuo al 3,4% dal 3,3% di aprile. I dati di giugno dovrebbero evidenziare un rallentamento dell'inflazione complessiva grazie al calo dei prezzi globali dell'energia, ma con le pressioni di fondo ancora in aumento e redditi da lavoro solidi, è probabile che i responsabili della politica monetaria mantengano per il momento un tono restrittivo.
  • Goolsbee della Fed ha affermato di vedere segnali incoraggianti nell'ultimo rapporto sull'inflazione, pur avvertendo che le pressioni sui prezzi rimangono ancora troppo elevate. Williams ha invece dichiarato che gli attuali livelli dei tassi sono ben posizionati per riportare l'inflazione all'obiettivo del 2% della banca centrale. Attualmente il CME FedWatch Tool attribuisce una probabilità del 47% a un rialzo dei tassi nel mese di settembre.
  • L'ondata di caldo che sta interessando gran parte dell'Europa è ufficialmente la più intensa mai registrata nella regione, secondo uno studio di World Weather Attribution. Gli scienziati spiegano che l'attuale configurazione meteorologica – un sistema di alta pressione bloccato che intrappola aria calda sull'Europa e richiama masse d'aria provenienti dal Sahara – non è insolita durante l'estate e non è collegata all'evento El Niño in corso nell'Oceano Pacifico. Tuttavia, l'intensità del caldo è stata amplificata dal riscaldamento globale, aumentando la domanda di raffrescamento e accrescendo i timori per i danni alle colture in tutta la regione.

Principali appuntamenti macro (orari GMT)

1230 – Bilancia commerciale anticipata dei beni USA (maggio)
1400 – Fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan (dato finale di giugno)

Trimestrali

Prossima settimana

  • Lunedì: Prosus
  • Martedì: Nike, Constellation Brands
  • Mercoledì: General Mills
 

Azioni

  • Stati Uniti: l'S&P 500 ha chiuso pressoché invariato a 7.357,49, registrando la quarta seduta consecutiva in calo, mentre il Nasdaq Composite ha perso lo 0,5% e il Dow Jones ha guadagnato lo 0,1%. Apple è scesa del 6,1% dopo aver aumentato i prezzi di Mac, iPad e altri dispositivi, alimentando i timori per la pressione esercitata dall'aumento dei costi dei chip di memoria. Al contrario, Micron è balzata del 15,7% grazie a una guidance superiore alle attese, mantenendo vivo l'entusiasmo per il tema della memoria destinata all'intelligenza artificiale. Il comparto industriale ha fornito un contributo positivo, con Caterpillar e Deere che hanno spinto il settore su nuovi massimi storici, mentre Jefferies ha ceduto il 9,2% dopo risultati inferiori alle aspettative. Gli investitori si interrogano ora sulla capacità della domanda legata all'AI di rimanere robusta senza comprimere eccessivamente i margini dei clienti.
  • Europa: le borse europee hanno proseguito il rialzo, con lo Stoxx 600 in crescita dello 0,8% fino al nuovo massimo storico di chiusura a 640,21 punti. Il DAX ha guadagnato l'1,0% e il FTSE 100 lo 0,7%. Bayer è balzata del 18,7% dopo una sentenza favorevole della Corte Suprema degli Stati Uniti relativa al contenzioso Roundup, sostenendo l'intero comparto sanitario. 3i Group ha registrato un rialzo dell'11,5% grazie alla forte crescita del discount Action. ASML è salita del 2,6% in seguito ai solidi risultati di Micron, che hanno sostenuto il sentiment sul settore dei semiconduttori, mentre H&M è arretrata dopo aver riportato un utile operativo inferiore alle attese e vendite deboli a cambi costanti. Gli investitori valuteranno ora se il rally record dei mercati europei potrà estendersi oltre gli effetti positivi della sentenza Bayer e dell'entusiasmo legato all'intelligenza artificiale.
  • Asia: venerdì i mercati azionari asiatici hanno invertito bruscamente la direzione dopo il rally guidato da Micron nella seduta precedente, con gli investitori che hanno preso profitto sui principali vincitori del tema AI e semiconduttori della regione. Il Nikkei 225 giapponese ha perso circa il 5,0%, scendendo a 68.783,50 punti, mentre il Kospi sudcoreano ha ceduto l'8,4%, attestandosi a 8.182,54 punti, con pesanti ribassi per SK Hynix e Samsung Electronics dopo i forti guadagni delle ultime settimane. Anche l'Hang Seng di Hong Kong è arretrato di circa l'1,9%, con Alibaba ancora in calo e le preoccupazioni sulle valutazioni dell'AI che hanno penalizzato il comparto tecnologico cinese. Il movimento ricorda che le operazioni legate all'intelligenza artificiale possono salire con l'ascensore ma, talvolta, uscire dal mercato attraverso una botola. L'attenzione resta ora rivolta al sentiment sul settore tecnologico statunitense e alle pressioni sui margini dei produttori di chip.

Volatilità

  • L'S&P 500 ha chiuso la seduta di giovedì sostanzialmente invariato, poiché il calo del 6,1% di Apple, legato al trasferimento sui prezzi dell'aumento dei costi dei chip AI per Mac e iPad, ha compensato il rally del comparto dei semiconduttori seguito ai risultati superiori alle attese di Micron e alle previsioni di Qualcomm sui ricavi derivanti dai data center per l'intelligenza artificiale. L'SMH ha guadagnato il 2,9%, mentre il Nasdaq 100 è salito dello 0,8%. Il VIX si è attestato a 18,89 e il VIX9D a 17,92, segnalando una domanda elevata di volatilità nel breve termine in vista della scadenza delle opzioni di venerdì. Il dato PCE di maggio è risultato pari allo 0,4% su base mensile, inferiore al consenso dello 0,5%, contribuendo a una flessione di due punti base del rendimento del Treasury decennale, sceso al 4,37%.
  • Il posizionamento degli investitori in vista della seduta di giovedì è rimasto prudente. Lo SKEW, a 139,89, ha continuato a riflettere una persistente domanda di copertura contro gli eventi di coda. I flussi sull'SPX sono stati dominati da consistenti blocchi di opzioni put profondamente in-the-money distribuiti tra le scadenze di luglio e gennaio, affiancati da strutture call con scadenze analoghe, suggerendo strategie di posizionamento all'interno di un intervallo piuttosto che una chiara convinzione direzionale. Apple, Microsoft, Meta e Nvidia hanno attirato un'intensa attività di copertura tramite put sulle scadenze comprese tra il breve e il medio termine. L'eccezione più evidente è stata Micron, che ha registrato un significativo flusso di call con scadenza ottobre e dicembre dopo aver pubblicato risultati superiori alle aspettative. L'indice MOVE ha chiuso a 67,10.

Asset digitali

  • Gli asset digitali sono rimasti sotto pressione in vista della seduta di venerdì, con Bitcoin intorno a 59.800 dollari ed Ethereum a circa 1.553 dollari, entrambi vicini ai minimi delle ultime settimane. Bitcoin ha mantenuto un modesto rialzo overnight di circa lo 0,8% nonostante il generale clima di avversione al rischio, mentre Ethereum ha ceduto lo 0,7%. Il sentiment riflette una più ampia rotazione fuori dagli asset a maggiore crescita, in concomitanza con gli aumenti di prezzo annunciati da Apple sui prodotti legati all'AI e con la debolezza registrata durante la notte dai mercati azionari asiatici, dove SoftBank ha perso il 14% dopo indiscrezioni sul rinvio al 2027 della IPO di OpenAI.
  • Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato una sesta settimana consecutiva di deflussi netti fino al 18 giugno. IBIT ha chiuso a 33,52 dollari, mentre ETHA si è attestato a 11,74 dollari. Giovedì MicroStrategy ha trattato nella fascia degli 80 dollari. In controtendenza rispetto ai flussi, Franklin Templeton ha presentato la richiesta per due ETF che reinvestirebbero i dividendi azionari in esposizione a Bitcoin, segnalando che lo sviluppo di nuovi prodotti destinati agli investitori istituzionali continua a procedere.
  • I flussi di opzioni su IBIT sono stati prevalentemente orientati alla copertura, con strutture put distribuite dalle scadenze ravvicinate di luglio fino a gennaio 2027, indicando che gli investitori stanno aumentando la protezione al ribasso anziché liquidare le proprie posizioni. MicroStrategy ha attirato un'intensa attività sulle put con scadenza nella stessa giornata in chiusura di giovedì, riflettendo una visione ribassista di breve termine sulle società esposte al comparto crypto. Anche il miner Iren ha registrato l'apertura di una consistente nuova posizione in put con scadenza luglio.

Materie prime

  • Il Bloomberg Commodity Index, che replica un paniere di 25 principali contratti future sulle materie prime, si avvia a registrare la sesta perdita settimanale consecutiva, con un calo del 3% questa settimana e del 12% rispetto al massimo storico raggiunto il mese scorso. Tutti i comparti, ad eccezione delle soft commodity – dove il rialzo del 24% del cacao, alimentato dalle condizioni meteorologiche, ha fornito un sostegno – sono in territorio negativo. Le maggiori pressioni provengono dai metalli industriali e preziosi, mentre gli investitori si adeguano a un dollaro più forte, a una Federal Reserve dal tono restrittivo e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. I ribassi settimanali più marcati sono stati registrati da argento (-14%), alluminio (-6%) e petrolio greggio (-6,5%).
  • Il petrolio ha ripreso a scendere dopo l'accelerazione dei transiti delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, successiva al temporaneo rimbalzo di giovedì, quando una nave portacontainer era stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta al largo delle coste dell'Oman. La mini ondata di barili tornati sul mercato sta esercitando pressione sulla parte iniziale della curva dei future, mentre i mercati dei carburanti raffinati continuano a rimanere tesi. Di conseguenza, i margini di raffinazione restano elevati, ritardando un alleggerimento dei prezzi per gli utilizzatori finali di gasolio, carburante per l'aviazione e, soprattutto, benzina, proprio mentre la stagione estiva degli spostamenti nell'emisfero settentrionale entra nel suo periodo di massima intensità.
  • L'oro quota intorno a 4.000 dollari USA per la terza seduta consecutiva e si avvia verso la quarta perdita settimanale consecutiva, con il sentiment degli investitori ancora condizionato dalla recente fase di vendite, mentre i mercati si adattano ai due principali fattori contrari rappresentati da una Federal Reserve restrittiva e da un dollaro più forte. Sebbene il deterioramento del quadro tecnico continui a pesare sul sentiment, il protrarsi del calo dei prezzi dell'energia e la diminuzione dei rendimenti obbligazionari potrebbero alla fine ridurre la pressione sulla Federal Reserve affinché inasprisca ulteriormente la politica monetaria, offrendo potenzialmente un sostegno al metallo prezioso.

Obbligazioni

  • I rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti dopo la pubblicazione dei dati sull'inflazione PCE di maggio. Il rendimento del Treasury a 2 anni, riferimento per il mercato, è sceso di due punti base nella seduta di giovedì e di altri due punti base nelle prime contrattazioni di venerdì, toccando il livello più basso da oltre una settimana, intorno al 4,09%, mentre il mercato continua a ridimensionare moderatamente le aspettative di un ulteriore irrigidimento della politica monetaria della Fed. Il rendimento del Treasury decennale è diminuito in misura più contenuta, attestandosi poco sotto il 4,38% nelle prime ore di venerdì, dopo aver chiuso giovedì praticamente invariato intorno al 4,40%.
  • I titoli di Stato giapponesi hanno registrato un rialzo venerdì, con il rendimento del JGB decennale in calo di circa tre punti base e vicino al livello di chiusura più basso da ben oltre una settimana, intorno al 2,605%. Il minimo dell'intervallo registrato dopo il picco intraday di metà maggio al 2,81% si colloca intorno al 2,56%.
  • Le obbligazioni high yield statunitensi hanno continuato a mostrare una relativa debolezza. L'indice Bloomberg che monitoriamo relativo agli spread delle obbligazioni high yield rispetto ai Treasury USA è salito di altri due punti base, raggiungendo i 27 punti base, il livello più elevato dall'inizio di aprile.

Valute

  • Il rally del dollaro USA si è consolidato nella seduta di giovedì. EURUSD è risalito fino a quota 1,1388 dopo aver toccato un minimo locale di 1,1325, mentre USDCAD ha invertito la rotta dopo il recente forte rialzo, scambiando nelle prime ore di venerdì intorno a 1,4190, dopo aver eguagliato nella giornata di giovedì il massimo degli ultimi 14 mesi a 1,4248.
  • USDJPY continua a muoversi con calma nella parte alta dell'intervallo di oscillazione nelle prime ore di venerdì, intorno a 161,80, dopo aver effettuato giovedì un test estremamente preciso, al singolo pip, del massimo post-anni '80 a 161,95, corrispondente anche al massimo degli ultimi quarant'anni registrato nel luglio 2024.

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