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Rapida panoramica del mercato – 9 gennaio 2026

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Rapida panoramica del mercato – 9 gennaio 2026


Fattori trainanti e catalizzatori di mercato

  • Azioni: rotazione sui titoli tech statunitensi mentre difesa ed energia salgono; l’Europa rallenta dopo i massimi storici; l’Asia scivola sui timori di deflazione in Cina.
  • Volatilità: rischio legato ai dati sull’occupazione, coperture su eventi specifici, superficie calma ma rischio latente.
  • Asset digitali: Bitcoin stabile, ethereum in lieve calo, solana/xrp più forti, ibit resiliente, etha in ritardo.
  • Valute: JPY in ampio indebolimento mentre il dollaro USA si rafforza in vista del report sui posti di lavoro USA di dicembre.
  • Materie prime: oro e petrolio in rialzo per le tensioni con l’Iran; rialzi diffusi spingono il Bloomberg Commodity Index a una forte prima settimana di contrattazioni.
  • Obbligazioni: i rendimenti sono rimbalzati in Giappone e negli USA in vista del report sui posti di lavoro USA di dicembre, atteso venerdì.
  • Macro: report sull’occupazione USA e fiducia dell’Università del Michigan.

Titoli macroeconomici

  • Trump dovrebbe decidere questo mese un successore per il presidente della Fed Powell, secondo Bessent, probabilmente intorno al forum di Davos che inizia il 19 gennaio. Il presidente ha dichiarato al NYT di aver già preso una decisione.
  • Trump ordina a Fannie Mae e Freddie Mac l’acquisto di 200 miliardi di dollari in obbligazioni ipotecarie, una mossa presentata come parte degli sforzi per ridurre i costi abitativi in vista delle elezioni di medio termine a novembre. Secondo una stima, l’operazione potrebbe ridurre i tassi ipotecari di circa 0,25% rispetto ai Treasury USA.
  • Le proteste in Iran sono esplose nella notte nel contesto di un blackout internet, con migliaia di persone scese in strada in tutto il Paese. I disordini rappresentano forse la sfida più seria da decenni al regime teocratico guidato dall’Ayatollah. Un eventuale crollo del governo attuale avrebbe implicazioni geopolitiche ed energetiche rilevanti.
  • Nel dicembre 2025, le aspettative di inflazione a un anno negli USA sono salite al 3,4%, mentre quelle a tre e cinque anni sono rimaste al 3,0%. L’incertezza sull’inflazione è aumentata, con previsioni in calo per i prezzi di benzina, cibo, cure mediche, college e affitti. Il sentiment sul mercato del lavoro si è indebolito, toccando un minimo storico nella percezione di facilità nel trovare lavoro, anche se le aspettative su reddito e spesa sono rimaste stabili.
  • La Cina è pronta ad approvare alcuni acquisti di NVIDIA H200 in questo trimestre, secondo fonti Bloomberg. Sebbene l’H200 resti vietato per enti statali e infrastrutture critiche, Pechino ne permetterà l’uso commerciale.
  • Il deficit commerciale USA è sceso in ottobre 2025 a 29,4 miliardi di dollari dai 48,1 miliardi di settembre, battendo le previsioni di 58,1 miliardi. I dazi hanno modificato i flussi commerciali: le importazioni sono calate del 3,2% a 331,4 miliardi, spinte da un forte calo dei farmaci, mentre le esportazioni sono salite del 2,6% a 302 miliardi, spinte da un forte aumento delle esportazioni di oro non monetario.
  • Per la settimana conclusa il 3 gennaio, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli USA sono salite di 8.000 a 208.000, vicino alla previsione di 210.000 e al di sotto della media dello scorso anno. Le richieste continuative sono salite di 56.000 a 1.914.000, superando le attese di 1.900.000, segnalando assunzioni lente e licenziamenti stabili.
  • Nel terzo trimestre 2025, la produttività non agricola negli USA è aumentata del 4,9%, superando la previsione del 3% e il 4,1% del secondo trimestre. La produzione è salita del 5,4%, con un incremento delle ore lavorate dello 0,5%. La produttività manifatturiera è cresciuta del 3,3%, con produzione in aumento del 2,6% e ore lavorate in calo dello 0,7%. Su base annua, la produttività è salita dell’1,9%, sotto il precedente +3,3%.

Eventi macro in evidenza (orari GMT)

10:00 – Vendite al dettaglio area euro, novembre
13:30 – USA: Nonfarm Payrolls dicembre, tasso di disoccupazione
13:30 – USA: avvii di nuove costruzioni e permessi edilizi ottobre
13:30 – Canada: dati sull’occupazione dicembre
15:00 – USA: sentiment Università del Michigan, gennaio

Trimestrali

  • Lunedì: Delta Airlines
  • Martedì: JPMorgan Chase, Citigroup
  • Mercoledì: Bank of America, Wells Fargo
  • Giovedì: TSMC, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Blackrock
  • Venerdì: Reliance Industries

Azioni

  • USA: il Dow è salito dello 0,6% a 49.266,1 e l’S&P 500 è rimasto piatto a 6.921,5, mentre il Nasdaq 100 è sceso dello 0,6% a 25.507,1. Gli investitori ruotano fuori dai big dell’hardware AI e si spostano sui ciclici, riflettendo sul percorso della Fed e sulla crescente narrativa di spesa per la difesa. Nvidia ha perso il 2,2% e Broadcom è scesa del 3,2% mentre il trade sull’AI si è raffreddato, mentre Exxon Mobil è salita del 3,7% grazie al rimbalzo del petrolio e Lockheed Martin ha guadagnato il 4,3% dopo indiscrezioni su un bilancio militare 2027 molto più ampio. Il report sull’occupazione di venerdì e qualsiasi segnale della Fed chiariranno se questa rotazione sia un’oscillazione temporanea o un nuovo trend.
  • Europa: l’Europa arretra, con lo STOXX 600 in calo dello 0,2% a 603,8 e l’Euro STOXX 50 giù dello 0,3% a 5.904,3. Dopo i massimi storici di inizio settimana, gli investitori si raffreddano valutando i tempi dei tagli dei tassi e le nuove tensioni geopolitiche, mentre il settore tecnologico resta debole. Focus sui titoli minerari dopo indiscrezioni che Rio Tinto sarebbe in trattative per acquistare Glencore, operazione che creerebbe un colosso minerario globale da 200 miliardi di dollari, la più grande fusione nella storia del settore, rivaleggiando con BHP. BAE Systems è salita del 5,0% sulle rinnovate discussioni di spesa per la difesa, mentre Shell ha perso il 3,5% dopo aver tagliato le previsioni di produzione LNG per il quarto trimestre e aver lanciato un profit warning sul settore chimico. Associated British Foods ha perso il 14,0% dopo un avvertimento sugli utili.
  • Asia: Hong Kong guida i ribassi, con l’Hang Seng in calo dell’1,2% a 26.149,5 e l’Hang Seng Tech in calo dell’1,1% a 5.678,2. La Cina continentale è più stabile: Shanghai scende dello 0,1% a 4.082,3 e Shenzhen perde lo 0,5% a 13.959,5 mentre i trader attendono i dati sull’inflazione di dicembre, ovvero il CPI e il PPI. Meituan ha perso il 3,4%, Baidu è scesa del 3,3% e Alibaba del 2,3% per un sentiment più debole sulla domanda AI e nuove voci su restrizioni agli ordini Nvidia H200, mentre Longfor è salita dell’1,2% dopo segnali di ulteriore allentamento da parte della banca centrale. Prossimi eventi: i dati sull’inflazione e possibili indicazioni politiche che trasformano l’attesa in opportunità buy-the-dip.

Volatilità

  • La volatilità di mercato rimane contenuta, ma oggi è una di quelle sessioni in cui la calma può cambiare rapidamente. L’attenzione è tutta rivolta al report USA sui Nonfarm Payrolls, che potrebbe modificare in un attimo le aspettative su tassi d’interesse e crescita. Fino alla chiusura di ieri, la volatilità complessiva è rimasta moderata, ma le misure a breve termine erano chiaramente più elevate rispetto alla visione a 9 giorni, segnalando che gli investitori stanno coprendosi specificamente in vista dei dati odierni, piuttosto che prepararsi a uno shock più ampio sul mercato. Oltre ai dati, energia e geopolitica restano rischi latenti, con gli sviluppi in Venezuela che mantengono vivo il tema inflattivo, anche se i mercati azionari appaiono stabili.
  • In base ai prezzi attuali delle opzioni, l’S&P 500 prezza un movimento di circa ±42 punti (±0,6%) in vista della scadenza settimanale odierna.
  • Guardando alla scadenza di oggi, non si osserva una forte asimmetria al ribasso vicino al prezzo corrente: il prezzo di put e call è abbastanza equilibrato, suggerendo cautela più che paura.

Asset digitali

  • Gli asset digitali si muovono in un range ristretto in attesa dei dati sull’occupazione USA, riflettendo un più ampio atteggiamento di “attendere e vedere” tra gli asset rischiosi. Bitcoin resta vicino a $91.000, mentre ethereum è leggermente più debole intorno a $3.100. Tra le principali altcoin, la performance è mista ma costruttiva, con solana e xrp in lieve rialzo, segnalando un appetito per il rischio selettivo piuttosto che una totale avversione al rischio.
  • Nello spazio ETF statunitense, IBIT è rimasto sostanzialmente stabile nella giornata, continuando ad attrarre volumi consistenti, segnale di un coinvolgimento istituzionale persistente sull’esposizione a bitcoin. ETHA, al contrario, è più debole, riflettendo l’andamento relativamente sottotono di ethereum rispetto a bitcoin. Anche i titoli azionari legati al cripto mostrano lo stesso schema: borse e società di mining sono miste, indicando che gli investitori restano coinvolti ma con un maggiore controllo del rischio in vista dei catalizzatori macro chiave.

Obbligazioni

  • I titoli di Stato giapponesi sono scesi dopo il rally del giorno precedente in seguito a dati deboli sui salari; il rendimento del benchmark biennale è rimbalzato di due punti base nella sessione di venerdì a Tokyo, attestandosi vicino all’1,15%, mentre il rendimento del decennale JGB è salito di due punti base rispetto alla chiusura di giovedì, raggiungendo il 2,10%.
  • I rendimenti dei Treasury USA sono leggermente rimbalzati, ma restano all’interno del range ristretto recente in attesa del report sull’occupazione di venerdì. Il rendimento del benchmark a 2 anni è salito di tre punti base sopra il 3,49% nella sessione asiatica di venerdì, mentre il decennale si è mosso lievemente verso il 4,175%.

Materie prime

  • Il roller-coaster del petrolio a gennaio continua, con i prezzi in netto rimbalzo mentre l’attenzione torna sulle crescenti tensioni con l’Iran e le minacce del presidente Trump di sostenere l’attuale rivolta contro il regime degli Ayatollah. Inoltre, il ribilanciamento annuale degli indici sulle materie prime è destinato a riportare flussi di liquidità nei mercati dei futures, mentre Goldman Sachs segnala che gli investitori detengono la visione più ribassista sul greggio degli ultimi dieci anni – entrambi fattori che potrebbero temporaneamente rafforzare il momentum rialzista.
  • L’oro si è stabilizzato grazie al crescente rischio geopolitico, che ha indirettamente sostenuto anche l’argento, recentemente sotto pressione a causa delle vendite meccaniche legate al ribilanciamento annuale degli indici sulle materie prime, iniziato giovedì. Oltre agli sviluppi in Iran e ai nuovi commenti di Trump, i trader guarderanno anche ai dati sull’occupazione USA e al sentiment dei consumatori di oggi.
  • L’indice Bloomberg Commodity Total Return è salito del 2,4% nella prima settimana di contrattazioni, con 22 dei 24 mercati in rialzo, trainati da forti guadagni nei metalli preziosi e industriali, e rialzi diffusi nel comparto agricolo. Tali guadagni, inclusi petrolio e derivati, hanno più che compensato il crollo di quasi il 10% del gas naturale. I migliori performer includono platino (+12%), argento (+9%), caffè Arabica (+7%), alluminio (+4,3%) e benzina (+3,5%).

Valute

  • Il dollaro USA ha chiuso leggermente più forte giovedì, con EURUSD che ha segnato nuovi minimi locali da inizio dicembre sotto 1,1650 prima di trovare supporto. I dati sull’occupazione USA di dicembre e le decisioni della Corte Suprema sui dazi di Trump sono attesi come driver principali per la direzione del dollaro.
  • Lo yen giapponese si è indebolito in modo diffuso, con USDJPY che ha superato 157,25 e toccato un nuovo massimo locale poco sotto 157,50, puntando al massimo di novembre a 157,89.

Per una panoramica globale dei mercati – visita Inspiration.

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