Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Riassunto: l’IA resta un’opportunità strutturale, ma nel terzo trimestre gli investitori potrebbero dover adottare un approccio più selettivo, poiché aumentano i rischi legati a spese in conto capitale, finanziamenti, valutazioni e capacità di monetizzazione. L’articolo analizza come mantenere l’esposizione alla crescita di lungo periodo, ampliando al contempo i portafogli attraverso settori difensivi di qualità, strumenti a reddito, infrastrutture energetiche e strategie a ponderazione uniforme, per ridurre il rischio di concentrazione.
La prima fase del tema IA si è basata su scarsità, entusiasmo e rapida allocazione di capitale. Il mercato ha premiato in modo diffuso l’esposizione a chip, cloud, data centre, memoria, networking, software e infrastrutture energetiche. Ora il contesto cambia. Nella fase successiva non bastano più le aspettative: servono evidenze concrete di monetizzazione, utilizzo, margini e ritorni sul capitale investito. L’asticella si alza.
Tre rischi tattici da monitorare
1) Pricing a token: domanda IA più sensibile al prezzo (un token è una unità di misura del testo usata nei modelli di IA) Dalla fase di sperimentazione, fatta di piloti e prove di concetto, si passa a una fase di disciplina economica: i CFO inizieranno a chiedere se gli strumenti di IA generano ricavi, aumentano la produttività o producono risparmi sufficienti a coprirne i costi. Se l’IA resta costosa su larga scala, alcune aziende potrebbero rallentare l’adozione. Se invece i prezzi a token scendono significativamente, l’utilizzo può migliorare, ma ricavi e margini di alcuni provider potrebbero risentirne. Il rischio non è la scomparsa della domanda, ma una maggiore sensibilità al prezzo proprio mentre il mercato la prezza come quasi illimitata.
2) Rischi di funding più rilevanti Il capex legato all’IA è intensivo: chip, server, memoria, energia, raffreddamento, terreni, connessioni di rete e accesso al capitale. Il contesto era più favorevole in presenza di attese di tagli ai tassi. Oggi si parla di tassi più alti più a lungo e, in caso di nuova accelerazione dell’inflazione, anche di possibili rialzi. Tassi più elevati aumentano il costo del capitale e riducono il valore attuale dei profitti futuri, un aspetto cruciale per molte società growth legate all’IA. Il tema resta valido sul piano strutturale, ma diventa più esposto tatticamente se i costi di finanziamento aumentano.
3) Picco tattico del capex ≠ crollo dell’IA Non è necessario che la spesa diminuisca perché il mercato inizi a preoccuparsi: è sufficiente che smetta di accelerare. Finora capex aggressivi sono stati interpretati come un segnale di fiducia. Tuttavia, se aumentano i costi di componenti, energia, finanziamento e i vincoli infrastrutturali, gli investitori inizieranno a interrogarsi sulla sostenibilità dei ritorni. Il rischio chiave per il Q3 non è un crollo del tema IA, ma un possibile reset delle aspettative. Se emergono dubbi sulla capacità di migliorare contemporaneamente capex, economia dei token e costi di finanziamento, le aree più affollate del trade diventano più vulnerabili a delusioni.
In Medio Oriente i mercati oscillano tra tregua e tensione. Se si va verso una fase più stabile, un’energia più bassa alleggerisce trasporti, logistica, costi produttivi e bollette, favorendo un raffreddamento dell’inflazione nel Q3. Ma un petrolio più basso non basta a risolvere tutto: salari, servizi, dazi, riallocazioni delle supply chain e spesa pubblica possono mantenere l’inflazione sopra la zona di comfort della Fed. Resta anche il rischio opposto: se la tregua salta o la riapertura di Hormuz slitta, il premio geopolitico del petrolio può ricostruirsi, riaccendendo i timori inflazionistici e riducendo lo spazio per un orientamento più accomodante. Per i portafogli, qualità prima di tutto: potere di prezzo, bilanci solidi, utili visibili e disciplina sulla cassa. La tecnologia mantiene il miglior profilo di crescita degli utili, ma anche il maggiore rischio legato alle aspettative. Opportunità più ampie possono emergere da settori in grado di difendere i margini senza richiedere ipotesi di crescita “perfetta”. Il playbook del Q3 non è evitare il rischio, ma possedere rischi che possano reggere in più scenari macro: un contesto di distensione, tassi più alti più a lungo o un nuovo riaccendersi dell’inflazione.
Il tema non è la scomparsa della tecnologia, ma il fatto che una quota crescente dei portafogli si basi sulle stesse ipotesi: capex IA in aumento, utili delle mega cap sempre sopra le attese, funding disponibile, valutazioni sostenute e flussi passivi che rafforzano i vincitori. Le mega IPO possono amplificare questo rischio: quando grandi società private come SpaceX, Anthropic o OpenAI entreranno in borsa e negli indici, i fondi passivi potrebbero diventare acquirenti quasi obbligati, aumentando la concentrazione su un numero limitato di titoli growth. L’investimento passivo resta uno strumento efficace, ma è cruciale comprendere cosa rappresenti oggi l’esposizione per capitalizzazione. Se pochi nomi dominano i rendimenti, “comprare il mercato” può tradursi, di fatto, in un’esposizione concentrata su IA, mega cap growth, eccezionalismo USA e momentum. Questa dinamica funziona bene nelle fasi di rialzo, ma espone maggiormente a delusioni sull’IA, sell off post IPO, compressione dei multipli o segnali di affaticamento del capex. Da qui la necessità della “noiosa” diversificazione: non per rinunciare alla crescita, ma per ridurre la dipendenza da un unico fattore di rischio e recuperare esposizioni trascurate perché meno visibili.
Tre aspetti da rivalutare dopo il rally guidato dall’IA:
Non è il momento di ridurre il rischio in modo indiscriminato, ma di essere più intenzionali su quali rischi detenere. L’obiettivo è mantenere l’esposizione ai temi di crescita di lungo periodo, riducendo la probabilità che un singolo tema affollato traini l’intero portafoglio.
1) Mantenere l’IA, ma distinguere quali IA si possiede Non è necessario uscire dal tema IA. È però importante smettere di considerarlo come un blocco unico. L’IA comprende componenti molto diverse: chi costruisce infrastrutture, chi utilizza l’IA per migliorare il proprio business e chi ne riduce i costi rendendola più accessibile. Questi segmenti possono comportarsi in modo diverso a seconda che il mercato premi il capex, la produttività o l’efficienza. Rilevanza per il Q3: se il capex rallenta, i costruttori sono più esposti; se emergono guadagni concreti di produttività, gli utilizzatori possono tornare al centro; se aumentano le preoccupazioni su prezzi e costi di utilizzo, i player legati all’efficienza possono assumere maggiore importanza.
2. Costruire resilienza, non solo coperture anti inflazione
Tre mosse pratiche da valutare
3. Usa l’equal weight per ridurre la concentrazione
Gli indici ponderati per capitalizzazione hanno premiato gli investitori, ma sono diventati sempre più concentrati. Un’esposizione a pesi uguali può essere utile se la leadership si amplia e se si vuole ridurre la dipendenza dai titoli principali legati all’IA. Può sottoperformare se le grandi società tecnologiche continuano a guidare il mercato, ma offre una diversificazione efficace se i rendimenti si distribuiscono su un numero più ampio di titoli. Le strategie a pesi uguali non sono una scommessa contro la tecnologia, ma un modo per evitare concentrazioni involontarie.