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Oro, argento e platino cercano una base dopo la correzione

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Punti chiave

  • L'oro sembra impegnato più a costruire una base che a riprendere immediatamente il trend rialzista, sostenuto dal rallentamento dell'economia statunitense, dal ridimensionamento dei timori inflazionistici e da un contesto più favorevole per dollaro e rendimenti obbligazionari.
  • La Federal Reserve resta il principale fattore di mercato per l'oro: il prossimo movimento direzionale di rilievo dipenderà probabilmente da un calo più marcato delle aspettative sui tassi, dei rendimenti e del dollaro.
  • La domanda strutturale di beni rifugio reali rimane solida, sostenuta dagli acquisti delle banche centrali, dalle preoccupazioni sui conti pubblici e dalla persistente debolezza del mercato immobiliare cinese, che continua a spingere gli investitori verso alternative alle tradizionali riserve di valore.
  • Argento e platino offrono un'esposizione più dinamica ai metalli preziosi, ma per ragioni diverse: l'argento beneficia sia della domanda d'investimento sia di quella industriale, mentre il platino è sostenuto da deficit di offerta, accumulo strategico delle scorte e crescente rilevanza come minerale critico.

I metalli preziosi stanno cercando di trovare un punto di equilibrio dopo mesi di forti vendite, deterioramento del quadro tecnico e continui cambiamenti nello scenario macroeconomico. Il recupero dell'oro verso quota 4.200 dollari, il ritorno dell'argento sopra i 60 dollari e il rinnovato interesse per il platino suggeriscono che la domanda di beni rifugio reali rimane presente. Il mercato, tuttavia, è passato da una fase di acquisti diffusi e aggressivi a una di accumulo più selettivo, e il prossimo movimento dipenderà in larga misura dall'evoluzione del contesto macroeconomico.

L'oro ha esteso il proprio rimbalzo dopo la pubblicazione di dati sul mercato del lavoro statunitense inferiori alle attese, rafforzando il messaggio del presidente della Fed Kevin Warsh secondo cui le pressioni inflazionistiche stanno gradualmente diminuendo. Il rallentamento della crescita occupazionale ha incrinato la narrativa del dollaro forte e favorito un moderato calo dei rendimenti obbligazionari, alleviando parte delle pressioni che avevano pesato sul metallo durante la lunga fase correttiva. Anche la discesa dei prezzi dell'energia ha contribuito a migliorare il sentiment: lo swap d'inflazione statunitense a un anno è sceso dal mese di maggio di circa 1,4 punti percentuali, attestandosi al 2,1%, riducendo i timori che il precedente shock energetico potesse costringere la Fed a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

Si tratta di un passaggio importante perché la correzione dell'oro iniziata a gennaio, e intensificatasi durante il conflitto in Medio Oriente, è stata alimentata da una combinazione particolarmente sfavorevole: rafforzamento del dollaro, rendimenti reali elevati, rinnovate aspettative di una stretta monetaria da parte della Fed e un indebolimento della domanda d'investimento sia tattica sia strategica. L'elevata liquidità del mercato dell'oro ha inoltre trasformato il metallo in una fonte di liquidità per molti investitori impegnati a ridurre il rischio e raccogliere capitale. Il miglioramento osservato nelle ultime settimane rappresenta quindi un cambio di passo significativo, ma non costituisce ancora una conferma dell'avvio di un nuovo e duraturo trend rialzista.


L’oro: dalla liquidazione alla costruzione di una base

L’andamento recente dell’oro suggerisce che il mercato stia passando da una fase dominata da vendite tecniche e liquidazione delle posizioni lunghe a una più costruttiva fase di consolidamento. Il supporto in area 4.000 dollari ha finora retto, ma il recupero verso quota 4.200 dollari ha attirato nuove prese di profitto, segno che una parte degli investitori continua a sfruttare i rialzi per ridurre l’esposizione. Si tratta di una dinamica tipica dopo una correzione profonda, che evidenzia come la formazione di un minimo duraturo sia spesso un processo graduale.

Le partecipazioni degli ETF continuano a diminuire e la scorsa settimana sono scese sotto le 3.000 tonnellate per la prima volta da settembre, a conferma di come i fattori macroeconomici continuino a rappresentare un ostacolo per il metallo giallo. Anche il posizionamento dei fondi hedge sui futures si è alleggerito, rendendo il mercato meno affollato, ma senza ancora mostrare quel ritorno diffuso degli acquisti che normalmente accompagna l'inizio di una fase rialzista sostenuta.

Dal punto di vista tecnico, il primo ostacolo rilevante si colloca in prossimità della media mobile a 200 giorni, in area 4.485 dollari. Più in alto, il ritracciamento del 38,2% della correzione registrata tra gennaio e giugno, pari a circa 1.650 dollari, si trova intorno a quota 4.574 dollari. Un superamento di questi livelli contribuirebbe a rafforzare il quadro tecnico. Fino ad allora, il movimento in corso appare più come un tentativo di costruire una base che come l'inizio di un nuovo trend rialzista.

Anche il contesto macroeconomico resterà determinante. Nonostante il recente ridimensionamento dei timori inflazionistici, il mercato dei Fed Funds continua a prezzare una politica monetaria relativamente restrittiva. Per consentire all’oro di tornare a puntare verso quota 4.500 dollari e oltre, i prossimi dati economici dovranno probabilmente rafforzare le aspettative di un orientamento più accomodante da parte della Federal Reserve, favorendo un calo dei rendimenti obbligazionari e del dollaro.

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Prezzo spot dell'oro. Fonte: Saxo

La Fed potrebbe guidare la prossima mossa, ma la domanda strutturale resta determinante

Nel breve termine, lo scenario più probabile per l'oro appare quello di una fase laterale. Una crescita economica moderata, un'inflazione in rallentamento ma ancora superiore agli obiettivi e aspettative di ulteriori rialzi dei tassi ormai limitate potrebbero mantenere il metallo all'interno di un ampio intervallo di oscillazione in attesa di un nuovo catalizzatore.

Tra i potenziali fattori di supporto, un peggioramento del quadro economico o un deciso spostamento delle aspettative verso tassi d'interesse più bassi, accompagnato da un indebolimento del dollaro, potrebbero favorire una ripresa della domanda e riportare slancio all'oro. Al contrario, una crescita più resiliente del previsto, rendimenti obbligazionari in aumento e mercati finanziari più stabili potrebbero generare nuove pressioni ribassiste. In questo caso, tuttavia, gli acquisti sulle fasi di debolezza e la continua domanda delle banche centrali potrebbero contribuire a contenere l'entità delle correzioni.

Il ruolo delle banche centrali resta infatti uno dei principali elementi a sostegno della tesi rialzista di lungo periodo. Gli acquisti di oro sono aumentati sensibilmente dopo il congelamento delle riserve russe nel 2022, riflettendo la crescente esigenza di diversificare il rischio sovrano più che un vero e proprio allontanamento dal sistema basato sul dollaro. Allo stesso tempo, i timori legati ai conti pubblici, l'accumulo di debito a livello globale e il rischio di una graduale erosione del valore delle valute continuano a sostenere l'interesse per attività che non rappresentano una passività di terzi.

Anche la Cina continua a rappresentare un importante fattore di sostegno per il comparto. I prezzi reali delle abitazioni sono in calo da quattro anni consecutivi e le variazioni dei prezzi delle abitazioni nuove e usate rimangono in territorio negativo dal 2022. Considerando il ruolo storicamente centrale del mercato immobiliare come strumento di risparmio per le famiglie cinesi, questa debolezza ha rafforzato la ricerca di alternative per la conservazione del valore. Oro, argento e platino rientrano tra i principali beneficiari di questa tendenza, soprattutto se la fiducia nel settore immobiliare continuerà a rimanere debole e gli investitori domestici proseguiranno nella ricerca di beni reali come alternativa alle forme tradizionali di investimento.

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I principali fattori che influenzano l'oro: tassi Fed, dollaro, rendimenti obbligazionari e flussi degli investitori. Fonte: Bloomberg e Saxo.

Argento: maggiore leva al rialzo, ma il recupero deve ancora consolidarsi

L'ultima correzione dell'argento si è arrestata in prossimità dell'importante area di supporto dei 55 dollari, consentendo ai prezzi di riportarsi sopra quota 60 dollari. Il recupero rappresenta un segnale incoraggiante, ma, come nel caso dell'oro, resta ancora molta strada da percorrere per riassorbire i danni tecnici e psicologici accumulati nei mesi precedenti.

L'argento combina la sensibilità ai fattori macroeconomici tipica dell'oro con fondamentali di mercato più tesi. I deficit di offerta che si protraggono da anni e una domanda industriale in costante crescita forniscono un sostegno strutturale ai prezzi. Allo stesso tempo, si tratta di un mercato più piccolo e più sensibile ai flussi degli investitori rispetto a quello dell'oro. Questa caratteristica tende ad amplificare i movimenti: quando il contesto migliora, l'argento può sovraperformare il resto del comparto; quando il sentiment si deteriora, le vendite possono diventare più intense. Per questo motivo continua a rappresentare l'espressione più dinamica del tema dei metalli preziosi.

 

Il platino aggiunge una dimensione strategica ai beni reali

Il platino presenta caratteristiche differenti rispetto all'oro. Se quest'ultimo è influenzato soprattutto dalle condizioni macroeconomiche e dai flussi degli investitori, il platino dipende in misura maggiore dagli equilibri fisici del mercato, dalla domanda industriale e dalla sicurezza degli approvvigionamenti. Deficit di offerta persistenti, accumulo strategico delle scorte e il crescente riconoscimento del platino come minerale critico stanno contribuendo a riaccendere l'interesse degli investitori.

Anche l'andamento dei flussi commerciali suggerisce un mercato sempre più frammentato. La Cina ha importato quantità di platino superiori a quelle giustificate dal solo consumo dichiarato, mentre le scorte statunitensi sono aumentate in seguito ai cambiamenti nelle catene commerciali legati ai dazi. Si tratta di segnali di una più ampia regionalizzazione del mercato, nella quale disponibilità del metallo, localizzazione geografica e logistica incidono sempre di più sulla formazione dei prezzi.

Per gli investitori, il platino offre quindi un'esposizione distintiva: unisce le caratteristiche tipiche dei metalli preziosi alla domanda proveniente dall'industria, all'accumulo strategico delle scorte e alle tematiche legate alla sicurezza delle materie prime critiche. Può rappresentare un complemento interessante all'esposizione ai beni reali, pur rimanendo esposto al rischio di un rallentamento ciclico del settore manifatturiero globale.

 
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Argento e platino. Fonte: Saxo
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Flussi di investimento in ETF e futures su argento e platino. Fonte: Bloomberg e Saxo

Conclusioni

Nel complesso, i metalli preziosi non avanzano più con lo slancio unidirezionale di inizio anno; tuttavia, l’impianto strutturale a favore dei beni reali resta valido. Per riprendere la corsa, l’oro ha bisogno di un contesto più favorevole da parte di Fed, dollaro e rendimenti; argento e platino, invece, necessitano di un mercato dell’oro stabile affinché i loro fondamentali più tesi possano dispiegare maggiore influenza. Per ora il comparto sta cercando di costruire una base. La direzione successiva dipenderà dal fatto che quella base catalizzi nuova domanda oppure offra alle posizioni long esistenti un’ulteriore occasione per alleggerire l’esposizione.

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