Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
L’ultimo aggiornamento trimestrale del World Gold Council conferma un cambiamento strutturale che continua a sostenere il lingotto su livelli storicamente elevati: la domanda è sempre più trainata da banche centrali e investitori, due categorie generalmente meno sensibili al prezzo rispetto agli acquirenti di gioielli. Nel giro di dieci anni, il peso combinato di settore ufficiale e domanda d’investimento è passato da circa un terzo del totale a una media intorno al 52% negli ultimi tre anni. Un cambiamento significativo, che ha ridefinito il profilo della domanda e aiuta a spiegare perché l’oro continui a trovare supporto anche dopo aver raddoppiato il prezzo negli ultimi due anni. Se la domanda di gioielleria resta strettamente legata a prezzo e accessibilità, banche centrali e investitori operano su logiche diverse. L’oro viene sempre più trattato come un asset strategico: una forma di assicurazione, uno strumento di diversificazione e, in molti casi, una vera e propria ancora monetaria. In un contesto caratterizzato da debito pubblico elevato, incertezza sull’inflazione e crescente frammentazione geopolitica, la decisione di accumulare oro va quindi oltre la valutazione di breve periodo. È piuttosto una scelta di posizionamento strutturale all’interno dei portafogli e delle riserve.
Gli acquisti delle banche centrali continuano a rappresentare un pilastro della domanda dal 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina e le successive sanzioni occidentali, incluso il congelamento delle riserve della banca centrale russa, hanno cambiato il modo in cui i gestori delle riserve valutano sicurezza e natura degli asset sovrani. Ne è seguita un’ondata di acquisti ufficiali: per tre anni consecutivi le banche centrali hanno superato le 1.000 tonnellate annue, prima di un rallentamento nel 2025 a circa 850 tonnellate, comunque su livelli storicamente elevati. Nel 2026 la domanda resta solida. Il World Gold Council segnala acquisti netti per 243,7 tonnellate nel primo trimestre, leggermente superiori allo stesso periodo dell’anno precedente.
Riduzione della dipendenza dal dollaro USA
Rischio sanzioni e sovranità delle riserve
Diversificazione di portafoglio
Timori su inflazione e debito
Frammentazione geopolitica
Gli investitori si muovono nella stessa direzione
Pressioni inflazionistiche persistenti
Momentum e FOMO
TINA, ma senza alternative evidenti
Breve termine:consolidamento, non debolezza
Dal punto di vista tecnico, l’oro è in fase di consolidamento dopo la recente correzione. Nelle ultime settimane il supporto si è stabilizzato poco sopra i 4.500 USD, mentre la prima resistenza si colloca in area 4.780 USD (media mobile a 50 giorni), seguita da una soglia più solida intorno a 4.850 USD. Dopo un calo di circa 1.500 USD tra gennaio e marzo, l’oro ha mostrato una tenuta significativa in un contesto di forte performance dell’azionario, che in condizioni normali avrebbe potuto innescare prese di profitto più profonde. Invece, la domanda persistente delle banche centrali e la cautela degli investitori su inflazione, crescita e debito hanno limitato le correzioni. Per ora, l’oro sembra più in pausa che in perdita di equilibrio. E soprattutto, i compratori che contano guardano sempre più oltre il prezzo.
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