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Oro stabile: banche centrali e investitori guardano oltre il prezzo

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Ole Hansen

Head of Commodity Strategy

Punti chiave

  • Oggi banche centrali e investitori rappresentano circa il 52% della domanda globale di oro, rispetto a circa un terzo dieci anni fa, rendendo il mercato meno dipendente dalla gioielleria e più guidato da dinamiche strategiche.
  • I gestori delle riserve continuano ad accumulare oro per motivi strutturali: dedollarizzazione, sovranità delle riserve, diversificazione e protezione da debito pubblico elevato e frammentazione geopolitica.
  • Oltre al ruolo di bene rifugio, inflazione, sostenibilità del debito, rischio valutario e valutazioni elevate degli asset attirano flussi di lungo periodo verso l’oro, amplificati anche da momentum e FOMO.
  • La tenuta sopra i 4.500 USD, nonostante la forza dell’azionario, segnala una domanda sottostante resiliente; resistenze in area 4.780 USD (media a 50 giorni), seguite da 4.850 USD.

L’ultimo aggiornamento trimestrale del World Gold Council conferma un cambiamento strutturale che continua a sostenere il lingotto su livelli storicamente elevati: la domanda è sempre più trainata da banche centrali e investitori, due categorie generalmente meno sensibili al prezzo rispetto agli acquirenti di gioielli. Nel giro di dieci anni, il peso combinato di settore ufficiale e domanda d’investimento è passato da circa un terzo del totale a una media intorno al 52% negli ultimi tre anni. Un cambiamento significativo, che ha ridefinito il profilo della domanda e aiuta a spiegare perché l’oro continui a trovare supporto anche dopo aver raddoppiato il prezzo negli ultimi due anni.

Se la domanda di gioielleria resta strettamente legata a prezzo e accessibilità, banche centrali e investitori operano su logiche diverse. L’oro viene sempre più trattato come un asset strategico: una forma di assicurazione, uno strumento di diversificazione e, in molti casi, una vera e propria ancora monetaria. In un contesto caratterizzato da debito pubblico elevato, incertezza sull’inflazione e crescente frammentazione geopolitica, la decisione di accumulare oro va quindi oltre la valutazione di breve periodo. È piuttosto una scelta di posizionamento strutturale all’interno dei portafogli e delle riserve.

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Fonte: World Gold Council, Metals Focus, Refimitiv GFMS

Le banche centrali restano l’ancora strutturale

Gli acquisti delle banche centrali continuano a rappresentare un pilastro della domanda dal 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina e le successive sanzioni occidentali, incluso il congelamento delle riserve della banca centrale russa, hanno cambiato il modo in cui i gestori delle riserve valutano sicurezza e natura degli asset sovrani.

Ne è seguita un’ondata di acquisti ufficiali: per tre anni consecutivi le banche centrali hanno superato le 1.000 tonnellate annue, prima di un rallentamento nel 2025 a circa 850 tonnellate, comunque su livelli storicamente elevati. Nel 2026 la domanda resta solida. Il World Gold Council segnala acquisti netti per 243,7 tonnellate nel primo trimestre, leggermente superiori allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Domanda di oro da parte di banche centrali e investitori – Fonte: WGC & Saxo

I driver sono chiari

Riduzione della dipendenza dal dollaro USA

I gestori delle riserve sono sempre più cauti sull’esposizione ad asset denominati in dollari, in un contesto di deficit fiscali in aumento, oneri sul debito più elevati e crescenti dubbi sul potere d’acquisto delle valute fiat.

Rischio sanzioni e sovranità delle riserve

Il congelamento delle riserve russe ha segnato uno spartiacque. L’oro detenuto a livello domestico non comporta rischio di controparte ed è al riparo da sanzioni o restrizioni esterne.

Diversificazione di portafoglio

L’oro mantiene una bassa correlazione con gli asset di riserva tradizionali, come i titoli sovrani, offrendo al contempo liquidità e caratteristiche di riserva di valore.

Timori su inflazione e debito

Deficit persistenti e rapporti debito/PIL in aumento alimentano il rischio di una graduale svalutazione delle valute nel tempo.

Frammentazione geopolitica

In un’economia globale sempre più divisa in blocchi, l’oro resta uno dei pochi asset di riserva universalmente accettati, politicamente neutri e non controllati da singoli governiIn sintesi, gli acquisti delle banche centrali non inseguono il prezzo, ma puntano a ridurre la vulnerabilità strategica.

Gli investitori si muovono nella stessa direzione

È sempre più evidente che anche gli investitori arrivano a conclusioni simili. La domanda di investimento resta solida perché gli stessi fattori macro che guidano le banche centrali influenzano anche le decisioni di portafoglio di fondi pensione, family office, wealth manager e clientela retail.

Driver simili, con qualche differenza

Asset reali come copertura dal rischio fiscale
L’oro è sempre più utilizzato come protezione contro dinamiche di debito elevato, incertezza sulle politiche economiche ed erosione del potere d’acquisto delle valute.

Pressioni inflazionistiche persistenti

Anche con un’inflazione headline in rallentamento, fattori strutturali come transizione energetica, riorganizzazione delle supply chain, spesa per la difesa e carenza di manodopera continuano a sostenere la domanda di coperture.

Momentum e FOMO

La performance del prezzo è diventata a sua volta un driver, attirando flussi legati al momentum e capitali sottoesposti che temono di perdere ulteriori rialzi.

TINA, ma senza alternative evidenti

L’azionario resta forte ma con valutazioni elevate. Le obbligazioni offrono rendimento, ma non sempre diversificazione in un contesto inflazionistico. La liquidità è esposta all’erosione reale. In questo scenario, l’oro si rafforza come copertura liquida in asset reale.

Breve termine:consolidamento, non debolezza

Dal punto di vista tecnico, l’oro è in fase di consolidamento dopo la recente correzione. Nelle ultime settimane il supporto si è stabilizzato poco sopra i 4.500 USD, mentre la prima resistenza si colloca in area 4.780 USD (media mobile a 50 giorni), seguita da una soglia più solida intorno a 4.850 USD.

Dopo un calo di circa 1.500 USD tra gennaio e marzo, l’oro ha mostrato una tenuta significativa in un contesto di forte performance dell’azionario, che in condizioni normali avrebbe potuto innescare prese di profitto più profonde. Invece, la domanda persistente delle banche centrali e la cautela degli investitori su inflazione, crescita e debito hanno limitato le correzioni.

Per ora, l’oro sembra più in pausa che in perdita di equilibrio. E soprattutto, i compratori che contano guardano sempre più oltre il prezzo.

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Oro spot – Fonte: Saxo
Questo contenuto è materiale di marketing. Nessuna delle informazioni e analisi qui contenute costituisce consulenza in materia di investimenti. Il trading comporta rischi e le performance passate non sono un indicatore affidabile della performance futura. In questo contenuto potrebbero essere citati strumenti emessi da società partner, dalle quali la Capogruppo Saxo riceve pagamenti o retrocessioni. 

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