Rapida panoramica del mercato – 19 giugno 2026
Rapida panoramica del mercato – 19 giugno 2026
Driver di mercato e catalizzatori
- Azioni: i titoli dei semiconduttori statunitensi hanno guidato i rialzi; Europa contrastata; Asia in rialzo grazie a Giappone e Corea del Sud, mentre Cina e Hong Kong erano chiuse.
- Volatilità: il VIX arretra, sollievo sul fronte geopolitico, Fed restrittiva, coperture istituzionali.
- Asset digitali: Bitcoin sotto i 63.000 USD, ETH vicino a 1.700 USD, coperture tramite put sugli ETF, posizionamento istituzionale misto.
- Materie prime: il petrolio rimbalza dopo il rinvio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran; l’oro resta sotto pressione.
- Obbligazioni: la reazione dei Treasury USA alla riunione del FOMC si mantiene stabile, mentre il mercato guarda a un rialzo dei tassi del FOMC ad agosto o settembre.
- Valute: il rafforzamento del dollaro USA prosegue dopo il FOMC. USDJPY ai massimi pluriennali senza che vi siano ancora segnali di intervento.
- Macro: festività del Juneteenth negli Stati Uniti – mercati chiusi.
Scenario macroeconomico
- Accordo USA-Iran: mentre il traffico marittimo ha iniziato a tornare nello Stretto di Hormuz, attenuando le preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico globale e sostenendo il sentiment sugli asset rischiosi, l’intesa ha già incontrato il primo ostacolo. Il vicepresidente degli Stati Uniti, Vance, ha rinviato il viaggio previsto in Svizzera per i colloqui con l’Iran che avrebbero dovuto segnare l’avvio dei negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato, la decisione segue la cancellazione dello stesso incontro da parte dell’Iran e del periodo di negoziazione di 60 giorni proposto con gli Stati Uniti, dopo che Israele avrebbe rifiutato di ritirarsi dal Libano e di interrompere gli attacchi, una mossa che Teheran sostiene violi la prima clausola del memorandum d’intesa (MOU).
- Indice manifatturiero della Fed di Philadelphia: a giugno l’indice sulle condizioni economiche generali della Fed di Philadelphia è salito a 10,3, rispetto a -0,4 del mese precedente e leggermente sopra il consenso di 10,0. I nuovi ordini sono balzati a 27,3 da -1,7, mentre la componente relativa ai prezzi pagati è salita a 53,2 da 47,9, rafforzando le preoccupazioni sull’inflazione.
- Bank of England: il Comitato di Politica Monetaria (MPC) ha votato 7-2 per mantenere i tassi al 3,75%, con due membri dissenzienti favorevoli a un rialzo di 25 punti base al 4,00%. La BoE ha osservato che il recente calo dei prezzi del petrolio è stato “incoraggiante” per l’inflazione. La disoccupazione nel Regno Unito si è attestata al 4,9% nei tre mesi fino ad aprile, al di sotto del consenso del 5,0%.
- Banca Nazionale Svizzera: la SNB ha lasciato invariati i tassi. Il Gruppo Federale di Esperti svizzero ha rivisto al ribasso la previsione di crescita del PIL 2026 allo 0,9% dall’1,0%, citando gli effetti negativi dei prezzi energetici più elevati.
- Il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham ha ottenuto una netta vittoria per il Partito Laburista al governo in un’elezione suppletiva che gli garantisce un seggio nel Parlamento britannico e una possibile strada per sfidare il Primo Ministro Keir Starmer. La vittoria di Burnham è considerata una sfida significativa alla leadership di Starmer; Burnham ha infatti già dichiarato apertamente le proprie ambizioni e ha definito il risultato elettorale come un’“ultima occasione per cambiare” per il Partito Laburista.
Principali appuntamenti macroeconomici (orari GMT)
- 06:00 – Regno Unito: indebitamento netto del settore pubblico di maggio
- 06:00 – Regno Unito: vendite al dettaglio di maggio
Festività del Juneteenth negli Stati Uniti: i mercati azionari e obbligazionari cash statunitensi sono chiusi, mentre i Future osservano orari di negoziazione ridotti.
Trimestrali
La prossima settimana
- Lunedì: Alimentation Couche-Tard
- Martedì: FedEx, Carnival Corporation
- Mercoledì: Micron
- Giovedì: H&M Hennes & Mauritz, Darden Restaurants
Azioni
- Stati Uniti: giovedì l’S&P 500 è salito dell’1,1% a 7.500,58 punti, il Nasdaq 100 ha guadagnato il 2,5% e il Dow Jones lo 0,1%, trainati dai produttori di semiconduttori. Il Philadelphia Semiconductor Index è balzato del 6,4% raggiungendo un nuovo massimo storico dopo che Intel è salita del 10,6% grazie a una partnership con Apple nella produzione di chip negli Stati Uniti; Nvidia ha guadagnato il 3,0% e Micron ha toccato un nuovo record grazie alla forte domanda di memoria legata all’intelligenza artificiale. Accenture ha perso il 18,0% dopo aver ridotto la parte alta della propria guidance sui ricavi, mentre Kroger ha ceduto l’8,4% a causa di indicazioni sugli utili più deboli.
- Europa: le borse europee hanno chiuso in ordine sparso giovedì, con lo Stoxx 600 in calo dello 0,3%, l’Euro Stoxx 50 in rialzo dello 0,4%, il DAX in crescita dello 0,4%, il CAC 40 anch’esso a +0,4% e il FTSE 100 in ribasso dell’1,0%. I prezzi più bassi del petrolio hanno contribuito a ridurre i timori inflazionistici ma hanno penalizzato il comparto energetico, con Shell, BP e TotalEnergies in calo di oltre il 2% ciascuna. Capgemini ha perso l’8,9% dopo che l’avvertimento di Accenture ha alimentato dubbi sulla domanda di consulenza IT in un contesto dominato dall’IA, mentre London Stock Exchange Group è scesa del 7,0%. Infine, Infineon ha guadagnato il 6,4%, beneficiando dell’ottimismo globale sui semiconduttori.
- Asia: le borse asiatiche hanno mostrato un andamento positivo nelle contrattazioni di venerdì nei mercati aperti, con il Nikkei 225 giapponese in rialzo dello 0,8% su nuovi massimi storici e il Kospi sudcoreano in crescita del 3,1%, sostenuti dal calo dei prezzi del petrolio e dall’ottimismo sul settore dei chip per l’intelligenza artificiale. Il movimento ha esteso una settimana molto positiva per entrambi i mercati, con gli esportatori giapponesi favoriti dall’indebolimento dello yen e con Samsung Electronics e SK Hynix al centro del rally in Corea del Sud. Cina continentale, Hong Kong e Taiwan erano chiuse per il Dragon Boat Festival, lasciando il calo dell’1,6% dell’Hang Seng di giovedì come ultima seduta completa disponibile. I mercati monitorano ora la durata del sollievo derivante dal calo del petrolio.
Volatilità
- La volatilità si è ridotta in vista del lungo weekend negli Stati Uniti, con il VIX in calo dell’11,1% a 16,40 giovedì, mentre l’S&P 500 ha guadagnato l’1,08%. Le misure di volatilità a breve termine sono diminuite ancora più rapidamente, con il VIX1D in calo del 24,2% e il VIX9D del 25,2%, riflettendo un mercato più tranquillo sulle prospettive di breve periodo dopo il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Allo stesso tempo, gli investitori continuano ad assimilare il tono restrittivo della Federal Reserve e il mercato attribuisce ora una probabilità più elevata a tassi che potrebbero rimanere elevati più a lungo. Guardando avanti, la questione principale è se il miglioramento del contesto geopolitico riuscirà a compensare le preoccupazioni legate a una politica monetaria più restrittiva e a un dollaro statunitense più forte.
- I flussi sulle opzioni suggeriscono che le istituzioni continuano a coprirsi attivamente nonostante il rialzo del mercato. Sono state aperte consistenti posizioni put su SPX, SPY, IWM e QQQ con diverse scadenze, mentre altri investitori hanno mantenuto esposizione al rialzo tramite strutture call. In altre parole, gli investitori non stanno abbandonando gli asset rischiosi, ma sono sempre più disposti a pagare per proteggersi da eventuali sorprese negative. Con i mercati statunitensi chiusi oggi per il Juneteenth, la liquidità globale sarà più ridotta e non saranno disponibili indicatori SPX expected move o daily expiry skew per questa sessione.
Asset digitali
- Gli asset digitali si sono indeboliti nonostante mercati azionari più tranquilli, evidenziando come le criptovalute restino molto sensibili alle aspettative sui tassi di interesse e alla propensione al rischio. Bitcoin scambiava intorno a 62.750 USD, mentre Ether si attestava vicino a 1.700 USD. Anche Solana, XRP e la maggior parte delle principali altcoin hanno registrato ribassi dopo che la prima riunione di politica monetaria guidata dal presidente della Federal Reserve Kevin Warsh ha rafforzato le aspettative di tassi statunitensi elevati più a lungo. Sebbene l’accordo USA-Iran abbia contribuito a ridurre le tensioni sul mercato energetico, ha fornito scarso supporto alle criptovalute, che continuano a sottoperformare rispetto ai titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale.
- Anche i titoli collegati al settore crypto hanno rispecchiato il tono più debole del mercato. IBIT ha perso il 2,0% ed ETHA l’1,5%, mentre MicroStrategy è scesa del 3,5%. Allo stesso tempo, l’attività sulle opzioni indica un mercato in fase di riposizionamento piuttosto che di marcato pessimismo. Sono emersi importanti volumi di put sia su IBIT sia su ETHA, segnale che alcuni investitori stanno aumentando la protezione al ribasso, mentre l’attività call su MicroStrategy, Coinbase, Core Scientific e altri titoli legati alle criptovalute evidenzia un persistente interesse per il potenziale rialzo. Il quadro generale resta misto: gli investitori istituzionali sembrano gestire il rischio con maggiore prudenza, ma vi sono poche prove di una capitolazione generalizzata del settore.
Materie prime
- Il Bloomberg Commodity Index registra un calo del 6% nel mese, riducendo il guadagno da inizio anno al 18%. Le perdite sono diffuse nella maggior parte dei comparti, guidate dall’energia e dai metalli preziosi, entrambi in calo di oltre l’8%, seguiti dai cereali (-4%) e dai metalli industriali (-2,5%). Nell’ultima settimana, le perdite si sono concentrate soprattutto nel comparto energetico, a fronte delle aspettative di un recupero relativamente rapido delle forniture dal Golfo Persico grazie alla probabile riapertura dello Stretto di Hormuz.
- Il Brent è rimbalzato a 80 USD dai minimi di giovedì intorno a 77 USD dopo la conferma che i colloqui tra Stati Uniti e Iran non inizieranno venerdì, in seguito al presunto rifiuto di Israele di ritirarsi dal Libano e interrompere gli attacchi, una mossa che Teheran considera una violazione della prima clausola del MOU. Sebbene il traffico nello Stretto sembri destinato a riprendere dopo la rimozione dei blocchi, gli ultimi sviluppi evidenziano la fragilità dell’accordo. In questo contesto, gli operatori dovranno bilanciare il rischio ribassista derivante da una mini ondata di offerta nel breve termine con i persistenti rischi geopolitici e la possibilità di una ripresa più lenta del previsto della produzione e delle esportazioni nel Golfo Persico.
- L’oro rimane sotto pressione per il terzo giorno consecutivo mentre gli operatori continuano a valutare il messaggio restrittivo del FOMC, con il rafforzamento del dollaro che rappresenta il principale ostacolo. Sebbene inizialmente il mercato abbia accolto positivamente il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e la prospettiva di prezzi energetici più bassi, l’attenzione è tornata sulla Fed e sulla possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno. Detto ciò, gran parte della recente correzione potrebbe aver già incorporato uno scenario di politica monetaria più restrittiva e, con il forte calo dei prezzi del petrolio e dei carburanti, le pressioni inflazionistiche stanno iniziando ad attenuarsi, mettendo potenzialmente in discussione le previsioni inflazionistiche riviste al rialzo dalla Fed. Per il momento, l’oro resta in una fase di incertezza tecnica, scambiando circa 230 USD sotto la propria media mobile a 200 giorni, situata a 4.464 USD, mentre il supporto chiave rimane nell’area compresa tra 4.000 e 4.100 USD.
- Il ritorno di El Niño: il meteo sta nuovamente emergendo come un fattore chiave per i mercati delle materie prime dopo la recente conferma da parte della NOAA dello sviluppo di El Niño nel Pacifico tropicale, aumentando il rischio di una nuova fase di volatilità legata alle condizioni meteorologiche nei prossimi 6-18 mesi. Le conseguenze possono includere siccità in alcune regioni, precipitazioni eccessive in altre e maggiori rischi di inondazioni, stress termico e interruzioni infrastrutturali nelle principali aree agricole, energetiche e minerarie.
Obbligazioni
- I Treasury statunitensi hanno scambiato lateralmente giovedì dopo la forte reazione alla riunione del FOMC, con i rendimenti a breve termine rimasti elevati per effetto delle attese di un rialzo dei tassi della Fed già nella prossima riunione di agosto, ma ormai quasi completamente prezzato per settembre. Il rendimento del Treasury a 2 anni di riferimento ha chiuso la seduta praticamente invariato intorno al 4,18%, mantenendosi sui massimi del ciclo.
- Nel frattempo, si è mantenito l’appiattimento significativo della curva dei rendimenti USA osservato dopo il FOMC, con il Treasury decennale di riferimento che ha chiuso vicino al 4,45%, a pochi punti base dai recenti minimi dell’intervallo. Il rendimento trentennale è sceso fino al 4,86% giovedì, ma ha chiuso intorno al 4,90%, in calo di tre punti base.
Valute
- Il dollaro statunitense ha continuato a rafforzarsi su tutto il mercato dopo la riunione del FOMC, mentre il mercato consolida le aspettative di un primo rialzo dei tassi della Fed dal 2023 in una delle prossime riunioni. EURUSD è sceso vicino al minimo di marzo a 1,1411, toccando nelle prime ore di venerdì un minimo di 1,1418.
- Gli operatori su USDJPY hanno spinto il cambio oltre quota 161,00 per la prima volta da luglio 2024, in assenza di segnali di intervento da parte del Ministero delle Finanze giapponese per contrastare l’indebolimento dello yen. Dopo i forti interventi effettuati ad aprile e maggio, USDJPY ha raggiunto un massimo di 161,46; il picco di 161,95 registrato nel 2024 rappresenta il livello più elevato del cambio dagli anni Ottanta.
- La sterlina si è indebolita sensibilmente rispetto al forte dollaro USA, mentre ha mostrato un andamento laterale o leggermente negativo contro l’euro dopo una riunione della Bank of England sostanzialmente in linea con le attese. La banca centrale sembra orientata a una pausa almeno fino a settembre prima di valutare un possibile rialzo dei tassi, uno scenario ampiamente previsto dal mercato. La GBP non ha reagito alla vittoria di Andy Burnham nell’elezione suppletiva né alla sua imminente sfida a Keir Starmer per la leadership del Partito Laburista e la carica di prossimo primo ministro del Regno Unito.