Qual è il modo migliore per misurare la volatilità del prezzo di un’azione?

Qual è il modo migliore per misurare la volatilità del prezzo di un’azione?

Educazione finanziaria
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Riassunto:  la volatilità è una parte cruciale del trading: senza di essa, non avremmo variazioni di prezzo in grado di produrre profitti. Scopri come misurare la volatilità del prezzo di un’azione e le metriche più efficaci per stimare la volatilità di mercato di un titolo prima di investire. Dalla deviazione standard al beta, ecco un quadro dettagliato degli indicatori usati dai trader per monitorare la volatilità.


Una definizione di base della volatilità

Se sei alle prime armi con l’acquisto e la vendita di azioni, è importante comprendere il concetto di volatilità di mercato prima di investire il tuo denaro. In sostanza, la volatilità indica quanto il prezzo di un titolo può variare in un determinato intervallo di tempo. Più alta è la volatilità, maggiore sarà la variabilità del prezzo, sia al rialzo che al ribasso.

Un’azione con bassa volatilità tende ad avere un prezzo relativamente stabile, ma questo comporta anche un potenziale di rendimento più contenuto. Al contrario, le azioni ad alta volatilità sono intrinsecamente più rischiose, ma offrono maggiori possibilità di ottenere rendimenti elevati.

La volatilità è un bene o un male quando si fa trading di azioni?

Non potresti mai ottenere un profitto andando long o short su un’azione se il suo prezzo non si muovesse mai. Il fatto che i prezzi nei mercati finanziari siano sempre in movimento crea opportunità quotidiane, e persino orarie, per i trader. Un’alta volatilità implica che l’ampiezza dei movimenti di prezzo possa essere più marcata del normale. Ciò rende possibili profitti superiori alla media, ma può anche generare perdite più elevate della media.

Per sfruttare al meglio la volatilità è necessaria una certa disciplina. Adottare tecniche di gestione del rischio per proteggere il capitale e puntare a profitti più contenuti, con l’obiettivo di costruire posizioni di lungo periodo, è fondamentale per affrontare fasi di incertezza. Inoltre, per i trader, in alcuni casi può essere preferibile restare alla finestra durante periodi di forte volatilità. Se non si ha chiara la direzione o la motivazione di un movimento di prezzo, talvolta la scelta più prudente è non entrare affatto sul mercato.

Le misure più comuni della volatilità del mercato azionario

La volatilità è una misura statistica della dispersione dei rendimenti di un titolo, di un indice o di un altro strumento finanziario. In parole semplici, indica quanto il prezzo di uno strumento o di un indice varia nel tempo.

Esistono quattro misure principali di volatilità comunemente utilizzate per valutare il grado di rischio e la potenziale perdita quando si acquistano e vendono titoli quotati in borsa.

Deviazione standard

La metrica più importante per determinare la volatilità di un’azione è la deviazione standard. La volatilità infatti rappresenta la deviazione standard dei rendimenti di un asset in un determinato periodo. Più alta è la volatilità, maggiore è l'incertezza (o il rischio) associata al valore futuro dell'asset.

In termini semplici, quando il dato della deviazione standard è elevato, è ragionevole aspettarsi un’ampia gamma di possibili prezzi di un titolo, ovvero una dispersione più ampia di tutti i livelli raggiunti. Se invece il dato della deviazione standard è più basso del previsto, vuol dire che i rendimenti attesi si possono calcolare con maggiore certezza, poiché il prezzo di mercato ha un range di oscillazione più ristretto.

La volatilità si calcola generalmente come deviazione standard dei rendimenti di un asset in un certo periodo. La formula spesso impiegata per calcolare la deviazione standard di un titolo è la radice quadrata della sua varianza. Bisogna prima determinare la media degli scostamenti quadratici dal prezzo medio dell’asset, quindi calcolare la radice quadrata di questo valore.

Formula della Volatilità Storica

La volatilità storica è una misura della variabilità dei rendimenti di un asset nel tempo. Si calcola come deviazione standard dei rendimenti logaritmici su un determinato periodo.

Passaggi per il Calcolo

1. Calcolo dei rendimenti logaritmici giornalieri:

   Rₜ = ln(Pₜ / Pₜ₋₁)

   dove:

   Rₜ = rendimento logaritmico al giorno t

   Pₜ = prezzo al giorno t

   ln = logaritmo naturale

2. Calcolo della media dei rendimenti:

   R̄ = (1 / n) × Σ Rₜ

3. Deviazione standard dei rendimenti (volatilità giornaliera):

   σ = √[(1 / (n - 1)) × Σ (Rₜ - R̄)²]

4. Calcolo della volatilità annualizzata:

   σₐₙₙₐ = σ × √252

   (252 è il numero medio di giorni di trading in un anno)

 

Esempio pratico:

  • Supponiamo di avere i seguenti prezzi di chiusura giornalieri per un asset per 6 giorni consecutivi:

  • Giorno

    Prezzo (P)

    1

    100

    2

    102

    3

    101

    4

    103

    5

    104

    6

    106

     

    • Calcoliamo i rendimenti logaritmici giornalieri:

    • R2 = ln(102 / 100) = 0.01980

    • R3 = ln(101 / 102) = -0.00985

    • R4 = ln(103 / 101) = 0.01961

    • R5 = ln(104 / 103) = 0.00966

    • R6 = ln(106 / 104) = 0.01905

    Media dei rendimenti: R̄ = 0.01165

    Deviazione standard dei rendimenti: σ = 0.01276

    Volatilità annualizzata: σₐₙₙ = 0.20249

    Un cenno ai diversi tipi di volatilità:

    Storica: calcolata sulla base dei dati passati.

    Implicita: stimata dai prezzi delle opzioni, riflette le aspettative del mercato sulla volatilità futura.

    Realizzata: basata sui movimenti effettivi dei prezzi in un periodo recente.


    Una delle critiche più comuni alla deviazione standard come misura della volatilità sul mercato azionario è che si basa su dati storici e non fornisce un’analisi in prospettiva futura. In ogni caso, utilizzare esclusivamente la deviazione standard e i dati storici per prevedere i possibili rendimenti a venire non è mai una decisione prudente, poiché non esiste alcuna garanzia che il passato si ripeta. 

    Un altro limite della deviazione standard è che non fa distinzione tra movimenti di prezzo al rialzo e al ribasso. Ad esempio, se un titolo registra una crescita rilevante del proprio prezzo in un periodo di 12 mesi, il valore della deviazione standard risulterà elevato. Ciò potrebbe trarre in inganno gli investitori alle prime armi, inducendoli a credere che l’asset sia particolarmente volatile e, di conseguenza, a trascurare il sentiment rialzista che lo circonda. 

    Maximum drawdown

    Il concetto di maximum drawdown rappresenta un indicatore generale del rischio di ribasso di un titolo in un determinato periodo di tempo. Alcuni investitori scelgono di utilizzare il maximum drawdown come misura di volatilità a sé stante, oppure di combinarlo con altre metriche come il Calmar Ratio e il Return over Maximum Drawdown. 

    Esiste una formula semplice per calcolare il valore di maximum drawdown di un prezzo azionario. Basta sottrarre il valore di picco (peak) dal valore minimo (trough), quindi dividere il risultato per il valore di picco. 

    Per fare un esempio, supponiamo che il valore minimo sia di 5 $ e il valore di picco sia di 10 $. Il calcolo da effettuare sarebbe il seguente: 

    5 - 10 / 10 = -50% 

    Maggiore è la percentuale di maximum drawdown, più un titolo viene considerato volatile. Il massimo drawdown potenzialmente peggiore è -100%. In questo caso, l’investimento diventa completamente privo di valore e tutto il capitale investito è perduto. 

    Gli investitori più prudenti preferiranno titoli con un maximum drawdown meno accentuato, in quanto ciò indica che le perdite complessive di un eventuale investimento rappresenteranno solo una piccola percentuale del capitale complessivo. 

    Uno dei principali limiti del maximum drawdown è che, sebbene includa la maggior perdita possibile prima del raggiungimento di un nuovo picco, non tiene conto della frequenza delle perdite o dell’entità di eventuali profitti. 

    Beta 

    Dopo la deviazione standard, il beta è in genere la seconda metrica più popolare per valutare la volatilità di un titolo azionario. Il beta aiuta a determinare il profilo di rischio complessivo di un asset. Gli investitori di solito lo utilizzano per misurare il rischio relativo di azioni incluse in un importante fondo indicizzato come l’S&P 500. 

    Quando si tratta di misurare il beta, il valore base di riferimento è fissato a 1,0. Di solito, è lo stesso indice a essere associato a tale valore, mentre i singoli titoli inclusi nel fondo si posizionano verosimilmente su valori più alti o più bassi. 

    Più alto è il beta, più il valore di mercato di un’azione tende a essere volatile. Se un titolo presenta un beta inferiore a 1,0, significa che il range di oscillazione dei prezzi è molto ristretto. Questo tipo di azioni potrebbe interessare gli investitori avversi al rischio o coloro che prediligono operazioni brevi e rapide chiamate “scalping”, in cui si aprono e chiudono ordini in pochi minuti o secondi per sfruttare le fluttuazioni di prezzo. 

    Il concetto di beta deriva dal modello originario del capital asset pricing model (CAPM), che calcola il valore del finanziamento azionario e il rischio apparente per i potenziali investitori. La formula di base è il rapporto tra covarianza e varianza. Uno dei limiti del beta, come regola generale, è che non tiene conto di ulteriori fattori che possono influenzare un asset. 

    Il CBOE Volatility Index (VIX) 

    Il VIX è una delle metriche più influenti per determinare le aspettative di volatilità nelle opzioni sugli indici dell’S&P 500. I trader di azioni più esperti descrivono il VIX comeindice della paura” (fear index), poiché misura il livello di incertezza sui mercati. Il VIX è un’invenzione del Chicago Board Options Exchange (CBOE). È una misura che guarda in avanti, poiché stima il possibile movimento dei prezzi azionari nei successivi 30 giorni di contrattazioni. Si basa su opzioni put e call sull’indice S&P 500.


    Se il VIX è elevato rispetto ai dati storici, indica che i mercati azionari tendono a essere più volatili e
    , di regola, ribassisti. Nell’anno 2024, con l’inflazione in aumento a livello globale, il VIX è cresciuto del 76%. Si tratta di un incremento considerevole. All’epoca della crisi finanziaria globale del 2008, il VIX è salito a un massimo storico di 79,13, rispetto al valore di 29,43 registrato il 21 ottobre 2022.


    In generale, si ritiene che un valore del VIX superiore a 30 segnali un’incertezza rilevante nei mercati finanziari.

    Come ridurre al minimo l’impatto della volatilità sul tuo portafoglio azionario 

    Una delle principali soluzioni per contenere l’impatto della volatilità sulle azioni presenti nel tuo portafoglio consiste nel diversificare le classi di asset in cui investi. I titoli di Stato e le azioni ad esempio nel lungo periodo tendono a muoversi in direzioni opposte e possono rappresentare una copertura efficace contro la discesa delle azioni.

    Puoi anche valutare di ribilanciare l’intero portafoglio in base a un nuovo profilo di rischio-rendimento. In condizioni di mercato particolarmente ribassiste, potrebbe essere saggio ridurre la percentuale di azioni nel proprio portafoglio. Un modello di asset allocation bilanciato è spesso la via da seguire. Includere alcune azioni ad alto rischio, con la possibilità di ottenere grandi guadagni, insieme a obbligazioni governative o societarie più conservative, può essere una strategia valida.

    Anche lo scenario inflazionistico incide sulla selezione di obbligazioni da acquistare. In periodi di inflazione elevata, è possibile che obbligazioni a basso rischio e basso rendimento non riescano nemmeno a tenere il passo con l’inflazione, riducendo così il potere d’acquisto del tuo portafoglio. 

    In definitiva, la volatilità è una delle realtà dell’investimento che non può essere evitata del tutto. Ma, attraverso coperture o diversificazione del portafoglio, è possibile mitigare il rischio complessivo fino a quando le condizioni economiche non diventano più favorevoli. 

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