Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
Oro e argento restano sotto forte pressione mentre la guerra in Medio Oriente continua a generare uno shock economico globale, spingendo gli investitori a riconsiderare simultaneamente inflazione, tassi, crescita e condizioni di liquidità. Dopo mesi di rialzi consistenti, entrambi i metalli sono diventati vulnerabili: non perché sia cambiato il loro ruolo strategico di lungo periodo, ma perché le posizioni lunghe erano ormai eccessivamente sature proprio mentre la domanda di liquidità aumentava.
Le vendite sui mercati azionari sono accelerate a causa del peggioramento delle prospettive di crescita, mentre i costi di finanziamento ed i rendimenti obbligazionari sono saliti sulla scia dei timori inflazionistici legati alla più grande interruzione della fornitura globale di carburante mai registrata. Con una capacità militare convenzionale limitata, l’Iran sta generando uno shock energetico di vasta portata, amplificando gli effetti macro globali. Di recente, i Treasury USA a 2 anni hanno superato il tasso sui Fed Funds per la prima volta in tre anni, segnalando il crescente rischio che la prossima mossa della Fed possa essere un rialzo, non un taglio.
Il ritorno dell’oro verso la media mobile a 200 giorni, per la prima volta dal 2023, evidenzia l’entità della correzione. In questa fase, l’oro è tra gli asset più esposti, con vendite alimentate dalla liquidazione di posizioni lunghe, da stop-loss attivati e dalla necessità degli investitori di reperire liquidità. È uno dei pochi asset liquidi ad aver registrato forti guadagni nell’ultimo anno, motivo per cui continua ad essere venduto.
L’argento subisce una pressione ancora più intensa, complice la sua maggiore volatilità e sensibilità ciclica. La rottura del supporto a 80 USD ha accelerato il ribasso, aprendo spazio tecnico verso l’area dei 40 USD. La chiusura di posizioni speculative molto popolari ha ulteriormente rafforzato il momentum ribassista. Il recente movimento ha quasi raggiunto il livello di estensione Fibonacci 0,618 a 60,80 USD, un’area che potrebbe offrire un primo supporto; in caso di ulteriore debolezza, la media mobile a 200 giorni a 57,61 USD rappresenta il successivo livello chiave.
La portata della correzione è notevole: da inizio mese l’oro è sceso del 19,4% e l’argento del 30,9%, mentre le perdite da inizio anno ammontano rispettivamente a 1,8% e 8,1%. Su base annuale, tuttavia, l’oro resta in rialzo del 38,3% e l’argento del 90,0%, un dato che evidenzia quanto il rally precedente fosse esteso e perché questa fase di liquidazione risulti così violenta.
Quando il mercato ritroverà stabilità e la pressione delle vendite forzate inizierà ad attenuarsi, le prospettive per l’oro potrebbero migliorare sensibilmente. Le preoccupazioni legate al debito fiscale rimangono elevate, mentre il rischio di stagflazione cresce con l’aumento dei costi energetici che pesa sulla crescita mantenendo alta l’inflazione. In questo contesto, il margine di manovra delle politiche economiche potrebbe ridursi, riattivando la domanda di oro come copertura contro l’instabilità macroeconomica e la svalutazione delle valute. Anche l’argento potrebbe rimbalzare, pur restando più esposto alle preoccupazioni cicliche nel breve termine.
| Articoli correlati |
|---|
|