Previsioni Oltraggiose
Oro alla patria? No, questa volta oro ai cittadini
Ruben Dalfovo
Investment Strategist
Head of Commodity Strategy
Oro, argento e rame hanno iniziato la settimana del Capodanno Lunare sotto pressione, complice la chiusura di gran parte dell’Asia, in particolare della Cina. Questa pausa ha amplificato le oscillazioni di prezzo, mettendo in evidenza quanto la recente impennata dipendesse dalla partecipazione asiatica. Dopo un balzo quasi parabolico a gennaio, sostenuto dalla forte domanda regionale e dai flussi degli investitori, è arrivata una correzione altrettanto marcata. Ora, con l’acquirente marginale temporaneamente fuori dal mercato, i metalli stanno faticando a ritrovare slancio. Parallelamente, le classiche dinamiche di “bene rifugio” si sono rivelate meno robuste del previsto. Le tensioni in Medio Oriente non hanno generato una domanda costante, mentre i rendimenti più bassi dei titoli di stato giapponesi, riflesso di aspettative più deboli su ulteriori rialzi dei tassi, hanno esercitato pressione sui metalli preziosi durante il trading asiatico. Anche il quadro valutario sta giocando un ruolo cruciale: un dollaro generalmente forte, in un contesto di liquidità ridotta, ha contribuito a frenare i prezzi proprio mentre i dati di posizionamento indicano che potrebbe essere imminente un rimbalzo controcorrente del biglietto verde.
Le dinamiche valutarie restano un elemento chiave per i mercati dei metalli. La recente debolezza del dollaro ha sostenuto gli asset fisici, ma il posizionamento è diventato sempre più sbilanciato: secondo l’ultima survey FX di Bank of America, i gestori di fondi si trovano nella loro posizione più ribassista sul biglietto verde da oltre dieci anni. Un consenso così estremo non implica necessariamente un’inversione imminente, ma aumenta chiaramente il rischio di un rimbalzo correttivo del dollaro.
Al di fuori di USDJPY, infatti, il dollaro sta facendo fatica a estendere la sua discesa. Un eventuale calo di EURUSD sotto 1,18 o di GBPUSD sotto 1,35 potrebbe innescare un rapido rientro dei posizionamenti short, introducendo nuovi ostacoli per i metalli proprio mentre la liquidità resta ridotta.
Nonostante un lieve rallentamento nel breve termine, i fattori strutturali a sostegno dell’oro restano solidi. La diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali continua a generare domanda persistente, mentre deficit fiscali elevati e livelli crescenti di debito sovrano rafforzano il ruolo del metallo come riserva di valore in un contesto di timori legati alla svalutazione monetaria.
La crescente frammentazione geopolitica aggiunge un ulteriore livello di domanda strategica, anche se non sempre immediatamente visibile nei prezzi. A ciò si aggiunge una progressiva diversificazione dei portafogli internazionali lontano dagli asset denominati in dollari, dinamica che favorisce allocation strutturali verso l’oro. Tutti questi elementi suggeriscono che, per quanto siano fisiologiche correzioni dopo rally importanti, il trend rialzista di fondo rimane intatto.
Sul fronte tecnico, l’oro ha finora trovato supporto intorno a 4.860 USD, con un’area successiva di interesse posizionata vicino ai 4.670 USD. Nonostante la liquidità ridotta, la tenuta dei prezzi indica che la domanda di base resta presente, anche se il momentum si è chiaramente attenuato dopo l'intensa volatilità delle ultime settimane.
I fondamentali di lungo periodo dell’argento restano favorevoli, grazie al suo doppio ruolo: metallo monetario e componente chiave nell’espansione del fotovoltaico. Per il 2026, il Silver Institute prevede un sesto deficit strutturale consecutivo di circa 67 milioni di once, in lieve miglioramento rispetto ai 95 milioni del 2025 ma comunque significativo. Sebbene l’offerta totale si avvicini ai massimi decennali, non basta ancora a compensare l’aumento della domanda da investimento.
Guardando avanti, tuttavia, l’equilibrio domanda‑offerta potrebbe iniziare a spostarsi. Prezzi elevati possono frenare il consumo industriale e di gioielleria, mentre l’aumento dell’offerta di rottami, con i volumi di riciclo ai livelli più alti in oltre dieci anni, potrebbe gradualmente alleviare la tensione sul mercato. Gli effetti di queste dinamiche stabilizzanti diventeranno più chiari nei prossimi mesi. Fino ad allora, la narrativa della “stretta di offerta” dovrebbe continuare ad attrarre investitori in cerca di ulteriori opportunità sul metallo bianco.
Da un punto di vista tecnico, l’ultimo rimbalzo ha generato due massimi inferiori, segnalando un indebolimento della fiducia tra gli acquirenti. Dopo aver sovraperformato durante il rally, l’argento è stato anche il più colpito nella fase correttiva e sta ancora assorbendo lo shock di volatilità. Con l’attività cinese temporaneamente ferma e segnali industriali contrastanti, il metallo potrebbe aver bisogno di una fase di consolidamento prima che possa emergere una ripresa più convincente, nonostante l’equilibrio di fondo tra domanda e offerta rimanga particolarmente stretto.
Il rame ha subito una correzione significativa, con il contratto High Grade sceso sotto i 5,80 USD per libbra dopo aver toccato un massimo record a 6,58 USD il mese scorso. Il calo è stato guidato principalmente da liquidazioni di posizioni lunghe, in un contesto di scorte in forte accumulo presso i magazzini monitorati dalle borse, ora oltre la soglia di un milione di tonnellate — un livello che non si vedeva dal 2003.
Questo aumento delle scorte visibili evidenzia la distanza tra la narrativa rialzista di lungo periodo e le attuali condizioni dell’offerta. Tradizionalmente, l’attività rallenta prima del Capodanno Lunare per poi accelerare a marzo. Quest’anno, però, il mercato entra nel periodo post‑festivo con abbondante disponibilità fisica, suggerendo che i prezzi potrebbero restare sotto pressione finché la domanda non mostrerà segnali di ripresa più evidenti. Per questo, l’attenzione del mercato si sta spostando sulla riapertura cinese: le scorte tendono spesso a raggiungere il picco prima che i prezzi si stabilizzino, rendendo le dinamiche degli inventari un indicatore cruciale nelle prossime settimane.
La prospettiva strutturale del rame rimane comunque solida, sostenuta dalla transizione energetica globale e dall’espansione dell’elettrificazione. Il potenziamento delle reti elettriche, lo sviluppo delle rinnovabili, la crescita dei veicoli elettrici e l’aumento dei consumi energetici legati ai data center continuano a rafforzare la domanda nel lungo termine. Tuttavia, le materie prime reagiscono ai bilanci attuali tra domanda e offerta, non alle narrative future: finché le scorte continueranno ad aumentare e non emergerà una nuova scarsità fisica, i rally faranno fatica a consolidarsi.
La pausa del Capodanno Lunare ha messo in evidenza quanto la forza dei prezzi dipendesse dalla partecipazione asiatica. Nel breve periodo, i metalli resteranno sensibili ai movimenti valutari e alle condizioni di liquidità, con un posizionamento ribassista sul dollaro estremamente affollato che aggiunge un ulteriore potenziale catalizzatore di volatilità.
Nel medio termine, però, il contesto strutturale resta favorevole per oro e rame, sostenuto da dinamiche macroeconomiche, geopolitiche e dalla transizione energetica. Le prospettive per l’argento rimangono costruttive, anche se tatticamente meno convincenti dopo la recente ondata di volatilità.
Con la riapertura dei mercati cinesi nelle prossime settimane, il ritorno della domanda speculativa, e soprattutto di quella fisica e industriale, sarà determinante per capire se la fase attuale di consolidamento evolverà in una nuova gamba rialzista oppure in un reset più profondo, necessario per attrarre nuovi acquirenti.